Concorsi Curlandesi

Concorsi Curlandesi

1785 | 1936

Scheda

Istituiti nel 1785 per volontà del duca di Curlandia (regione situata nella parte meridionale dell’attuale Lettonia) i Concorsi Curlandesi vennero assegnati dal Senato Consulto di Bologna, su giudizio di una commissione nominata dall’Accademia, dal 1777 al 1870 e, in seguito, dalla Municipalità bolognese fino al 1936. Per volere del duca i premi dovevano essere assegnati annualmente, alternando con ciclicità triennale pittura, scultura, e infine, insieme, disegno di architettura e incisione. Poiché erano ammessi a partecipare artisti di ogni nazionalità, nei suoi primi anni il Concorso risvegliò l’interesse di artisti provenienti da tutte le accademie italiane, ma il suo declino iniziò quando, con l’inaugurazione dell’Accademia Nazionale nel 1804, vennero istituiti anche i Grandi Premi dell’Accademia, ai quali erano ammessi tutti gli artisti d’Italia e che prevedeva medaglie di valore superiore. I lavori acquisiti tramite il Premio, tuttavia, non trovano collocazione stabile e solo dopo il 1916 il Comune ritira dai locali dell’Accademia un primo gruppo di dipinti da esporre nella sede di Villa della Rose, donata dalla contessa Nerina Armandi Avogli alla municipalità bolognese affinché vi venga istituita una galleria d’arte moderna. Nel 1935 vengono ritirati altri 44 dipinti ad olio e 11 disegni di prospettiva da assegnare alle Collezioni Comunali d’Arte a Palazzo d’Accursio, ma dopo la guerra 15 opere risultano smarrite o distrutte. Le opere premiate dal 1787 al 1870, nonostante la dispersione fra vari istituti o la vera e propria perdita, sono state in parte identificate e recuperate nel corso di una paziente ricerca curata da Renzo Grandi con la collaborazione scientifica di Claudio Poppi e Elisabetta Farioli, che ha preceduto l’allestimento dell’ampia mostra I concorsi curlandesi. Nella rassegna, ospitata nel 1980 dalla Galleria d’Arte Moderna e dal Museo Civico di Bologna, fu così possibile esporre 128 delle 266 opere vincitrici dei Grandi Premi e 83 delle 202 acquisite tramite i Piccoli Premi (destinati ai soli allievi dell’Accademia bolognese). Risultavano conservati presso la Galleria d’Arte Moderna 39 fra i dipinti e tutti gli 11 disegni di prospettiva esposti. La grande maggioranza dei lavori in mostra, tuttavia, era ed è tuttora collocata presso l’Accademia di Belle Arti.

PIETRO DI CURLANDIA E LE ORIGINI DEL PREMIO CURLANDESE | La mostra del premio Curlandese prende forma, per un fortunato concorrere di circostanze, in un momento in cui per varie ragioni l'attenzione degli studiosi si è appuntata sulla figura di Pietro duca di Curlandia. Per primo Eugenio Riccòmini ha steso alcune brillanti paginette sul monumento che Giacomo de Maria a Angelo Venturoli costruirono in palazzo Poggi (e il saggio apparirà a Cracovia in «Studia Italo Polonica», 1, 1980). Nel contesto della mostra del Settecento Emiliano, ed in particolare nella sezione dell'Accademia Clementina, non poteva mancare un omaggio all'ideatore di un concorso accademico destinato a lasciare una traccia cosi incisiva e duratura: cosi, accanto al busto marmoreo del De Maria, figuravano medaglie e manoscritti, oltre ai dipinti del Dell'Era e del Fancelli. Lo slavista Piero Cazzola, infine, studiando le esperienze dei viaggiatori russi in Emilia e in Romagna dal XV al XIX secolo, sottolineava le circostanze del soggiorno bolognese di Pietro di Curlandia. Nel secolo scorso, d'altra parte, Luciano Scarabelli aveva dedicato una documentatissima commemorazione al sovrano baltico, per l'inaugurazione dell'anno accademico del 1866; e notizie e documenti, per quanto riguarda i rapporti con Bologna e con l'Accademia, si possono ricavare dagli Atti ms, dell'Accademia Clementina e da altre fonti d'archivio. Non sarà più lecito, allora, confondere la figura del duca di Curlandia con il personaggio fiabesco che appare nel bel mezzo della festa della vendemmia nel balletto di Adolphe Adam, Giselle, provocando una sterzata drammatica nel meccanismo della vicenda. In effetti Pietro Biron duca di Curlandia (1724-1800) occupò una posizione di qualche rilievo nel contesto della tormentata vicenda storica delle regioni baltiche nella seconda metà del Settecento, riuscendo a governare per tre decenni con spirito illuminato un piccolo paese costantemente conteso fra l'impero russo e il regno di Polonia, oltre che lacerato dalle contese della nobiltà locale. Dal padre Johann Ernst Bühren, poi Biron (che era stato il potente favorito della zarina Anna Ioannovna ma aveva poi conosciuto la disgrazia e l'esilio) Pietro aveva ereditato nel 1764 il titolo di duca di Curlandia e di Semigallia: regioni comprese nella parte occidentale e meridionale dell'attuale Lettonia. Mettendo a frutto una formazione intellettuale assai eletta (da ragazzo aveva avuto per maestro il matematico Eulero; a Jaroslaw aveva poi studiato le scienze e le lingue) Pietro volle fare della capitale Mitau (oggi Jelgava) un centro di grande prestigio culturale. Le suggestioni più incisive non potevano non venire dalla corte di Federico di Prussia, frequentata dai più colti spiriti d'Europa. Pietro di Curlandia conobbe il Lessing, il Weisse, il Wieland. Quando pensò di istituire il Ginnasio illustre, in cui si insegnassero le scienze e le arti, Pietro si rivolse a Johann Georg Sulzer, l'autore della Teoria generale delle belle arti (1771-74) in cui si configura un modello di società fortemente segnato dall'ideale estetico. Pietro di Curlandia ci appare, dunque, un principe filosofo, preoccupato di dare un assetto civile e progredito al suo paese. In questo fervore di rinnovamento una parte non trascurabile dovettero sostenere gli architetti e gli artisti italiani (Scarabelli): è questo un capitolo che attende ancora di essere chiarito. Sembra certo che il duca richiedesse a Giannantonio Antolini progetti per la facciata del palazzo e per la cappella di corte. Interessante la notizia della presenza alla corte di Mitau di Luigi Remondini, ritrattista e affreschista: e di Remondini sappiamo con certezza che nel 1762- la circostanza è inedita -figurava tra gli allievi dell'Accademia Clementina. Ecco, dunque, affiorare un primo esile rapporto fra il duca di Curlandia e l'Accademia Clementina.

