Liceo Musicale Rossini

Liceo Musicale Rossini

ora Conservatorio di musica G. B. Martini

Scheda

“L’Accademia, o Scuole musicali, che per liberale disposizione della Municipalità viene istituita nel già convento di San Giacomo, tenne la sua prima adunanza, e si aperse in questo giorno con magnifica Sinfonia, Cantate, e con la prolusione recitata dal prof. Prandi. La guardia nazionale non seppe tener la porta e vi fu qualche disordine”. 

Così sta scritto, in data del 30 novembre 1804, in un Diario delle cose principali accadute nella città di Bologna dall’anno 1796 all’anno 1822, manoscritto e tuttora inedito: il Guidicini, nel suo Diario stampato per cura del figlio, conferma quella data; ed aggiunge che le lezioni incominciarono il 3 dicembre. Girolamo Prandi, per chi non lo sapesse, era un ex-benedettino della Mirandola, diventato cittadino e professore dell’Università di Bologna dopo aver buttato via la cocolla. La guardia nazionale, a quanto pare, meritava fino d’allora la fama che ne decise la soppressione tanti anni dopo. Compiono dunque appunto in questi giorni cento anni da quando fu aperto un Istituto musicale che, durante questo secolo, è stato quasi sempre considerato meritatamente fra i primi d’Italia; e se ragioni di opportunità hanno consigliato di rinviare alla prossima primavera la solenne commemorazione centenaria del Liceo Musicale Rossini, non è fuor di proposito di riandarne fin d’ora la storia artisticamente gloriosa.

Le origini dell’Istituto | Quando si aprirono le Scuole comunali di musica “per disposizione della Municipalità di Bologna” era appena passato su questa città, come sul resto d’Italia, il turbine della rivoluzione francese e delle guerre, con le quali gli eserciti repubblicani contrastavano ad Austriaci, a Russi ed alle truppe degli antichi principi, il possesso di questa Italia nostra. Ma quel turbine, non ostante le sue deplorevoli conseguenze, non era bastato a sradicare dall’animo dei Bolognesi l’antica passione per la musica, della quale hanno lasciato ricordo nei loro scritti, quanti, dal presidente De Brosses all’avventuriero Casanuova, visitarono questa città e la descrissero con acume d’osservazione. Non i soli spettacoli teatrali melodrammatici, incominciati in Bologna nel 1600, richiamavano un numeroso pubblico nei vecchi teatri ora scomparsi – quello della Sala del palazzo del Podestà, il Formagliari ed il Malvezzi – ma veri e propri concerti orchestrali si eseguivano nelle case dei patrizi, nelle accademie ed anche nei monasteri, fino dal principio del XVII secolo, verso la fine del quale incominciarono a farsi strada i solisti. Il celebre padre Giovanni Battista Martini, che ravvivò e diffuse in Bologna ed in Italia il gusto e la maniera classica dell’Handel e del Bach, formando una schiera numerosa ed eletta d’allievi, e rivendicando l’antica fama della scuola musicale bolognese, era morto da pochi anni quando, nel 1798, l’amministrazione del dipartimento del Reno, stato annesso alla Cisalpina, con decreto del 20 ottobre ordinò che le opere celebri di arte musicale, gli strumenti, i libri corali, ecc., stati trovati nei conventi da poco espropriati, fossero raccolti e conservati per dotarne un Istituto Nazionale di Musica, di là da venire. Si pensava di fondarlo, anche per incitamento del professore Giovanni Aldini, medico musicofilo, fratello di Antonio, che fu poi da Napoleone imperatore nominato ministro del Regno Italico. Alla custodia di questo prezioso materiale artistico, che comprendeva, con molte altre cose, centinaia di manoscritti di composizioni del Martini, l’archivio ch’egli aveva raccolto nel convento di San Francesco, e la serie dei ritratti di musicisti da lui radunati nella biblioteca di quel convento – ora disposti ad ornamento della gran sala del Liceo – l’amministrazione dipartimentale delegò, con decreto del 5 marzo 1799, alcuni valenti cultori di musica, i quali tennero in deposito la raccolta fino al 1803. Essi furono il padre Stanislao Mattei, D. Valerio Tesei, Francesco Rastrelli, Giovanni Andrea Zanotti e Vincenzo Cavedagna. In quel periodo di tempo erano tornati gli Austriaci, riaprendo i conventi; poi, nel giugno del 1800, ancora i Francesi, che li avevano di nuovo soppressi. In tale trambusto, la speranza di vedere fondato dallo Stato un Istituto Nazionale Musicale a Bologna, era tramontata. In forza d’una legge in data 4 settembre 1802, il Comune aveva dovuto assumere anche le spese per la conservazione della raccolta. Allora pensò bene di valersene, e deliberò la fondazione di Scuole comunali municipali, dopo aver consultata l’Accademia Filarmonica, fondata fino dal 1666 dal nobil uomo Vincenzo Maria Carrati, la quale era tenuta in molta considerazione. Scuole pubbliche di musica erano già esistite in Bologna, e risiedevano nel 1620 in via di Porta Nuova, poi in via de’ Poeti; nel Prato di S. Domenico nel 1647, e in via della Santa nel 1700. Per fondare le nuove Scuole il Comune nominò una Commissione, ed incaricò di dirigerle una “Deputazione Filarmonica” a capo della quale era il presidente, o come lo chiamano, il Principe dell’Accademia Filarmonica. Questa specie di dipendenza dall’Accademia fu poi causa di rivalità e d’inconvenienti ai quali accenneremo più tardi: rammenteremo frattanto che i primi componenti della “Deputazione Filarmonica” furono Giovanni Calisto Zanotti, Tommaso Marchesi, Luigi Mandini e Leonardo Volpi, academici filarmonici ordinari, e Giuseppe Gozzadini ed Antonio Zambeccari, accademici onorari.

