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Porretta Terme (Bo)

1796 | 1919

Insediamento

Schede

Porretta entra a far parte del Regno d'Italia nel 1861 prendendo il nome di Bagni della Porretta, che mantiene sino al 1931. Situata sull'Appennino tosco-emiliano, la località è nota sin dall'età medievale per la presenza di acque termali, che ne permisero lo sviluppo nel corso dell'Ottocento. Proprio per questo sviluppo divenne necessario renderla accessibile al grande afflusso di bagnanti, dato che la Statale 64 Porrettana, ultimata nel 1847 dopo trent'anni di lavori, non era più sufficente; tra il 1851 e il 1863, negli anni del passaggio tra Stato pontificio e nuovo Regno d'Italia, venne completata la ferrovia, parte della più grande tratta transappenninica. Ciò determinò un forte sviluppo della città, un ulteriore incremento anche del sistema viario e un rinnovamento di strutture e servizi (la scuola tra 1879 e 1881, la compagnia dei pompieri nel 1880, il nuovo cimitero nel 1893, l'illuminazione pubblica nel 1890). Inoltre, grazie al sempre maggiore afflusso di turisti, crescevano anche le attività alberghiere e i bagni. Nei primi anni del Novecento il Comune si adoperò per risolvere i problemi sanitari, che si manifestavano con epidemie di tifo, morbillo, scarlattina. Per questo fu necessaria la ristrutturazione dei recenti acquedotti, costruiti con materiali scadenti e insufficienti al fabbisogno della popolazione. Come altrove, anche a Porretta nel 1909 salì al governo dell'amministrazione comunale il sindaco socialista Emilio Buini, che concentrò i suoi sforzi nel migliorare le terme e il settore turistico della città. L'amministrazione socialista, tuttavia, dovette districarsi tra i molti ostacoli posti dagli avversari politici ed ebbe vita breve, tanto che, in controtendenza rispetto ad altri comuni della provincia, nel 1914 Porretta tornò ad essere guidata da una giunta liberale, e con questa amministrazione Porretta si trovò a fronteggiare l'entrata in guerra nel 1915. Nel 1914 le condizioni di miseria diffuse tra la popolazione convinsero il nuovo sindaco Giuseppe Corazza a promuovere una serie di lavori di manutenzione pubblica atti a ridurre la disoccupazione, ma l'entrata in guerra chiamò alle armi numerosi operai, così che ai lavori pubblici fu sottratta la manodopera e i finanziamenti investiti furono bloccati, lasciando il comune in deficit finanziario. Tra il 1915 e il 1918 la città divenne “zona militare di retrovia”. La presenza di militari era già diffusa a Porretta perché nella stagione estiva vi si tenevano i campi estivi di addestramento e la località, grazie alla stazione ferroviaria che la rendeva tappa obbligatoria per gli spostamenti da nord e da sud, ma in quel particolare momento si trattò di una presenza più incisiva, perché l'esercito aveva requisito la quasi totalità degli alberghi e delle ville per destinarle ad ospedali e alloggi. I soldati porrettani caduti nel triennio bellico furono 76, e altrettanti furono gli invalidi, su una popolazione che, al censimento del 1911, risultava essere di 4.533 abitanti. Nell'immediato dopoguerra fu promossa dall'Associazione Nazionale Combattenti la costruzione di un monumento ai caduti, opera commissionata allo scultore Ercole Drei e realizzata tra il 1922 e il 1923.