Quel che accadde dopo è più largamente documentato: nel 1784 il duca aveva intrapreso un viaggio in Germania e in Italia, in compagnia della consorte Anna Dorotea contessa di Mèdem, sposata in terze nozze, e di un piccolo seguito. Una tappa d'obbligo era stata, naturalmente, Venezia: a Bologna Pietro di Curlandia giunse in forma privata (sotto il nome di conte di Wertemberg) il 19 gennaio del 1785, per trattenervisi sino al 22 dello stesso mese. Le accoglienze da parte della nobiltà bolognese furono quanto mai cortesi: vi furono feste e banchetti, non senza la presenza del Cardinal Legato. Ma il soggiorno prese una diversa dimensione allorché il duca volle visitare l'Istituto delle Scienze ed assistere ad una dotta disputa fra Accademici. Il senatore Gregorio Casali, accademico Benedettino ma anche segretario emerito dell'Accademia Clementina, non mancò di invitare la sera stessa l'illustre ospite a visitare l'Accademia Clementina, la cui fama gli era ben nota, e ad assistere ad una accademia notturna di nudo. Il duca accomiatandosi volle portare con sé alcuni dei disegni che aveva visti elaborare. Il giorno seguente, vale a dire il 22 gennaio, il duca lasciò Bologna per Roma e Napoli: lo stesso giorno il Casali riferisce agli Accademici Clementini riuniti le circostanze della visita, come il segretario Domenico Piò registra negli Atti (ms. III, c. 101). Non è chiarissimo se l'aggregazione come Accademico d'onore sia avvenuta il 22 o qualche giorno dopo; il 29, comunque, il Casali scriveva al duca pregandolo di accettare l'elezione e la risposta del duca venne da Napoli, in marzo: «...Sia Ella persuaso che la bontà dell'Accademia in ricevermi per suo Membro formerà sempre in me la memoria la più piacevole e che io farò il possibile per attestarnele la mia riconoscenza e per esserle utile in qualche modo...» (Atti, ms. III, cc. 110-12). Dunque Pietro di Curlandia si recò a Roma prima e poi a Napoli. A Roma vediamo il duca visitare i monumenti con la guida del grande erudito Giuseppe Antonio Guattani (1748-1830), segretario di Francesco Piranesi. Lo stesso Guattani ci riferisce la circostanza nelle pagine della dedica a Pietro di Curlandia di uno dei volumi (appunto quello del 1785) dei Monumenti antichi inediti, pubblicati a complemento del Winckelmann. Nella dedica si immaginano le Arti render grazie al sovrano «per la nuovamente da Voi eretta Accademia di Mittau»: e proprio a ricordo della fondazione di tale Ginnasio il duca fece coniare a Roma da Karl von Leberecht (che era in Italia stipendiato da Caterina II) una medaglia con il suo ritratto e nel verso la scritta «IN MEMORIAM GYMNASII MITA VIENSIS XI. FEB. MDCCLXXV INAUGURATI. ROMA MDCCLXXXV». Dalla medaglia di Leberecht Francesco Piranesi ricavò subito il ritratto inciso che orna le pagine del volume del Guattani. Curiosamente il ritratto di Pietro come appare nella medaglia del Leberecht (e nella derivazione del Piranesi) differisce assai poco da quello che figura nella medaglia eseguita sempre a Roma da Caspar Joseph Schwendimann e che sarà utilizzata per la distribuzione del premio Curlandese. Ma il duca stava ormai per tornare a Bologna. Gli Atti (ms. III, c. 126) permettono di chiarire che Pietro è già a Bologna il 23 luglio 1785 (non il 28 come vorrebbe lo Scarabelli): «Fu adunato in fretta il Corpo nostro Accademico ad oggetto di fare un Accademico d'Onore raccomandato da S.A.S. Pietro duca di Curlandia che nello scritto giorno trovavasi in Bologna e forse era per partire la notte veniente»: in realtà il duca si tratterrà sino all'8 di agosto. L'artista la cui aggregazione era stata richiesta era l'incisore Kutner, di cui fu mostrato un ritratto inciso del Re di Polonia; qualche giorno dopo fu aggregato un altro protetto del duca, il barone di Offenberg «gentiluomo di camera e generale aiutante di S.A.S. il Duca Pietro di Curlandia» (27 luglio: Atti ms. III, c. 127). È possibile, ma non documentata, una seconda visita all'Accademia Clementina: di certo il duca rivisitò l'Istituto, ed ebbe modo di donare le medaglie coniate a Roma per commemorare l'istituzione del Ginnasio Illustre di Mitau, come precisa lo Scarabelli che conosceva direttamente le tre medaglie (oro, argento e bronzo) a quel tempo passate nel medagliere Salina all'Archiginnasio. L'ultima visita a Bologna coincise con la donazione di mille zecchini d'oro da cui trae origine il premio Curlandese: non è chiaro, tuttavia, se il duca lasciò la somma al momento di partire o la fece pervenire una volta partito. Pietro di Curlandia lasciò Bologna l'8 agosto del 1785. Una lettera, che conviene riportare integralmente, è diretta ai «... Senatori di Bologna Prefetti dell'Istituto...» e non è datata: è verosimile, tuttavia, che sia di poco posteriore al giorno della partenza. Eccone il testo: «Alli Ill.mi ed Ecelsi Senatori di Bologna Prefetti dell'Istituto Ill.mi ed Ecelsi Sig.ri Avendo Noi nel nostro soggiorno in Bologna decantata meritamente per Madre d'Arte e di Studi, avvertito che nella vasta suppellettile ond'è arricchito l'Istituto delle Scienze la Pittura, Scoltura ed Architettura principalm.te moderne sono le meno provvedute; quindi è che desiderosi al tempo medesimo del bene di esso Istituto e di render pubblico il nostro aggradimento per l'aggregazione di noi alle sue due rispettabili Accademie abbiamo determinato di assegnare a disposizione delle Signorie Vostre la somma di zecchini Mille, da investire a perpetuità, così che col provento possa aversi un annua Medaglia d'Oro da distribuirsi nella seguente maniera con quei modi, prescrizioni, regole e modificazioni che piacerà alle signorie Vostre di stabilire acciò abbian luogo di legge innappellabile e cioè: Nel primo anno a quel Pittore, sia della Nazione che Estero, che esibirà un concorso ad argomento dato e cederà a comodo dell'Istituto la pittura giudicata migliore fra le buone. Nell'anno secondo a quello Scultore che nel modo come sopra esibirà la statua migliore. Nell'anno terzo finalmente a quei due l'uno de quali fornirà il miglior disegno di Architettura, l'altro il miglior Intaglio in rame, si dividerà ad essi il premio. E così si ripigli e proseguisca secondo l'ordine stabilito. Con ciò s'implora da Dio alle Signorie Vostre Illustrissime ed Eccelse ogni felicità. Pietro D. di Curlandia» (Bologna, Accademia di Belle Arti, Archivio Acc. Clem. Docum. Cart. 2). La lettera è fondamentale perché detta le regole del premio: nello stesso tempo, eludendo la partecipazione dell'Accademia Clementina alla gestione del premio, contiene il germe di un lungo contenzioso fra i Senatori Assunti dell'Istituto e l'Accademia Clementina. Il caso esplose allorché, nel 1786, i Senatori preposti all'amministrazione dell'Istituto pubblicarono il bando del concorso per il 1787 in cui l'Accademia Clementina viene citata unicamente come sede nella quale avverrà il giudizio, mentre si lascia intendere che i Senatori cureranno la composizione della giuria, il giudizio, la consegna e la tutela delle opere. Gli Accademici Clementini si risentirono e nominarono una commissione (Martinelli, Mazzi, Pedrini, Valiani e Giusti) che elaborasse un ricorso. Sarebbe lungo seguire minutamente la vicenda che coinvolse l'Accademia, i Senatori dell'Istituto, il Gonfaloniere, il Cardinal Legato, la Magistratura, lo stesso Pontefice: gli Atti ms. (vol. III) registrano tutta la vicenda che, del resto, è documentata anche da un intero fascicolo pazientemente redatto dal segretario Domenico Piò. L'Accademia riteneva di avere il diritto di giudicare il concorso, percepito in modo simile ai concorsi Marsili-Aldrovandi e Fiori; il Senato si mostrava diffidente, forse temendo una gestione troppo casalinga: sintomatico un passo di risposta del senatore Angelelli a proposito della composizione della giuria: pur accettando l'idea che i giudici dovessero provenire dall'Accademia egli sottolinea «... che l'Assunteria si riservava che ogni volta fossevi stato per accidente un qualche estero professor di pittura di fama e grido, come per esempio un Battoni o un Menz se fosse vivo, di unire questo tale alli cinque giudici...». Comunque la questione fu risolta con un Senato Consulto del 3 febbraio del 1787 che riconosceva valide buona parte delle richieste dell'Accademia Clementina: a questa spettava di determinare una rosa di tre temi fra i quali l'Assunteria avrebbe prescelto quello da pubblicare; anche la giuria sarebbe stata composta di cinque nomi indicati dal Principe dell'Accademia, votati dagli Accademici e approvati dai Senatori; un sesto membro aggiunto avrebbe sopperito all'assenza di uno dei membri. La gestione complessiva del premio rimaneva tuttavia di competenza dell'Assunteria dell'Istituto, come del resto aveva indicato lo stesso Pietro di Curlandia: e si deve a questo aspetto della vicenda se il premio con il passaggio dal Senato alla Municipalità poté sopravvivere alla fine dell'Accademia Clementina nel 1803. Appianate le divergenze, allora, il meccanismo del concorso poté divenire operante: e si vide subito che i commissari non mancavano di perspicacia.

La prima edizione del premio che riguardava la pittura vide affermarsi il lombardo Giovan Battista Dell'Era, premiato il 4 febbraio del 1787. In seguito, per ricordare solo alcuni degli artisti prescelti fra gli ultimi anni del Settecento e i primi del nuovo secolo, conseguirono il successo Bartolomeo Cella (1789), Giacomo De Maria (1789), Francesco Rosaspina (1790), Pietro Fancelli (1791), Ercole Petroni (1798), Luigi Basiletti (1804): tutte personalità interessanti, talvolta autenticamente geniali. A proposito del Petroni (allievo-sosia del Calvi) riesce assai stimolante la proposta di restituzione, suggerita da Renzo Grandi, dell'Attilio Regolo: e la nuova ipotesi sembra corroborata da un bellissimo disegno inedito con la Morte di Plauzio Silvano che fruttò al giovane Petroni il premio Marsili nel 1788. Un rammarico: nel 1795 a Luigi Acquisti che aveva inviato ben tre rilievi in marmo si preferì il modesto Tassoni. Sarebbe stata preziosa la conoscenza di un'opera dei primissimi anni romani del brillante scultore, per giunta impegnato in un tema squisitamente canoviano: Dedalo e Icaro. L'Acquisti se ne ebbe così a male che si dimise dall'Accademia Clementina della quale era membro sin dal 1786. È stato sottolineato che negli Atti della Clementina non si fa parola del bellissimo monumento che Angelo Venturoli e Giacomo De Maria costruirono in onore del duca fra il 1786 e il 1795 c.: certamente esso dovette essere costruito in palazzo Poggi, ma non nelle sale dell'Accademia Clementina, forse addirittura nella sede dell'Assunteria. La datazione si ricava da un'indicazione del Bolognini Amorini che nell'Elogio di Angelo Venturoli (1827, p. 10) cataloga un disegno preparatorio del Venturoli per il monumento alla data 29 aprile 1786 (e alcuni disegni del genere -come ha indicato il Riccòmini - si conservano presso il Collegio Venturoli). L'ante quem del 1795 si ricava invece da una lettera del senatore Angelelli da Roma datata 8 agosto 1795 - in cui ci si compiace della buona riuscita del busto del De Maria (vedi Regesto). Il monumento fu poi smontato e rimontato nell'attuale sede dell'Accademia di Belle Arti nel 1812 (Processi Verbali dell'Accademia Nazionale) per cura di Leandro Marconi. Il monumento è concepito secondo il nuovo gusto classicistico e antiquariale che a Bologna era stato inaugurato da Carlo Bianconi: un alto plinto marmoreo è ornato di bucrani e attraversato da una fascia che reca a rilievo l'allegoria delle tre arti, opera del De Maria (incomprensibile l'accenno dello Scarabelli ad una collaborazione del fratello Giuseppe, dal momento che sappiamo che Giacomo De Maria con il gesso preparatorio di tale rilievo partecipò al concorso di Brera nel 1808). La targa marmorea che sormonta il rilievo reca incisa la dedica: «PETRVS CVRLANDIAE ET SEMIGALLIAE DVX / BONARVM ARTIVM FAVTOR / MVNIFICENTISSIMVS». All'apice il busto del duca, opera squisita del De Maria di non molti anni posteriore al rilievo che l'aveva visto affermarsi nell'edizione del 1789 del premio Curlandese. E Pietro di Curlandia? Il suo regno non fu duraturo. Nel 1795 il Landtag riunito a Mitau decise l'annessione alla Russia: la Curlandia divenne un semplice governatorato dell'Impero russo. Pietro si rifugiò in Germania dove morì nel castello di Gellenau il 13 gennaio del 1800.