La sede dell’Istituto | A sede delle nuove Scuole musicali fu prescelta una parte del convento di San Giacomo maggiore, attiguo alla bella chiesa dello stesso nome, incominciata a costruire nell’aprile del 1267, e terminata nel 1315. Fino dal 1267, Ottaviano Ubaldini, vescovo di Bologna, assegnò il convento, che sorgeva accanto alla chiesa, agli Agostiniani Eremitani che vi stettero più di cinque secoli. Il convento, come molti altri in Bologna, era vastissimo. Aveva ingressi in via S. Donato, ora Zamboni; in via delle Campane, ora Benedetto XIV; ed un portone rustico in via S. Vitale, non molto discosto dalla chiesa dei SS. Vitale ed Agricola. Oggi, oltre il Liceo Rossini, che si è molto esteso dal 1804 in poi, hanno sede nell’ex-convento alcune Scuole elementari femminili, due o tre Società militari e l’Osservatorio bacologico; la maggior parte dell’antico orto appartiene all’Istituto per l’Infanzia abbandonata ed all’Istituto Ungarelli. La parte occupata allora dalle Scuole elementari di musica comprendeva, oltre alcuni locali terreni, il bel cortile di fianco alla chiesa, costruito da Pietro da Brensa, maestro comasco, e tutto il quartiere del primo piano spettante alla Compagnia della Beata Vergine della Cintura, non che la libreria del convento. Il resto fu allora trasformato in caserma di cavalleria o venduto: dei locali venduti una parte fu poi ricomprata dal Municipio per estendere lo spazio destinato al Liceo, divenuto col tempo troppo angusto. Lo scalone che dal cortile porta al primo piano in una galleria per la quale si arriva alla gran sala, è opera di Alfonso Torrigiani che intorno alla metà del XVIII secolo costruì in Bologna molti importanti edifici, come l’Accademia delle Belle Arti, il Monte di Pietà, il palazzo Aldrovandi in via Galliera, il palazzo Rusconi in via Barberia e parte della cattedrale di S. Pietro. Dirimpetto al grande scalone v’è l’accesso ai locali di direzione e segreteria, alla biblioteca ed alla Sala Rossini, delle quali dirò più tardi. Dalla galleria si entra, a destra ed a sinistra, in tante piccole sale, evidentemente già state spaziose celle, nelle quali si impartiscono i vari insegnamenti. In fondo alla galleria, a sinistra, salendo dieci o dodici gradini, si entra nella grande aula. In origine biblioteca del convento, fu ridotta durante la prima invasione francese a spedale militare. In fondo a questa sala vi è una piattaforma con l’organo, e una gradinata per le esecuzioni strumentali e corali. Le pareti più lunghe, poiché la sala ha forma rettangolare oblunga, sono coperte da centinaia di ritratti di musicisti antichi e moderni. La preziosa raccolta, incominciata e condotta fino ai suoi tempi dal Padre Martini, poi continuata fino ai nostri giorni, dà a questa sala un aspetto originale e suggestionante. Un concertista straniero di molta fama, che aveva dato un concerto in questa sala, diceva essergli sembrato di sentirsi tutta la sera fissati addosso gli occhi del Bach, il cui ritratto aveva dinanzi. Questa sala si può dire che abbia veduto svolgersi, da un secolo in qua, una gran parte nella vita artistica e pubblica bolognese. Qui, oltre ai saggi annuali degli allievi, oltre ai concerti dell’Accademia de’ Concordi che potè disporre della sala dal 1809 al 1812, furono dati, dal 24 novembre 1879 in poi, alcuni concerti orchestrali e tutti i concerti da camera della benemerita Società del Quartetto; qui si fecero udire ed applaudire molti valentissimi solisti, chiamati da quella Società, o venuti a Bologna per conto proprio. E poiché la sala è di proprietà comunale, invalso l’uso di concederla per letture, conferenze, riunioni pubbliche e cerimonie d’ogni genere, qui abbiamo udito Giuseppe Giacosa leggere La Signora di Challant, e Cesare Pascarella dire i sonetti di Villa Glori. Qui Giosue Carducci disse una specie di prologo prima di uno spettacolo di “quadri viventi” dato a benefizio della Croce Rossa, sotto il patronato della regina Margherita, proprio la sera del 1 Marzo 1896. E qui fu più volte calorosamente applaudita la calda parola del povero Enrico Panzacchi, che pure un giorno, poiché la sala veniva concessa anche per adunanze elettorali, aveva corso il rischio di farsi fischiare esponendovi un suo programma politico! Nell’archivio del Liceo si conservano, scrupolosamente raccolti dal segretario, tutti i programmi delle esecuzioni municipali avvenute nella grande sala; e nella Biblioteca comunale vi è pure una filza curiosissima di manifesti e programmi. Vi ho trovato il programma della serata offerta il 20 giugno 1805 all’imperatrice Giuseppina, che aveva preceduto Napoleone a Bologna. Fu eseguita una Cantata scritta espressamente dal padre Stanislao Mattei: ma l’imperatrice, essendo stanca, non vi andò: v’andarono bensì molte persone della Corte e "molta nobiltà forestiera e della città”. Ho trovato il programma del saggio, che precedette di due o tre giorni la prima solenne distribuzione di premi, avvenuta il 6 agosto 1806, con un discorso del dott. Luigi Masini, segretario dell’Accademia Filarmonica. In quel saggio o concerto fu eseguita “una Sinfonia a grande orchestra” dell’alunno Carlo Capelletti; ed un “Duetto vocale” del Nencini, fiorentino, cantato da Dorinda Caranti, imolese, e da Gioachino Rossini – bolognese, dice il programma (?) - accademico filarmonico ed iscritto in quell’anno come scolaro di violoncello. Nel 1807, Isabella Colbran canta musica di Zingarelli e di Paisiello; l’11 agosto 1808 si eseguisce una “Cantata a voce sola con cori del signor Gioachino Rossini”; il 25 agosto 1809, una Sinfonia dello stesso “a più strumenti obbligati”. L’11 febbraio 1811 siede “maestro al cembalo il signor Gioachino Rossini” eseguendosi La Creazione e Le Stagioni di Haydn, dagli Accademici Concordi. Nel 1817, Giuseppe Giovannetti dà “una accademia” a benefizio della propria famiglia. E suona della musica di Beethoven, autore allora quasi sconosciuto al pubblico bolognese; nel saggio finale dello stesso anno si suona una Sinfonia a piena orchestra dello scuolaro Gaetano Donizetti, venuto a Bologna a perfezionarsi dopo gli studi fatti a Bergamo col Mayr. Nel 1820 si suona una Sinfonia del “signor maestro Rossini” composta nel 1809, “terzo anno del suo alunnato” e nel 1821, il 13 luglio, una Sinfonia concertata del “già alunno signor Giacomo Donizetti di Bergamo”. Al saggio del 12 giugno 1823 si fa applaudire straordinariamente l’allieva di canto Carolina Ploner; nel febbraio del 25 il bolognese Antonio Dall’Occa dà un concerto di contrabasso; il 30 luglio 1829, al tocco, si festeggia con un gran concerto l’arrivo del nuovo Legato cardinale Bernetti e la elezione di Pio VIII avvenuta in febbraio… E non si finirebbe più andando avanti di questo passo.

