Palazzo Fava

Palazzo Fava

Scheda

Palazzo Fava è oggi il Palazzo delle Esposizioni di Genus Bononiae. Affrescato al piano nobile dai giovani Annibale, Agostino e Ludovico Carracci, fu definito da Roberto Longhi un romanzo storico, immaginato sulla grande pittura precedente capace di oltrepassare le secche del manierismo e di comunicare direttamente ad apertura, non di libro, ma di finestra. É il primo saggio della loro riforma pittorica ed il primo importante ciclo d’affreschi della loro carriera, commissionato da Filippo Fava nel 1584. Tra i riquadri spicca l’episodio degli Incanti notturni di Medea, con la maga nell’atto di purificarsi al ruscello sotto i raggi della luna, definito il primo nudo moderno della storia dell’arte dallo storico dell’arte Andrea Emiliani. Le altre sale sono decorate da un ciclo di affreschi raffiguranti alcuni episodi tratti dall’Eneide, realizzato da Ludovico Carracci e da allievi noti (Francesco Albani, Bartolomeo Cesi) e ignoti.

Le origini di Palazzo Fava risalgono all’età medievale, ma la struttura attuale prende forma nel Rinascimento, con i lavori di restauro voluti dalla famiglia Fava che ne entra in possesso nel 1546. La storia dei Fava, una delle famiglie più antiche della città, è assai vivace e caratterizzata fin dagli albori da esponenti che si distinsero nelle scienze, nelle lettere e nella vita politica: il 22 maggio 1579 Filippo Fava sposa Ginevra Orsi e pochi anni più tardi, nel 1584, incarica i tre giovani Ludovico, Annibale e Agostino Carracci di decorare il salone e le stanze del piano nobile. Dopo l’estinzione del ramo dei Fava-Ghisilieri, il palazzo pervenne prima alla Famiglia Medica, poi al Grand Hotel Majestic (già Baglioni). Nel 2005 l’intero complesso è stato acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, completamente restaurato e riconsegnato alla città come Palazzo delle Esposizioni.

"In via Manzoni. Sono due edifici antichi: eretto l'uno nella prima metà del secolo XIV ed il secondo nel secolo XV. Sono ambedue conservatissimi. Nel primo, sull'angolo di via Porta di Castello, sono notevoli le finestre ogivali bipartite da colonnette accoppiate e da archetti acuti in mezzo ai quali sono incastrate vecchie scodelle rivoltate; motivo di decorazioni assai frequente dal secolo XI al XIII, negli edifizi di stile lombardo. Questa casa o palazzo appartenne in origine ad Alberto Conoscenti; fu dal Comune di Bologna donata ad Astorre Manfredi, signore di Faenza e d'Imola nel 1390; ma nove anni dopo, quando questi accennò a volersi far signore della città, il dono fu ritolto e l'ambizioso fiorentino costretto a lasciar Bologna con grande sollecitudine."

Testo tratto da “Provincia di Bologna”, collana “Geografia dell’Italia”, Torino Unione Tipografico Editrice, 1900: L'altro edificio, del palazzo Fava, è sopratutto notevole per le terracotte che ne adornano la fronte; per una finestra bifora conservatissima, di taglio assai elegante, e pel cortile nel quale la loggia è pittorescamente costituita da grandi modiglioni. Nell'edificio attiguo, considerato pure come parte integrante del palazzo Fava, eretto nel secolo XVI si conservano buoni affreschi dei tre Carracci e di Francesco Albani. Lucio Massari e Bartolomeo Cesi vi dipinsero le gesta di Giasone e di Enea.

Testo tratto da: “Guida del forestiero per la città di Bologna e suoi sobborghi”- Bologna – Tipografia di S. Tommaso d’Aquino -1835: La statua di creta cotta coll’ornato sul disegno di Giuseppe Jarmorini, che fa prospettiva all’ingresso è de’ Fratelli Ottavio, e Niccola Toselli. Il fregio della sala distinto in 18 pezzi rappresentanti le imprese di Giasone è prima operazione a fresco di Agostino ed Annibale Carracci intrapresa colla direzione, ed aiuto di Lodovico dopo il loro ritorno da Parma, e da Venezia. Il fregio della sala piccola alla suddetta grande contigua è di Lodovico, il quale in dodici pezzi espresse il viaggio di Enea; due di questi pezzi sopra il suo disegno lasciò colorire di soppiatto ad Annibale, questi sono il Polifemo, che assale l’armata di Enea e le Arpie infestanti le mense. Nel fregio della stanza che segue, l’Albani, ma pria che si allontanasse dal suo primo e principale Maestro Lodovico, e col consiglio ed aiuto dello stesso, colorì in 16 pezzi le altre gesta di Enea. La camera immediata è opera di Lucio Massari diretto dal maestro. In altre camere li giovani dello studio di Lodovico eseguirono sui disegni del loro maestro altri fatti del detto Eroe. L’ultima finalmente contiene fatti dell’istesso Enea dipinti da Bartolommeo Cesi. Il fregio del Camerino dall’altra parte con rabeschi, e quattro paesaggi con la favola d’Europa è di Annibale sullo stile Tizianesco. Trascrizioni a cura di Lorena Barchetti.

In collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna

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