Il Comune ed il suo territorio vengono così descritti nel volume "Provincia di Bologna", collana "Geografia dell'Italia", Torino, Unione tipografico editrice, 1900: "MANDAMENTO DI BAGNI DELLA PORRETTA (comprende 5 Comuni, con una popolazione di 20.946 abitanti). – Il territorio di questo mandamento occupa la parte sud-ovest del circondario e confina: a nord, col mandamento di Vergato; ad est, col mandamento di Castiglione dei Pepoli; a sud, colla provincia di Firenze e ad ovest colla provincia di Modena. Il mandamento dei Bagni della Porretta è plaga completamente montuosa e forma per la massima parte l’alta valle del Reno. Dominano in questo territorio le già ricordate vette del Corno alle Scale, del monte Acuto, del monte Tresca, del monte dei Boschi, ecc. Il Reno è il maggior corso d’acqua del mandamento e ne bagna il capoluogo; corsi d’acqua speciali del mandamento sono il Sella ed il Rio Maggiore: quest’ultimo si getta in Reno in vicinanza del capoluogo dopo averlo attraversato. La strada interprovinciale Bologna-Pistoja che da Porretta in su prende la qualifica di nazionale e la linea ferroviaria che segue la stessa traccia attraversano il mandamento, che è pure in comunicazione colla strada che dall’Apennino modenese, per l’Abetone, scende in Toscana, per San Marcello. Altre vie carreggiabili e mulattiere mantengono le comunicazioni fra i varii paesi del mandamento e le località finitime. Anche il mandamento dei Bagni della Porretta è plaga essenzialmente agricola. BAGNI DELLA PORRETTA (4400 ab.). – Il territorio di questo Comune, già detto semplicemente della Porretta, occupa la parte media del mandamento ed è sulla sponda sinistra del Reno; ha una superficie censita di 3365 ettari. – Il Comune è assai frazionato; ma la frazione centro, Bagni della Porretta, è un grosso ed industrioso borgo di circa 2000 abitanti, in posizione ridentissima, a 55 chilometri da Bologna e 349 metri sul livello del mare. Porretta o Bagni della Porretta è oggi una delle stazioni balnearie più frequentate da italiani e stranieri e vivendo specialmente di questa proficua industria dei bagni è naturale che il paese si sia abbellito in ogni sua parte, onde renderne aggradevole e prolungato il soggiorno ai forestieri ed ai bagnanti. Perciò il paese è nella massima parte formato da edifizi moderni di bella ed elegante architettura, fra i quali primeggiano gli alberghi grandiosi muniti di tutto il confortevole, gli stabilimenti dei bagni, alcune ville o palazzine private, la casa del Comune, la chiesa parrocchiale di corretto disegno e di recente ristaurata. Nelle vie ben lastricate e pulite si aprono bei negozi, trattorie e caffè che potrebbero benissimo figurare in una città. I dintorni di Porretta si prestano a varie, interessanti e non troppo faticose passeggiate. Il territorio di Porretta produce: cereali, viti, frutta, legumi, ortaglie e nella parte alta castagne, legnami da opera, da ardere e da carbone. L’industria è rappresentata da una fabbrica di attrezzi per l’agricoltura, un’officina per la illuminazione elettrica e una tipografia. Le acque della Porretta. – Secondo accurate indagini fatte dagli storiografi locali sembra che la rivelazione dell’efficacia curativa delle acque porrettane sia avvenuta nel secolo XII od al più tardi nel XIII e, secondo la leggenda tramandata fra i secoli, per opera di un bue, che, ridotto all’estremo di consunzione e lasciato dal padrone in balia di sé stesso, si abbeverò istintivamente ad una sorgente fino allora sconosciuta e guarì. La credenza di questo fatto è tanto incarnata nella popolazione che il Comune, da secoli, ha dipinto sul proprio stemma il bue che sta abbeverandosi al salutifero ruscello. Recenti indagini, dovute soprattutto al prof. Ravaglia, provano che le suddette acque erano conosciute sin dall’epoca romana. Comunque sia, le sorgenti porrettane appena scoperte acquistarono tanta fama che Vaccà Berlinghieri, nel suo Saggio sulle acque, disse: “In tutta Europa non vi è luogo tanto favorito dalla natura, riguardo ad acque minerali, quanto la Porretta”. La sorgente delle acque porrettane emerge dai colli che presentano strati pressochè verticali di macigno e schisti, inframmezzati da ardesie con piriti e quarzo. La sorgente consta di nove polle divise in due gruppi: l’uno è alla base del Sasso Cardo e dell’annesso monte della Croce, l’altro è in vicinanza della cosidetta Rocchetta. Le polle sono conosciute coi nomi di Porretta Vecchia, Puzzola, Donzelle, Leone, Bue, Marte, Reale, Tromba e Galleria. Quest’ultima apparve in luce nello scavare la galleria della linea ferroviaria; scaturisce al disotto del piano stradale, entro alla parete, dal lato destro di chi vi penetra. L’acqua di tutte queste sorgenti è limpida, incolora, con odore d’uova putride, di sapore salmastro e nauseante. Untuosa al tatto lascia sulla pelle una sostanza oleosa e bituminosa e sviluppa, con maggiore o minore abbondanza, del gas idrogeno carburato, che facilmente si può accendere alla superficie della sorgente. Le acque della Porretta furono razionalmente analizzate dallo Sgazzi, professore di farmacologia alla Università di Bologna, il quale, fra gli altri elementi, comuni a queste acque, trovò traccie d’arsenico nelle acque del Leone. Ultimamente il prof. C. Stoppa rinvenne gran copia di litina nell’acqua solforosa di Porretta Vecchia. Si contiene solfato di calce (in piccolissima quantità) solo nella Puzzola ed in Porretta Vecchia, accompagnante il solfuro di sodio, pure esistente soltanto in queste due. Sono alquanto ferruginose le acque di Marte, Reale, Tromba Leone, Bove e Donzelle, punto la Porretta Vecchia e la Puzzola. Quest’ultima, deve il suo nome al marcato odore d’uova marcie, prova della presenza di gas idrogeno solforato e del solfuro di sodio. Anche l’acqua della Galleria contiene disciolti in grande quantità questi gas, adoperati con profitto per le inalazioni. L’efficacia terapeutica inoppugnabilmente constatata di queste acque per le malattie cutanee, croniche, reumatiche, artritiche, emorroidali, viscerali, sifilitiche, bronchiali attirano ogni anno, dal maggio all’ottobre, in Porretta gran numero di bagnanti. Altro fenomeno geologico assai interessante a Porretta è il cosidetto Vulcanello. E’ questo una fiamma perenne che arde sulla vetta del Sasso Cardo – appiedi del quale pullulano le maggiori sorgenti porrettane – uscendo da un crepaccio del Sasso stesso, non lungi da un’altra fiammella minore ed intermittente. “E’ evidente – scrive lo Stoppani, che osservò e studiò il fenomeno – che il gas infiammabile prodotto dal gran laboratorio aperto sotto le rupi che sa a quale immane profondità esce con le sorgenti, che in quello stesso laboratorio si arricchiscono di tanti elementi, i quali, disciolti nell’acqua, le danno quella virtù medica per cui i bagni della Porretta sono tanto frequentati e salutari per diverse malattie”. CENNO STORICO. – Porretta è luogo antichissimo e bene ricordato nelle cronache bolognesi del medioevo. Fu teatro di vicende guerresche tra Bolognesi, modenesi, Pistojesi e Lucchesi." (Trascrizione a cura di Lorena Barchetti)

