La rivista Emporium | Leonardo Bistolfi e la diffusione del Liberty

La rivista Emporium | Leonardo Bistolfi e la diffusione del Liberty

1895

Scheda

Come ebbe modo di dichiarare lo scultore Leonardo Bistolfi nel 1908 alla sua conferenza di Faenza, l’Italia della fine dell’Ottocento è ricca di “numerose riviste straniere che vanno ora diffondendo per il mondo il nuovo verbo decorativo”, e la stampa ha un ruolo fondamentale nell’apparizione e diffusione dello stile Liberty. La rivista Emporium è conosciuta per essere uno degli attori principali di questo momento. La data della sua creazione viene spesso indicata quale preciso momento di apparizione del Liberty. Emporium è pubblicata per la prima volta nel 1895 a Bergamo, dall'editore dell'Istituto Italiano delle Arti Grafiche. All’inzio, vuole essere una rivista poliedrica, che mescola articoli sull’arte, sulle scienze, l’attualità e la letteratura, ma presto si specializza nel campo artistico.

Nascendo in realtà contemporaneamente al gusto Liberty, è comunque innegabile che la rivista abbia contribuito a rinforzarne la diffusione, dando agli artisti italiani dei modelli e dei riferimenti, sia visivi sia teorici. Prende la sua ispirazione da famose riviste inglesi del tempo quali The Studio o The Yellow Book ma anche da alcune riviste francesi come La Gazette des Beaux-Arts. Come queste è una rivista illustrata, che utilizza la fotografia, permettendo al pubblico di scoprire anche visualmente le opere straniere. L’utilizzo di fotografie è del resto un punto del “programma” della rivista che vuole farsi portavoce de “l’universalità, nel tempo e nello spazio” e “la finezza, il numero, la veracità delle illustrazioni”. Vuole mostrare agli italiani sia l’arte del loro paese sia quella del mondo intero, quella dei tempi antichi e dell’attualità. Si legge: “La nuova Rivista si propone di rispondere ad una delle esigenze caratteristiche della odierna coltura, a cui, nella fretta dell’apprendere, torna spessissimo più utile il vedere una figura ben fatta, che non leggere un lungo capitolo”. I collaboratori della rivista lavorano particolarmente alla valorizzazione dell’arte e della letteratura straniera. Gaetano Buongiovanni, autore di "L’Emporium e la scultura", ci ricorda ad esempio l’importanza di Vittorio Pica, che collabora dal 1896 e diventa poi direttore della pubblicazione nel 1898. Pica si applica in particolare a diffondere l’arte francese grazie alla sua attività critica. Dal primo numero del gennaio 1895, si trova per esempio un articolo su “La giovane letteratura francese” che dipinge il ritratto di tre scrittori contemporanei: Laurent Tailhade, Jean Moréas e Maurice du Plessis. L’autore dell’articolo fa un breve riassunto della letteratura francese dell’Ottocento, citando per esempio, la Parnasse, il Decadentismo e il Simbolismo. L’articolo evoca numerosi scrittori, dando al lettore un’ampia lista di riferimenti.

Benché Emporium tratti di quasi tutti i movimenti artistici, si nota la forte presenza di articoli su artisti e autori simbolisti e dell'Art Nouveau. Il numero seguente del febbraio 1895 dedica alcune pagine a Jan Toorop, pubblicando tra l’altro due riproduzioni: Les trois fiancée e l’Annonciation du nouveau mysticime (1893). Appare poi una rubrica “Artisti contemporanei” che mette in luce degli artisti non famosissimi e spesso stranieri, come per esempio lo scultore belga Charles van der Stappen, l’inglese Georges Frampton, il disegnatore Aubrey Beardsley, i pittori Louis Fairfax-Muckley, Edward Burne-Jones, o Arnold Boëcklin. Però, Emporium contribuisce anche a fare conoscere degli artisti contemporanei italiani come lo stesso Leornardo Bistolfi, o il pittore Giovanni Segantini. Gaetano Buongiovanni scrive nel suo libro che la scultura è più apprezzata della pittura, dicendo: “Alla differenza della pittura la scultura italiana trova nell’Emporium un posto privilegiato accanto agli esponenti della scultura straniera”. Il periodico, mostrando opere Art Nouveau, utilizzando le fotografie, pubblicando testi di autori vicino al simbolismo, partecipa quindi a fare conoscere ed a diffondere il gusto Liberty. Buongiovanni fa un’analisi di che cosa fu l’Emporium, dimostrando il suo importante ruolo nella diffusione del gusto e delle opinioni culturali della società italiana: “Attraverso gli articoli della rivista Emporium, abbiamo testimonianze e giudizi di un’epoca, su un fenomeno tanto complesso quale quello dell’arte figurativa, in un periodo come quello fra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, che vede la nascita di una nuova concezione dell’arte”.

