Sala d'Attesa - Pantheon

Sala d'Attesa - Pantheon

2008

Scheda

Il 1 luglio 2008 il Pantheon alla Certosa fu inaugurato con una veste del tutto nuova, grazie all'allestimento artistico di Flavio favelli intitolato "Sala d'Attesa". Tale intervento fu reso possibile grazie al mecenatismo privato, coordinato da Francesco Amante. La Sala è rimasta chiusa al pubblico a seguito delle lesioni provocate dal terremoto del 2012, fino alla riapertura avvenuta il 25 ottobre 2015 dopo i necessari interventi di consolidamento e restauro.

"Sala d'Attesa è una sala per attendere. E per ritrovarsi. Un luogo di accoglienza per commemorare i propri cari con parenti e amici. L'opera che ho proposto vuole offrire un ambiente vicino al concetto di casa, di abitazione, una zona prossima al privato, all'intimità, un interno, un luogo mentale praticabile. Il Pantheon è stato scelto quale luogo più interessante per questa realizzazione, all’interno della vasta zona monumentale della Certosa, anche perché già utilizzato per la celebrazione di cerimonie laiche. Chi non si è chiesto in modo laico: “dove vorrei il mio funerale?”. Ho pensato a questa semplice domanda rispondendo alla sollecitazione di Francesco Amante su un possibile rinnovamento del Pantheon. In questa sala l’arte entra per confrontarsi con il quotidiano, quel mondo reale spesso estraneo ai musei, alle gallerie e agli spazi deputati all’arte, specie in momenti così delicati di sofferenza e dolore.

Prima dell'intervento lo spazio si presentava disadorno, privo di attrezzature adeguate ad accogliere persone che si ritrovano ad affrontare momenti di particolare dolore. L’idea non è quella di trasformare, bensì di rinnovare il luogo mediante l’arte. Credo che uno dei tanti punti interessanti di questo progetto sia quello di intervenire nel luogo come su una tela. Non sono un architetto, né un progettista e credo sia decisivo confrontarsi con questo ambiente per farne un’opera "intima” e “vissuta". Esattamente come creare un quadro o una scultura. Il progetto ha previsto la realizzazione di un pavimento in marmo bianco, quasi a definire un interno domestico, in cui però compaiono anche alcuni frammenti di lapidi funerarie. Le pareti sono addobbate con tendaggi calati dal soffitto fino a terra lasciando le colonne nel loro originale colore avorio. Sulla parete di fronte all’entrata è stata realizzata una grande specchiera a mosaico di vetri alta tre metri.

La sala è poi illuminata da 25 lampadari di cristallo appesi a una struttura portante in ferro. Le panche a gradoni, quasi un anfiteatro, accolgono il pubblico; correndo parallele lungo le pareti dell’edificio e nelle cui nicche sono collocati vasi, piatti ed altri oggetti in vetro e ceramica, per rafforzare l’dea di raccoglimento dei congiunti verso il palco con il feretro, realizzato unendo diversi tavoli."

Flavio Favelli

"Alcuni anni fa, in Francia, ebbi l’occasione di leggere un articolo che mi fece riflettere. Parlava dell’impegno di un medico di un ospedale della banlieu parigina che era riuscito (coinvolgendo un ente filantropico e lo stesso Ministero della Cultura) a trasformare grazie all’arte contemporanea la camera mortuaria del nosocomio da luogo di tenebra e di gelo a spazio di umanità e poesia che aiutasse i vivi ad affrontare la sofferta separazione dai morti. Poi lessi episodicamente sui nostri quotidiani lettere di cittadini che esprimevano molto civilmente profonde ragioni di disagio riguardo i nostri tristi luoghi dell’addio. Sapevo che già alcune città italiane avevano affrontato il problema di riservare aree di sepoltura per le religioni  non cattoliche ma ero e sono convinto che fosse prima di tutto il momento del commiato a dovere essere affrontato nella nostra città.