Silla Zamboni

IL DUCATO DI CURLANDIA | Attorno all'anno mille dopo Cristo, quando l'Europa Centro-Orientale stava uscendo dalla preistoria affrontando l'espansione del Cristianesimo, la costa baltica fra gli estuari della Vistola e della Dvina fu abitata da tribù di ceppo indoeuropeo, del tutto differenti dai loro vicini fennici al Nord e pure distinte dagli Slavi confinanti al Sud, all'Ovest ed all'Est. Le tribù baltiche (nell'accezione etnica del termine) furono: i Kuri (Curi), i Zemgali (lat. Semigali), i Latgali, gli Jatvenghi (Jacwież, lat. Sudi), i Borussiani o Vetero-Prussiani, i Lituani Centro-Occidentali, (gli Aukštote), i Lituani abitanti vicino alla costa baltica (Żmudź, lat. Samogiti), e i Galindi. La Galindia fu colonizzata dai Polacchi provenienti dalla Mazovia e corrisponde presentemente al territorio di Mazuria, i Sudi ed i Borussiani furono sconfitti e sterminati o assimilati dai loro vicini Tedeschi, Polacchi e Lituani, i Lituani Aukštoti e Samogiti formarono la parte etnicamente lituana del multinazionale Gran Ducato di Lituania, mentre i Curi, i Semigali e i Latgali assieme alla Livonia immediatamente adiacente al Nord e abitata originariamente da un popolo di stirpe fennica, si sono riuniti in un unico stato noto oggi come la Lettonia. A metà del XII secolo apparirono nel golfo di Riga le prime navi dei mercanti tedeschi mentre durante l'Anno Santo 1200 il Papa proclamò una guerra santa contro i pagani del Baltico; nell'anno successivo il vescovo di Brema Alberto di Buxhoevia approdò con 23 navi e 500 crociati sulla costa meridionale della Livonia fondandovi la città e il porto di Riga che erano destinati non solo a sorpassare in importanza e in popolazione la capitale di Jelgava (lat. Mitovia), ma a diventare addirittura il più importante centro dei paesi baltici. I vescovi (poi arcivescovi) di Riga dovettero scontrarsi con la rivalità dell'Ordine cavalleresco degli Spadafori che nel 1237 si trasformò nella filiale dell'Ordine Teutonico insediatosi nel castello di Malbork (Marienburg) in Borussia. Il re lituano Mindaugas (Mindowe) tentò di liberare le terre dei fratelli Curi dalla dominazione germanica autoproclamandosi perfino nel 1251 «primus rex Lettovie», ma i suoi sforzi risultarono vani. Seguendo l'esempio del Gran Maestro dell'Ordine Teutonico, il Maestro Territoriale dei Cavalieri di Livonia Gottardo Kettler decise nel 1561 di convertirsi al luteranesimo secolarizzando il suo Ordine e chiedendo la protezione del re polacco Sigismondo II Augusto Jaghellone. Il 1562 corrisponde alla data della fondazione del «Ducato di Curlandia e Semigallia» (Kurzeme e Zemgale) approvata anche dall'arcivescovo di Riga. Durante la sua esistenza protrattasi per 233 anni, in Curonia regnarono tre dinastie ed alcuni duchi minori: la casa dei Kettler dal 1562 al 1737, quella dei Biron (originariamente: Bühren) 1737-1741 e 1763-1795 e la casa dei Wettin 1758-1763. Contrariamente all'effetto che evoca al primo impatto il vocabolo «Curlandia», il paese non vanta nella sua storia alcuna componente esotica od operettistica e non possiede alcun tratto che permetta di collegarlo alla Gemütlichkeit asburgica. Al contrario, tutta la sua esistenza è caratterizzata da una dura lotta per salvaguardare la propria identità nazionale e per evitare la sorte dei consanguinei Sudi, Galindi e Borussiani e per parare le incursioni e le infiltrazioni danesi, svedesi, tedesche, polacche e russe combattenti fra di loro per il Dominium Maris Baltici; infatti, i Danesi e gli Svedesi cercavano di trasformare il Baltico in un mare interno scandinavo, i Tedeschi per mezzo dei «baroni baltici», eredi dell'Ordine Teutonico dei Cavalieri della Croce e quello della Spada penetravano sempre più verso Est occupando i posti di comando nei paesi baltici, i Polono-Lituani tentavano una unione prima personale e poi reale del ducato con la Rzeczpospolita delle Due Nazioni, limitando poi le proprie ambizioni alla Latgalia e dintorni (Inflanty Polskie), mentre la ragione di stato russa dettava una spinta verso Ovest per aprire un varco verso il mar Baltico una via di comunicazione che rimane aperta per la maggior parte dell'anno. Dopo l'estinzione dei Kettler, in favore di uno stretto legame con lo stato polonolituano il più affine e il meno minaccioso - la crescente pressione russa fece insediare sul trono ducale curlandese l'avventuriero di origine tedesca Ernst Johann Biron (1690-1772), un favorito della zarina Anna Ivanovna che già precedentemente aveva fatto sentire la sua nefasta influenza a Pietroburgo. Il periodo noto nella storia russa come «bironscina», cioè appunto «i tempi di Biron», viene caratterizzato come un periodo di corruzione e di favoritismi durante il quale gli interessi politici e soprattutto economici dello stato venivano sacrificati per i vantaggi personali di Biron. Nel 1741 Biron fu deposto e mandato in esilio dallo zar Pietro III, successore di Anna Ivanovna; si susseguirono vari duchi, fra i quali il più rilevante fu Carlo Federico Giuseppe Wettin (1733-1796), principe reale polacco, figlio di Augusto III re di Polonia ed elettore di Sassonia. Carlo s'insediò nella capitale di Mitovia (pol. Mitawa) nel 1758 e poi rafforzò ulteriormente la sua posizione sposando nel 1760 la contessa polacca Francesca Krasińska (1743-1796). Nonostante l'appoggio che la Polonia concesse alla causa della nobiltà curlandese, la sfarzosità della corte di Carlo (modellata su quella di suo padre a Varsavia) e l'abbandono del luteranesimo in favore del cattolicesimo da parte dei Wettin al momento dell'elezione al trono polacco (un battesimo semi-clandestino proprio a Bologna) alienarono le simpatie di gran parte dei curlandesi per il duca polacco. Intenti a sfruttare questa situazione a proprio vantaggio, i governanti russi decisero di giocare nuovamente la carta di Biron richiamandolo dall'esilio e reinsediandolo sul trono ducale di Curlandia (1763). Dopo sei anni Ernesto Giovanni Biron abdicò a favore del suo figlio Pietro (nato il 15 febbraio 1724). Politicamente Pietro si schierò contro la nobiltà curlandese parteggiando per la Polonia, ma alla fine perse questa battaglia e dovette riconoscere ad essi i diritti alle terre possedute. Seguendo una certa tendenza per il mecenatismo artistico e culturale dimostrata già da suo padre, il quale si era fatto costruire il palazzo ducale a Mitovia dal noto architetto italiano Francesco Rastrelli (costruttore fra l'altro del famoso Palazzo d'Inverno a Pietroburgo), Pietro Biron fondò nel 1775 a Mitovia l'Accademia Pietrina che trasformata successivamente in Gymnasium Academicum divenne una delle più apprezzate scuole superiori in quella parte dell'Europa. Intanto la penetrazione russa si faceva sentire sempre più pesantemente, culminando con l'incorporazione vera e propria della Curlandia nell'Impero Russo dopo la terza e definitiva spartizione dalla Polonia, che privò il paese dell'ultimo per quanto ormai debole difensore della prepotenza zarista. Nella sua lettera di abdicazione datata il 17 marzo 1795 e indirizzata alla Zarina Caterina II, Pietro s'abbassò ad esprimere la speranza che l'incorporazione avrebbe garantito alla Curlandia una pace duratura e a lui personalmente un riposo da lungo tempo bramato. In cambio di questa sua malleabilità e «realismo» politico a Pietro fu assegnata una pensione annuale a vita di 50.000 ducati. Il 6 maggio Caterina emanò un ucase riguardante il Ducato di Curlandia nel quale affermava che uno stato di dimensioni così ristrette non poteva essere completamente indipendente e non poteva esistere senza la protezione di una grande potenza in grado di garantire il benessere individuale e generale. La governante russa dava anche la propria parola d'onore assicurando a tutti i Curlandesi la più completa libertà religiosa, il rispetto dei loro diritti passati assieme ai nuovi privilegi derivanti dalla nuovamente acquisita sudditanza russa. Pietro morì in esilio in Boemia il 13 gennaio 1800. Nel frattempo le vicissitudini della situazione polacca fecero riaccendere le speranze del principe Carlo di Sassonia e della sua consorte Francesca Krasińska la quale -oltre ad essere nota come dama di eccezionale bellezza, grazia e bontà -godeva anche dell'appoggio delle più influenti casate magnatizie polacche quali i Czartoryski, i Lubomirski, i Radziwill. Sebbene il suo matrimonio non fosse felice a causa della vita frivola del consorte e i duchi vivessero spesso in luoghi diversi, Francesca si preoccupava dell'interesse nazionale polacco; quando si formò la Confederazione di Bar (Podolia) per difendere la Polonia contro l'imperialismo russo, essa promosse (1771) un piano per affidare a Carlo il comando supremo dell'esercito degli insorti. Nonostante l'appoggio del capo della Confederazione Casimiro Pulaski (che risulta essere stato un ammiratore di Francesca), il piano fallì; alla duchessa non rimase che adoperarsi per riavere l'eredità dei Kettler. La figlia di Francesca e di Carlo, Maria Cristina (nata il 7 dicembre 1779) sposò Carlo Emanuele di Carignano duca di Savoia (il 28 ottobre 1797) ed ebbe a sua volta due figli: Elisabetta Francesca unita in matrimonio all'arciduca Ranieri viceré del Lombardo-Veneto, e Carlo Alberto di Savoia Carignano re di Sardegna. Carlo morì a Dresda il 16 luglio 1796 fregiandosi fino all'ultimo del titolo di Duca di Curlandia e di Semigallia.

Riccardo Casimiro Lewański


IL CONCORSO NELL'OTTOCENTO

LA STORIA | Ciò che distingue il Premio Curlandese dagli altri premi accademici è la sua continuità: nato nel 1786 sopravvive ai cambiamenti istituzionali e organizzativi dell'Accademia nel corso di tutto l'Ottocento, continuando a essere distribuito nel nostro secolo fino oltre la seconda guerra mondiale. Continuità singolare, rispetto ai provvisori destini degli altri premi, dovuta essenzialmente al fatto che è il Municipio di Bologna e non l'Accademia responsabile della gestione amministrativa dei fondi e garante della distribuzione dei premi. Poiché nell'ambito di questa rassegna si è deciso di limitare il lungo arco cronologico del Concorso esponendo solo le opere premiate dal 1787 al 1870, manterremo questa data come terminus ad quem per queste note sulla fortuna e le variazioni del concorso. Precisando subito che la scelta non è casuale: il 1870 segna infatti un profondo mutamento negli statuti del Concorso, spia di un generale disinteresse nei confronti dei premi accademici e di una sempre più avvertibile perdita d'importanza dell'Accademia, soppiantata da altre istituzioni culturali che si vanno affermando a Bologna. Ben diverso è il rilievo del Concorso Curlandese ai suoi esordi. Unico premio accademico aperto per statuto a tutti gli artisti italiani e stranieri, registra nei suoi primi anni di vita una notevole partecipazione di concorrenti dalle altre accademie d'Italia. A questo prestigio contribuisce indubbiamente, oltre l'estesa pubblicizzazione dei bandi soprattutto a Roma, il valore cospicuo delle medaglie distribuite. È dal 1797 che la continuità della distribuzione annuale viene interrotta; da questa data al 1803 sono assegnati infatti solo 5 premi, 3 nel 1798 in pittura, architettura e incisione, 2 nel 1801 in scultura e architettura. Probabilmente ciò è dovuto da un lato alla confusa situazione politica e militare del momento che limita la partecipazione degli artisti di altre città, ma anche all'inizio di quelle riforme volute dal Governo Repubblicano che porteranno all'istituzione dell'Accademia Nazionale di Bologna ed alla soppressione dell'Accademia Clementina. È infatti nel 1804, con l'inaugurazione della nuova Accademia, che il Governo dell'Istituto delle Scienze e quindi anche l'amministrazione del lascito del Duca Pietro di Curlandia, passano dall'Assunteria d'Istituto all'Amministrazione Centrale. È questo il primo passo dello smembramento dell'Istituto delle Scienze, che comprendeva l'Accademia Clementina e l'Accademia Benedettina, verso l'istituzione dell'Università degli Studi e dell'Accademia Nazionale di Belle Arti. Il 20 giugno 1804, nei locali dell'ex-noviziato dei Gesuiti, si inaugura la nuova Accademia di Belle Arti. I fondi dell'Accademia Clementina sono incamerati dall'Accademia Nazionale; si decide la soppressione dei Premi Marsili, Fiori e Aldrovandi (l'ultima distribuzione è del 24 giugno 1803) e l'istituzione dei Premi Accademici, distinti in Premi Grandi aperti a tutti gli artisti d'Italia e Premi Scolastici riservati agli studenti dell'Accademia. È con l'istituzione dei Grandi Premi dell'Accademia che il Curlandese inizia la sua parabola discendente. Non essendo più l'unico premio aperto ad artisti non bolognesi, e non aumentando il valore delle medaglie che ora risultano di gran lunga inferiori rispetto a quelle dispensate dall'Accademia, il Concorso si trova quasi completamente deserto. Infatti dopo il premio di pittura assegnato a Luigi Basiletti nel 1804, non viene più assegnato, o per mancanza di concorrenti o perché i lavori presentati non sono giudicati degni di premiazione, fino all'anno 1808. Per ovviare a questa crisi (e molto probabilmente anche per risolvere il problema dell'accumulo dei fondi dovuto alla mancata distribuzione dei premi) l'Accademia propone alle autorità municipali l'istituzione di Piccoli Premi Curlandesi, che sono banditi per l'anno scolastico 1807 nelle classi di pittura, architettura, scultura e disegno di figura. Da quest'anno i bandi del Concorso ai Premi Curlandesi sono dunque due, uno per i Grandi Premi, aperti a tutti gli artisti d'Italia, l'altro per i Piccoli Premi riservati agli studenti dell'Accademia. I Piccoli Premi, che offrono medaglie molto superiori ai Premi scolastici dell'Accademia, registrano fin dalla loro istituzione una vasta partecipazione ed una pressoché costante assegnazione, mentre sempre molto scarsi sono i concorrenti ai Grandi Premi. Conferma di questa situazione è una lettera del conte Aldrovandi, presidente dell'Accademia, indirizzata in data 9 luglio 1813 al conte Bianchetti, Podestà di Bologna(1). Prendendo spunto dalla mancata assegnazione, per tre anni consecutivi, del Premio Grande Curlandese di pittura l'Aldrovandi propone l'estensione dei Piccoli Premi a tutti gli insegnamenti impartiti dall'Accademia, utilizzando in questo modo l'accumulo dei fondi. La proposta di Aldrovandi è accettata e per l'anno 1814 i Piccoli Premi sono estesi alle classi di prospettiva, ornato ed incisione. Da quest'anno si ha anche una modifica delle disposizioni del Duca Pietro sulle regole di assegnazione del Premio che prevedevano una successione triennale, il primo anno alla pittura, il secondo alla scultura ed il terzo all'architettura e incisione, con l'obbligo di riproporre, in mancanza di un vincitore, lo stesso soggetto l'anno seguente. Infatti dal 1814 si instaura l'usanza di rispettare le scadenze triennali anche se il premio non è assegnato. A questo punto il Concorso Curlandese ha già assunto la sua fisionomia definitiva che rimarrà inalterata fino alla riforma del 1870, come invariato sarà fino a quest'anno il valore delle medaglie, certo causa non ultima della scarsa partecipazione di concorrenti ai Grandi Premi. Che il valore delle medaglie fosse insufficiente già in questi anni è confermato da una lettera sempre del conte Aldrovandi, controfirmata dal segretario Pietro Giordani, indirizzata in data 14 luglio 1815 al Podestà di Bologna. In questa lettera Aldrovandi chiede che nel bando del Concorso per il Premio Grande in scultura dell'anno 1816 si specifichi che la realizzazione del bassorilievo deve essere in marmo, limitando il soggetto a sole due figure così da contenere le spese troppo alte rispetto al valore del premio. Così: «... questa che sarebbe la quarta (e probabilmente l'ultima in marmo) facesse decoroso accompagnamento alle altre tre preesistenti, quando tutte le opere Curlandesi con bell'ordine si disporranno nella sala a ciò destinata»(2).