L’ordinamento e la direzione | Quando, il 3 dicembre 1804, incominciarono le lezioni nelle Scuole comunali di musica, esisteva soltanto un regolamento organico provvisorio, decretato lì per lì, ma legalmente approvato soltanto nel 1806, e sottoscritto dalla “Deputazione Filarmonica” composta di Mazzoni, Rodolfi, Zambeccari e Gozzadini, e dal Tavecchi. Alla testa della Deputazione Filarmonica era il presidente della Filarmonica; ma tale presidenza gli fu tolta il 23 aprile 1808, e da quel giorno fino al 1816, cioè fino a dopo la restaurazione definitiva del Governo Pontificio, la gestione economica e l’ordinamento delle Scuole di musica dipesero unicamente dalla Municipalità, come allora dicevano. In quel tempo fu direttore delle Scuole Tommaso Marchesi, e se ne occupò molto, spendendovi del suo, il marchese Massimiliano Angelelli, musicofilo, letterato e professore di letteratura greca all’Università. Restaurato il Governo del Papa, fu nuovamente deferita all’Accademia Filarmonica la nomina dei professori e pubblicato nel 1819 un altro regolamento firmato dal senatore conte Cesare Alessandro Scarselli, e da Ottavio Malvezzi, Ranuzzi ed Antonio Aldini, preposti alla direzione dell’Istituto. Un nuovo piano organico fu stabilito nel 1821 ed ampliato nel 1825: il regolamento fi rifatto nel 1833, rimanendo in vigore, con qualche modificazione, fino al 1860. Nel 1860 il Municipio nominò una Commissione composta da Tadolini, Emiliani, Brunetti, Alemanno Isolani e Francesco Maria Albini – che ne fu il relatore – per riferire sopra una nuova proposta di regolamento e di piano organico, approvata poi con le modificazioni consigliate dalla Commissione stessa. Nel 1869 la Giunta Casarini tornò a rinnovare il piano organico: quello anche adesso in vigore fu proposto dalla Giunta Tacconi ed approvato nelle sedute del Consiglio comunale dell’ 8 giugno e del 1 luglio 1885. La direzione, stata fino al 1870 nelle mani dell’Ufficio Municipale della istruzione pubblica, fu affidata, al principio dell’anno scolastico 1871-72, ad un triumvirato Busi, Parisini e Dallari. Ad esso fu sostituito nel 1875 un consiglio direttivo composto di Filippo Brunetti, maestro Golinelli, Cesare Aria, Alemano Isolani, Enrico Panzacchi, Agostino Salina e Camillo Pizzardi: questo consiglio direttivo, dopo qualche anno, cedette a sua volta il posto ad un consiglio d’arte, composto dei professori Busi, Serato e Tofano. Ma doveva prevalere e prevalse l’idea di un direttore unico, con pieni poteri riguardo all’insegnamento; ed il 22 aprile 1881 fu nominato direttore del Liceo Musicale il maestro Luigi Mancinelli. Ritiratosi questi il 20 marzo 1886, gli succedette il 7 giugno il maestro Giuseppe Martucci, passato nel 1902 alla direzione del Conservatorio di Napoli, e sostituito dal presente direttore maestro Enrico Bossi.

