Manaresi Paolo

Manaresi Paolo detto Adriano

23 settembre 1908 - 1991

Note sintetiche

Titolo di studio: Laurea
Occupazione: Artista

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 1 ottobre 1943 - 21 aprile 1945)

Scheda

Paolo Manaresi, «Adriano», da Pompeo e Maria Giordani; nasce il 23 settembre 1908 a Bologna. Diplomatosi dell'Accademia di Belle Arti, fu pittore e insegnante celebre per le sue incisioni. Prestò servizio militare in fanteria a Bologna dall'agosto all'8 settembre 1943. Riuscito a sfuggire ai tedeschi che l'avevano catturato, divenne membro del comando della 28a brigata Gordini Garibaldi e operò in Romagna. Venne riconosciuto partigiano dall'1 ottobre 1943 alla Liberazione. Riposa nel Campo 1971 della Certosa di Bologna.

I testi seguenti sono tratti dal catalogo della mostra 'Paolo Manaresi - I colori dell'inquietudine', Bologna, 2017

Per Paolo Manaresi che si tratti di dipingere o incidere paesaggi, di scene religiose o, ancora, di nature morte realizzate in periodi diversi, il denominatore comune è sempre una profonda inquietudine. Nei primi ritratti o nelle scene d’interni degli anni Trenta i tratti sono ancora distesi, ma con l’arrivo della Seconda guerra mondiale la mano inizia a farsi nervosa. I lavori degli anni Cinquanta e Sessanta – siano essi paesaggi o periferie cittadine, che risentono delle lezioni metafisiche di Carrà e di Sironi – sono orientati da una ricerca estetica che privilegia il contrasto chiaroscurale: è la proiezione, in pittura, delle strade tortuose percorse interiormente dall’artista. Nel succedersi del suo operare emergono i suoi interrogativi sul senso della vita, espressi con grande intensità soprattutto nelle scene di carattere religioso. Facendo uso di colori accesi e di segni forti che ricordano l’arte nord-europea, in particolare Munch e Nolde, Manaresi mostra come la sua ricerca esistenziale sia inseparabile da una riflessione sulla fede. In particolare si concentra sulle scene di Crocifissione, che dipinge in infinite varianti. Al centro, sempre la rappresentazione del Christus patiens: la sofferenza del Figlio Dio sembra rivelare il dolore stesso dell’artista. Oltre a Cristo, il personaggio maggiormente ricorrente è la Maddalena, rappresentata come una macchia cromatica di colore rosso vivo che, ai piedi della croce, grida dolore e amore. Sono questi gli stessi anni in cui la Chiesa vive il concilio Vaticano II, anni di grandi aperture, ma anche di dolorosi scontri tra diverse visioni del mondo. Manaresi partecipa a questo dibattito attraverso la sua pittura: nel Cristo morto e nella Maddalena riversa il suo grido muto di uomo ferito dalla vita ma, nonostante tutto, ancora tenacemente capace di cercare risposte e riconciliazioni. Questa irrequietezza si presenta in tutta la sua potenza espressiva nelle ultime composizioni, realizzate tra fine anni Ottanta e inizio Novanta: dopo una progressiva compressione dei volumi, una sintesi delle forme e un’intensificazione dei contrasti cromatici, alla fine della vita Manaresi elabora composizioni in cui le visioni dell’anima si mescolano e si fondono con la realtà naturale. Da un lato recupera elementi appartenenti alle precedenti ricerche formali, dall’altro risolve l’urgenza espressiva ricorrendo all’astrazione, via inedita per lui. Queste «opere nuove» – come lui stesso le definisce – appaiono quasi implodere su loro stesse. Il tratto nervoso e acuto sembra perdersi nell’iterazione. Tutto sembra perdersi in un buio esistenziale, in una sofferta sconfitta, come nella Composizione rosso-nera che chiude la mostra. Questi inediti lavori segnano il drammatico esito di un artista che ha ancora tanto da rivelare e che la mostra indaga da un punto di vista nuovo. Una riflessione sul senso delle cose e della vita.

