Aemilia Ars | Arts & Crafts a Bologna

Aemilia Ars | Arts & Crafts a Bologna

1898

Scheda

La Società Aemilia Ars sorse nel 1898, col proposito di creare un rinnovamento nel campo delle arti applicate, con concetti simili a quelli di analoghe imprese straniere che ebbero però altri esiti e seguiti. Ideatore dell'impresa Alfonso Rubbiani, che vi portò l'osservazione attenta e lo studio dell'arte medievale come atteggiamento di base nel quale s'innestava l'attingere alle forme della natura, agli ornati vegetali anche con eleganti figurazioni zoomorfe, elementi questi di schietta derivazione liberty; sempre però visti più come un recupero di antiche forme espressive preesistenti, che non come nuove sperimentazioni nel campo dell'arte. Queste sue concezioni, con componenti di fondo preraffaellite ed influssi goticizzanti, soprattutto per quel che riguarda l'architettura e le arti applicate, avranno un'influenza non trascurabile sul clima culturale bolognese e in particolare su artisti come Achille Casanova, Alfredo Tartarini, Giuseppe Romagnoli, che lo coadiuvarono nella attività artistica dell'Aemilia Ars. Grande successo ottenne la sala allestita dall'Aemilia Ars per l'Esposizione Internazionale di Torino del 1902, alla quale erano presenti personalità artistiche tanto diverse come Marcello Dudovich, Alfredo Baruffi, Giuseppe Romagnoli, Augusto Sezanne e Giulio Casanova. Furono ammirati in modo particolare i cartelloni di Dudovich, le sculture di Romagnoli, le rilegature in cuoio sbalzato, e gli ex Libris di Baruffi e i pizzi; furono invece criticati i mobili, appesantiti dall'eccessiva decorazione floreale. L'intento di Rubbiani e dei suoi collaboratori era invece trovare nuove strade per l'arte decorativa, togliendo ogni sovraccarico e seguendo come principio ornamentale la naturalezza; scriverà egli stesso: “Non si deve sagomar mobili come edifici, perchè è gentile pensiero supporre che vegeti ancora la nobile pianta e ricordarne la vita. Fate che coll'intaglio, l'oro e il colore, il legno lanci rami, fiori e frutti”, e ancora : “Invece d'abusare delle noiose greche, stendete sugli sportelli d'un armadio una spalliera d'iris o una siepe di cardi feroci” e esorta a figurare sopra una tavola intarsiata “un prato di margherite”.

Il rapporto della giuria di Torino, motivando il Diploma d'onore, diceva “...nella recente storia del movimento novatore dell'arte decorativa l'Aemilia Ars tiene rispetto all'Italia il posto medesimo che occupa l'Inghilterra in faccia al mondo”, dimostrando così di aver compreso insieme al valore, anche i limiti dell'impresa, rivolta più al passato che al futuro, passato che Rubbiani vedeva come unica fonte possibile di ispirazione; a differenza degli inglesi, e di William Morris in particolare, egli non rifiutò mai del tutto la cultura classica, anzi, riagganciandosi ad essa temperò quella “savageness” (zozzeria) che Ruskin aveva indicato come prima caratteristica del gotico, e di cui si avvertono nella sua opera solo pallidi echi. Dal lato amministrativo, l'Aemilia Ars a struttura cooperativa, aveva a capo del consiglio il conte Francesco Cavazza, il capitale versato minimo (L. 15.000) ne faceva una società non certo industriale, ma un sodalizio tra amici, accomunati dall'intento di potenziare le svariate industrie artistiche della regione, portandole ad un livello tecnicamente più perfetto e svecchiando le produzioni individuali, spesso improntate ad una esecuzione ineccepibile, ma costrette nella copia passiva degli stili dei secoli scorsi. Primo compito della società fu dunque creare rapporti stretti e di vera e propria collaborazione tra artisti, operai e committenti, nell'intento comune di raggiungere risultati sempre più significativi: Si proponeva inoltre (con evidente utopia) di creare sia i mobili adatti alla casa dell'operaio, sia alle case dei più ricchi, con un criterio che tenesse conto della praticità come dell'estetica. All'Esposizione di Torino il successo e l'ammirazione riscossi dalla produzione dell'Aemilia Ars aveva fatto sperare in una vera e propria rinascita dell'artigianato su nuove basi e presupposti per mezzo della scuola bolognese, e senz'altro un risultato d'importanza non trascurabile era stato raggiunto: dalla collaborazione tra artisti ed artigiani, dalla discussione di ogni piccolo pezzo, tutto ciò che usciva dall'Aemilia Ars aveva un carattere di omogeneità stilistica che rendeva i suoi prodotti inconfondibili. Purtroppo, probabilmente per difficoltà di carattere economico, dovute ad una base finanziaria esigua e ad un mercato limitato, la società si sciolse nel 1903, interrompendo questa intelligente forma di sperimentazione che avrebbe richiesto senza dubbio tempi più lunghi per consolidarsi ed ottenere un più ampio consenso commerciale. Si pensò tuttavia, perchè non tutto della prima iniziativa andasse perduto, di limitare l'attività dell'Aemilia Ars a quella produzione che forse più successo aveva ottenuto presso il pubblico di ogni paese ed era economicamente più sicura: l'industria dei merletti e dei ricami.

