Teatro del Corso

Teatro del Corso

Scheda

Il Teatro viene così viene descritto nella 'Guida illustrata di Bologna - Storica artistica industriale', edita nel 1892 dalla Tipografia Successori Monti:

"Il Teatro del Corso, in via S. Stefano N. 31 e 33, fu cominciato a fabbricare nel 1802 e compiuto due anni dopo dall'architetto Francesco Santini. Nel giugno del 1805, in occasione dell'arrivo a Bologna di Napoleone I, fu solennemente inaugurato. Le scene di questo teatro furono pure calcate da artisti celebri. Degli ultimi ricordiamo Ermete Novelli, Claudio Leigheb, Edoardo Ferravilla. Fra i cantanti, che qui ultimamente vi agirono pochi ve ne furono degni di speciale menzione. E fra questi pochi un nome suona caro come un ricordo incancellabile di commozione sentita; quello del comm. Roberto Stagno. In lui sono riuniti l'attore drammatico, l'attore cantante, formando un complesso sorprendente, un complesso armonico degno soltanto d'un vero genio. A proposito di lui ecco quanto scrisse Carlo d'Ormeville, valente letterato. "Roberto Stagno non appartiene a questa schiera di superficiali, che sfiorano senza approfondire, che delibano senza gustare, che non lasciano la più lieve traccia del loro passaggio, e che si trascinano faticosamente da un capo all'altro del mondo non destando mai una di quelle emozioni, per le quali soltanto si determina un trionfo. Artisti senza arte, individui senza individualità, essi restano per anni ed anni nella morte agora della mediocrità, non ad altro aspirando che alla caccia dei quartali e agli applausi dei portoghesi. Roberto Stagno, perfezionando, aumentando e completando le doti e le qualità naturali, ha domandato la corona civica del più completo successo al suo raro talento, e l'ha vittoriosamente ottenuta. Quando egli si mostra alla scena, l'illusione è perfetta. Non è il cantante, è il personaggio; non è il tenore, è l'artista. E il dramma ha per lui ed in lui la sintesi più meravigliosa, lo svolgimento il più efficace. E il pubblico è affascinato da lui, e il fascino subito si manifesta e si esprime con le più fragorose e spontanee acclamazioni". Roberto Stagno ha la qualità preziosa di poter eseguire qualunque genere di musica; da Rossini a Verdi, da Meyerbeer a Bellini, da Halewy a Flotow, da Donizetti a Wagner. Ci ricordiamo il suo successo di due anni fa, negli Ugonotti. Nel duetto dell'ultimo atto commosse gli spettatori che alzatisi in piedi lo acclamarono con delirio, con frenesia e lo proclamarono: L'artista completo. In tutti i tempi vissero artisti illustri i di cui nomi gareggiarono di celebrità. E così mentre visse il Rubini fiorivano i Duprez, i Tacchinardi e più tardi furono emuli al Mario Naudin: Ivanoff ed altri sommi. Innegabile pertanto che anche nell'epoca nostra molti sono gli artisti che illustrarono l'arte italiana, senonchè come nei tempi passati anche nell'oggi un solo è il nome che spontaneo ricorre alla mente di chi vuol ricordare ed affermare il progresso e la grandezza dell'arte nostra e quel nome è legato alla storia: Roberto Stagno. Rubini-Mario-stagno ecco la olimpica triade che fu e resterà sola affermazione della grandezza dell'arte lirica rappresentativa. In quella sera con Stagno, divise gli applausi Gemma Bellincioni una stella fulgente dell'arte del canto. Questa eletta artista cominciò a farsi distinguere nella Traviata al Carcano di Milano. Quella sera fu una rivelazione e da allora la Bellincioni ebbe facile la via del trionfo. Entusiasmò alla Scala nel Roberto il diavolo, nonchè a Bologna nella Traviata al Comunale, trionfò in tutti i teatri d'Italia e nell'America del Sud. Il maestro Mascagni oltre a Roberto Stagno, deve a lei il successo primo della sua Cavalleria Rusticana. Di Gemma Bellincioni fu detto: "Come Verga per il suo dramma aveva trovata la Duse così mascagni per la sua musica ebbe la fortuna di trovare la Bellincioni". Duse-Bellincioni! Quanti punti di contatto fra queste individualità artistiche così spiccate, così superiori. Come si somigliano fra loro. Quale intima analogia fra il nervosismo dell'una e il sentimentalismo dell'altra! Le due Santuzze sublimi dell'arte lirica e dell'arte drammatica legheranno i loro nomi alla storia".

CRONOLOGIA 1805 - 1944

La cronologia dal 1805 al 1835 è tratta da “La vita cittadina” rivista mensile di cronaca amministrativa e di statistica del Comune di Bologna. Anno sesto, febbraio 1920, trascrizione a cura di Lorena Barchetti. Dal 1835, in collaborazione con "Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi" della Biblioteca Sala Borsa di Bologna.