L'esiguità delle medaglie determina anche quel carattere essenzialmente locale e quasi completamente circoscritto alla vita interna dell'Accademia che il Curlandese assume per tutto l'Ottocento: dal 1808 al 1870 ben 40 Premi Grandi non sono assegnati e delle 44 medaglie distribuite solo 7 non sono vinte da artisti dell'Accademia di Bologna. L'11 febbraio 1848 la Gazzetta Privilegiata dà notizia che anche a Bologna, come già nelle «più culte città d'Europa» si è costituita la Società Protettrice per l'incoraggiamento delle Belle Arti. Tra i promotori Francesco Cocchi, insegnante di prospettiva dell'Accademia, il pittore paesista Ottavio Campedelli, il marchese Carlo Bevilacqua e altre personalità della città. Per i primi anni, a quanto ci informa il Lipparini(3), la Società Protettrice non può operare per motivi politici. Sarà rifondata nel 1853, e da questo momento acquisterà sempre maggiore importanza nel panorama artistico di Bologna, soprattutto dopo l'unità d'Italia. Scopo della Società Protettrice, secondo il suo statuto, è la promozione delle BellArti mediante l'acquisto di opere di giovani artisti. I lavori, acquistati con i fondi costituiti dalle quote associative, sono estratti a sorte fra i soci. Fin dal 1853 le opere della Società Protettrice sono esposte in Accademia, in un'apposita sala a loro riservata, nell'ambito delle Esposizioni annuali che rappresentano il momento centrale nella vita dell'Accademia, in cui si mostrano al pubblico i lavori più significativi creati durante l'anno dagli insegnanti, dagli allievi, e anche dagli artisti più noti della città. Significativo è dunque il fatto che nel 1856, sospese le esposizioni annuali per la grave situazione di crisi dell'Accademia, la Società Protettrice continua invece ad esporre le sue opere con grande successo. Sopraggiungono gli importanti rivolgimenti politici che porteranno all'unità d'Italia: nel 1859 la Pontificia Accademia viene sciolta in attesa della definizione dei nuovi statuti e regolamenti delle Reali Accademie di Belle Arti. Anticipando i lavori della Commissione, appositamente costituita, il 6 marzo 1860 il dittatore Farini emana da Modena lo «Statuto generale per le Reali Accademie di Belle Arti dell'Emilia», con cui si istituiscono tre accademie a capo delle circoscrizioni provinciali dell'Emilia: Parma, Modena e Bologna, che è nominata sede centrale di tutte le Accademie della regione. Oltre a queste riforme amministrative è modificato profondamente anche il sistema di distribuzione dei premi: abolita la distinzione tra Premi Grandi e Scolastici è stabilito un unico premio riservato agli studenti delle classi superiori distinto in prova d'invenzione e d'esecuzione nelle classi di pittura storica, paesaggio, architettura, prospettiva, decorazione e scultura. Inoltre, nelle esposizioni triennali che si svolgono nella sede centrale di Bologna ed a cui partecipano artisti delle tre accademie dell'Emilia, viene bandito un concorso aperto a tutti gli artisti italiani nelle classi di pittura di storia, scultura statuaria, architettura, pittura figurativa di genere, decorazione, prospettiva, paesaggio e incisione in rame e in legno. Nonostante la grave situazione di decadimento che vive l'Accademia in questi anni, lo spirito risorgimentale, con tutto l'ottimismo e la rinnovata fiducia verso le nuove istituzioni, pare coinvolgere anche il segretario Cesare Masini. Nella sua relazione annuale del 1860, pur lamentando la scarsità di rigore dimostrato dalla Commissione giudicatrice del Concorso Curlandese e in generale la decadenza delle arti, aggiunge: «La severità avanzerà con le cure della ministrata istruzione, e l'istruzione, coordinata com'è, lasciando augurar bene, mi dà animo a promettere frutti utili e frutti lodevoli fra un lasso di tempo a noi non molto lontano»(4). Ma gli auspici di Masini andranno presto delusi: nel 1863, aboliti i nuovi premi accademici perché non vi sono studenti in grado di dare prove sufficientemente valide(5), si ripristinano i Premi scolastici aperti a tutte le scuole. Il Premio Curlandese si trova quindi di nuovo, come ai suoi inizi, ad essere il piú prestigioso distribuito dalla Accademia; infatti nel periodo dal 1863 al 1868 tutti i Premi Grandi sono distribuiti, ad eccezione di quello d'incisione del 1865 e di scultura del 1867. Ugualmente il segretario Masini, nella relazione letta in occasione della distribuzione dei premi del 1865, afferma che non ci sono giovani in grado di mantenere alta la tradizione bolognese, ma oltre ad addebitare la responsabilità alla libertà di insegnamento e di studio chiama direttamente in causa la Società Protettrice, che, se da un lato favorisce economicamente i giovani artisti, dall'altro con l'acquisto di opere anche prive di valore artistico li spinge a trascurare «i lunghi studi». «È ben naturale» afferma Masini «che giovani liberi di seguire nell'arte ciò che più loro aggrada preferiscono ai gravi e difficili studi di essa i facili gingilli della moda, dacché li trovano commerciabili nei mercati della Società Protettrice»(6). La polemica di Masini contro «il costume materialistico dei tempi» continua nelle relazioni degli anni seguenti, in cui sempre attacca la Società Protettrice, vista come causa prima della decadenza dell'arte. Ma ammette, per quanto riguarda il Concorso Curlandese, che il valore delle medaglie è insufficiente anche solo per coprire le spese di realizzazione delle opere, e invita il Municipio a riformare lo Statuto del Concorso per accrescere la partecipazione degli artisti. Il Comune accoglie la proposta di Masini e attua per l'anno 1870 la riforma richiesta: abolita ogni distinzione tra Piccoli e Grandi Premi le medaglie sono sostituite da una somma di L. 1.000 da distribuire annualmente. Questo nuovo regolamento rimarrà praticamente immutato fino alla scomparsa del premio.


LE OPERE | Le opere premiate al Concorso Curlandese, per statuto di proprietà comunale,
 dovevano essere conservate in Accademia. Ancora nel 1819 non è stata allestita una sala per raccoglierle, tanto che il busto del Duca Pietro, ultimato da Giacomo De Maria nel 1795, a questa data non ha ancora una collocazione definitiva. Nella seduta del corpo accademico dell'11 giugno 1819 venne accettata la proposta di Leandro Marconi di adibire a Sala Curlandese, in cui collocare anche il busto del Duca, lo studio del professore di scultura. I lavori per la ristrutturazione dello studio, eseguiti con i fondi del premio, terminano nel 1823, ma la sala Curlandese sarà aperta al pubblico solo in occasione dell'esposizione accademica del 1836. Evidentemente solo una parte delle opere può esservi collocata, le rimanenti saranno distribuite in altri locali dell'Accademia. Il ritiro da parte del Municipio di un primo gruppo di opere è collocabile dopo il 1916, data in cui la contessa Nerina Armandi Avogli lascia in eredità al Comune la Villa delle Rose da destinare a Galleria d'Arte Moderna. Infatti in un inventario delle opere esposte a Villa delle Rose, datato 12-13 giugno 1925 sono presenti 12 quadri Curlandesi. Questo dato è confermato da un articolo di Giorgio Pini «.. passando infine dalla parte opposta della loggia, nell'ultima saletta, se si eccettui il Fuoco di Protti ci troviamo nel regno della pittura storica ed illustrativa che deliziò l'ottocento italiano. Un Michelangelo del Faccioli, un Dante del Savini, un conte Ugolino del Montebugnoli, un Ariosto del Masini, un Machiavelli dell'Orfei e, dopo la storia, la bibbia con un Davide del Belvederi e la mitologia con Ebe del Fontana...». Nel 1929, dopo un soppraluogo eseguito nei locali dell'Accademia, viene redatto dal Comune un elenco di opere mancanti: 17 disegni di figura, 44 progetti architettonici, 4 sculture, 23 progetti d'ornato, 20 prospettive e 10 incisioni, per un totale di 98 opere.  Ma è solo nel 1935, nel progetto di recupero di opere da destinare alle Collezioni comunali d'arte in allestimento nelle sale di Palazzo d'Accursio, che si decise di procedere al ritiro dall'Accademia di 44 quadri ad olio e 11 disegni di prospettiva. In realtà solo una opera, La morte di Virginia, di Pietro Fancelli, trova posto nelle sale delle Collezioni, mentre gli altri quadri Curlandesi, compresi quelli precedentemente esposti a Villa delle Rose, ora destinata alle opere del '900, sono sistemate nei magazzini. In seguito alle vicende belliche 15 dei quadri ritirati dall'Accademia risultano smarriti o distrutti, inoltre nel nuovo inventario delle opere di proprietà comunale numerosi quadri Curlandesi vengono considerati anonimi. In occasione di questa ricerca il recupero e l'esame degli inventari prebellici ha permesso di identificare, attraverso la numerazione inventariale e la corrispondenza dei soggetti, 22 quadri anonimi. Inoltre sono state identificate nei depositi dell'Accademia di Belle Arti 75 opere, di cui 21 erano considerate smarrite già nell'elenco del 1929; e nei magazzini della Pinacoteca Nazionale due bassorilievi, Il Genio che incorona di lauro le Belle Arti di Giacomo De Maria, Minerva e Prometeo di Giuseppe Spettoli, e il dipinto di Ercole Petroni Attilio Regolo che abbandona Roma, passati dall'Accademia alla Pinacoteca nell'800. Sono presentate in mostra 128 delle 266 opere che hanno vinto il Premio Curlandese dal 1787 al 1870. Documentato ampiamente è il periodo 1787-1807 (risultano mancanti solo un dipinto e tre incisioni) come lo sono quasi completamente i Grandi Premi di pittura, scultura, incisione, mentre grosse lacune presenta la sezione di architettura (sono stati recuperati solo 4 progetti su 14). Molto più frammentario il quadro dei Piccoli premi, di cui solo 202 su 83 sono esposti: 26 su 41 per la pittura, 1 su 20 per la scultura, 21 su 28 per l'incisione, 11 su 34 per la prospettiva, 20 su 27 per l'ornato, 3 su 35 per l'architettura, mentre non è stato recuperato nessuno dei 17 disegni d'ornato.

