Villa Aldini

Villa Aldini

Scheda

Villa Aldini, attualmente ubicata in via dell’Osservanza 37, prende il nome da Antonio Aldini, l’influente ministro napoleonico che la fece costruire. L’edificio venne edificato su un complesso architettonico preesistente, il complesso benedettino detto della Madonna del Monte, acquistato dall’Aldini tra il 1799 e il 1802, in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi. Come vuole la tradizione a suggerire al proprietario l’idea di edificare una villa in cima al colle dell’Osservanza furono il soggiorno bolognese di Napoleone Bonaparte, avvenuto nel giugno 1805, e gli apprezzamenti espressi dall’imperatore sulla vista panoramica che si poteva godere da quel luogo. Il ministro pensò così di realizzare una dimora che potesse compiacere le aspettative del Bonaparte. Nel 1939 un articolo apparso sulla rivista il «Comune di Bologna» spiega così la genesi della villa: 

«La villa Aldini, ha origini napoleoniche. Narra il Lenzi nel suo libro su Napoleone a Bologna che nella seconda giornata di permanenza qui e precisamente nel maggio del 1805 – il Grande Corso, fu invitato assieme con giuseppina e il seguito a colazione dal Ministro Marescalchi a Mezzaratta. Levate le mense, Napoleone montò a cavallo e via a spron battuto verso la cima del colle dove era il chiostro e la chiesa della Madonna del Monte […] Accompagnava lassù il Re d'Italia anche il Ministro aldini. Faceva da cicerone il gran scudiero Caprara cui non parve vero far pompa col suo padrone di una erudizione storico artistica che se fosse tutta propria e tutta genuina lascio giudicare al prof. Giovanni Natali conoscitore e indagatore geniale della del nobile bolognese. Disse tra l'altro il gran scudiero che « il buon conte Savioli ci scrisse alcune delle sue anacreontiche, ché quel bel cielo, quell'impotente veduta di natura, sono più che ogni altro luogo felici ispiratori di poetiche idee ». a Napoleone forse non importò niente e del Savioli e dei suoi versi, né dell'opere pittoriche dell'Avanzi, di Filippo Lippi, né di Giotto – è sempre il Bosi che narra – ma fu preso, ammirato conquistato dalla veduta che si godeva lassù, e vi si trattenne a lungo, poi prima di discendere, disse, rivolto all'Aldini: « C'est magnifique. Non conosco luogo più di questo atto ad innalzarvi una casa per il Re d'Italia ». Interessante è il problema dell’attribuzione del progetto della villa. Mentre alcuni documenti infatti confermano il ruolo attivo svolto dall’architetto Giovan Battista Martinetti, in particolare in merito alla distribuzione interna degli ambienti, le fonti ottocentesche riferiscono l’ideazione dell’edificio a Giuseppe Nadi, giovane protetto di Leopoldo Cicognara e brillante studente di architettura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Alcuni disegni in collezione privata, resi noti da Anna Maria Matteucci, permettono con sicurezza di ricondurre la paternità della della villa a Giuseppe Nadi. Del resto «l’ispirazione marcatamente archeologica del progetto», come sottolineato da Silvia Medde, «è agevolmente riconducibile alla preparazione antiquaria di Nadi, probabilmente stimolata dagli insegnamenti impartiti presso l’Accademia bolognese da Giovanni Antonio Antolini, che il giovane potrebbe aver avuto modo di frequentare nel 1804, e sicuramente approfondita nel corso degli anni romani».  

I lavori, cominciati nel maggio 1811, proseguirono oltre la prematura scomparsa di Nadi, avvenuta nel 1814, fino al 1816, quando il crollo dell’impero napoleonico segnò per il cantiere una decisa battuta di arresto. La villa rimase così incompiuta. Nel 1820 l’Aldini vendette a un privato l’immobile, che divenne in seguito proprietà comunale. Durante la prima guerra mondiale l’ampio giardino venne utilizzato come «educatorio» per i bambini delle scuole. L’edificio esternamente presenta una chiara impronta neoclassica, riconoscibile nell’imponente pronao, sorretto da otto colonne ioniche e sormontato da un timpano, decorato dagli scultori Giacomo De Maria e Adamo Tadolini con la scena l'Olimpo degli dei. Nell’esecuzione del bassorilievo De Maria coinvolse anche l’allievo Alessandro Franceschi. Le valenze monumentali della villa, mutuate dai prototipi antichi e segnatamente dal Partenone di Atene, fanno dell’edificio un «episodio unico nel panorama bolognese di primo Ottocento», dominato generalmente dal neocinquecentismo di impronta palladiana. La villa diviene fonte di ispirazione per gli artisti bolognesi. E’ il caso di un’incisione di Antonio Basoli, Veduta del già Palazzo Aldini fuori di Porta S. Mamolo in Bologna,  contenuta nelle serie Vedute pittoresche della città di Bologna, e di un disegno di Ottavio Campedelli, Villa Aldini in distanza. Entrambe le vedute si conservano presso le Collezioni d’Arte e di Storia della Cassa di Risparmio in Bologna. 

Ilaria Chia

Bibliografia: Sebastiano Sani, Ville di Bologna, in «Il Comune di Bologna», maggio-giugno 1939; Silvia Medde, Villa Aldini, in Anna Maria Matteucci, Francesco Ceccarelli (a cura di), Nel segno di Palladio. Angelo Venturoli e l’architettura di villa nel Bolognese tra Sette e Ottocento, Bologna, 2008, pp. 238-244; Anna Maria Matteucci, Architettura e decorazioni in Bologna all’epoca di Stendhal, in Stendhal e Bologna, 1971-1973, II, pp. 730-731. 

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