L’insegnamento e l’avviamento artistico | Un secolo fa, quando si aprirono le Scuole musicali, esse non furono più di otto: contrappunto, canto, pianoforte, violino e viola, oboe, violoncello, clarinetto, flauto; e per molto tempo i titolari ebbero per compenso 80 scudi annui – meno di 500 lire. Fu primo maestro di contrappunto il padre Stanislao Mattei, uno degli allievi prediletti di padre Martini, e gli succedettero il Donelli, il Pilotti, il Fabbri. Insegnava il canto Lorenzo Gibelli, detto “il Gibellone delle belle fughe”, morto nel 1812 a 93 anni; e dopo lui il Fontana, il Roncagli, il cav. Crescentini, il Gaspari, Alessandro Busi. Professori di pianoforte sono stati lo Zanotti, il Donelli, il Sarti, il Corticelli, il Golinelli, il Crescentini; di violino e viola, il Radicati, il Parisini, il Rolla; d’oboe, l’Anguillara, il Casa, il Centroni; di violoncello, D. Vincenzo Cavedagna, poi per moltissimi anni il Parisini; di clarinetto, l’Avoni, il Liverani, il Mazzolani; di flauto, il Cuppi, il Bonola, il Gigli. Non parlo dei presenti, né di quelli che li hanno preceduti da poco. – La scuola di fagotto fu fondata nel 1814, ed ebbe per primi maestri il Tarlagnini ed il Manganelli; nel 1817 fu istituita una cattedra di letteratura elementare “preparativa al contrappunto” e ne fu primo titolare Adriano Lorenzini. La scuola di corno e tromba fu istituita nel 1825 ed ebbe a maestro il Brizzi per lunghi anni. Dal 1804 al 1838 gli alunni delle Scuole musicali furono 708: certamente non molti. Ma fra i pochi, tutti lo sanno, figurano Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Francesco Morlacchi, tre nomi che basterebbero per dare fama imperitura a qualsiasi scuola. Troppo lungo sarebbe enumerare quanti reputatissimi musicisti uscirono dall’antico convento di San Giacomo: basta rammentare fra le cantanti Marietta Alboni, e dire che molti alunni sono poi divenuti insegnanti nel Liceo stesso perpetuandone le buone tradizioni, mentre moltissimi altri si sono sparsi, ricercatissimi, nelle più reputate orchestre d’Europa. A dare un particolare e vigoroso avviamento artistico all’insegnamento del Liceo contribuirono favorevolmente le rivalità fra questo e l’Accademia Filarmonica. Nel 1821, l’Accademia insorse contro il Liceo, vantando titoli di supremazia e di tutela su di esso, e per sette anni durarono le lotte fra due istituzioni fatte per aiutarsi l’un l’altra. Nel 1828 parve ottenuta una conciliazione; ma sorsero presto nuovi contrasti, dai quali il Liceo non trasse certamente vantaggio. Nei dieci anni seguenti, dal 1828 al 1838, si iscrissero al Liceo soli 224 nuovi alunni; furono sospesi i saggi annuali, e tutto accennava alla decadenza. La nuova Commissione, nominata nel 1836 per studiare i provvedimenti da prendersi, ebbe la felice idea di nominare per acclamazione il Rossini “consulente onorario”, dandogli con tale qualifica piena facoltà di fare e disfare. Il Rossini accettò volentieri, con una lettera della quale il Liceo conserva il prezioso autografo: lettera assai dissimile dalle altre sue, generalmente assai trascurate nello stile e talvolta anche nell’ortografia. Il maestro se l’era fatta scrivere da Paolo Giordani. Si videro subito gli effetti della premura con la quale Rossini si occupò del riordinamento e dell’avviamento artistico del Liceo. Aveva chiesto ed ottenuto che Saverio Mercadante vi fosse nominato professore di contrappunto; ma il maestro napoletano non si presentò a Bologna quando avrebbe dovuto e decadde dalla nomina. Dal 1839 al 1842 si iscrissero 106 nuovi alunni, dei quali circa il 40% meritarono di essere premiati e lodati, mentre avanti il numero dei premiati arrivava appena al 10 o all’11%. Il Rossini istruì personalmente ed incoraggiò un’orchestra intiera di valenti professori che si fecero onore dovunque andarono; furono ripristinati i saggi annuali; fu riaccesa la emulazione fra scuola e scuola, fra contanti, compositori, solisti. I vantaggi ottenuti in conseguenza delle riforme Rossiniane durarono un buon quarto di secolo; andavano mano a mano scomparendo quando il Municipio di Bologna deliberò di affidare l’insegnamento artistico ad un direttore unico, nominando a quel posto Luigi Mancinelli. Senza andar contro alle tradizioni antiche del Liceo nel molto che avevano di buono, egli introdusse nell’Istituto un soffio di modernità. E’ debito di giustizia riconoscere che, dirigendo il Liceo, l’orchestra del Comunale ed i concerti popolari orchestrali da lui iniziati, nonché la cappella di San Petronio, il Mancinelli esercitò una grande influenza sulla diffusione del nuovo gusto musicale in Bologna. Riguardo particolarmente al Liceo si può dire, senza timore di offendere la verità, che, se esso nacque sotto gli auspici ottimi della scuola del Padre Giovanni Battista Martini, dalla quale erano usciti i primi insegnanti delle Scuole di musica fondate nel 1804; se Gioachino Rossini ne fu efficacissimo e potente riformatore; Luigi Mancinelli iniziò l’avviamento moderno dell’insegnamento, continuato poi con grande dottrina per più di quindici anni da Giuseppe Martucci, ed ora dal Bossi, il cui classicismo musicale è grandemente apprezzato anche fuori d’Italia. Adesso nel Liceo è di molto aumentato il numero degli insegnamenti, per alcuni dei quali, come per quello del pianoforte, occorrono anche cinque professori. Anni sono fu istituita una cattedra di storia, filosofia ed analisi della musica; recentemente si è aggiunto l’insegnamento della recitazione e della declamazione, del quale possono profittare anche alunni non iscritti agli altri insegnamenti dell’Istituto. Il numero degli alunni dimostra di per sé stesso come il Liceo Musicale di Bologna, meritamente intitolato a Rossini, che vi studiò e lo fece risorgere, sia ora veramente in auge. Nell’anno scolastico 1898-99 lo frequentarono effettivamente 191 alunni; nel 1899-900 gli alunni furono 207; nel 1900-901 furono 212; nel 1901-902 furono 235; nel 1902-903 furono 173. La media dell’ultimo quinquennio è dunque di 203 alunni per anno, e ad aumentarla contribuisce anche l’essere ora alcune scuole frequentate da giovinette molto più d’ una volta; particolarmente quelle di violino e di violoncello. E’ una forma non intollerabile di femminismo egualitario.

