Baroncini Fernando detto Nino

14 luglio 1901 - [?]

Note sintetiche

Occupazione: Geometra

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 1 ottobre 1943 - 21 aprile 1945)

Scheda

Fernando Baroncini, «Nino», da Augusto ed Enrica Cattani; nato il 14 luglio 1901 a Bologna. Geometra.
Iscritto al PRI, al MUP e al PSUP.
Nel primo dopoguerra entrò nel PRI ed ebbe incarichi di responsabilità all'interno della federazione provinciale. Militava nell'ala sinistra che propugnava un avvicinamento - nel 1925 si parlò addirittura di fusione - al PSI.
Arrestato per attività antifascista e per la diffusione di giornali del movimento di GL, il 27 maggio 1930 fu condannato a 5 anni di confino. Prosciolto per condono il 16 novembre 1932 tornò a Bologna e aderì al PSI, unitamente a un numeroso gruppo di militanti del PRI.
Il 7 dicembre 1937 fu nuovamente arrestato e condannato a 2 anni di confino per una manifestazione antifascista. Il 20 dicembre 1938 venne rimesso in libertà a seguito di un condono.
Nel 1942, con alcuni socialisti riformisti e il gruppo molinellese di Giuseppe Bentivogli e Paolo Fabbri diede vita al MUP, del quale divenne segretario provinciale. Alla fine del 1942, unitamente ai rappresentanti del PSI e del PCI, partecipò alla costituzione del Comitato unitario d'azione antifascista nel quale rappresentò per alcuni mesi il suo gruppo politico.
Arrestato dalla polizia fascista nella primavera 1943, il suo posto fu preso da Gianguido Borghese.
Liberato alla caduta del fascismo, ai primi di agosto intervenne alla riunione che si tenne nello studio di Roberto Vighi, in via Santo Stefano 18, presente Pietro Nenni, nel corso della quale MUP e PSI si unirono dando vita al PSUP.
Il 25 agosto 1943, con altri sei delegati bolognesi, intervenne a Roma alla riunione nazionale per la riunificazione dei due movimenti socialisti. Al ritorno a Bologna, fu eletto segretario della federazione provinciale del PSUP.

Con l'inizio della Resistenza, si fece sostenitore, all'interno del partito, della necessità di parteciparvi con tutte le forze. Per questo fu uno dei più decisi oppositori della linea attendista sia interna che esterna al partito. Con Verenin Grazia e Alberto Trebbi partecipò alla prima riunione ufficiale del CLN, alla metà di settembre, per confermare l'impegno politico dei socialisti. Per meglio partecipare alla guerra di liberazione, il partito si diede una nuova struttura: Baroncini divenne segretario regionale e Bentivogli e Fabbri i due vice. Le direttive del partito, per la partecipazione di tutti i socialisti alla Resistenza, vennero date nel corso di una riunione che si tenne nel suo studio in via Castiglione 21.
Nel corso dell'inverno 1943-1944 guidò personalmente alcuni assalti ai depositi fascisti e organizzò le basi militari per la guerra partigiana in montagna perché - a differenza di numerosi dirigenti della Resistenza bolognese - era convinto che l'Appennino tosco-emiliano si prestasse ottimamente a una guerra per bande. E noto che, in quel periodo, il CLN bolognese indirizzò verso il Veneto i giovani che volevano combattere contro i nazifascisti. Alla fine dell'inverno - lasciata la direzione del partito a Fabbri - si recò nell'alta valle del Reno per organizzare la brigata Matteotti Montagna. Il comando della stessa venne affidato a un tenente dei bersaglieri, mentre lui assunse l'incarico di commissario politico. A metà luglio, quando il comando della formazione fu affidato ad Antonio Giuriolo, fu confermato al posto di commissario.
Nel settembre 1944 il CUMER lo nominò commissario politico della Divisione montagna che raggruppava tutte le formazioni partigiane che operavano nell'alta valle del Reno, in previsione di quella che si riteneva fosse l'imminente battaglia per la liberazione di Bologna. Baroncini e Giuriolo - affiatati da un'amicizia divenuta subito più che fraterna - guidarono la Matteotti Montagna pe,r molti mesi, sino al 3 ottobre quando i matteottini liberarono Porretta Terme e tutta l'alta valle del Reno e si incontrarono con la 5ª armata americana. Riarmati e riorganizzati dagli alleati i partigiani della Matteotti ripresero subito la guerra e a loro fu affidato un tratto del fronte.
Fu in una delle numerose battaglie che sostennero nell'inverno 1944-1945, che il 12 dicembre 1944 fu ucciso Giuriolo mentre guidava un attacco a una posizione tedesca. Baroncini, che era l'unico che avrebbe potuto assumerlo, non ebbe il comando della Matteotti perché i partigiani preferirono lasciarlo vacante. La decisione - che poteva essere una forma di rispetto verso Giuriolo, sia pure male intensa - era errata perché la guerra aveva le sue esigenze. Alla decisione non furono estranei motivi di ordine politico, essendo egli considerato troppo a sinistra. Baroncini, che era un uomo politico onesto e dotato di una grande umanità - venerava la memoria di Giuriolo al punto che, nel dopoguerra, teneva una sua foto nello studio professionale - finché visse fu amareggiato da quella decisione che pure era stata presa democraticamente e alla quale non si oppose.
Quando entrò a Bologna, il 21 aprile 1945, con i partigiani della Matteotti Montagna, fu nominato segretario provinciale della federazione socialista. Riconosciuto partigiano dall'1 ottobre 1943 alla Liberazione.
Il 25 settembre 1945 fu nominato membro della Consulta nazionale.Testimonianza in RB3. [O]

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