Nel XVI e XVII secolo Bologna era stata un vivace centro di diffusione e creazione di questa antica industria femminile: furono infatti pubblicati due importanti album di modelli per pizzi: il Libro dei Lavorieri, di Angelo Passarotti, del 1591, in cui ogni fregio era dedicato ad una donna diversa, e Vari disegni di merletto, di Bartolomeo Danieli, del 1639. Si pensò quindi di riallacciarsi a quell'antica tradizione, provando inizialmente a riprodurre quasi per intiero i modelli di pizzi proposti dal Passarotti nel suo libro, traendo non pochi spunti e modelli da quello del Danieli, e fu così creato un ampio campionario di merletti tratto da libri e da disegni inediti. Accanto a questa attività di recupero e rivalutazione di modelli antichi, vennero realizzati anche ricami eseguiti su disegni di artisti come Achille e Giulio Casanova, Edoardo Breviglieri, Giuseppe De Col, Guido Fiorini, Alfredo Tartarini, decisamente orientati, per ispirazione di Rubbiani, anch'egli autore di disegni per ricami, verso la creazione di pizzi moderni, a motivi floreali, intrecci vegetali, elementi decorativi geometrizzanti di chiaro carattere liberty. L'Aemilia Ars si ricompose dunque in forma di una vera e propria Cooperativa di lavoro femminile, sotto la guida e l'attività, prodigata fino alla fine dei suoi giorni, della contessa Lina Bianconcini Cavazza. Direttore artistico fu Alfredo Rubbiani e, alla sua morte, Achille Casanova. La struttura e l'organizzazione della cooperativa erano singolarmente efficienti e moderne per date così precoci: c'era un ufficio di disegni, allestimento, distribuzione e ritiro dei lavori, poiché per consentire alle lavoranti una maggiore disponibilità familiare, non esisteva un laboratorio, ognuna poteva lavorare nella propria casa; era amministrata da un Consiglio eletto dall'Assemblea degli azionisti; alla Direzione ed al reparto allestimento lavori presiedeva una Signora; alla formazione dei prezzi di mano d'opera partecipavano le rappresentanti delle lavoratrici e ad esse era devoluto il 50% degli utili.