Biografia essenziale

1908 - Nasce a Bologna. Durante il periodo dell’adolescenza perde tragicamente il fratello maggiore Francesco. Studia al Liceo Artistico, dove ha per insegnante di Pittura di figura Giovanni Romagnoli. Diplomatosi, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna

1928 - Vince il Concorso Curlandese organizzato dal Comune della sua città

1929 - Vince il Premio “Tullo Moj” per la miglior pittura di paesaggio realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nello stesso anno si diploma in Decorazione presso la stessa Accademia, dove era stato allievo di Giovanni Romagnoli e Achille Casanova.

1933 - In settembre vince la cattedra di Decorazione e Disegno alla Scuola Professionale d’Arte di Varallo Sesia (VC), dove si trasferisce con la moglie. Qui manterrà l’incarico fino al settembre 1942, avvicendandosi nell’insegnamento anche di altre discipline - Pittura, Plastica ornamentale, Scultura e Cultura generale - e passando alla Direzione nel 1938.

1939 - Vince il Concorso per l’esecuzione di uno dei bassorilievi del Salone Centrale dalla Biennale di Venezia.

1942 - Ottiene una cattedra alla Regia Scuola d’Arte di Cascina (PI), dove si trasferisce con la famiglia a partire da ottobre.

1943 - L’8 settembre, di ritorno da un viaggio e ignaro degli eventi appena accaduti, viene arrestato dai tedeschi perché trovato in divisa militare, ma riesce a darsi alla macchia.

1945 - Terminata la guerra torna a Bologna per insegnare al Liceo artistico. In questi anni eredita lo studio di Achille Casanova al Collegio Venturoli, che diverrà il suo “rifugio”.

1948-49 - E’ invitato alla Biennale d’Arte di Venezia col dipinto Frate Pittore, poi acquistato dalla GAM di Bologna. Nello stesso periodo partecipa a molte altre rassegne e vince il “Premio della Bontà” organizzato dal Comune di Bologna. Vince ex aequo il premio bandito dal Sodalizio Spinelli con il dipinto Morte di una suora. Il 1949 è l’anno di svolta nel percorso professionale di Manaresi poiché egli inizia a dedicarsi all’incisione incoraggiato da Giorgio Morandi, che gli prepara le prime lastre. Seguono ani di intenso lavoro, in cui l’artista si aggiudica numerosi riconoscimenti soprattutto in campo grafico. E’ infatti più volte invitato alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma; è vincitore del I premio alla Mostra dell’Incisione contemporanea di Forlì; partecipa alla mostra Art Graphique Contemporain di Bruxelles dove una sua acquaforte viene scelta per il manifesto.

1953 - L’Istituto di Calcografia Nazionale di Roma dedica alla sua attività incisoria un’importante mostra antologica presentata in catalogo dal direttore, Carlo Alberto Petrucci. Nello stesso anno Manaresi viene nominato direttore dell’Istituto d’Arte di Bologna.

1954 - Vince (ex-aequo con Magnolato) il Gran Premio Internazionale per l’incisione alla Biennale di Venezia, dove espone, tra le altre, l’acquaforte Cristo e Barabba.

1955-57 - Prosegue l’attività incisoria partecipando a numerose mostre, anche fuori Italia, e ottenendo riconoscimenti unanimi. Nel 1956, primo in graduatoria nel concorso per le cattedre di Incisione bandito dal Ministero, entra come titolare dell’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

1958 - Giorgio Morandi lo indica come suo successore alla cattedra di Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna Da questa data si apre un periodo che durerà quasi vent’anni e che porterà Manaresi a sviluppare secondo la propria cifra stilistica gli insegnamenti del Maestro.

1961-62 - Vince il Premio Nazionale del Paesaggio “Autostrada del Sole” organizzato dalla Quadriennale di Roma. Gli anni che seguono lo vedono impegnato molto spesso all’estero mentre, sul piano personale, dall’ottobre 1962 è costretto a fare i conti con il dolore lacerante per la perdita tragica della figlia Donatella.

