Franceschi Alessandro

Franceschi Alessandro

22 Febbraio 1789 - 27 Maggio 1834

Note sintetiche

Occupazione: Scultore

Scheda

Alessandro Franceschi nacque il 22 febbraio del 1789, a Montasico, nei pressi di Marzabotto, da una famiglia abbastanza agiata, il padre era un proprietario terriero. Questa condizione di benessere, permise ad Alessandro di poter effettuare la sua formazione artistica, presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, alla quale si iscrisse nel 1804. Iniziò a frequentare la scuola di Elementi di Figura con il professore Giovanni Battista Frulli, per poi frequentare la scuola di Scultura, a partire dal 1809, con il professore Giacomo De Maria.
Il modo di scolpire e le doti di Franceschi, attirarono l’attenzione del professore De Maria, il quale coinvolse l’allievo nell’esecuzione del bassorilievo per il frontone di Villa Aldini, situata sul colle dell’Osservanza. La realizzazione dello stucco, raffigurante Giove e le altre divinità, fu affidata a Franceschi per la parte sinistra, ad Adamo Tadolini per la parte destra, e a De Maria per la parte centrale.
Gli anni formativi di Franceschi (1804-1818) all’Accademia bolognese, furono caratterizzati dalla vittoria di numerosi premi scolastici, che si dividevano in premi di Prima Classe e premi di Seconda Classe. I primi venivano assegnati agli allievi di tutte le Accademia nazionali, i secondi agli allievi delle Accademie di Milano e Bologna. Nel 1812 e nel 1813, Franceschi vinse due premi di Seconda Classe, di cui non si conoscono i soggetti. Nel 1814 fu protagonista della vittoria del Piccolo Premio Curlandese in scultura, rappresentante il Milone e il leone; premio riconfermato anche l’anno successivo con una figura a tutto rilievo, forse raffigurante Una baccante. Nel 1816 Franceschi ottenne il Premio Curlandese con un bassorilievo in marmo, raffigurante Pigmalione che sacrifica a Venere due colombe perché gli sia animata la statua da lui fatta, ottenendo giudizi positivi dalla Commissione, che apprezzò la grazia e la morbidezza dello stile, ispirante l’antico. Nel 1817 e nel 1818, lo scultore presentò due bassorilievi che guadagnarono l’assegnazione dei Premi Grandi nella scuola di scultura, con i rispettivi soggetti Gesù assiso sulla giumenta che entra trionfante in Gerusalemme, e Enea che caricatosi il padre Anchise fugge da Troia col figlio Ascanio.
Nel novembre del 1818, Franceschi decise di continuare e di approfondire la sua formazione, nella città di Roma, e senza nemmeno tentare il Concorso dell’Alunnato, si autofinanziò il viaggio. A Roma studiò le opere dei greci e le opere presenti nella città, stando vicino alla scuola di Canova. Nel gennaio del 1819 partecipò al Concorso dell’Anonimo, con una figura a tutto rilievo raffigurante San Sebastiano legato ad un tronco d’albero, in atto di santa rassegnazione, dopo le sofferte ferite. Non vinse alcun premio e alla fine dello stesso anno, Franceschi partì da Roma, per recarsi nelle città di Perugia e Firenze. A Firenze si ammalò e fu costretto a rientrare a Bologna.
Il sogno di Franceschi era quello di stabilirsi a Roma, dove aveva la casa e gli amici, ma la salute non glielo consentì e a partire dal 1821 cominciò l’attività artistica al Cimitero Comunale della Certosa di Bologna. Il primo monumento, che con molta probabilità eseguì, fu quello al Monsignor Francesco Arrighi, terminato nella primavera del 1821. L’esecuzione di questo sepolcro raffreddò i rapporti tra l’Accademia, che aveva la funzione di esaminatrice dei monumenti da inserirsi nella Certosa, poichè Franceschi completò e fece collocare l’opera senza il consenso dell’Accademia. Il rapporto si rinsaldò l’anno successivo, con l’esecuzione del monumento funerario a Giovanni Battista Giacomelli, opera molto apprezzata dalla Commissione Accademica.