La Biblioteca | Ai giovani che volessero darsi coscienziosamente allo studio della storia musicale, per diletto o per serio avviamento alla critica, il Liceo Musicale di Bologna può fornire materiali preziosi, e forse introvabili altrove. La biblioteca musicale del Liceo, se non unica, è certamente fra le primissime del mondo. Il nucleo di essa, come ho accennato, si formò con la biblioteca del Padre Martini, con la raccolta dei suoi manoscritti, in numero di 955, dei quali Leonida Busi nella sua opera Il Padre G.B.Martini musicista letterato del secolo XVIII, ha pubblicato un esattissimo e minuzioso catalogo; e dalla raccolta dei libri e manoscritti musicali appartenuti ai conventi soppressi nel 1797, in alcuni dei quali la musica era tenuta grandemente in onore. A questo nucleo andarono poi mano mano aggiungendosi altre raccolte e collezioni preziose: notevolissima fra le altre quella di autografi regalata dall’abate dott. Masseangelo Masseangeli, lucchese, morto a Bologna a 69 anni nel 1878. Altri autografi, provenienti da diverse parti, sono stati diligentemente ordinati dal segretario del Liceo, cav. Federigo Vellani, che ha fatto anche le veci di bibliotecario per un paio d’anni. Fra gli autografi della collezione Masseangeli, oltre quelli di Federigo II, del Cimarosa, dello Czerny, del Buranello, del Fioravanti, del Farinello, di Gluck, di Glinka, di Federigo Cesi e di tanti altri, ho veduto una lettera del Donizetti a Giovanni Ricordi, ed una di Arrigo Boito a Giulio Ricordi, scritta per annunziargli la resurrezione trionfale del Mefistofele. Oltre gli autografi di vari spartiti e di molte composizioni musicali, la biblioteca del Liceo possiede anche i manoscritti originali del Dialogo armonico di Scipione Cerreto, delle Regole del contrappunto di Giovanni Maria Mancini; un Trattato sui generi della musica manoscritto inedito di Giovanni Battista Doni, altri manoscritti di Costanzo Porta e tutti quelli del Bottrigari. Ricchissima è la collezione di opere, madrigali e cantate dei secoli XVII e XVIII. Fra le opere di letteratura musicale vi è quella del Gafurio, Theoricum opus armonicae disciplinae, stampata a Napoli nel 1840, la prima pubblicata in Italia sulle teorie musicali; l’opera del Morley, Introduzione allo studio della musica, in forma di dialogo, stampata a Londra nel 1567; ed altre rarissime, come quelle dell’Agazzari, stampata a Siena nel 1607; del Venato, frate carmelitano, stampata a Venezia nel 1623; le Regole di contrappunto del Bona, stampate a Casale nel 1550; e quelle stampate dal Gargano, dallo Scotto e dal Vincenti di Venezia, dal Marcolini di Forlì e da Ottaviano Petrucci di Fossombrone, l’inventore dei caratteri per stampar musica, morto nel 1538. In quattro grandissimi scaffali collocati in una sala attigua a quella principale della biblioteca, sono raccolti, debitamente catalogati, circa 10.000 libretti d’opera che formano la più numerosa raccolta di questo genere. In questa sala il Municipio di Bologna volle collocata una lapide marmorea in memoria di Gaetano Gaspari, nato nel 1807, morto nel 1881, dopo essere strato trent’anni bibliotecario del Liceo Musicale. Il Gaspari, uomo dotto ed eruditissimo nella storia musicale, era un bibliotecario sui generis. Quando egli aveva scoperto qualche manoscritto o qualche rara edizione, se il Comune non aveva denari disponibili per farne acquisto, la comprava con i denari suoi e la metteva a posto nella biblioteca. Una volta seppe che un altro bibliofilo, il conte Manzoni, possedeva un libro che mancava al Liceo. Il Gaspari gli offrì di comprarlo; il Manzoni si rifiutò. Allora il Gaspari glielo chiese in prestito, e quando l’ebbe avuto gli scrisse che non glielo avrebbe restituito, ma lo avrebbe regalato alla biblioteca. Sono importantissimi i suoi studi su i musicisti bolognesi, pubblicati a varie riprese negli atti della R. Deputazione di storia patria. Dal 1840, il Gaspari era al Liceo come professore di solfeggio; nel 1855 fu nominato bibliotecario, nel 1857 maestro della cappella di S. Petronio, e nel 1864 gli fu dato l’incarico d’insegnare storia e filosofia della musica. Il Gaspari incominciò e condusse a buonissimo punto il catalogo della biblioteca del Liceo, vero monumento di bibliografia, che fortunatamente non è rimasto incompiuto: appunto in questi giorni sta correggendo le ultime bozze di stampa degli indici il diligentissimo impiegato della biblioteca, signor Cadolini, che pazientemente li ha compilati. Al Gasparri succedette nell’ufficio di bibliotecario il prof. Federico Parisini che, nel 1884, ricorrendo il primo centenario della morte del padre Martini, ebbe l’incarico di pubblicare il Carteggio inedito del celebre musicista, che si conserva, come ho già detto, nella biblioteca del Liceo, in 82 volumi che comprendono anche molte lettere scritte al Martini. Nel 1888 il Parisini, scelte fra tante congerie le lettere più importanti per la storia e per l’arte, ne pubblicò un primo volume; ma per la sua morte la pubblicazione è rimasta finora incompiuta. Al Parisini, dopo due anni di vacanza, durante i quali la biblioteca rimase affidata alle cure del segretario Vellani, fi chiamato a succedere nel 1891 il prof. Luigi Torchi, che dopo aver studiato a Napoli col Serao ed a Lipsia col Reinech, era allora professore d’estetica al Liceo Rossini di Pesaro, ed aveva pubblicato in un grosso volume uno studio critico su Riccardo Wagner.