Nella storia dei teatri di Bologna è stato completamente dimenticato il Teatro del Corso; poiché il volume di Corrado Ricci non va oltre la fine del settecento, e questo teatro, edificato su disegno di Francesco Santini, fu solennemente inaugurato il 20 giugno 1805 per festeggiare la venuta a Bologna di Napoleone I. Vi fu rappresentata l’opera seria del maestro Ferdinando Paer: Sofonisba, col ballo eroico: Perseo e Andromeda del coreografo Gioja, che lo diresse. Il teatro era illuminato a giorno, “le stanze” dell’annesso casino e del ridotto, furono “elegantemente mobigliate e disposte per una scelta conversazione e per una festa da ballo”. Lo spettacolo era gratuito, e furono distribuiti i biglietti “alle persone più distinte della città, onde assicurare la massima decenza negli spettatori” i quali furono “serviti di continuo di generale rinfresco”. Le loro Maestà si recarono al teatro sulle dieci di sera, accompagnate da numeroso popolo, ed, entrate nella gran loggia, non si cessava dall’applaudire.

Di altri spettacoli dati nel 1805 e 1806 non potei trovare notizie; ma nell’aprile del 1807 vi recitò la compagnia comica Goldoni, che il 22 di detto mese rappresentò: Gustavo IX re di Danimarca. A proposito di questa “produzione di carattere” osservava Il Redattore del Reno (1807, n.33) “che Gustavo re di Danimarca non è mai esistito”, essendo il fatto di cui trattavasi “da attribuirsi ad Enrico IV re di Francia”. L’ultima rappresentazione di cotesta compagnia ebbe luogo il 12 maggio con una “nuovissima produzione teatrale”, intitolata: Paolo e Virginia, ossia il Quadro della natura, tratta dal romanzo di Bernardin de Saint-Pierre. Il 22 maggio il Teatro del Corso si riaprì per una grande accademia vocale ed istrumentale, nella quale furono applauditi il mandolinista milanese Pietro Vimercati e la “rinomata cantante” signora Teresa Capelletti.

Alla compagnia Taddei successe in questo teatro ai primi di giugno la compagnia Consoli e Zuccato, avendo per prima attrice la sig. Marianna Zanerini, che per la sua beneficiata recitò nel dramma: Il giorno della liberazione di Ziegler. In settembre agiva su questo teatro la compagnia di Andrea Bianchi, composta di stimati attori, quali: Giuseppe De Marini, Alberto Tessari, Luigi Vestri e la Rosa Dorati.

Un associato al Redattore del Reno lagnavasi del silenzio di questo giornale riguardo a detta compagnia comica, e l’estensore rispose che il suo silenzio era stato causato da ciò che il De Marini “coll’eleganza del suo portamento, colla vivacità de’ suoi sguardi e colle sue maniere erasi guadagnato l’animo delle signore, che tutte parlavano di lui con entusiasmo e lo sollevavano alle stelle”. Siccome il cronista non divideva la loro opinione, aveva preferito tacere. Ma poi continuava facendo molti elogi della compagnia diretta da Andrea Bianchi, dicendola “senza contraddizione una delle migliori d’Italia per vaghezza di scenario e magnificenza di sempre analogo vestiario”. Continuava lodando la rappresentazione del Federico il Grande, e gli attori: Giuseppe De Marini, “di somma intelligenza, energia nell’espressione e di talento nel dipingere vivamente i caratteri che rappresenta, inferiore però al Tessari nella tragica declamazione”. La sig. Rosa Dorati accostavasi molto al De Marini nel modo di declamare; ma la sua espressione era più naturale, più gentile la sua pronuncia. Buono il Vestri, che sosteneva le parti di caratterista; valente attrice Anagilda Arisi, che sosteneva le parti di madre e mostrava molta cognizione del teatro. La seconda donna Teresa Villani, benchè giovane, mostrava felici disposizioni alla carriera teatrale.

Nell’aprile del 1808 la compagnia comica reale al servizio di Eugenio di Beuharnais, diretta da Salvatore Fabbrichesi, incominciò nel teatro del Corso le sue rappresentazioni con Lauretta di Gonzales; alla quale seguì la Mirra dell’Alfieri, La Locandiera di Goldoni; il Saul di Kotzebue, l’Olimpia di Voltaire e molti altri drammi, commedie e tragedie finchè si ebbe l’ultima recita il 29 maggio col L. Quinto Cincinnato del Pindemonte.

Il 3 luglio incominciò a prodursi su questo teatro la compagnia comica imperiale e reale d’artisti francesi, diretta da Madame Raucourt, col dramma di Voltaire: Adelaide di Guesclin, al quale poi seguì: Le philosope marié, ed Omasi ou Joseph en Egypte di Baour-Lormian; Athalie; e L’honneté criminelle di Fenouillot de Falbaire.
A questa compagnia francese successe ai primi di settembre quella diretta da Antonio Marrocchesi, recitando: L’uomo migliorato dai rimorsi; Violante e Roberto; Misantropia e sentimento; Olda ed altri drammi e commedie.