Franceschi continuò la sua attività artistica alla Certosa fino alla morte, lasciando più di venticinque opere funerarie, tra le quali ricordiamo il monumento Badini, Ceronetti, Giro, Landini, Tinti. Più scarsa risulta la sua presenza nelle Chiese e nei dintorni di Bologna, di cui ricordiamo l’esecuzione di due putti per l’altare maggiore della Chiesa di San Paolo in Monte a Bologna, la figura di San Pietro per la Chiesa di Santa Caterina di Bologna, e la statua dell’Immacolata nella Chiesa di San Michele a Montasico.
Stilisticamente Franceschi, nelle prime opere, è molto legato al Neoclassicismo con chiare aperture allo stile canoviano, infatti i monumenti Arrighi, Zambeccari, Persiani, si rifanno alle opere di Canova, in particolare al monumento per il Papa Clemente XIII e al monumento Stuart, entrambi siti in San Pietro a Roma. Le opere successive si arricchiscono di particolari: il sentimento, la morbidezza del modellato, la naturalezza delle forme diventano i veri protagonisti. Lo stile di Franceschi si avvicina al Naturalismo di Lorenzo Bartolini, con molta probabilità conosciuto a Firenze, il quale, secondo le cronache locali, sembrò apprezzare molto l’ opera di Franceschi. Si può prendere come esempio cardine, il monumento a Luigi Tinti, situato nella Galleria degli Angeli nel Cimitero di Bologna, ed eseguito da Franceschi tra il 1833 e il 1834, il quale riprende chiaramente la Fiducia in Dio eseguita da Bartolini nel 1835, il cui bozzetto era già pronto nei primi mesi del 1834. Entrambi i monumenti hanno in comune la naturalezza e la raffigurazione del sentimento, elementi protagonisti anche del monumento alla famiglia Sormani Landini, eseguito da Franceschi nel 1833 circa. L’ultima commissione che gli venne assegnata riguardava l’esecuzione del busto del Papa Gregorio XVI, per la Sala del Consiglio di Bologna. L’opera non fu eseguita da Franceschi, ma da Baruzzi, perché il 27 maggio del 1834 Franceschi morì nella sua casa a Bologna, arrecando grande dolore al mondo dell’arte locale.
Venne sepolto nel cimitero della Certosa ove tutt'oggi si può ammirare il suo monumento funebre, realizzato dall'allievo Cesare Gibelli e collocato nel portico sud-ovest del Chiostro VI. Il testo della lapide recita: IL XXVII MAGGIO MDCCCXXXIV / USCI DI VITA / ALESSANDRO FRANCESCHI / SCULTORE MECCANICO MERITISSIMO / CHE ATTINSE LE BELLEZZE DELL’ARTE SCULTRICE / ALLA SCUOLA DEL CANOVA / E DAL CORPO ACCADEMICO FELSINEO / FU ONORATO NELLE ESEQUIE / CESARE GIBELLI SUO DISCEPOLO / NE SCOLPI LA EFFIGIE / ELETTA SCHIERA DI ARTISTI / POSE CORONA CHE NON TEME OBLIO / L’UOM PASSA LA VIRTU’ RIMANE / MDCCCLXII

Tiziana Quaglietta

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Certosa di Bologna (La)
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Angelo Raule, La Certosa di Bologna - Guida; Nanni, Bologna, 1961, INDICE DEI NOMI

Cimitero Comunale di Bologna
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Cimitero Comunale di Bologna. Estratto dalla rivista “Il mondo illustrato – Giornale universale”, Torino, nn. 34, 35, 36, 38, 42, 1847. Testi di Savino Savini, trascrizione a cura di Lorena Barchetti.