Su quale fosse la particolare caratteristica dei pizzi Aemilia Ars scrive Elisa Ricci nella prefazione del volume, curato dalla contessa Lina Cavazza, Merletti e ricami della Aemilia Ars a pag. 6: “Meno fastose e lievi le trine di Venezia, le trine dell'Aemilia Ars, non hanno né la frivola e molle grazia delle francesi, né la inquietante inconsistenza delle fiamminghe, ma parlano chiaro e dolce (come è la parlata bolognese) nel loro linguaggio dalle vaghe risonanze classiche. Esse vogliono essere stese sulla tavola o sul letto o pendere all'altare... ma non vogliono nascondere fra le arricciature e le pieghe la bellezza del disegno che considerano il loro pregio maggiore. Si volle e si ottenne infatti che principalissima cura delle operaie fosse mantenere al disegno la sua purezza, lasciando al lavoro paesano le incertezze e le deformazioni che lo fanno interessante ed anche attraente solo quando è naturale e schietto”. All'esecuzione dei pizzi fu impiegato principalmente il punto reticello o punto antico, capostipite di tutti i merletti, e che nell'uso comune prese il nome di Aemilia Ars, ed il punto in aria, ispirato al disegno di fiori, ornati, animaletti; il punto reticello ed il punto in aria, punti all'ago, vennero alternati con il punto reale, a rilievo ed alle piccole volute del punto riccio, entrambi ricami su tela, creando una perfetta armonia di pieni e vuoti. Il successo della Cooperativa fu notevole anche dal lato commerciale; ne è prova il confronto tra due bilanci: mentre nel 1900 la produzione fu per lire 8.306,30 nel 1909 era salita a lire 209.411,50. Partecipò a numerose esposizioni, segnalandosi ovunque anche in campo internazionale, come all'Esposizione di Copenhagen del 1903, all'Esposizione di Saint Louis, del 1904, ove ottenne il Gran Premio;nel 1905 al Concorso Internazionale del Merletto a Liegi vinse il Gran Premio e la medaglia d'oro del Governo Belga e nel 1910 il Gran Premio all'Esposizione di Bruxelles, riscuotendo significativi consensi proprio nel paese che per antica tradizione è considerato la patria del Merletto. (Patrizia Riguzzi - Testo tratto da: Il Liberty a Bologna e nell'Emilia Romagna, catalogo della mostra , GRAFIS, Bologna, 1977. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti).

Nel 1898 venne creata a Bologna un’associazione, l’Aemilia Ars, allo scopo di proteggere le arti e le industrie decorative della regione emiliana e dar vita a un rinnovamento nelle arti decorative, applicate anche agli oggetti di uso quotidiano. Fautori dell’impresa furono un gruppo composto da esponenti della nobiltà bolognese (fra cui il conte Francesco Cavazza), imprenditori e artisti riuniti intorno alla figura di Alfonso Rubbiani, il noto restauratore dei monumenti bolognesi, amante e acceso sostenitore del recupero dell’arte medievale e rinascimentale, e ammiratore della Parigi di Viollet-le Duc e della Londra di John Ruskin. L’Aemilia Ars traeva dunque la sue fonte principale di ispirazione da quell’arte floreale (Liberty e Nouveau) che tra fine Ottocento e primi del Novecento, andavano ridisegnando lo stile architettonico e decorativo europeo. Gli artisti, tra cui Achille Casanova, Edoardo Collamarini, Augusto Sezanne, fornivano modelli e disegni alle varie industrie e attività artigianali della regione per tutti i settori delle arti applicate, contribuendo al progressivo successo dell’ Aemilia Ars a livello nazionale e estero, come dimostrano le partecipazioni alle principali esposizioni internazionali. Nonostante i premi e i riconoscimenti internazionali la società si sciolse nel 1903. L’unica attività che rimase in vita fu quella legata alla produzione dei «merletti e ricami a punto antico», avviata dalla moglie di Francesco Cavazza, Lina Bianconcini, la quale nel 1899 aveva iniziato a insegnare l’arte del «punto antico, cioè il reticello, prima ad alcune ragazze povere, riunendole due ore al giorno in casa propria, poi alle maestre elementari e alle monache», aiutata anche dalla contessa Carmelina Zucchini Solimei e Maria Chautré Bedot (Doretta Davanzato Poli, p. 96). Nel 1901 l’attività si trasformò in una Società (dotata di un vero e proprio Regolamento del lavoro) con sede in via Ugo Bassi n. 21; si parlava allora di 150 ragazze che apprendevano l’arte del merletto e che potevano così avere una fonte di guadagno senza rinunciare alle cure della famiglia e della casa. Nel 1905 la Società, che aveva ricevuto numerosi premi nelle esposizioni, venne trasformata in Cooperativa di lavoro femminile. Nonostante le difficoltà incontrate negli anni del primo conflitto mondiale, l’attività proseguì e nel 1926 il negozio venne trasferito a palazzo Cavazza, in via Farini 3, dove si ricamavano e vendevano abiti, centri, tovaglie… Nel 1935 Lina Cavazza si vide obbligata a sciogliere la società cooperativa, ottenendo dall’allora podestà on. Manaresi l’acquisto da parte del Comune dei campioni della produzione. La società venne rilevata nel 1936 da Lena Bonaveri, ma il negozio venne distrutto da un bombardamento nel 1943. L’attività venne quindi sospesa fino al 1946, quando Maria Losi Garagnani ricostruì il negozio e riprese l’attività di produzione. (Elena Musiani)