La compagnia Zuccato incominciò un nuovo corso di recite il 14 ottobre e continuò fino al 1° dicembre 1808. Fu sostituita dalla compagnia di Gaetano Bazzi, che incominciò le sue recite ai primi di gennaio del 1809 con La ciarliera indispettita, e continuò fino al 18 febbraio, terminando col dramma: L’Eugenia.
Dal 4 marzo al 1° aprile 1809 fu eseguito l’oratorio: Gerusalemme distrutta, con musica del Guglielmi; poi si ebbe la compagnia de’ commedianti ordinari di S.M.I. e R., diretta da Salvatore Fabbrichesi, che il 5 aprile rappresentò la commedia: Sofia, indi la Mirra ed il Filippo dell’Alfieri; la Zaira del Voltaire; La locandiera del Goldoni e molte altre commedie fino alla fine di maggio.

L’opera in musica, che non erasi più data in questo teatro dal 1805, allorchè fu inaugurato, fu ripresa ai primi di giugno del 1809 con La capricciosa corretta, musicata da Vincenzo Martini, seguita dal ballo: Arianna abbandonata nell’isola di Nasso. Fu replicata il 10 giugno, poi non si ebbe più alcuno spettacolo in questo teatro fino al 12 settembre, allorchè andò in scena L’orribile attentato, recitato dalla compagnia comica Soardi e socio.

A questo successe la compagnia Rossi e C. il 7 novembre, rappresentando: Nessuno è profeta nella sua patria e molte altre commedie fino al 19 dicembre. Terminò le sue recite con L’ajo nell’imbarazzo, e fu sostituita dalla compagnia Venier, che andò in scena con Il giudizio di Carlo Magno.

Nella quaresima del 1810 si rappresentò Il trionfo di Gedeone, azione sacra di Stefano Pavesi, cantata da Girolamo Marzocchi “rinomato tenore” e dalla Elisabetta Manfredini Guarmani, esordiente, figlia del maestro Vincenzo Manfredini. Della musica di questo Gedeone così scriveva un associato del Redattore del Reno: “La sinfonia, il coro che accompagna l’arrivo dell’Angelo sono sorprendenti; sono belle le arie di Egla, buono per la maggior parte il quartetto, e realmente rapisce la cavatina di Gedeone nell’atto secondo. Questo pezzo è degno di Haydn e di Paisiello. Nel rimanente non vi campeggia il più grand’estro. Pavesi ha però un raro merito: la sua armonia è sempre maestrevolmente distribuita, nè mai egli avviluppa con essa la melodia, o il bel canto dell’attore, senza trascurare l’istrumentatura, egli fa che essa aiuti il cantante, nè mai l’opprima”. Quanto alla messa in scena questa ricordava “i tempi della prima infanzia dei teatri”; poiché era trascurato il meccanismo, lo scenario ed il vestiario.

Ai primi di gennaio del 1811 la compagnia comica di Domenico Verzura al teatro del Corso non fu accolta con grande applauso, perché mancava “di robustezza in alcune parti principali”. Miglior successo ebbe quella del Venier nel giugno 1811; ma il teatro era tuttavia poco frequentato.

Il 24 settembre andò in scena il melodramma giocoso: Ser Marcantonio, con musica di Stefano Pavesi, fatta “a mosaico”, cioè composta di pezzi d’altri autori, che sembravan “fatti per Ser Marcantonio”. Inoltre il Pavesi spesso ricopiava se stesso ed era criticato per poca originalità. Furono applauditi specialmente il duetto: Se ti guardo, o mia ragazza, la stretta del quintetto, e la scena e rondò della prima donna sig.ra Marietta Marcolini, che era giudicata” valorosissima attrice ed egregia nell’arte del canto”. Il primo tenore Tommaso Berti non piacque molto, mentre i due buffi Paolo Rosich e Domenico Vaccani furono applauditissimi. Quale seconda donna cantava la sig.ra Angiola Chies.

Al Ser Marcantonio successe il 29 ottobre L’equivoco stravagante di Gioacchino Rossini. La musica fu accolta con plauso e si fecero replicare vari pezzi; ma il libretto del sig. Gaetano Gasparri, fu giudicato “indecente”, e molto si levò di licenzioso e di equivoca interpretazione. Fu eseguito per tre sere, e poscia andò in scena un’opera seria, cioè il Quinto Fabio con musica del Puccini. Ne era prima donna la sig.ra Luigia Anti, una “giovinetta di belle doti e vantaggiosa figura”, coadiuvata dal tenore Tommaso Berti, che riesciva “con aggradimento più nel serio, che nel buffo”. L’ultima opera datasi in quest’anno fu la Ginevra di Scozia del maestro Mayr, che incontrò il favore del pubblico.