Il contributo di Leonardo Bistolfi nella teorizzazione e diffusione del Liberty con L’Arte decorativa moderna

Nel gennaio 1902, lo scultore Leonardo Bistolfi pubblica il primo numero della sua rivista L’Arte decorativa moderna, fondata insieme a Davide Calandra, Giorgio Ceragioli, Giovanni A. Reycend e Enrico Thovez. La rivista si propone quale portavoce/rappresentante di un nuovo stile in Italia, vicino alle correnti artistiche internazionali dell’epoca. Infatti, questo periodo vede la nascita del Liberty, frutto della diffusione del gusto Art Nouveau che si propaga, alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, in tutta l’Europa e fino all’America del Nord ed al Giappone. Ci sono diverse definizioni del Liberty, sia formali che teoriche, ma questo movimento si caratterizza comunque per diverse sfacettature. È comunemente accettata l’idea che il Liberty italiano nasca nel 1895 con la creazione della rivista Emporium. Però in Europa si trovano delle iniziative artistiche precedenti che si iscrivono nella linea dei preraffaeliti o degli Arts&Crafts inglesi, tutte e due precursori stilistici dell'Art Nouveau, come In Artes liberas a Roma o Æmilia Ars a Bologna. Il Liberty si caratterizza visualmente da linee curve e dall’utilizzazione di motivi vegetali, piante, insetti o animali. Si insinua in tutti gli aspetti della vita quotidiana: la decorazione, il mobilio, la gioielleria e anche nella pubblicità. Si impone come un vero e proprio movimento artistico poiché il suo scopo implicito è, appunto, di confondere i limiti tra l’arte e l’artigianato. Col Liberty si cerca di superare la gerarchia tra le arti e questo aspetto lo rende difficile da definire con precisione, perché infatti, la sua presenza in molteplici aspetti della società lo fa diventare volubile. È allora interessante capire come gli artisti appartenenti al Liberty abbiano definito se stessi. Con la sua opera teorica, Bistolfi ne dà una definizione – o meglio - la sua interpretazione.