Le reliquie Rossiniane | Il Liceo possedeva già spartiti autografi del Barbiere di Siviglia e dello Stabat Mater di Gioachino Rossini; il primo donatogli dalla famiglia Bajetti; l’altro donato dalla famiglia dei marchesi Bevilacqua. L’Isabella Colbran, che il Rossini aveva sposato nel 1822 in una cappellina della villa del marchese Banzi fuori porta S. Stefano, lo aveva regalato al marchese Carlo Bevilacqua, esecutore testamentario del maestro insieme con Marco Minghetti; e gli aveva regalato anche l’orologio che era solito portare il maestro, anche questo dai Bevilacqua depositato al Liceo. Nel 1877, venuto a morte Domenico Liverani, professore e concertista di clarinetto, amico ed ammiratore del Rossini fino al fanatismo, lasciò in eredità al Municipio di Bologna il letto, la veste da camera, il pianoforte Pleyel che per tanti anni aveva servito al maestro, non che la di lui parrucca e vari ritratti, fra i quali uno del Rossini appena spirato, fatto a matita da Gustavo Dorè. Il Municipio di Bologna, possessore di tante preziose reliquie Rossiniane, deliberò di raccoglierle in una sala del Liceo dedicandola al grande che di quell’Istituto fu allievo e riformatore, e verso il quale neppure lo scetticismo dei suoi ultimi anni aveva fatto venir meno in lui l’antica riconoscenza. L’antico voto fu effettuato soltanto nel 1902, sindaco Alberto Dall’Olio, assessore per la pubblica istruzione il conte Nerio Malvezzi. La sala Rossini, visitata con riverenza dagli stranieri, è di media grandezza con due finestre che guardano sull’antico chiostro di San Giacomo. Davanti a ciascuna delle due finestre sta una vetrina: una contiene la veste da camera e la parrucca del maestro, una sua tabacchiera ed alcuni altri oggetti; l’altra gli spartiti del Barbiere e dello Stabat con qualche altro autografo. Alla parete di fondo, di rimpetto all’ingresso, è appoggiato il massiccio e pesante letto in stile del primo Impero, nel quali il Rossini dormiva a Passy, accanto al quale è una poltrona della sua camera. Contro la parete dirimpetto alle finestre stanno il pianoforte ed un leggio molto rudimentale, del quale il Rossini si serviva quando era giovine; sono affissi alla parete un ritratto a olio della Colbran, vari di Rossini, e la stecca da biliardo della quale egli si serviva nella villa di Castenaso; dono della contessa Maria Ceresa di Bonvillaret, ora proprietaria di quella villa, dove morì la Colbran. Vi è inoltre l’autografo della lettera più volte citata, con la quale il Rossini accettava la carica di consulente onorario del Liceo Musicale. Nell’angolo vicino alla porta un gran busto della Marietta Alboni. Altri importanti ricordi sono varie medaglie ed una caricatura del maestro. Ordinatore di questa sala fu il cav. Federico Vellani, figlio di uno dei compagni di Ciro Menotti, segretario del Liceo da 36 anni, essendo stato prima per qualche tempo aiuto del Ferrarini, che si occupava delle ammissioni e di qualche altra attribuzione del segretariato. Più che segretario del Liceo, il cav. Vellani, che abita in un piccolo quartierino attiguo alla gran sala dei concerti, potrebbe chiamarsi qui il genius loci. Non aspettando più la ottantina, continua ad esplicare in ogni modo la sua instancabile attività. Dopo aver riordinato, dirò meglio, creati l’archivio della segreteria in modo impareggiabile; dopo essersi occupato con geniale diligenza della biblioteca, il cav. Vellani, appassionato raccoglitore di quadretti, bronzetti ed oggetti curiosi e rari, trova anche il tempo di essere abilissimo miniatore di pergamene, fotografo… e falegname. Sicuro, anche falegname, se non addirittura ebanista! Ed un tappeto trasforma il lindissimo banco da falegname, che è nella camera da letto del Vellani, in un tavolino da scrivere. Le folte sopracciglia danno un che d’aggrottato al suo sguardo, ed a prima vista possono farlo parere un burbero… ma quanto benefico! Direttore, professori, alunni, lo trovano sempre pronto a dare una disposizione od un consiglio; ed io gli devo infinita riconoscenza per avermi dato modo di raccogliere queste notizie.