Ai primi di marzo del 1812 fu eseguito l’oratorio sacro: Il trionfo di Davide del maestro Zingarelli, cantato dalla sig.ra Adele Dalmand e dal tenore Lodovico Bonoldi, che piacque “oltremodo per la bellezza e forza della sua voce”. Gli altri cantanti, cioè la Brida, Luciano Bianchi e Nicola Bernardi “non guastavano lo spettacolo”, che fu applaudito e replicato più sere.

Per il 12 maggio furono annunziate due farse, cioè: La prova degli Orazi, con musica di Gnecco, e La calzolaia musicata dal m.° Generali; ma l’impresa dopo poche sere andò fallita, e solo alla fine di settembre si riaprì il teatro del Corso con L’orbo che ci vede, melodramma buffo del m.° Pietro Generali, e col ballo: il Furioso, composto e diretto da Luigi Montani. Il successo fu mediocre ed il musicista fu accusato di “far pompa di sapere più nella parte armonica, che nella melodiosa. Ed egli sa per prova (soggiungeva il cronista) che la melodia è quella che in Italia più si gusta e che distingue la scuola italiana dalla francese ed alemanna”. Era cantata dalla sig.ra Belloch, dal tenore David, dal buffo comico Zamboni e dai signori Bottari e Remolini. Ammalatosi il Montani, Il Furioso fu sostituito dal ballo: Osmano e Zulma di Gaetano Gioja. L’ultima opera buffa datasi su questo teatro nel 1812 fu intitolata: I pretendenti delusi, con musica del m.° Mosca, che fu molto applaudita.

Nel gennaio del 1813 si rappresentò il Don Papirio, opera buffa del m.° Guglielmi, cantata dalla Dardanelli, dal Cavara, dal Corradi e dal Ranfagna. Ma quest’opera annoiò il pubblico; né furono più fortunate le farse del m.° Farinelli: L’effetto naturale, e l’altra del m.° Generali: Le lagrime d’una vedova.

Il 9 febbraio il m.° Mosca mise in scena una sua opera buffa: Amore e l’armi, che ebbe buona accoglienza dal pubblico. Nella susseguente primavera si eseguì: Lodaviska, opera seria del Mayr, col ballo: I riti Indiani del Goja. Vi cantarono la Bertrand, la Massei ed il bolognese Antonio Brizzi, cantante di S.M. il re di Baviera, “percorso da una fama stabilita; ma non più in età fresca”. Piacque pure il basso sig. Patriossi per “l’agile e sonora sua voce”. A benefizio del tenore Brizzi fu eseguita l’ “azione drammatica”: Antenore esposto al furore delle Baccanti, con musica del giovine maestro Giuseppe Pilotti. Il teatro era affollatissimo; ma l’esito fu poco soddisfacente, e della musica fu lodata l’aria di Lastenia, il primo coro e qualche altro pezzo; ma la sinfonia fu trovata non analoga al dramma.
L’ultima opera buffa datasi nel settembre del 1813 fu: La diligenza, ossia il Pesarese a Joigny del m.° Giuseppe Mosca. La musica fu giudicata “popolare e piacevole”, mancante di novità; ma spiritosa e vivace. Fu cantata dalla sig.ra Antonietta Mosca, dal Verni, dall’Ambrosi e dal tenore Spech.

Verso la fine d’aprile del 1814 andò in scena al Teatro del Corso il Venditor dell’aceto del Mayr, l’Amor marinaro del Veighel, la Camilla del Paer ed Amore e Fedeltà alla prova del m.° Antonio Brunetti. Vi cantarono il primo buffo Carlo Agrisani, il basso Remorini, le prime donne Carlotta Marchesi e sig.ra Paris ed il basso Pucci. Un anonimo lagnavasi col redattore del Giornale del dipartimento del Reno perché non ne avea scritto nulla. Questi rispose criticando la farsa musicale del Brunetti, che sembravagli “una meschina produzione in senso drammatico”; ma ne lodava la musica, specialmente nella sinfonia, nel terzetto e nella stretta del finale.

Il 2 agosto fu eseguita L’Italiana in Algeri del m.° Rossini, cantata dalla Violante lenzi, dal Ranieri Remorini, da Giuliano Pucci e da Pietro Corvini. A quest’opera venne appresso (10 settembre), La burla fortunata ossia I due prigionieri, dramma giocoso per musica del m.° Pucitta, che piacque assai e fu cantato da Maddalena Salandri Simonetti. Lo spettacolo di prosa incominciò il 17 settembre colla compagnia diretta da Giovanni Belli-Blanes, che diede una serie di quaranta recite fino ai primi di novembre. Dal 2 al 4 dicembre fu replicata L’Italiana in Algeri col quale spettacolo terminò la stagione d’opera del 1814.