L’Arte decorativa moderna è il nome che lo scultore dà a questo nuovo stile. Nel 1902, Bistolfi ebbe un ruolo importante nell’Esposizione internazionale delle Arte decorative moderne a Torino. In una lettera mandata a Auguste Rodin, Bistolfi scrive: “l’Italia, che valuta giustamente e con venerazione il suo illustro nome, considerebbe come gloriosa conquista di averla tra gli esponenti di questa prima manifestazione universale di Art Nouveau”. Questo uso dell’espressione ‘Art Nouveau’ ci dimostra che nella mente di Bistolfi, l’‘Arte decorativa moderna’ e l’Art Nouveau sono due sinonimi. Per la chiusura della Biennale Romagnola d’Arte di Faenza, il 7 novembre del 1908, lo scultore fa un discorso che ricapitola il suo pensiero. Dichiara : “[l’Arte decorativa moderna] ha origine nel concetto che un costante desiderio di bellezza è, in tutte le anime anche le più semplici, fonte inesauribile di compiacenze e di letizie intellettuali a cui la nostra vita può attingere in tutti i suoi atti e in tutte le sue ore”. Bistolfi parla di una vera e propria “religione della Bellezza” e sviluppa quest’idea: “socializzare il sentimento dell’arte, renderlo comune, necessario a tutto l’esplicarsi dei modi si sentire e di desiderare: sollevare le coscienze più semplici e le più complesse alla sua comprensione: rendere gli uomini desiderosi dell’impero della Bellezza, riconoscendone la sua ragione necessaria e assoluta: far sì che l’arte entri nella vita, come un elemento normale della vita stessa; ecco, ripeto, o signori, le fonte prime, animatrici da cui ha avuto origine il movimento artistico attuale, che è stato chiamato con tanti nomi, ma che è, e rimarrà come un vero apostolato della Bellezza; e per cui viene delineandosi sotto i nostri sguardi il tanto dibattuto ‘stile moderno’”. Nel suo testo Bistolfi ci ricorda la storia dell’Arte, evocando la Grecia, la Roma antica, le chiese gotiche o ancora il Rinascimento e il Barocco, come altrettanti fonti di ispirazione per l’Arte decorativa moderna. Ma lo scultore insiste soprattutto sull’importanza della Natura, descritta quasi come qualcosa di mistico. Con questo, Bistolfi supera l’idea che la Natura è solamente un’ispirazione formale del Liberty. Per l'artista la Natura è un principio essenziale; dice : “la bellezza è intatta nella natura. Ma questa bellezza non risiede soltanto nell’aspetto esteriore delle cose, ma nel senso della vita che le suscita e le avvolge, in ciò che si potrebbe definire ‘l’anima della natura’”. L’artista deve allora trasferire questa ‘anima’ nelle sue opere. Quest’idea si ritrova allo stesso tempo anche in altri artisti come per esempio Auguste Rodin che parla della ‘verità interiore’ della Natura. Bistolfi intuisce anche delle azioni culturali che contribuiscono alla diffusione e allo sviluppo del Liberty, come la sua conferenza di Faenza e le mostre nazionali ed internazionali. A Torino l'Esposizione internazionale delle Arti decorative moderne del 1902 riunisce tutte le “culle” del Art Nouveau: l’Inghilterra, la Francia, la Belga, l’Austria, o ancora la Germania. Bologna è presente con il gruppo dell'Æmilia Ars che riceve una buona accoglienza.

Le opere di Bistolfi incontrano un grande successo in Italia e all’estero. I giovani artisti se ne ispirano e per fare alcuni esempi bolognesi vi sono Silverio Montaguti, Pasquale Rizzoli o Giuseppe Romagnoli. In particolare nel campo della scultura funeraria, Bistolfi è considerato il riformatore della rappresentazione della morte e dei simboli funerari. Quindi si può dire che lo scultore svolge un ruolo fondamentale nella vita artistica della sua epoca. Infatti contribuisce alla definizione e alla diffusione del Liberty – o della così detta Arte decorativa moderna – sia grazie ai nuovi modelli estetici che propone con le sue sculture, sia alla sua implicazione nelle manifestazioni artistiche, sia alla sua teorizzazione della corrente artistica.

Lucie Montassier

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Documenti
Bologna che Dorme
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Bologna che dorme. Anno 2, n. 40 - 4 ottobre 1899. Bologna, Società Cooperativa Tipografia Azzoguidi

Italia Ride n. 23
Tipo: PDF Dimensione: 4.36 Mb

Italia Ride, settimanale umoristico artistico, Stabilimento Zamorani e Albertazzi, Bologna. N. 23, 9 giugno 1900. Collezione privata.

Artista Moderno (L') | anno 12 n.1
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L'Artista Moderno, rivista illustrata di arte applicata. Anno XII n.1. Torino, 1913. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa

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Merletti: Punto Bologna. Eseguiti nella scuola della signorina marchesa Camilla Beccadelli Grimaldi in Bologna.

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Lo Faro Giuliana, "Pasquale Rizzoli - Sculture del Novecento tra Accademia e Modernismo", 2006, pdf 3,3 mb. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa

Rubbiani: omaggio al passato
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Eclettico intellettuale, fondò il Comitato per Bologna Storica e Artistica e l’Aemilia Ars. A lui si deve l’immagine medievale e rinascimentale che ha oggi il centro storico di Bologna.

Anima, la fantasia, l'arte nell'Ottocento (L')
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Antonio, Fradeletto; L'anima, la fantasia, l'arte nell'ottocento. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1924.