Esse non sono complete, né potrebbero esserlo; poiché tutta la storia artistica ed aneddotica d’un secolo di esistenza d’un Istituto musicale importante non si può costringere nei ristretti limiti d’alcune pagine d’una rivista. Sarebbe desiderabile che il Comune di Bologna che “con liberale disposizione” fondò il Liceo, si decidesse a farne ora scrivere una storia particolareggiata, i materiali della quale sono già pronti ed ordinati. Il Liceo Musicale Rossini di Bologna, quantunque non dipenda dal Governo, che qui non spende un soldo per l’insegnamento della musica, quasi che non valesse neanche la pena di studiarla e impararla, ha ormai assicurata la sua esistenza e non può neanche temere il rinnovarsi di una crisi che ne metta in pericolo le sorti come quella avvenuta fra il 1828 e il 1838. L’Accademia Filarmonica non ha più alcuna velleità di rivaleggiare con il Liceo, e si compiace anzi della prosperità di questo Istituto cittadino, che fa onore a Bologna e nel quale l’insegnamento è affidato in buone mani. Dell’avviamento moderno, ma non futile e superficiale datogli dal Mancinelli e dal Martucci, si sentono, come ho detto, ancora i benefici effetti, che non anderanno davvero perduti sotto la direzione del Bossi, musicista esimio e geniale, che oltre a dirigere il Liceo, v’insegna anche l’alto contrappunto e la composizione. L’insegnamento del contrappunto è affidato al Dall’Olio; quello dell’armonia al Suzzari; quello del canto al Vezzani; quello del pianoforte al Mugellini, al Fano, all’Ivaldi. La signora Emma Consolini Stefani, raccogliendo le sue allieve passate e presenti può mettere insieme un mezzo battaglione d’arpiste, quantunque essa sia ancora sul fior degli anni. Giovinette e giovinetti si affollano nelle sale dove il Sarti, il Massarenti, il Consolini insegnano a suonare la viola e il violino, ed il Serato il violoncello; né sono scarsi alle lezioni di contrabasso date dal Marchetti, di flauto dal Gibbone, d’oboe dal Gastelli, di fagotti dall’Orioli, di corno dal Tassinari, di tromba dal Lacchini. Un valoroso insegnante di clarinetto, il professore Biancani, ha chiesto da poco tempo un meritato riposo dopo tanti anni d’insegnamento. Ha una cinquantina e più di alunne e di alunni la signora Mirra Buccellati che insegna declamazione; e sono frequentissime le lezioni di letteratura dei veramenti egregi professori Gualtiero Zanotti e Vettore Vettori, ambedue, in diverso tempo, scolari prediletti al Carducci; e quella di storia e d’estetica musicale del prof. Torchi.