L’oratorio in musica; Il volo di Jefte del m.° Raffaele Orgitano, andò sulle scene il 25 febbraio 1815, e fu cantato dalla sig.ra Rosmunda Pisaroni, da Michele Guerra, Luigi Granci, Vincenzo Botticelli, Francesco Antonio Boschettini e dalla sig.ra Amelia Andruzzi. Quanto alla musica, del m.° Orgitano non v’era che lo scheletro; perché nove pezzi dei più interessanti erano d’altri maestri, cioè del Mayr, dell’Angrisani, del Mosca, del Pavesi, del Rossini e del Winter.

Altre notizie teatrali di quest’anno non recano i giornali del tempo fino al 16 agosto 1816, quando in una accademia musicale molto si distinse la sig.ra Carolina Gouyon pianista ed arpista di molto merito.

Nel 1817 solo il 27 dicembre si riprese il Teatro del Corso col Don Giovanni di Mozart. La musica fu giudicata “sublime”, ma “un poco monotona e scevra di quei vezzi di cui brillano assai le composizioni del giorno”. Era cantato dalle signore Teresa Bertinotti Radicati ed Adelaide Sala “giovinetta di 17 anni”, che sosteneva le parti di Zerlina con maestria; dal Carloni, dallo Speck, dal Fioravanti e dalla sig.ra Spada. Direttore d’orchestra era il celebre m.° Radicati.

Il 14 gennaio 1818 andò in scena Il matrimonio segreto di Cimarosa, che fu eseguito male, fatta eccezione pel cantante Lipparini e per l’orchestra sempre diretta dal Radicati.
Si riaperse questo teatro solo il 27 giugno per un concerto del celebre violinista Nicolò Paganini, che eseguì tre pezzi ed in tutti entusiasmò il pubblico: Egli era appellato “l’Orfeo del nostro secolo”; poiché il suo talento incantava e sbalordiva.

Ai primi di agosto fu eseguito il Ciro in Babilonia, in parte di Rossini; “ma con alcuni pezzi di musica di altri maestri”. Fu cantato dalle signore Luigia Anti e Pisaroni, dal “valentissimo” tenore Tacchinardi, e da altri artisti. Lo spettacolo fu nel suo complesso “dignitoso e meritevole di essere commendato”. I Cherusci di Stefano Pavesi furono “trovati sparsi di pezzi di musica eccellenti” ed incontrarono il favore del pubblico.

All’opera in musica successe una compagnia comica, diretta dalla signora Elisabetta Marchionni, il 3 ottobre 1818; nella quale recitava “l’impareggiabile” sua figlia Carolina, che per la sua beneficiata recitò nella Lusinghiera, “una delle migliori produzioni” di quei tempi. Ma pare che non rispondesse all’aspettazione dell’affollato uditorio, che diede manifesti segni di disapprovazione, tanto che “l’egregia Marchionni” nel terzo atto svenne sulla scena e la rappresentazione rimase interrotta. Il 20 novembre si ebbe un’accademia musicale, data dalla sig.ra Elena Viganò, che fu molto applaudita, e così terminò il corso di rappresentazioni nel 1818.

Nel seguente anno, ai 19 di maggio fu eseguito il melodramma: I Baccanali di Roma del m.° Pietro Generali, col ballo: Il Buondelmonte. Felicissimo esito ebbe l’opera; ma non così il ballo. I cantanti furono le signore Silvestri e Malanotti, il Tacchinardi e Vincenzo Botticelli, tutti molto lodati e applauditi; come pure le decorazioni, il vestiario, le scene e l’illuminazione furono di una magnificenza superiore ad ogni encomio.

La Gazza ladra di Rossini pure ebbe esito felicissimo il 2 ottobre, tanto per la bravura dei cantanti, quanto per la magnificenza delle decorazioni; e piacque pure la musica del Radicati nel Riccardo cuor di leone, che fu giudicato “veramente sentimentale e sublime”. Il 16 novembre andò in scena La vedova scaltra, opera buffa del maestro Carlo Cappelletti; ma non ebbe esito molto felice, sebbene la musica sembrasse “raccogliere molti pregi”. Per la serata della prima donna sig.ra Caterina Amati fu sostituita col Turco in Italia del Rossini, che si replicò per alcune sere fino al 4 dicembre.

Nell’aprile del 1820 Il sospetto funesto del Balducci sembrò “una composizione sparsa di molte bellezze”, che faceva concepire le più belle speranze del giovine compositore. Era cantato dalla Chabrand, dal Rubini, dal Casacciello e dall’Ambrogi, che specialmente nel duetto del secondo atto “superarono la pubblica aspettazione”. Si ebbe poi un breve corso di rappresentazioni della compagnia comica Paci e Zuccato; nella quale fu singolarmente applaudita la sig.ra Laura Civili-Paci, giudicata “attrice provetta”.