Elisabetta Farioli, Claudio Poppi

Note | (1) A.S.Bo., Archivio storico-comunale, titolo X, rubrica XIV, anno 1813. (2) A.S.Bo., Archivio storico-comunale, titolo X, rubrica XIV, anno 1815. I bassorilievi premiati negli anni precedenti, 1810 e 1813, rispettivamente di Giovanni Putti e Adamo Tadolini, erano eseguiti in gesso e in terracotta. (3) Lipparini, La R. Accademia di Belle Arti in Bologna, Firenze, 1941, p. 45. (4) Atti Acc., 1860, p. 67. (5) C. Masini, Del movimento artistico in Bologna dal 1855 al 1866, Bologna, 1867, p. 38. (6) Atti Acc., 1865, p. 12. Emidio Contessi, Porzia che non vuole sopravvivere, 1810; Rinaldo Boldrini, Circe con la verga, 1812; Rinaldo Boldrini, Il diluvio di Deucalione, 1815; Carlo Zucchelli, Una vestale con tortora nelle mani, 1815; Clemente Alberi, La Vanità, 1823; Clemente Alberi, La Modestia, 1824; Baldassarre Callamai, Circe avendo accolto nel suo albergo Ulisse, 1824; Angelo Lamma, S. Maria Maddalena, 1827; Gaetano Cenestrelli, Pirro uccisore di Neottolemo in un convito, 1830; Pietro Ulivi, Il Tasso in atto di comporre il suo poema, 1830; Antonio Muzzi, L'abboccamento del sommo pontefice Leone X in Bologna col re di Francia Francesco I, 1836; Andrea Besteghi, San Sebastiano, 1841; Pietro Montebugnoli, Ugolino in carcere, 1845; Camillo Amadori, Ercole in riposo dopo aver ucciso l'idra di Lerna, 1847; Antonio Rosaspina, Elisabetta Sirani moribonda, 1854; Raffaele Alberi, Geremia, 1855; Silvio Faccioli, Esculapio, 1859; Alfonso Savini, Mario a Cartagine, 1860; Giovanni Zanotti, Tempio greco scoperto, 1860; Luigi Masetti, Padre eterno, 1861; Alfonso Savini, Io mi sedea in parte..., 1863; Orfeo Orfei, Niccolò Machiavelli inviato commissario della Repubblica fiorentina a Valentino Borgia, 1866.

REGESTO

1785 | 19 gennaio - Pietro Duca di Curlandia giunge a Bologna, proveniente da Venezia, accompagnato dalla moglie e dal seguito. Viaggia in incognito sotto il nome di Conte di Wartenberg. 20 gennaio visita l'Istituto delle Scienze. 22 gennaio - parte per le altre tappe del viaggio in Italia: Firenze, Roma, Napoli. 17 aprile - Gregorio Casali, segretario dell'Accademia Clementina, informa il Duca della sua nomina ad Accademico d'onore. 23 luglio - l'incisore Kutner, protetto del Duca, è nominato Accademico d'onore. 27 luglio - di ritorno da Roma il Duca soggiorna 19 giorni a Bologna. Frequenti sono le sue visite all'Accademia, ove dispensa agli Accademici ed ai professori numerose medaglie d'oro con la sua effige, coniate a Roma su disegno di Leberecht. Il Barone di Offenberg, aiutante di campo del Duca, è nominato Accademicd'onore. agosto è di questo mese la lettera del Duca ai Senatori di Bologna, Prefetti dell'Istituto, con cui annuncia il lascito di 1000 zecchini d'oro per l'istituzione di un premio di pittura, scultura, architettura e incisione in rame. 23 agosto la Gazzetta privilegiata di Bologna riporta la notizia del lascito; annuncia che gli Assunti d'Istituto stanno ideando le regole e le modalità per l'istituzione del premio in base alle disposizioni contenute nella lettera del Duca.

1786 | 22 febbraio - lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti d'Istituto. Ricevuto l'incarico di far eseguire la medaglia per il premio, Soppadini informa gli Assunti che Leberecht, che aveva ideato la medaglia con l'effige del Duca Pietro l'anno precedente, è a Pietroburgo. Propone per l'esecuzione del lavoro Schwendiman che chiede un compenso di 100 scudi o Corazzini che vuole 40 scudi. 25 febbraio lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Ringrazia per aver ricevuto il programma per il Concorso al Premio Curlandese di pittura dell'anno e comunica che ha già provveduto a distribuirlo alla Accademia di San Luca e all'Accademia di Francia; aggiunge inoltre che verrà inserito nell'Antologia romana. 26 marzo - in seguito alle proteste del Cardinale Legato per alcune espressioni considerate formalmente imprecise il bando viene ristampato. Soppadini ringrazia delle modifiche apportate ed aggiunge che il Cardinale Legato è pienamente soddisfatto. 3 maggio - lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Avvisa gli Assunti che ha inviato a Bologna un disegno ed un calco in cera della medaglia cui sta lavorando Schwendiman. L'Accademia Clementina ritiene lesi i suoi diritti nel bando già stampato. Sono incaricati Vincenzo Martinelli e Vincenzo Mazza di portare le rimostranze dell'Accademia al Senato. 5 luglio lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Si mostra dispiaciuto per le rimostranze degli Accademici Clementini contro le disposizioni emanate dagli Assunti a proposito del Concorso Curlandese. Aggiunge che ancora nessuna protesta è giunta all'Assunteria di Stato, ma che nel caso fosse pervenuta avrebbe appoggiato l'Assunteria d'Istituto. 16 settembre - lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Invia a Bologna, per l'approvazione le medaglie del concorso; il loro valore è di 40 zecchini per pittura e scultura e 20 zecchini per architettura e incisione. 4 ottobre - lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Si mostra compiaciuto per l'accettazione delle medaglie; spera che i coni siano pronti entro la fine di ottobre. 21 ottobre lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Il conio del retro della medaglia risulta scheggiato. Soppadini propone che sia sempre Schwendiman ad apportare le necessarie modifiche per la ricompensa di 40 scudi romani. 25 novembre lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Informa gli Assunti che Schwendiman è morto in seguito ad un'aggressione senza aver terminato il lavoro. 9 dicembre lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Informa che Corazzini, dietro un compenso di 35 scudi, ha terminato il conio delle medaglie, che vengono spedite a Bologna.

1787 | 3 febbraio sono approvate, con Senato consulto le Regole, ordini e direzioni del Concorso Curlandese con cui viene ricomposta la controversia tra l'Accademia Clementina e l'Assunteria d'Istituto riguardo alla nomina dei giudici ed alle modalità delle giudicature. 6 febbraio - l'Accademia Clementina nomina i giudici per il Concorso Curlandese del 1787. Sono: Antonio Beccadelli, Jacopo Alessandro Calvi, Giuseppe Becchetti, Giuseppe Valiani, Emilio Manfredi e Gaetano Gandolfi. 10 febbraio lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Si felicita con gli Assunti per il comportamento tenuto rispetto alle pretese degli Accademici Clementini. Ringrazia per la copia della relazione portata al Reggimento mediante la quale è stato approvato il Piano dei Regolamenti per il Premio Curlandese. 12 febbraio assegnato il I Premio Curlandese. 4 aprile lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Ringrazia per avere ricevuto il bando per il 1788. 28 aprile lettera da Roma di Ulisse Soppadini agli Assunti. Invia una copia dell'Antologia romana in cui è inserito il programma per il Concorso Curlandese del 1788. Premio di pittura 1787: Giovan Battista Dall'Era: «Egeo riconosce il figlio».

1789 | 31 maggio Giacomo De Maria è nominato professore di scultura. Premio di scultura: Giacomo De Maria, «Il Genio che incorona di lauro le Belle Arti». Premio di architettura: Bartolomeo Cella, «Una zecca».

1790 | Premio d'incisione: Francesco Rosaspina, «S. Maria Maddalena».

1791 | Premio di pittura: Pietro Fancelli, «La morte di Virginia».

1792 | Premio d'incisione: Giuseppe Rosaspina, «Il riconoscimento della veste sanguinosa di Giuseppe».

1793 | Premio di pittura: Antonio Corsi, «Calippe che legge il giuramento nella palla d'oro». Premio di architettura: Pietro Guizzardi, «Una scala reale».

1795 | 8 agosto - lettera di Angelelli da Roma agli Assunti d'Istituto. Si compiace che il busto del Duca Pietro sia riuscito bene e loda lo scultore Giacomo De Maria. Premio di scultura: Giovanni Tassoni, «Dedalo che adatta le ali ad Icaro». Premio di architettura: Mauro Berti, «Un grandioso ospitale».

1796 | Premio d'incisione: Nicola Mellini, «Copia di un quadro classico»

1797 | Per decisione del Governo repubblicano l'Accademia Clementina diventa Accademia delle Belle Arti detta Clementina; l'Istituto delle Scienze viene subordinato all'Amministrazione Centrale anziché all'Assunteria e al Senato. È probabilmente in questa occasione che i fondi del Premio Curlandese passano alla competenza delle autorità cittadine.

1798 | Premio di pittura: Ercole Petroni, «Attilio Regolo che abbandona Roma». Premio di architettura: Gaetano Benedetto Zoboli, «Un'accademia per teorica istruzione degli artiglieri». Premio d'incisione: Paolo Bernardo, «Copia di un quadro classico».

1801 | Premio di scultura: Giuseppe Spettoli, «Minerva e Prometeo». Premio di architettura: Francesco Borletti, «Un teatro nell'esempio antico». 

