Partito repubblicano italiano, (PRI)

Aprile 1895

Scheda

Il PRI è uno dei più vecchi tra i partiti italiani. Discende dalla Giovane Italia di Giuseppe Mazzini del 1832, dal Partito d’Azione fondato da Mazzini durante le guerre risorgimentali e dall’Alleanza repubblicana, nata nel 1874 per coordinare l’attività dei circoli repubblicani.
Fu nell’aprile 1895 - tre anni dopo la nascita del PSI - che a Milano nacque il PRI, il cui primo congresso nazionale si riunì a Bologna l’1.11.1895. Conquistò 26 seggi in parlamento alla fine del secolo e 30 nel 1900.
Contrario all’avventura coloniale in Etiopia alla fine del XIX secolo, si divise di fronte alla guerra di Libia nel 1911 e nel 1914 fu il primo a sostenere l’intervento contro l’Austria, per completare l’unificazione nazionale con una “guerra democratica”.
In quell’occasione ruppe ogni rapporto con il PSI. Nelle elezioni del 1919 ebbe 10 deputati.
La crisi del primo dopoguerra, che tormentò tutti i partiti, ebbe un riflesso molto accentuato nel PRI, all’interno del quale non erano pochi gli esponenti favorevoli al fascismo.
Al XV congresso nazionale, svoltosi a Trieste il 22-25.4.1922, prevalse l’ala antifascista, guidata dal segretario Fernando Schiavetti e da Mario Bergamo*, con conseguente allontanamento degli elementi di destra che si erano organizzati nei Fasci repubblicani italiani e nell’Unione mazzinina nazionale.
Dopo l’adesione del PRI all’Alleanza del lavoro aumentarono le persecuzioni fasciste nei confronti dei militanti e delle organizzazioni repubblicane.
Il PRI subì una seconda scissione pari al 20% degli iscritti dopo il XVI congresso nazionale, svoltosi a Roma il 17 e 18.12.1922, che confermò il voto antifascista del congresso di Trieste.
La maggioranza degli iscritti alle federazioni di Cesena, Ravenna e Ancona uscirono dal PRI e diedero vita alla Federazione repubblicana autonoma della Romagna e delle Marche.
All’indomani del delitto Matteotti il PRI aderì all’Aventino e intensificò la lotta contro il regime. “La Voce Repubblicana”, il quotidiano ufficiale del PRI, per la sua dura opposizione al regime subì più di un sequestro e numerose sospensioni temporanee delle pubblicazioni.
All’indomani del XVII congresso nazionale, svoltosi a Milano il 9 e 10.5.1925, il PRI decise di abbandonare l’Aventino.
Il PRI, diretto dal nuovo segretario Mario Bergamo, si oppose al regime per tutto il 1926 e fu sciolto nel novembre.
Il nucleo principale della direzione andò in esilio in Francia dove il PRI fu ricostituito, anche se un forte gruppo si organizzò in Svizzera.
Il PRI tenne otto congressi in esilio, nel 1928, 1929, 1931, 1932, 1933, 1934, 1935 e 1938. Segretari furono Bergamo, poi Cipriano Facchinetti, Giuseppe Chiostergi e Randolfo Pacciardi.
In vari periodi il PRI pubblicò “L’Italia del popolo”, “L’Iniziativa”e “La Giovane Italia”.
A Bologna il PRI ebbe sempre una modesta consistenza, anche se aveva uomini politici di grande valore, come Enrico Golinelli, Venerabile della loggia massonica VIII Agosto e sindaco di Bologna dal 1902 al 1904.
Nel 1914 - a causa del neutralismo dei socialisti - ruppe l’alleanza con il PSI e faticò a riallacciarla nel dopoguerra.
Dopo l’uscita degli esponenti filofascisti -Giorgio Pini e Arconovaldo Bonacorsi che confluiranno nel Fascio - il PRI si schierò su posizioni antifasciste e fu diretto da Mario Bergamo, Dante Calabri*, Giovanni Ghiselli*, Luigi Jacchia* e Neo Ottoni* detto Enea.
Nel 1924, secondo un rapporto del prefetto, aveva «scarsissimi aderenti» (ASB, GP, 1924, b.1.405, cat.7, fas.1, “Situazione ordine pubblico”). Nel 1925 gli iscritti non superavano i 150 (ASB, GP, 1925, b.1.418, cat.7, fas.1, “Partiti politici esistenti”). Nelle politiche del 16.11.1919 il PRI votò per la Lista dei combattenti che a Bologna ebbe 5.556 voti e nessun deputato. Nelle politiche del 15.5.1921 ebbe 686 voti nel comune di Bologna, 925 nella provincia di Bologna e 34.758 nella circoscrizione (BO, FE, FO e RA) e 2 deputati: Ulderico Mazzolani e Cino Macrelli. In quelle del 6.4.1924 ebbe (nella circoscrizione regionale) 23.413 voti e 2 deputati: Mario Bergamo e Macrelli. Nella provincia di Bologna raccolse 1.063 voti, dei quali 731 nel comune di Bologna.
Dopo l’avvento della dittatura, non pochi esponenti, tra i quali Ottoni, andarono in esilio in Francia. Negli anni della dittatura numerosi militanti dell’ala sinistra e operaista uscirono per aderire al PSI.
A Bologna divennero socialisti esponenti di primo piano come Fernando Baroncini*, Giovanni Bordoni* ed Emilio Alessandri*.
Il PRI subì una seconda scissione dopo l’invasione tedesca nel 1943, quando decise di non aderire al CLN per la pregiudiziale antimonarchica.
Considerando preminente la lotta di liberazione contro i nazifascisti, rispetto alla sorte della monarchia, a Bologna uscirono dal PRI Angelo Bondi, Gino Onofri*, Armando Quadri*, Armando Tomesani*, Romolo Trauzzi*, Luigi Zoboli* e altri ancora.
Il PRI di Bologna, il cui segretario era Francesco Colombo*, aderì al CLN nel gennaio 1945. [O]

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Eventi

Vedi anche

Persone

Bibliografia
1945-1975. Resistenza repubblicana nel trentesimo anniversario della liberazione
AA. VV.
La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze vol. 3
Bergonzini L.
1970 Bologna ISB