Chiostro X - Sala San Paolo - Logge a Levante e Ponente

Chiostro X - Sala San Paolo - Logge a Levante e Ponente

Scheda

Il Chiostro X deve l'attuale sistemazione ad un pesante intervento degli anni '30 del Novecento che ha unificato con eleganza spazi e architetture eterogenee dell'originario monastero. Era qui collocato il 'giardino dei semplici', in cui i monaci coltivavano le piante officinali. Intorno al campanile progettato da Tommaso Martelli nel 1606 si trovavano molte delle 'cappelle segrete' della Chiesa di san Girolamo, di cui ne rimangono ora solo tre, ben visibili sul lato sud del chiostro, affiancati alla Chiesa. Sotto i portici sono collocati grandi monumenti, tra cui quello dedicato al commediografo Alfredo Testoni (1856-1931), opera di Alfonso Borghesani; insieme a memorie più piccole ma non meno significative, quale la lapide con ritratto dedicato al marmorino Carlo Albertazzi, dedicatogli dagli scultori bolognesi che memori della preziosa collaborazione ne vollero scolpita qui l’immagine.

La Sala san Paolo è un grande spazio coperto illuminato esclusivamente dal lucernaio posto sul tetto. Realizzato alla fine dell'Ottocento su progetto di Antonio Dall'Olio (1836-1925), si compone da una semplice architettura a pianta ellittica in cui le pareti in scagliola attorniano archi su cui si dispongono i monumenti. Sono qui collocati tra i tanti due capolavori: il gruppo dedicato all'industriale Alessandro Ronzani scolpito da Pasquale Rizzoli nel 1904; e l'altrettanto grande memoria della famiglia Comi, scolpita dal toscano Giorgio Kienerk nel 1898. In occasione della commemorazione dei defunti così fiene descritta nel 1897 la Sala in un articolo di giornale: "La gran sala elissoidale detta di S. Paolo, perchè eretta nell'area occupata nell'area già occupata dal cimitero speciale della parrocchia di S. Paolo di Ravone ora annesso al resto della Certosa, ha preso nelle definizioni del popolo vari nomi ed epiteti, come quelli di 'corazzata' o di 'stufa' che non attestano molto favorevolmente della estetica della sala stessa. Tuttavia era così sentito il bisogno di un luogo per collocarvi ricordi e monumenti di dimensioni discrete, ma fatti con intenti o con pretese d'arte, che in breve volger d'anni tutte le arcate furono vendute ed occupate. Alcuni monumenti collocativi hanno realmente pregio, di altri non può dirsi invero altrettanto; ma anche in fatto di scultura multi sunt vocanti, pauci vero electi. Del resto su tutti i ricordi, siano essi scolpiti, finamente in Carrara, o lavorati di 'scatolicchio' come dicono a Roma, piove una luce così scialba, pressocché uguale a tutte le ore, ma sempre fioca tale che non dà rilievo alle figure e alle membrature anche fine e tutto rimane, svanisce in un pallido chiarire che rende le cose piatte e inanimate. A correggere siffatta grave imperfezione tornerebbe certamente utile l'apertura di un ampio ed alto lucernaio che occupasse gran parte del soffitto. Il popolo nella sua inesauribile arguzia troverebbe sicuramente un altro epiteto alla 'corazzata' ma gli scultori sarebbero grati all'edile: altrimenti si dirà che i tripodi e le faci ai piedi dei monumenti vi furon poste per illuminarli e non per esprimere la fiamma viva dell'amore che accende i cuori dei vivi pei loro morti".

Le due logge denominate a 'Ponente' e 'Levante' vengono realizzate nell'Ottocento per collegare il Chiostro III al Chiostro V o Maggiore. In questi due brevi corridoi sono collocati importanti monumenti del XIX secolo, tra cui opere di Cincinnato Baruzzi (Pizzardi, 1841), Bernardo Bernardi (Astolfi, 1847 ca.) e Carlo Chelli (Giuseppe Grabinski, 1861).