La Cenerentola di Rossini, datasi il 15 luglio, ebbe gran concorso di pubblico “ad onta del caldo eccessivo”. Piacque assai la prima donna sig.ra Carolina Gastaldi, specialmente nel rondeau dell’atto secondo; il sig. Isotta, il Bassi ed il Torri buffo comico furono pure molto applauditi. Alla Cenerentola seguì la Clotilde del Coccia, accolta “con tutto il piacere”. Piacquero l’aria del buffo comico, il finale dell’atto primo, il duetto fra la Gastaldi e il Torri, e l’aria di quest’ultimo nell’atto secondo. “Bellissimi i cori” e mirabilmente eseguiti. Per la beneficiata della prima donna si cantò L’inganno felice del Rossini, ripetuto poi per varie sere.

La compagnia comica Modena incominciò un corso di recite il 26 gennaio 1821, incontrando il favore del pubblico. Ne facevano parte Giacomo Modena, Francesco Palladini, Giovanni Boboli, Giuseppe Ruggieri, Luigia Bellotti-Bon e Giuseppa Ruggieri. Nel giugno dello stesso anno ebbe “straordinario favore” la Ginevra di Scozia del Mayr, che, “dopo venticinque anni dalla sua nascita”, eccitava ancora il pubblico entusiasmo.

Nel 1822 il Teatro del Corso fu “elegantemente ed eruditamente dipinto” per opera del prof. Filippo Pedrini pittore figurinista, del prof. Francesco Santini, che n’era stato l’architetto, e del sig. Floriano Puglioli pittore ornatista. Si riaprì il 7 settembre con l’opera in musica: Il Barone di Dolsheim del maestro Puccini, cantata dalla Marietta Cantarelli; ma la musica non piacque, e fu sostituita dall’Adelina del Generali accolta benevolmente.

Nell’ottobre la compagnia comica Perotti e Fini incominciò le sue recite con successo. Vi agivano Gio. Battista Ghirlanda e il caratterista Francesco Minti, che la sera del 14 ottobre recitarono l’Agamennone dell’Alfieri.

Diversi spettacoli drammatici si ebbero in questo teatro nel 1825. La prima compagnia comica: Meraviglia e Belloni incominciò le sue recite il 28 dicembre 1824. Gli attori parvero “degnissimi del favore di ogni ceto di persone”, particolarmente il caratterista Giovanni Boboli, “il più accarezzato dal pubblico”, il padre nobile e tiranno Luigi Domeniconi, la sig.ra Isabella Belloni, “attrice al tutto accomodata e animatissima”. Il 12 febbraio la concorrenza dei veglioni fece sì che questa compagnia passasse al Teatro Contavalli; ma il cronista del giornale: Il Caffè di Petronio lagnavasi perché continuava a produrre “i peggiori aborti che offrano da rappresentare i suggeritori, che sono i raggiustatori delle produzioni per le truppe de’ comici”.

Il 21 maggio 1825 era annunziato un corso di rappresentazioni della compagnia Goldoni, che nessun’altra poteva pretendere di superare. Era diretta dalla sig.ra Gaetana Goldoni Andolfati e vi agivano i coniugi Bon e Romagnoli, “ornamento principale di questa compagnia, che terminò le sue recite il 30 giugno”. L’Elisa e Claudio del Mercadante andò sulle scene di questo teatro il 9 agosto. La musica richiamava non poche reminiscenze; ma, ciò non ostante, fu gustata oltremodo e bene eseguita.

Felicissimo esito ebbe pure il 25 agosto la farsa musicale: Adelina del Generati, cantata dalle signore Alberghi, Bonini e Baduera, dal tenore Fenzi, dal basso De-Begnis e dal Ferlini buffo comico. Continuò questo spettacolo fino al 31 agosto, ed il 1° settembre venne al Teatro del Corso la compagnia comica al servizio di S.M. il re di Sardegna della quale facevano parte Carlotta Marchionni, Anna Maria Bazzi, Elisabetta Marchionni, Gaetano Rosa, Carolina Falchetti e molte altre attrici. Fra gli attori: Domenico e Francesco Righetti, Giovanni Boccomini, Giovanni Ghirlanda, Giacomo Borgo, Giovanni Falchetti, etc. A questa compagnia comica successe il 26 dicembre quella diretta dal Ficarra, che fu applaudita.

Nel 1826, ai 20 di maggio, si produsse su queste scene la compagnia Ciabatti, colla commedia: Carlotta Vanford, ed ottenne il più brillante successo. Altro corso di recite diede pure la compagnia Mascherpa, ed ebbe termine il 13 ottobre colla rappresentazione della Maria Stuarda di Schiller. Ne furono interpreti la Pelzet, Luigi Domeniconi, Luigi Gattinelli, Pietro Costantini e le signore Buzzi e Mascherpa.