1802 | 8 settembre - una legge della Repubblica Italiana istituisce le due Accademie Nazionali di Belle Arti in Milano e Bologna. Una commissione composta da Giacomo De Maria, Francesco Rosaspina, Pelagio Palagi, Martinetti, Vincenzo Martinelli, Lodovico Savioli oltre ai segretari Giacomo Rossi per Bologna e Giuseppe Bossi per Milano, viene chiamata a collaborare alla stesura degli statuti e alla scelta dei nuovi locali, essendo quelli dell'Istituto delle Scienze adibiti a sede dell'Università.

1803 | 24 giugno - ultima distribuzione dei premi Aldrovandi, Marsili e Fiori. 1 settembre - approvati gli Statuti e Piano disciplinare per le Accademie Nazionali di Belle Arti. Vengono istituiti Premi accademici di prima classe aperti agli artisti di tutta Italia (il premio consiste in una medaglia d'oro del valore di 120 zecchini per la pittura, 60 per l'architettura, 40 per la scultura, 30 per l'incisione e il disegno di figura, 20 per il disegno d'ornato); di seconda classe sono i premi per gli allievi di tutte le scuole dell'Accademia (2 zecchini). 14 ottobre i fondi dei premi Aldrovandi, Marsili e Fiori, che appartenevano all'Accademia Clementina, vengono assegnati all'Accademia Nazionale.

1804 | 20 gennaio è inaugurata con un'orazione di Giacomo Rossi l'Accademia Nazionale di Belle Arti di Bologna nei locali del soppresso Noviziato dei Gesuiti. Segretario è Giacomo Rossi, professore di pittura figurativa Francesco Alberi, di elementi di figura Giovan Battista Frulli, di scultura Giacomo De Maria, di architettura G. Antonio Antolini, di ornato Leandro Marconi, di elementi d'ornato Antonio Basoli, di prospettiva Francesco Santini, di anatomia Battista Sabbatini, d'incisione in rame Francesco Rosaspina. Il presidente, estratto a sorte tra gli accademici, rimane in carica un anno. Per il 1804 viene eletto Giovan Battista Frulli. 25 luglio con un decreto si istituisce l'alunnato romano per la pittura, scultura e architettura. L'alunnato dura quattro anni e i pensionati sono tenuti ad inviare ogni anno a Bologna un saggio dei loro progressi. Premio di pittura: Luigi Basiletti, «Oreste inseguito dalle furie». Premio d'incisione: Giulio Tomba, «La follia».

1805 | 13 agosto prima distribuzione dei Premi accademici.

1807 | 29 gennaio - viene mutata la clausola dello Statuto per l'elezione del presidente ed eletto a vita il Conte Carlo Filippo Aldrovandi. Sono istituiti i Piccoli premi Curlandesi ad incoraggiamento degli alunni dell'Accademia nelle classi di pittura (medaglia del valore di L. 105), scultura, disegno di figura e disegno d'architettura (medaglia del valore di L. 65). Piccolo premio di pittura: Carlotta Gargalli, «Artemisia». Piccolo premio di disegno: Giuseppe Dalla Valle, «Alessandro che intraprende la guerra». Piccolo premio di architettura: Romano Rasori, «Un pubblico macello».

1808 | 28 aprile - Pietro Giordani è nominato segretario dell'Accademia. Grande premio d'incisione: Giovanni Barbieri, «Copia di un quadro classico».

1809 | Grande premio di pittura: Giovanni Barbieri, «Saffo che dalla rupe di Leuca si precipita in mare». Piccolo premio architettura: Francesco Cocchi, «Un bagno per una piccola città».

1810 | Grande premio di scultura: Giovanni Putti, «Euridice nutrice d'Ulisse». Piccolo premio di pittura: Emidio Contessi, «Porzia che non vuole sopravvivere»Piccolo premio di scultura: Adamo Tadolini, «Sisifo che s'arrampica sul monte col gran sasso». Piccolo premio di architettura: Luigi Rossini, «Casino in un bosco».

1811 | Grande premio di architettura: Giuseppe Nadi, «Un magnifico ingresso di una villa». Grande premio di incisione: Giuseppe Asioli, «Medea che ringiovanisce Esone». Piccolo premio di scultura: Adamo Tadolini, «Chirone centauro in atto di scoccare la freccia». Piccolo premio di disegno: Domenico Caravita, «Achille in sciro scoperto da Ulisse».

1812 | Piccolo premio di pittura: Luigi Bendini, «Circe con la verga». Piccolo premio di pittura: Rinaldo Boldrini, «Circe con la verga». Piccolo premio di scultura: Adamo Tadolini, «Marte in atto di marciare alla guerra». Piccolo premio di disegno: Carlo Zucchelli, «Paolo Emilio ferito ricusa di salire a cavallo».

1813 | 9 luglio - lettera del conte Aldrovandi al conte Cesare Bianchetti, Podestà di Bologna. Aldrovandi propone di estendere i Piccoli premi a tutte le classi, usufruendo dei fondi non utilizzati per le mancate assegnazioni dei Grandi premi. La proposta viene accettata e dall'anno successivo sono istituiti i piccoli premi Curlandesi di prospettiva, ornato e incisione in rame (premiati con medaglie del valore di L. 65). Grande premio di scultura: Adamo Tadolini, «Venere dà le armi ad Enea».

1814 | Piccolo premio di pittura: Vincenzo Rasori, «Il re David suonando l'arpa». Piccolo premio di scultura: Alessandro Franceschi, «Milone Crotoniate». Piccolo premio di disegno: Luigi Bendini, «Enea ritrattosi dalla battaglia si fa medicare». Piccolo premio di incisione: Ignazio Sarti, «Sacro cuore».

1815 | Dopo la caduta del governo Napoleonico e la restaurazione del Governo Pontificio l'Accademia Nazionale diventa Pontificia Accademia di Belle Arti. Presidente è ancora il conte Aldrovandi, Pietro Giordani viene allontanato e l'architetto Leandro Marconi copre provvisoriamente la carica di segretario. Giovanni Antonio Antolini, professore di architettura viene sostituito da Ercole Gasperini. In attesa di un nuovo ordinamento per l'Accademia rimane inalterato lo statuto napoleonico. 14 luglio lettera del conte Aldrovandi al Podestà di Bologna. Il presidente dell'Accademia chiede che le opere da presentare per il concorso Curlandese di scultura dell'anno 1816 vengano eseguite in marmo, limitando il soggetto a due figure per limitare le spese.Grande premio di pittura: Rinaldo Boldrini, «Il diluvio di Deucalione». Piccolo premio di pittura: Carlo Zucchelli, «Una vestale con tortora nelle mani». Piccolo premio di pittura: Giacomo Guiroli, «Una vestale con tortora nelle mani». Piccolo premio di scultura: Alessandro Franceschi, «Una baccante».

1816 | Grande premio di scultura: Alessandro Franceschi, «Pigmalione».

1817 | Grande premio di architettura: Enrico Marconi, «Un ridotto da collocarsi in un giardino».

1819 | 11 luglio - viene approvato dal consiglio accademico il progetto di Leandro Marconi di adibire lo studio del professore di scultura a Sala dei premi Curlandesi dove collocare il busto del Duca Pietro e conservare le opere premiate.

1820 | Grande premio di architettura: Enrico Marconi, «Una piazza coperta». Piccolo premio di incisione: Stefano Castellari, «Un paesaggio». Piccolo premio di architettura: Giuseppe Gibelli, «Un'arco trionfale».

1821 | Piccolo premio di pittura: Napoleone Angiolini, «San Giovanni Battista predicante». Piccolo premio di architettura: Giovanni Magazzari, «Una porta di città». Piccolo premio di ornato: Luigi Faggioli, «Modello di una culla di un principe». 1822Piccolo premio di pittura: Vincenzo Pizzoli, «Il Valore». Piccolo premio di disegno: Clemente Alberi, «Venere che assiste Adone moribondo». Piccolo premio di prospettiva: Giovanni Magazzari, «Interno di una sala da ballo».

1823 | È nominato presidente il conte Cesare Bianchetti, la carica di segretario provisorio viene affidata a Francesco Tognetti: secondo le disposizioni decise l'anno precedente il segretario deve essere un distinto letterato e non un artista. Grande premio di architettura: Francesco Brancaluzzi, «Una pubblica cavallerizza». Piccolo premio di pittura: Clemente Alberi, «La Vanità». Piccolo premio di disegno: Clemente Alberi, «Lot che fugge da Sodoma». Piccolo premio di architettura: Fortunato Lodi, «Una torre con orologio». Piccolo premio di ornato: Luigi Cocchi, «Un'urna pel bagno di un ricco cittadino». Piccolo premio di prospettiva: Giovanni Magazzari, «La strada dei tripodi».

1824 | sono ultimati i lavori per la Sala Curlandese. Grande premio di pittura: Baldassare Callamai, «Circe avendo accolto nel suo albergo Ulisse». Piccolo premio di pittura: Clemente Alberi, «La Modestia». Piccolo premio di disegno: Clemente Alberi, «Isacco che benedisce Giacobbe». Piccolo premio di architettura: Marco Manini, «Albergo da situare lungo una strada postale». Piccolo premio di prospettiva: Cesare Barbieri, «L'interno di una borsa di commercio».

1825 | Piccolo premio di pittura: Giacomo Zurla, «Cleopatra che si pone l'aspide al petto». Piccolo premio di scultura: Vincenzo Testoni, «Ercole che lotta col leone». Piccolo premio di prospettiva: Giovanni Giovannetti, «Veduta interna di una piccola chiesa».

1826 | Grande premio d'incisione: Gaetano Guadagnini, «Ecce homo». Piccolo premio di pittura: Vincenzo Barboni, «San Girolamo». Piccolo premio d'incisione: Francesco Spagnoli, «Una prospettiva». Piccolo premio d'architettura: Giulio Viscardi, «Un casinetto di delizie per un privato cittadino». Piccolo premio di prospettiva: Andrea Giovannetti, «Un sotterraneo sepolcrale dei bassi tempi». Piccolo premio d'ornato: Domizio Manini, «Una scrivania».

1827 | Grande premio di pittura: Vincenzo Barboni, «Il capitano Francesco De Marchi». Piccolo premio di pittura: Angelo Lamma, «S. Maria Maddalena». Piccolo premio di scultura: Massimiliano Putti, «Giuditta con la testa di Oloferne». Piccolo premio d'architettura: Francesco Peterlini, «Una porta di città». Piccolo premio d'ornato: Francesco Setti, «Una magnifica urna per conservare un corpo».

1828 | Piccolo premio di pittura: Gaetano Cenestrelli, «San Pietro piangente». Piccolo premio di scultura: Carlo Berozzi, «Giobbe». Piccolo premio di disegno: Francesco Belvederi, «David che taglia il lembo del manto a Saul». Piccolo premio di architettura: Albino Riccardi, «Decorazione di una fontana». Piccolo premio di prospettiva: Girolamo Conti, «Una magnifica scala per un palazzo signorile». Grande premio di architettura: Gaetano Gianotti, «Una cattedrale».