Nel 1931 vengono eseguiti lavori di adattamento del Chiostro X che vengono così descritti sui giornali: "Il Comune di Bologna deliberava la costruzione di un nuovo claustro per un importo di circa un milione e mezzo. I lavori per la nuova costruzione sono già stati iniziati e procedono speditamente sotto la direzione dell'ing. Giacomo Enrico Casati, dell'Ufficio Edilità e Arte, coadiuvato dal geom. Biagi e, per la parte architettonica, dal prof. Cacciari. Il chiostro sta sorgendo in un cortiletto posto sul lato di mezzanotte della Chiesa di San Girolamo, dove erano precisamente le abitazioni destinate all'ispettore e al dimostratore, ed è limitato dal Claustro Maggiore, dal Claustro della Cappella e dal portico del cortile d'ingresso alla Chiesa. La particolarità principale della nuova costruzione è di avere un piano superiore che sovrasta a quello terreno, caratteristica questa, che non ha nessuno degli altri chiostri. Varie considerazioni giustificano pienamente il nuovo criterio. Anzitutto la impellente necessità di utilizzare quanto più possibile lo spazio a disposizione per ottenere il maggiore numero di posti sepolcrali. Appariva inoltre altrettanto opportuno ricavare tombe esposte il più possibile alla luce del giorno e dare minore importanza alla parte sotterranea, sviluppato invece nel passato in maniera rilevante. Ciò per il fatto che i sepolcri sprofondati sottosuolo danno ai visitatori un penoso senso di oppressione. Il chiostro, una volta ultimato, avrà una notevole fisionomia artistica. Nel piano del cortile, infatti, sarà ripristinato il vecchio porticato che limitava le costruzioni già esistenti, mentre tutta la parte retrostante sarà trasformata con la costruzione di nicchie, sia personali che di maggiore capacità, di tombe di famiglia, di tombini, di cappelle e di spazi per monumenti in parete. L'area cortilizia sarà sfruttata con la costruzione di tombe sotterranee con lapidoni in pieno e di sarcofaghi: questi saranno collocati specialmente lungo il muro che recinge la Chiesa per lasciarne ben visibile il fianco. In un lato del cortile si erge il campanile che resta isolato con suggestivo effetto artistico. Aiuole fiorite e piante sempreverdi conferiranno un tono di gentilezza al pietoso luogo. Due scalinate, una interna ed una esterna, serviranno per accedere al piano superiore, costruito sullo stesso tipo dell'inferiore, col portico sui tre lati e con i retrostanti corridoi destinati alle nicchie e alle tombe. Per la parte architettonica del cortile si è cercato di mantenere il più possibile lo stile caratterizzato dal portico già esistente. Da notarsi che tutta la parte decorativa è in macigno: così le colonne, gli archi, le cornici di marcapiano e bancaletto e i rosoni. Il portico del primo piano mantiene il motivo di quello del piano inferiore: per rendere peraltro più leggera la costruzione ogni arcata sarà suddivisa in due arcate. (…) L'area complessiva del chiostro è di circa 1500 metri quadrati; l'area coperta di 950. Nel cortile d'ingresso alla Chiesa il porticato esistente è stato mantenuto inalterato nelle linee e nelle decorazioni. Ma, essendo stato necessario provvedere a rinforzare le volte per contenere l'aumentato peso retrostante, si è costruito un solaio e le volte sono state rifatte con centinature di ferro e d'intonaco su di una lamiera stirata. In tale modo, pur mantenendosi inalterata la linea del portico, si è resa impossibile qualsiasi screpolatura o lesione del fabbricato".

Roberto Martorelli

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La Certosa di Bologna | Una porta sull'infinito
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Alla scoperta del cimitero di Bologna, il più grande complesso monumentale della città. A cura di Museo del Risorgimento Bologna con la partecipazione di Associazione 8cento. Con il contributo dell'IBC Regione Emilia-Romagna e di Bologna Servizi Cimiteriali. Realizzato da WildLab Multimedia.

Restauro e recupero architettonico della Certosa
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Interventi eseguiti da Bologna Servizi Cimiteriali negli anni 2013-2015 per il recupero architettonico e funzionale dei cimiteri bolognesi della Certosa e di Borgo Panigale.

Documenti
Cenni storici della Certosa di Bologna
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Augusto Bastelli, Cenni storici della Certosa di Bologna, Tipografia Luigi Parma, 1934. Copia con annotazioni ed appunti autografi dell'autore. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.