Auguro al Liceo Musicale Rossini di arrivare al secondo suo centenario e ad altri ancora. Non tutti gli alunni ne usciranno “con il cuore e la mente di un nume” come Iginio Ugo Tarchetti avrebbe voluto gli artisti: ma ne usciranno educati al bello, e per ciò più facilmente dediti al vero e al buono. Di educazione appunto abbiamo grandemente bisogno; di educazione privata e pubblica, l’una e l’altra del pari necessarie a formare l’uomo: chè quella educa il cuore e questa insegna la vita.

Ugo Pesci, Novembre 1904

Testo tratto da 'Musica e musicisti - Gazzetta musicale di Milano', Ricordi, dicembre 1904. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

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Primo centenario del Liceo musicale Rossini in Bologna (Nel)
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Ugo Pesci, Nel primo centenario del Liceo musicale Rossini in Bologna. Estratto da "Ars et Labor - Musica e musicisti - rivista mensile illustrata", Ricordi, Milano, 1906. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Spasso con Rossini (A)
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A spasso con Rossini, un percorso urbano dedicato a Gioacchino Rossini (1792 – 1868), che vive  a Bologna dal 1799 al 1851, lasciando molte tracce della propria permanenza.

Passeggiata tra le memorie della musica (Una)
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Luigi Verdi, Roberto Martorelli; Una passeggiata tra le memorie della musica nella Certosa di Bologna; Comune di Bologna, 2004. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Bologna d'oggi - 1928 - n. 1
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Bologna d'oggi - Rassegna bimestrale illustrata. Anno II n. 1 - gennaio febbraio 1928. Tipografia Vighi & Rizzoli, Bologna. Collezione privata.

Bologna d'oggi - 1929 - n. 2
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Bologna d'oggi - Rassegna bimestrale illustrata. Anno III n. 2 - marzo aprile 1929. Officina grafica Combattenti, Bologna. Collezione privata.

Bologna Città della Musica
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Bologna vanta una tradizione musicale così ricca da aver meritato la nomina dell’Unesco a Città Creativa della Musica, prestigioso riconoscimento che si fonda sulle eccellenze del passato e sulla ricchezza delle proposte del presente.

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