Nel carnevale del 1827 recitava la compagnia Fabbrichesi; alla quale successe la compagnia Zocchi il 16 aprile di detto anno. Il pubblico accolse con entusiasmo Il ventaglio di Molière, ed il Diogene nella botte. Nel giugno esordì la compagnia Bon e Romagnoli con due commedie di Goldoni: La putta onorata e La bona mugier. Fu specialmente applaudita la sig.ra Luigia Bon e la Romagnoli, “quanto vezzosa, altrettanto aggraziata”.

Alle commedie seguì l’opera in musica ai primi di agosto col Barbiere di Siviglia di Rossini, cantato dalla Sedlacech, dallo Spagni, dal Petrazzoli, dal Crespi e dalla Pozzi. La stagione del 1827 terminò colla compagnia Maschepa, che rappresentò: Le gelosie di Zelinda e Lindoro, la Maria Stuarda dello Schiller ed altri drammi e commedie.

Nel 1828, alla fine di luglio, la compagnia Bon e Romagnoli ritornò sulle scene del Teatro del Corso e vi rimase fino al 19 agosto; poi venne quella diretta dallo Zecchi fino al 5 ottobre, e appresso la compagnia Vidari.

Nel carnevale la compagnia Pisenti e Solani; poi nel febbraio 1829 la compagnia Morelli, che di lì a poco si sciolse e nella quale distinguevasi la sig.ra Albina Pasqualini.

Nel marzo 1830 alla compagnia Bergamaschi successe in primavera l’opera buffa: I concorrenti al matrimonio di Caruso, che ebbe buon esito. Vi cantò la Ghedini, il tenore Battaggia, il buffo Turello e l’Orlandi.

Il 26 febbraio 1831 la compagnia di Gustavo Modena inaugurò un corso di recite colla Virginia dell’Alfieri. Poi si ebbe La Straniera del Bellini, cantata dalla celebre Carolina Ungher, di “bella figura, nobil gesto, grande intelligenza e soavissima voce”. Il basso Celestino Salvatori “superò se stesso” ed il tenore signor Cevati pure si distinse. Contribuirono al buon andamento dello spettacolo la Benelli, il Margotti e Giacomoni. Alla Straniera successe la compagnia comica Ghirlanda e Nardelli, della quale facevano parte Amalia Bettini, Giovanni Ghirlanda e Vincenzo DE-Rossi. A scopo di beneficenza la sera del 25 novembre fu messo in scena un dramma francese in tre atti: Henriette et Adhemar, “con ballo e manovre militari”. Il teatro era affollato e gli attori della compagnia Ghirlanda e Nardelli furono tutti calorosamente applauditi. Il trattenimento fu chiuso dal terzetto del 1° atto dell’opera: L’esule di Roma, cantato dai celebri artisti Albini, Donzelli e Zucchelli, che entusiasmarono il pubblico.

La sera del 2 febbraio 1832 il Teatro del Corso fu splendidamente illuminato per la ricorrenza dell’esaltazione al trono di papa Gregorio XVI. Dopo il primo atto della commedia: La donna bizzarra, ebbe luogo un’accademia vocale ed istrumentale, eseguita dai signori Pietro Gentili, Giovanni Comer e Carolina Passerini. Diresse lo spettacolo il maestro Tommaso Marchesi. Nell’ottobre del 1832 fu eseguita l’opera: Riccardo e Zoraide di Rossini, col ballo Eteocle e Polinice. Era cantata dalla Passerini, dalla Valesi e dai tenori Piacenti e De-Bezzi. Dello stesso Rossini andò in scena ai 12 di marzo del 1833 il Mosè. Che fu male eseguito e lo sostituirono con Barbiere di Siviglia cantato dai signori Blasis, Deval, Maggiorotti e Désireau.

Nessuno spettacolo si ebbe nel 1834 fino al 16 e 18 marzo del 1855, nelle quali sere la celebre Malibran cantò in due accademie alcune arie e cavatine dell’Ines de Castro, della Donna Caritea, del Sigismondo e del Barbiere di Siviglia. Vi fu chi la disse insuperabile, chi divina, chi prodigiosa, paragonandola ad Amlione e ad Orfeo.

Il teatro vide in calendario anche moltissimi intrattenimenti leggeri e popolari come nel 1855, dove il signor Casanova di Torino presenta “scene ridicole” messe in atto da scimmie, cani, cavalli e capre ammaestrati “con rara pazienza”. Grande meraviglia è suscitata dal Circo Olimpico, in cui alcune scimmie danno prova di destrezza, facendo giochi di precisione e montando piccoli cavalli.