Frazioni e località di Porretta Terme

Capugnano è una piccola frazione posta sulla strada che collega quest'ultima con Castelluccio, ma fino al Cinquecento fu un centro molto importante. In periodo longobardo fu terra di traffici e di confine, ebbe frequenti contatti con i Crociati, con il mondo guelfo e ghibellino e con i maggiori Comuni. Diede i natali al padre di Guglielmo Marconi ed anche al goffo pittore Giovannino, passato alla storia per le crudeli beffe subite dai Carracci. Sul suo territorio resistono antichi caseggiati rurali del secolo XVI, ora rimaneggiati, ma che conservano alcuni originali elementi architettonici. Castelluccioè un suggestivo borgo di origine medioevale nelle vicinanze di Porretta Terme. Posto su un crinale di 800 mt di altezza da cui si può godere un bellissimo panorama su tutte le valli circostanti, è un ottimo punto di partenza per splendide passeggiate. La chiesa parrocchiale qui fotografata da Giuseppe Rivani (architetto e restauratore bolognese) è quella di Santa Maria Assunta, posta in posizione sopraelevata rispetto al borgo. Fondato sulla rupe in posizione più elevata dell'attuale tra il 1378 ed il 1385, anche per sostenere lo sviluppo del borgo stesso, l'edificio sacro franò poi nel 1566 e fu riedificato nell'area attuale nel 1587, per essere ampliato ed in gran parte ricostruito fra il 1660 ed il 1690, mediante elargizioni ed offerte della popolazione. All'interno si conservano -tra gli altri- due dipinti attribuiti ad Elisabetta Sirani e ad Alessandro Tiarini. Il Santuario della Madonna del Ponte si trova all'estremo limite del confine comunale. L'edificio contiene un'immagine della Madonna venerata dai porrettani fin dal XIII secolo, ed anche interessanti dipinti di scuola bolognese. Sin dal 1613, per le rogazioni, è d’uso portare la sacra immagine nella “chiesa grande” S. Maria Maddalena, che è anche la patrona di Porretta. La tavoletta in legno, contenente il bel dipinto di Ferdinando Berti – come dimostrano i numerosi ex-voto – da molti é ritenuta miracolosa. La leggenda vuole che il primo ritratto della Madonna fosse disegnato direttamente sulla roccia ma, con l’andar del tempo, l’acqua e le intemperie ne causarono un grave deterioramento. L’iniziale maestà fu in seguito trasformata in un piccolo oratorio, collegato da un ponte (allora) di legno alla strada per Porretta. L’attuale forma ottagonale del piccolo santuario fu realizzata con la sua completa ricostruzione, avvenuta nell’Ottocento. La chiesetta fu aperta al pubblico nel 1878. Castello Manservisi. Alessandro Manservisi acquistò quanto rimaneva dell'antico castello di Castelluccio nel 1886. Subito dopo venne iniziata una consistente ristrutturazione. Quando morì nel 1912 lasciando erede testamentario il fratello Gino e disponendo che l'intera proprietà fosse: "[...] devoluta ad istituto di beneficenza come stazione climatica per poveri bambini figli di gente onesta". Attualmente il castello e numerosi terreni di Castelluccio appartengono alla Azienda Pubblica di Servizi alla Persona per Minori e Disabili.

Bibliografia: M. Facci, A. Borri, Porretta dall'Unità alla Repubblica (1859-1948), Porretta Terme, Gruppo di studi Alta Valle del Reno-Comune di Porretta Terme, 1998; M. Facci, R. Zagnoni, Il monumento ai caduti di Porretta nella guerra 1915-18, in «Nuèter», 2007 (66), pp. 232-239. In collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.