Quercia

Scheda

A Castiglione dei Pepoli, lungo la ferrovia Direttissima Bologna-Firenze, è dislocato un battaglione di carabinieri comandato dal sottotenente Giovanni Saliva, che ha il compito di garantire la vigilanza sul traffico ferroviario.
L’autonomia del battaglione è relativa, in quanto il comando dei carabinieri dipende di fatto da due ufficiali delle SS residenti a Castiglione. Collaborano al servizio di vigilanza anche dei civili, chiamati “Polizei” dalla scritta impressa sulla fascia che portano al braccio. Alcuni dei civili sono in contatto con gli uomini della Stella Rossa e tramite loro Saliva comunica a Mario Musolesi il suo desiderio di incontrarlo.
Un primo incontro viene organizzato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile in un bosco nei pressi di Quercia.
Saliva esprime il desiderio di entrare con i suoi uomini nella Stella Rossa, ma Musolesi non è d’accordo, in quanto è proprio grazie alla collaborazione dei carabinieri che la Stella Rossa riesce a muoversi lungo la ferrovia.
A giugno la situazione cambia drasticamente, perché la sorveglianza della linea ferroviaria viene assegnata dai tedeschi al 5° battaglione cecoslovacco e i carabinieri sono affiancati dai nuovi soldati. Temendo una definitiva sostituzione, Saliva chiede un nuovo incontro con Musolesi, con il quale concorda il passaggio dei carabinieri nella Stella Rossa. Per evitare ritorsioni nei confronti delle famiglie, viene simulato un attacco partigiano.
La notte del 17 giugno 1944 Saliva si assicura che gli uomini disposti a entrare nei partigiani siano in servizio e una piccola squadra della Stella Rossa procede al finto arresto dei carabinieri e dei “Polizei” lungo la Direttissima: il luogo di riferimento p sempre la località Quercia. Per completare l’operazione vengono disarmate anche le guardie ferroviarie che collaborano alla sorveglianza della linea.
Una trentina di carabinieri rimane nella Stella Rossa e in seguito Giovanni Saliva assume importanti responsabilità di comando, divenendo capo di stato maggiore.
Una dozzina di guardie ferroviarie vengono, invece, uccise a Ca’ d’Alessandri, sul Monte Vignola.
Sui motivi dell’uccisione esistono diverse versioni. Secondo la ricostruzione di Giampietro Lippi le guardie non avrebbero accettato di entrare nella brigata, mentre secondo le testimonianze raccolte da don Dario Zanini sarebbe stato il tentativo di fuga di una o due di esse a scatenare la loro uccisione.
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