1963 - Ottiene il “Premio Olivetti” alla Biennale d’Arte Grafica di Venezia.

1965 - E’ premiato al Premio Nazionale d’Arte “Ardengo Soffici. Il paesaggio toscano e italiano” di Prato.

1966 - E’ premiato alla Mostra Internazionale della Grafica a Palazzo Strozzi di Firenze. Poco dopo ottiene riconoscimenti alla Biennale Internazionale dell’Incisione “Il fiore nella grafica contemporanea” di Pescia, Prato, Stoccolma.

1967 - E’ nominato Amministratore del Collegio Artistico Venturoli, all’interno del quale, dagli anni del secondo dopoguerra, aveva lo studio. Nel 1973 ne diverrà anche residente, ruolo che ricoprirà fino alla morte.

1969 - Esce la monografia L’opera grafica di Paolo Manaresi, edita da Prandi e con la presentazione di Rodolfo Pallucchini.

1972-74 - Unisce la sua espressività grafica alla poesia di Riccardo Bacchelli illustrando Terra d’Emilia, considerato uno dei più bei libri illustrati da artisti del Novecento.

1978 - L’Associazione per le Arti “Francesco Francia” organizza una grande mostra antologica al Museo Civico di Bologna, col patrocinio del Comune e dell’assessorato alla Cultura della stessa città, della GAM, dell’Accademia Clementina e dell’Ente Bolognese Manifestazioni Artistiche. Contestualmente, alla GAM viene allestita una sezione dedicata alla grafica. Nello stesso anno, Mariano Mazzocco, segretario dell’Associazione “Francesco Francia”, dona al Comune di Bologna un considerevole numero di opere dell’artista, come documentato nel catalogo La scuola bolognese dell’acquaforte. Opere del Ventesimo secolo nelle raccolte della Galleria comunale d’arte moderna, con testo introduttivo di Franco Solmi. Per l’artista, segnato da un dolore mai risolto per la perdita della figlia, seguono anni di isolamento e di sospensione dell’attività espositiva. Tuttavia le sue opere continuano a venire esposte all’interno di mostre collettive. Tra tutte si segnalano: La Scuola bolognese dell’Acquaforte (Bologna, Galleria Comunale d’Arte Moderna, 1982), La Natura Morta nell’arte italiana del Novecento (Mesola-Ferrara, Castello della Mesola, 1983), Figure del ‘900 (Bologna, Accademia di Belle Arti, 1988), Artisti allo specchio (Bologna, Palazzo Pepoli Campogrande, 1990).

1990 - Una nuova ricerca espressiva si affaccia, restituendo a Manaresi un rinnovato slancio creativo e la forza di indagare nuove strade formali e di “liberazione” del proprio sentire. Nascono così le “opere nuove”, pastelli realizzati febbrilmente in cui la sintesi delle forme è spinta fino ai margini, e oltre, dell’astrazione. Rimasti in gran parte fino ad ora inediti, vengono esposti oggi per la prima volta.

1991 - Stimolato dal desiderio di presentare gli ultimi lavori all’interno di una nuova mostra, l’artista si rimette al lavoro. Ma nella solitudine estiva di fine luglio viene sopraffatto nuovamente da un dolore che non trova via d’uscita e decide di porre fine alla sua storia. Tra le retrospettive che hanno avuto luogo negli anni successivi si ricordano: Manaresi. Le ombre hanno un ricordo (Bologna, Mazzoni Arte, 1995); Segno e colore: Morandi Manaresi De Vita. Dipinti e incisioni (San Marino, Galleria d’arte moderna e Pinacoteca di San Francesco, 1997); Morandi Manaresi De Vita (Bologna, Galleria Stefano Forni, 2005); Manaresi. Ovvero: come camminare al fianco di Morandi, senza mai inciampare né cadere in trappola (Bologna, Museo Morandi, 2008-2009)

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