1829 | Sono nominati professore di architettura Leandro Marconi, d'ornato Antonio Basoli e di elementi d'ornato Giuseppe Manfredini. Grande premio di architettura: Fortunato Lodi, «Fabbrica isolata ad uso di Accademia di Belle Arti». Grande premio di incisione: Gaetano Guadagnini, «Comunione di San Girolamo». Piccolo premio di pittura: Angelo Lamma, «Doralice che piange». Piccolo premio di scultura: Giuseppe Ferrari, «Il profeta Geremia». Piccolo premio di disegno: Angelo Lamma, «Demetrio che sta a vedere Protogene». Piccolo premio di incisione: Camillo Lambertini, «Un pezzo di architettura geometrica». Piccolo premio di architettura: Giacomo Magri, «Interno di una camera sepolcrale». Piccolo premio di prospettiva: Cesare Tassinari, «Un'arco trionfale sopra un ponte».

1830 | Grande premio di pittura: Gaetano Cenestrelli, «Pirro uccisore di Neottolemo in un convito». Piccolo premio di pittura: Pietro Ulivi, «Il Tasso in atto di comporre il suo poema». Piccolo premio di incisione: Antonio Marchi, «Un pezzo di architettura geometrica»

1831 | L'Accademia riprende l'attività dopo una breve sospensione decisa dal Governo pontificio a seguito dei moti del 1831. Viene nominato presidente dell'Accademia il marchese Antonio Bolognini Amorini, professore di scultura Cincinnato Baruzzi. È sospeso l'alunnato romano. Piccolo premio di pittura: Nicola Agostini, «Ariosto». Piccolo premio di disegno: Giuseppe Sartorini, «La Maddalena in casa del fariseo». Piccolo premio di incisione: Bernardo Rosaspina, «Piazza Ariostea a Ferrara». Piccolo premio di architettura: Enrico Brunetti, «Una sala per la scuola del nudo». Piccolo premio di prospettiva: Andrea Giovannetti, «Un'elegante cappella in una villa». Piccolo premio di ornato: Carlo Galli, «Una vasca ad uso di battesimo».

1832 | Grande premio di architettura: Marco Manini, «Una pubblica dogana coi magazzini occorrenti». Piccolo premio di pittura: Fortunato Rossi, «Dante». Piccolo premio di scultura: Emidio Guidi, «Filottete seduto».

1833 | È nominato professore di anatomia Luigi Calori. Piccolo premio di pittura: Cesare Masini, «Petrarca». Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi; «Veduta fantastica con rovine romane». Piccolo premio d'architettura: Giuseppe Fagnoli, «Una fontana per pubblica piazza».

1834 | Grande premio di scultura: Leopoldo Bozzoni, «Adamo ed Eva che piangono sopra il corpo di Abele». Piccolo premio di pittura: Giuseppe Manara, «Saffo poetessa in atto di cantare». Piccolo premio di scultura: Camillo Gaiani, « Piccolo premio d'incisione: Bernardo Rosaspina, «Piazza del Carmine in Lugo».

1835 | Grande premio d'architettura: Giovanni Orsi, «Una sontuosa basilica cristiana». Grande premio d'incisione: Antonio Marchi, «Assunta». Piccolo premio di pittura: Gaetano Serra, «Belisario cieco miserabile». Piccolo premio d'ornato: Raffaele Trebbi, «Un monumento sepolcrale per illustre letterato».

1836 | Giuseppe Sogni è nominato professore di pittura figurativa e Mauro Berti professore di prospettiva. 28 maggio - in occasione della Esposizione annuale dell'Accademia viene aperta al pubblico la Sala Curlandese. Ne dà notizia in questa data Carlo Monti sulla Gazzetta privilegiata di Bologna elogiando come cose nuove la sala ed il monumento del Duca Pietro. A tale errore risponde Gualandi in Esposizione di Belle Arti in Bologna nel 1836 specificando che il monumento era stato ultimato già da circa 40 anni e che l'unica novità consiste nell'apertura al pubblico della sala. Grande premio di pittura: Cesare Masini, «L'abboccamento del sommo pontefice Leone X in Bologna col re di Francia Francesco I». Piccolo premio di pittura: Achille Frulli, «San Pietro piangente». Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi, «Prospettiva d'interno». Piccolo premio di prospettiva: Leonardo Tonioli, «Un'arco trionfale». Piccolo premio d'ornato: Ludovico Aureli, «Un candeliere per un altare maggiore».

1837 | Piccolo premio di pittura: Luigi Asioli, «Francesco Francia pittore». Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi, «Prospettiva con edifici e paesaggio». Piccolo premio d'architettura: Ercole Dotti, «Facciata per la fabbrica dei tabacchi».

1838 | Napoleone Angiolini è nominato professore di elementi di figura e Antonio Serra professore di architettura. Caterina, duchessa di Sagan, prima figlia del duca Pietro durante un suo soggiorno a Bologna visita la Sala curlandese. Si reca inoltre in visita allo studio del pittore Cesare Masini da cui acquista il quadro: «La morte dei Carraresi signori di Padova». Grande premio d'incisione: Luigi Paradisi, « Piccolo premio di disegno: Giuseppe Bellentani, «Dante che si separa da Catone». Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi, «Prospettiva d'interno». Piccolo premio di prospettiva: Ercole Dotti, «Un ponte trionfale a tre archi».

1839 | Clemente Alberi è nominato professore di pittura figurativa. 31 ottobre in occasione della solenne distribuzione dei premi Francesco Tognetti pronuncia un'orazione dal titolo Delle lodi del serenissimo Pietro Duca di Curlandia. Grande premio di pittura: Luigi Asioli, «Il famoso congresso dei triumviri Ottaviano, Marcantonio e Lepido». Piccolo premio di incisione: Lorenzo Ruggi, «Prospettiva con edifici e paesaggio». Piccolo premio d'architettura: Giuseppe Modonesi, «Un tempio cristiano». Piccolo premio d'ornato: Raffaele Dalpino, «Una lampada». 

1840 | Grande premio di scultura: Massimiliano Putti, «Morte di Patroclo». Piccolo premio d'incisione: Gaetano Dall'Olio, «Messa cantata dai padri capuccini». Piccolo premio d'architettura: Luigi Serra, «Una casa per villeggiatura di agiata famiglia». Piccolo premio di prospettiva: Camillo Leoni, «Un sotterraneo sepolcrale del medio evo». Piccolo premio d'ornato: Raffaele Dalpino, «Una cassa sepolcrale da operarsi in marmo».

1841 | Gaetano Guadagnini è nominato professore d'incisione in rame. Grande premio d'incisione: Luigi Martelli, «Madonna col Bambino». Piccolo premio di pittura: Andrea Besteghi, «San Sebastiano». Piccolo premio di scultura: Alfonso Bertelli, «Polifemo che scaglia il sasso». Piccolo premio d'incisione: Camillo Lambertini, «Paesaggio». Piccolo premio di prospettiva: Carlo Caravita, «Un atrio d'ingresso». Piccolo premio d'ornato: Raffaele Blanc, «Un incensiere con sua navicella». Piccolo premio d'architettura: Angelo Gasperini, «Un famedio militare».

1842 | Francesco Cocchi è nominato professore di prospettiva. Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi, «Prospettiva di cortile classico». Piccolo premio d'architettura: Raffaele Dalpino, «Una fontana a muro da servire ad un giardino». Piccolo premio di prospettiva: Valentino Solmi, «L'interno di un casino di campagna». Piccolo premio d'ornato: Vincenzo Veroli, «Una magnifica lumiera».

1843 | Grande premio di scultura: Cesare Gibelli, «La morte di Sisara». Piccolo premio di pittura: Alessandro Guardassoni, «Anna Bolena forsennata». Piccolo premio di scultura: Dario Putti, «Telemaco al momento di tendere l'arco». Piccolo premio d'incisione: Raffaele Bedetti, «David». Piccolo premio d'architettura: Luigi Franceschini, «Un pubblico macello per bestiami». Piccolo premio d'ornato: Antonio Turtura, «Un fregio lungo analogo alle tre belle arti». Piccolo premio di disegno: Alessandro Bentivogli, «Bramante ai piedi di Carlo Magno».

1844 | Grande premio d'architettura: Raffaele Dalpino, «Una piazza coperta». Grande premi d'incisione: Camillo Lambertini, «Battaglia». Piccolo premio di pittura: Girolamo Dal Pane, «Socrate in atto di bere la cicuta». Piccolo premio di scultura: Enrico Ferrari, «San Girolamo». Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi, «Erodiade». Piccolo premio d'architettura: Luigi Franceschini, «Una porta di città». Piccolo premio di prospettiva: Angelo Gasperini, «Una chiesa sotterranea di stile gotico».

1845 | Il marchese Amico Ricci, nominato presidente dell'Accademia, pone come condizione all'accettazione dell'incarico che il segretario sia un artista e non un letterato. Cesare Masini viene chiamato dall'Accademia di Perugia a coprire la carica di segretario. Piccolo premio di pittura: Pietro Montebugnoli, «Ugolino in carcere». Piccolo premio d'incisione: Pietro Suppini, «Madonna col bambino». Piccolo premio d'architettura: Carlo Zanetti, «Una cisterna da erigersi nel mezzo di un cortile». Piccolo premio di prospettiva: Calisto Zanotti, «Interno di un magnifico bagno arabo». Piccolo premio d'ornato: Vincenzo Veroli, «Un sarcofago sepolcrale per un defunto cattolico». 

1846 | Francesco Petrazzi è nominato professore di anatomia. Grande premio di scultura: Astorre Arnovaldi, «L'incontro di Abigalle col re David». Piccolo premio di pittura: Camillo Amadori, «San Brunone meditabondo». Piccolo premio d'architettura: Fortunato Feletti, «Un oratorio per la confraternita artistica». Piccolo premio di prospettiva: Contardo Tomaselli, «egizio». Piccolo premio d'ornato: Fortunato Feletti, «Li gradi e il ciborio per l'altare della chiesa dell'Accademia di Belle Arti di Bologna». 

1847 | Dorotea, terza figlia del Duca Pietro, duchessa di Sagan e Tallejrand visita la sala Curlandese e commissiona a Masini un quadro che rappresenti l'ambiente. In seguito invia a Bologna un ritratto del padre da identificarsi probabilmente col Ritratto del Duca di Curlandia ricordato in un inventario comunale del 1933 e smarrito in periodo bellico. Grande premio d'architettura: Raffaele Dalpino, «Una regale cavallerizza». Grande premio d'incisione: Raffaele Bedetti, «Omero cieco detta l'Odissea». Piccolo premio di pittura: Camillo Amadori, «Ercole in riposo dopo aver ucciso l'idra di Lerna». Piccolo premio d'incisione: Pietro Suppini, «Maddalena». Piccolo premio d'architettura: Giovanni Calza, «Una caffeaus di prospettiva ad un giardino». Piccolo premio di prospettiva: Antonio Turtura, «Introduzione alla tomba di Merlino». Piccolo premio d'ornato: Raffaele Dalpino, «Un leggio corale».

1848 | Filippo Antolini è nominato professore di architettura, Giuseppe Badiali d'ornato. 1 febbraio la Gazzetta privilegiata di Bologna riporta la notizia della fondazione della Società protettrice delle Belle Arti; tra i promotori il professore Francesco Cocchi, il pittore paesista Ottavio Campedelli e il marchese Carlo Bevilacqua. Piccolo premio d'incisione: Lorenzo Ruggi, «Prospettiva».