Per il luogo pensai subito al Pantheon della Certosa, in origine dedicato ad ospitare i busti dei bolognesi illustri, e già utilizzato per le cerimonie laiche nella sua spoglia suggestività. Inserii l’idea negli obiettivi prioritari dell’associazione Amici della Gam, che ho l’onore di presiedere da alcuni anni, e la esposi ad un artista che stimo particolarmente, Flavio Favelli, che la prese subito a cuore condividendola con grande sensibilità, coinvolgendo anche Maria Katia Tufano, esperta d’arte contemporanea. Sappiamo tutti che la Certosa è uno straordinario museo a cielo aperto, un prezioso bene fortemente legato alla storia culturale e sociale degli ultimi due secoli della nostra città, con i suoi grandi, da Carducci a Morandi, i suoi accademici, i suoi artisti, i suoi patrioti, e i suoi semplici cittadini. Passeggiando lungo le strade e i portici, piazze e cortili arricchiti da sculture e monumenti si ha la sensazione di percorrere una parte rispecchiata della nostra città. E il Pantheon ne è in certo senso il cuore.

A costo di ripetere cose note a tutti mi preme ricordare che l'istituzione del pubblico Cimitero alla Certosa risale al 1801, data che pone anche in quest’ambito Bologna all’avanguardia fra le città italiane ed europee, recependo in anticipo le regole sulle inumazioni espresse dalla cultura illuminista e codificate tre anni dopo da Napoleone con l’editto di Saint Cloud. Non solo cimiteri italiani ben più grandi e celebri vengono fondati decenni dopo, e lo stesso famosissimo Père Lachaise di Parigi nacque nel 1804. Questa capacità di Bologna di precorrere i tempi, specie su tematiche di forte impegno civile, si riflette in questo progetto che abbiamo voluto battezzare in modo molto semplice “Sala d’attesa”, con la sola ambizione di trasformare questo nostro prestigioso Pantheon, grazie all’arte contemporanea impegnata su un tema civile molto delicato e sensibile, in un luogo di raccoglimento e riflessione per quanto possibile sereno, dove tutti coloro che lo desiderino per sé e per i propri congiunti possano celebrare laicamente, in assoluta e rispettosa semplicità, la cerimonia dell’addio."

Francesco Amante

The original Prior's cell was transformed into a Pantheon of Illustrious Bolognese at the request of the city government. Finished in 1828 based on a design by Tubertini, it was decorated with a painting on the ceiling by Pedrini depicting "Religion triumphant and sitting near the Temple of Immortality, in the act of granting Felsina, led to her in front of Genius, the requested immortality to complete the glory of the homeland of many of its children". Over the course of more than a century dozens of busts portraying famous citizens were placed there, then moved several times starting in the Fascist period, and now finally in the safekeeping of Mambo. The current aspect is due to renovations requested by a group of patrons who, thanks to the artistic work of Favelli, in 2008 realised the Waiting Room, a space dedicated to funeral ceremonies yet devoid of religious connotations.

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Sala d'Attesa - Corale Quadriclavio
Sala d'Attesa - Corale Quadriclavio

Da you tube: intervento della Corale Quadriclavio in occasione dell'inaugurazione della "Sala d'Attesa".

Adorate le stelle che non passano mai
Adorate le stelle che non passano mai

Da You Tube: sintesi della rassegna in Certosa "Adorate le stelle che non passano mai", edizione 2009. Interventi di Gian Mario Anselmi, Fra Paolo Garuti. Coro Arcanto, Coro Verdianeum.

Documenti
Uomini Illustri | Pantheon di Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 234.51 Kb

Uomini Illustri - Elenco delle collocazioni dei busti nella Sala del Pantheon, nel Cimitero Comunale della Certosa. 1819 | 1889

Lettura (La)
Tipo: PDF Dimensione: 13.35 Mb

Articoli di argomento vario: Touring Club, esplorazioni, cultura funeraria, criminologia e brigantaggio, miniere di zolfo, fusione delle campane, eloquenza, pedagogia, scultura. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906

Cimitero Comunale di Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 175.58 Kb

Cimitero Comunale di Bologna. Estratto dalla rivista “Il mondo illustrato – Giornale universale”, Torino, nn. 34, 35, 36, 38, 42, 1847. Testi di Savino Savini, trascrizione a cura di Lorena Barchetti.