Nel 1902 Lina Bianconcini Cavazza così descrive l'esperienza "dell'Azienda merletti e ricami a punto antico": Lo scopo di questa azienda in cui, per recenti modificazioni allo Statuto dell’Aemilia Ars, viene a concentrarsi l’attività di questa società cooperativa, fu sin da principio: 1- introdurre nella nostra città e regione una industria sussidiaria per le lavoratrici che non abbiano lavoro costante senza distoglierle dalla famiglia, e offrire un mezzo di discreto guadagno a quelle che o per malferma salute o per la cura delle faccende domestiche non possono assentarsi da casa; 2- migliorare col ritorno allo studio dei buoni modelli antichi il gusto e la tecnica dell’industria del ricamo, in guisa che le addette alla istituzione, perfezionate tanto nel disegno quanto nella pratica del punto, possano facilmente adattare l’intelligenza e l’abilità a quanto via via può essere portato dal gusto moderno. Ora il rapido crescere ed allargarsi di codesta istituzione ed il favore che incontrano i ricami e merletti dell’Aemilia Ars in Italia e fuori, dimostrano all’evidenza che essa non male rispose agl’intendimenti di chi le volle dar vita. Così che, mentre essa ben soddisfa al desiderio molto diffuso di un miglior gusto artistico nei lavori di ricamo, corrisponde in pari tempo ad una necessità vera di molte famiglie della città e della regione. Infatti non appena si seppe che l’Aemilia Ars concedeva lavori di ricami e merletti che le donne potevano eseguire nelle loro case, furono tante in Bologna e da vari paesi della provincia, non meno che dalle città vicine, le richieste, che in breve le lavoratrici raggiunsero il numero di parecchie centinaia. Ma qui vien facile una domanda; codeste lavoratrici guadagnano realmente così, da dover dire che il lavoro dell’Aemilia Ars dia loro un sollievo di qualche conto? Che se la domanda è facile, l’esperienza ci ha felicemente messi in grado di rispondere affermativamente. Purtroppo la mano d’opera della donna è finora, almeno in generale, così poco retribuita nei nostri paesi per mancanza d’industrie, che apparve subito manifesto come i lavori dell’Aemilia Ars fossero una delle occupazioni femminili che dà alle famiglie maggior vantaggio; potendo parteciparvi (quando una della famiglia sia capace di dirigere il lavoro e ne prenda la responsabilità) non solo lavoratrici abili, ma anche bambine in quelle parti di lavoro (orli, resche, ecc.) dove è loro possibile di riuscire. Giacchè tutte, anche queste, vengono retribuite; ciò che non succede generalmente nei laboratori, dove le apprendiste passano mesi e forse anni ricevendo una mercede irrisoria. Si aggiunga ancora che questa industria dell’Aemilia Ars è e si desidera conservare quale industria puramente sussidiaria, e che le lavoratrici non sono costrette a spendervi d0opera loro più di quanto vogliono e possono. E l’organizzazione dell’industria permette financo che esse possano cessare dai lavori, salvo il darne avviso alla Direzione, ogni volta che loro capitasse occupazione meglio retribuita; senza esporsi per questo al pericolo di non essere riprese qualora non abbiano più come occuparsi in altro modo vantaggiosamente. A tutte poi le lavoratrici è lasciata libertà di accettare quelli dei lavori nostri che meglio sanno eseguire.

Bibliografia: Aemilia Ars 1898-1903. Arts and Crafts a Bologna, a cura di Carla Bernardini, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi, Milano, A+G, 2001. Doretta Davanzato Poli, Merletti e ricami a punto antico, in Aemilia Ars 1898-1903. Arts and Crafts a Bologna, a cura di Carla Bernardini, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi, Milano, A+G, 2001, pp. 93-115.

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