1849 | Grande premio di scultura: Marco Manfredi, «Noli me tangere». Piccolo premio di pittura: Gaetano Belvederi, «David che adatta il sasso alla fionda». Piccolo premio d'incisione: Luigi Paradisi, «Mezza figura tratta da un pregevole dipinto». Piccolo premio d'architettura: Contardo Tomaselli, «Un'aula per le pubbliche adunanze». Piccolo premio di prospettiva: Contardo Tomaselli, «La via dei sepolcri a Pompei». Piccolo premio d'ornato: Pietro Bordoni, «Un cancello da collocarsi all'ingresso di una Accademia di Belle Arti da eseguirsi in ferro battuto».

1850 | 17 luglio- Gregorio XVI approva lo «Statuto per l'Accademia di Belle Arti di Bologna». Le modifiche apportate sono minime, la più rilevante consiste nell'inserimento della classe dei mecenati nel Corpo Accademico. Grande premio d'incisione: Raffaele Bedetti; «Madonna col Bambino».

Piccolo premio di scultura: Ladislao Sanmarchi, «La speranza». Piccolo premio d'incisione: Raffaele Bedetti, «Ritratto». Piccolo premio d'architettura: Giovanni Calza, «Una scuderia per 20 cavalli». Piccolo premio di prospettiva: Raffaele Dal Re, «Cortile di una prigione del medio evo». Piccolo premio d'ornato: Pietro Bordoni, «Una magnifica lampada per un altare».

1851 | Il conte Luigi Aldrovandi è nominato presidente. Grande premio di pittura: Ippolito Bonaveri, «La morte di Zerbino». Piccolo premio di pittura: Luigi Masetti, «Un padre eterno». Piccolo premio d'incisione: Bernardino Rosaspina, «Cattedrale di Palermo».

1852 | Piccolo premio di prospettiva: Giuseppe Mingoni, «Ruine di un'antica cattedrale».  Il marchese Carlo Bevilacqua è nominato presidente. Grande premio di scultura: Evaristo Giandominici, «L'educazione d'Achille». Piccolo premio di pittura: Federico Fontana, «Ebe che versa il nettare». Piccolo premio di disegno: Alessandro Stagni, «Ercole e Lica». Piccolo premio d'ornato: Pietro Bordoni, «Un palio d'altare».

1853 | Rifondazione della Società Protettrice delle Belle Arti cui da quest'anno viene riservata una sala in occasione delle Esposizioni annuali dell'Accademia. Piccolo premio di pittura: Arturo Nannini, «Gesù nell'orto». Piccolo premio d'architettura: Timoteo Martinelli, «Un altare con sua ancona». Piccolo premio d'ornato: Pietro Bordoni, «Un trono per l'esposizione del S. Sacramento».

1854 | Grande premio di pittura: Antonio Rosaspina, «Elisabetta Sirani moribonda». Piccolo premio di scultura: Carlo Monari, «Narciso al fonte». Piccolo premio di disegno: Anacleto Guadagnini, «Gli angeli che annunciano ad Abramo la sua posterità». Piccolo premio d'architettura: Raffaele Faccioli, «Un momento onorario a Francesco De Marchi». Piccolo premio d'ornato: Gaetano Canedi «Una lucerna da eseguirsi in argento per un'alta dignità».

1855 | Piccolo premio di pittura: Raffaele Alberi, «Geremia». Piccolo premio d'incisione: Anacleto Guadagnini, «Adorazione del bambino». Piccolo premio d'architettura: Gaetano Canedi, «Un campanile isolato». Piccolo premio di prospettiva: Titto Azzolini, «Interno di un'antica basilica cristiana».

1856 | È l'ultimo anno in cui si svolgono le esposizioni annuali dell'Accademia. Grande premio d'architettura: Raffaele Faccioli, «Un famedio militare». Piccolo premio di pittura: Michele Gamberini, «Sansone che rompe i vincoli». Piccolo premio di scultura: Federico Monti, «Il genio della pace». Piccolo premio di prospettiva: Luigi Bazzani, «Gabinetto gotico». Piccolo premio d'ornato: Alessandro Rabbi, «Ricco ornamento in tarsia d'argento». Piccolo premio d'incisione: Anacleto Guadagnini, «Madonna orante». 

1857 | Piccolo premio di pittura: Enrico Savini, «La fiducia in Dio». Piccolo premio d'incisione: Giuseppe Foresti, «Sacro Cuore».

1858 | Piccolo premio di prospettiva: Augusto Chierici, «Esterno di una cattedrale del medio evo».

1859 | Con un decreto di Vittorio Emanuele II è sciolta la Pontificia Accademia, viene nominata una commissione che affianchi quella già costituita a Milano per stabilire i nuovi Statuti e Regolamenti delle Accademie di Belle Arti. Le scuole rimangono aperte, Francesco Cocchi è nominato direttore; segretario rimane Masini. Piccolo premio di pittura: Silvio Faccioli, «Esculapio». Piccolo premio di disegno: Antonio Bernini, «Giove allattato dalla capra Amaltea». Piccolo premio d'architettura: Giuseppe Ceri, «Piccolo edifizio per bagni». Piccolo premio di prospettiva: Gaetano Malagodi, «Cortile di un castello del medio evo».

1860 | 6 marzo - Carlo Farini da Modena emana lo Statuto generale per le Reali Accademie di Belle Arti dell'Emilia. Bologna è nominata sede dell'Accademia Centrale da cui dipendono le Accademie di Parma e Modena a capo delle rispettive circoscrizioni provinciali. Il pittore Adeodato Malatesta di Modena è nominato presidente generale, segretario generale è Cesare Masini. Antonio Muzzi è nominato aggiunto di elementi di figura, Salvini Salvini professore di scultura, Massimiliano Putti maestro di plastica ornamentale, Contardo Tomaselli professore d'ornato, Ludovico Aureli professore di elementi d'ornato, Francesco Bortolotti professore di pittura di paesaggio, Fortunato Lodi professore di architettura, Carlo Arienti, richiamato dall'Accademia Albertina di Torino dove era professore di pittura è nominato presidente. Oltre alla istituzione della cattedra di Storia e Critica d'arte, affidata al professore Luigi Mercantini, viene aperta la scuola d'incisione in legno, affidata a Francesco Ratti, mentre la scuola d'incisione in rame è centralizzata a Parma. In sostituzione delle Esposizioni annuali che si tenevano nelle singole Accademie vengono istituite le Esposizioni triennali che hanno luogo a Bologna. In concomitanza con le Esposizioni è bandito un concorso aperto a tutti gli artisti italiani nelle classi di pittura, premiata con L. 800, scultura statuaria, L. 800, architettura, L. 500, pittura di genere, L. 400, decorazione, prospettiva, pittura di paesaggio, incisione in legno ed in rame, L. 300; inoltre è aperto un concorso per pensioni triennali di studio in altre città d'Italia, la sede preferita non è più Roma, ma Firenze. Nell'Accademia di Bologna sono istituiti dei nuovi premi accademici, assegnati esclusivamente agli studenti delle classi superiori, divisi in premi d'invenzione, da un minimo di L. 200 ad un massimo di L. 500 secondo le classi, e d'esecuzione, da L. 100 a L. 200. Piccolo premio di pittura: Alfonso Savini, «Mario a Cartagine». Piccolo premio d'incisione: Achille Lega, «Madonna immacolata». Piccolo premio d'architettura: Luigi Biffi, «Edificio per pubbliche adunanze». Piccolo premio di prospettiva: Gaetano Malagodi, «Ricca camera gotica con camino». 

1861 | Antonio Puccinelli è nominato professore di pittura figurativa. Piccolo premio d'architettura: Publio Corelli, «Un caffè isolato in un pubblico passeggio». Piccolo premio di prospettiva: Filippo Brunetti, «Cortile di un palazzo moresco». Piccolo premio d'ornato: Francesco Solmi, «Una magnifica lampada per un santuario».

1862 | Grande premio d'architettura: Publio Corelli, «Un vasto casamento per famiglie di operai». Piccolo premio di pittura: Augusto Grossi, «Malatesta Baglioni capitano della Repubblica fiorentina». Piccolo premio d'architettura: Luigi Conti, «Un mercato coperto per erbaggi e frutta». Piccolo premio di prospettiva: Alfonso Trombetti, «Cortile di un cimitero del medio evo». Piccolo premio d'ornato: Angelo Masciotti, «Decorazione per una pala».

1863 | I Esposizione triennale delle Accademie dell'Emilia, partecipano 95 artisti con 250 opere. Sono aboliti i premi accademici per le classi superiori e sostituiti con premi scolastici, da L. 25 a L. 50 secondo le classi, aperti a tutti gli studenti dell'Accademia. Grande premio di pittura: Alfonso Savini, «Io mi sedeva in parte». Piccolo premio di prospettiva: Alfonso Trombetti, «Ruine di un castello in parte sepolto».

1864 | Piccolo premio di pittura: Raffaele Faccioli, «Michelangelo che disegna le fortificazioni». Piccolo premio di scultura: Alessandro Massarenti, «L'incontro di Virgilio con Sordillo». Piccolo premio d'architettura: Francesco Gualandi Gamberini, «Un manicomio per 400 alienati». Piccolo premio di prospettiva: Alfonso Trombetti, «Esterno di un castello». Piccolo premio d'ornato: Alberto Gozzi, «Un monumento sepolcrale».

1865 | Valentino Solmi è nominato professore di prospettiva; Luciano Scarabelli di Storia e critica d'arte. Grande premio d'architettura: Ernesto Mazzanti, «Un collegio militare». Grande premio d'architettura: Leandro Federici, «Un collegio militare». Grande premio d'architettura: Francesco Gualandi Gamberini, «Un collegio militare». Piccolo premio di disegno: Quinto Cenni, «Bernabò Visconti». Piccolo premio di prospettiva: Paolo Bedini, «Un magnifico scalone di un palazzo in stile 1650-1750». Piccolo premio d'ornato: Alberto Gozzi, «Gruppo di mobiglia».

1866 |In occasione dell'apertura delle lezioni accademiche il professore Luciano Scarabelli pronuncia una commemorazione di Pietro Duca di Curlandia. Il discorso viene stampato l'anno seguente coi fondi del premio Curlandese. Grande premio di pittura: Orfeo Orfei, «Nicolò Machiavelli inviato commissario della Repubblica fiorentina a Valentino Borgia». Piccolo premio di scultura: Alessandro Massarenti, «Un alfiere che difende il proprio stendardo»

Testo tratto da: I Concorsi Curlandesi. Bologna, Accademia di Belle Arti 1785-1870, catalogo della mostra, a cura di Renzo Grandi, Bologna, Galleria d’Arte Moderna, marzo-maggio; Museo Civico, giugno-luglio, 1980. In collaborazione con MAMbo Bologna.

(a cura di Elisabetta Farioli, Claudio Poppi)

Testi tratti da "I Concorsi Curlandesi". Bologna, Accademia di Belle Arti 1785-1870, catalogo della mostra, a cura di Renzo Grandi, Bologna, Galleria d’Arte Moderna, marzo-maggio; Museo Civico, giugno-luglio, 1980.

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Storia delle arti del disegno (La)
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Augusto Romagnoli, La storia delle arti del disegno studiata nei monumenti che si conservano in Bologna e nei suburbi, 1888. Estratto. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

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