8 gennaio 1874: "Lunedì sera al Teatro del Corso il pubblico bolognese, benchè scarso, diede un po' di lezioncella (senza licenza del Monitore) a certa gente che per divertire e istruire le persone oneste, vuol portare ad ogni costo sulla scena gli immondezzai di famiglia e i disordini della immoralità. La commedia - le famiglie illegali – fu fischiata sonoramente e non si potè proseguire oltre il second'atto. Un'anno o due anni fa, proposito della Visita di nozze e della Fernanda, c'era un giornalista qui a Bologna, che protestava contro i fischi messi al servizio della morale e sosteneva che bisognava entrare in teatro colla coscienza spregiudicata. Noi protestammo alla nostra volta contro la protesta perché la coscienza deve essere sempre eguale a se stessa, in teatro come in famiglia: chi ha più d'una coscienza non ne ha alcuna, dicemmo. E infatti Napoleone III che ne aveva tredici, come dimostrò un dì il Teologo Margotti, finì a Chiselhurst, e quel giornalista che almeno ne aveva due è passato in domo petri. Martedì sera invece piacque a sufficienza il dramma – Puschin – di Paolo Cossa. L'egregio scrittore ha penelleggiato bene alcuni episodi della vita domestica del poeta russo, che si chiudono con un duello-catastrofe in cui Puschin soccombe per mano di colui che gli aveva tolto la prima felicità del talamo. La vanità di una donna costò alla Russia la vita del suo più grande poeta; questa sentenza con cui si chiude l'azione risvela il concetto a cui si è ispirato l'autore." Dal quotidiano bolognese "L'Ancora".

"Il cardinale Lambertini" di Alfredo Testoni (1856-1931) sarà rappresentato per la prima volta a Bologna il 20 gennaio 1906 al teatro del Corso, ed Ermete Zacconi ne è il primo grande interprete. Nel 1923 si terrà la millesima recita.

Il teatro del Corso, chiuso dal 1917, è acquistato da Angelo Gandolfi, capocomico della Compagnia del Teatro Bolognese.

Il 14 novembre 1925 vi debutta con la commedia "Al noster prosum" di Testoni. Gandolfi ha recitato fino a pochi anni prima con Goffredo Galliani al Contavalli. Il teatro del Corso vivrà con lui uno dei suoi periodi più fortunati, fino al 1941, anno della sua scomparsa.

Tra le interpretazioni più fortunate di Gandolfi si ricorda "L'avuchet Zindren", capolavoro di Filippo Fanfulla Fabbri, la cui prima rappresentazione sarà data al Corso nel 1926.

Con "L'Elisir d'amore" di Donizetti il 22 ottobre 1937 debutta sul podio del Teatro del Corso il maestro bolognese Francesco Molinari Pradelli (1911-1996). Dopo il grande successo di questa prima prova inizierà una brillante carriera internazionale, che lo porterà a dirigere in tutti i più importanti teatri del mondo.

Il teatro viene distrutto dal bombardamento del 29 gennaio 1944, mentre si sta provando una edizione del "Barbiere di Siviglia". Gli orchestrali e il maestro Adolfo Alvisi si salvano miracolosamente. Dopo le distruzioni belliche, le rovine saranno ancora utilizzate come precario rifugio per gli sfollati. Nel dopoguerra al posto del teatro, probabilmente recuperabile seppure con un costoso restauro, verrà costruito un moderno condominio. A ricordo dell'antico edificio rimangono oggi poche colonne, una porta e una lapide in via Santo Stefano.

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Documentario di Riccardo Marchesini per Girovagando e Giostra film.

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Emilio Roncaglia, Il teatro Bolognese, in Bologna, Album - Storico. Bologna, Stabilimento Tipografico Successori Monti, 1882.

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Bologna d'oggi - Rassegna Bimestrale Illustrata. Anno II n. 4 - novembre 1928. Officina Grafica Combattenti, Bologna. Collezione privata.

Passeggiata tra le memorie della musica (Una)
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Luigi Verdi, Roberto Martorelli; Una passeggiata tra le memorie della musica nella Certosa di Bologna; Comune di Bologna, 2004. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Ehi! ch'al scusa.. 1882 n. 1
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Ehi! ch'al scusa.., anno 3, n. 1, 8 gennaio 1882, Bologna, Società Tipografica Azzoguidi

Ehi! ch'al scusa.. 1882 n. 12
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Ehi! ch'al scusa.., anno 3, n. 12, 25 marzo 1882, Bologna, Società Tipografica Azzoguidi

Bononia Ridet n. 61 | 1889
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Bononia Ridet - rivista artistica letteraria universitaria settimanale. N. 61, 25 maggio 1889, Litografia Casanova, Bologna. Collezione privata.

Confessioni di un autore drammatico
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Giuseppe Costetti, Confessioni di un autore drammatico, con prefazione di Giosuè Carducci; Zanichelli, Bologna, 1883. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Cannocchiale (Il)
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Bononia Ridet n. 308 | 1894
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Bononia Ridet - rivista settimanale illustrata, n. 308, 3 febbraio 1894. Collezione privata.

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Articoli su sport, giochi e passatempi. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906.

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