Monumento Palmieri Bocchi

Monumento Palmieri Bocchi

cippo 1815 ca.

Scheda

Il monumento appare particolarmente elegante e adeguato al grado culturale e sociale del defunto, che in più occasioni si fece onore, godendo della stima dei concittadini. Della fama dell’opera è testimone il brano tratto dalle descrizione inclusa nella Collezione dei Monumenti Sepolcrali del Cimitero di Bologna, edito da Giovanni Zecchi tra il 1825 e il 1827. “...Monumento del Conte Paolo Palmieri Bocchi, cognominato altrimenti Fioravanti, Cavaliere Commendatore dell'ordine ragguardevolissimo di S. Stefano Papa e Martire, Accademico Clementino d'onore. Fu colpito da morte improvvisa il giorno 1 Settembre 1815, e mancò di vivere in età d'anni 42. Questo monumento si eresse d'ordine della madre Maria Polidori Palmieri, e del fratello Carlo Palmieri Bocchi. Inventore ne fu il Dottore Vincenzo Vannini architetto, e lo scultore il Roncagli”.

Si tratta del sepolcro neoclassico della Certosa più legato al gusto dell’antico e concepito dall’architetto Vannini, forse anche su indicazione della committenza. Lo scultore Roncagli lo realizzò con sapienza d’arte nelle figure del bassorilievo, negli ornati e nel bellissimo drappeggio. Quest'ultimo, similmente alla tecnica usata da Giovanni Putti, fu realizzato in tela grossa di canapa, imbibita di colla, più volte ricoperta di gesso. Il modello architettonico deriva dalle tavole incise della trattatistica settecentesca e più precisamente dall’opera editoriale piranesiana: preziose e ricercatissime acqueforti che diedero fama europea all’autore. Si riscontrano quindi più elementi architettonici che, per assemblaggio e proporzioni, ci confermano la qualità del progettista. Lo zoccolo strutturale del porticato è piano di posa per un basamento arricchito agli estremi inferiore e superiore da cornici e nel fronte da un bassorilievo con figure allegoriche femminili, drappeggiate all’antica e poste in sequenza. La prima da sinistra è la Musica/Armonia che mostra gli attributi di una cetra e un rotolo, e conversa con l’Architettura/Sapienza latomica del costruire, che nella mano sinistra tiene un archipendolo. Accanto sta l’allegoria della Scultura che prende con la destra, sottobraccio, l’Architettura e pone, accanto all’archipendolo, il proprio compasso e il maglietto. Con il dito indice della mano sinistra mostra la figura dell’Accademia, assisa e dolente. Ai suoi piedi una tavolozza e pennelli. Il suo gomito è posto su un cubo, base ad una statua di Minerva/Saggezza, accompagnata da una graziosa civetta. Ma tutta la composizione può essere interpretata non solo come cordoglio delle Arti, ma altresì come appartenenza del Palmieri Bocchi (1773-1815) alla Libera Muratoria. Più in alto si erge una stele, dove due teste di ariete sorreggono con le loro corna il sottostante festone di foglie di quercia. La cornice superiore aggettante è supporto a un timpano affiancato da due acroteri, decorati da classici baccelli. Il prospetto presenta una epigrafe latina, scritta e incisa con maestria. Il bassorilievo allegorico può essere libera citazione da tavole piranesiane: Le antichità romane (II-III, 1756 e 1784) e Vasi, candelabri e cippi (1778). Per ciò che riguarda gli arieti è possibile un riferimento alla tavola dedicata al cavalier Artur Boyer. Il monumento piacque e venne riproposto, con variante, dall’architetto Vannini nel 1823 alla famiglia Giorgi Orsi: una stele a due epigrafi, tre teste d’ariete sostegno a un festone a due cadute ed a uno stemma su scudo bipartito a testa di cavallo, che riporta gli emblema congiunti dei Giorgi a destra e degli Orsi a sinistra. Il timpano curvo è affiancato da due rosoni e nella sua mezzeria campeggia la simbolica clessidra affiancata da ali spiegate.

Vincenzo Lucchese

Testo tratto da: R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.

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