Monumento di Camillo Zambeccari Zanchini

Monumento di Camillo Zambeccari Zanchini

bassorilievo 1823

Scheda

Il monumento Zambeccari Zanchini, fu commissionato a Franceschi da Giacomo Filippo Zambeccari in onore del defunto padre il Marchese Camillo, morto il 6 agosto 1819. Il primo disegno per il monumento fu presentato dallo scultore Alessandro Franceschi alla Municipalità nel settembre del 1821. L’Accademia, che ricevette il disegno dal Senatore come voleva la prassi, lo rifiutò. In primis perché lo riteneva opera del Canova, e poi perché non riconosceva Franceschi scultore di merito capace di eseguire l’opera senza essere subordinato ad un maestro di talento. Forse questa mancanza di fiducia dell’Accademia nei confronti di Franceschi, derivava dalla realizzazione del Monumento Arrighi, che lo scultore aveva completato nel 1821, e che aveva eseguito senza l’autorizzazione di essa e quindi senza rispettare la procedura. Il disegno, in effetti, riprende un monumento di Canova, e precisamente il Monumento Stuart, realizzato tra il 1817 e il 1819, e presente in San Pietro a Roma. Fu lo stesso committente che chiese a Franceschi di eseguire la tomba di famiglia riprendendo l’iconografia del monumento Stuart, facendo esplicita richiesta alla Commissione Accademica.

Evidentemente l’Accademia non prese in considerazione la richiesta di Zambeccari e Franceschi nel luglio del 1822, presentò un nuovo disegno. A smorzare gli animi un po’ accesi fu l’esecuzione del monumento Giacomelli, che Franceschi aveva già terminato ed era stato oggetto di ammirazione da parte dell’Accademia. Quest’ultima ordinò a Franceschi di eseguire i modelli della Speranza e della Carità, che terminò già nel mese di agosto, quando la Commissione Accademica, formata da De Maria, Frulli e Rosaspina, diede il via libera all’esecuzione del monumento. Quest’ultimo è composto da un enorme cippo che ricopre l’intero arco, con in alto lo stemma della famiglia Zambeccari; al centro è raffigurata la porta, simbolo dell’ingresso in una nuova realtà; ai lati della porta due figure in piedi che rappresentano la Speranza e la Carità. Rispetto al monumento Stuart, la forma del cippo è meno piramidale, anche se rimane l’idea della porta e delle due figure, in piedi e ai due lati, che nel monumento di Canova raffigurano due geni della morte. Riportiamo un brano tratto dalle descrizione del monumento inclusa nella Collezione dei Monumenti Sepolcrali del Cimitero di Bologna, edito da Giovanni Zecchi tra il 1825 e il 1827. "Monumento di Costanzo Zambeccari Zanchini marchese, e cavaliere commendatore dell'ordine di S. Stefano: sì come per nascita, così per virtù e per costumi raguardevolissimo, che visse 73 anni, 9 mesi e 16 giorni, e morì alli 6 di Agosto del 1818. Gli fu eretto dal di lui figliuolo Giacomo Filippo cavaliere commendatore dell'ordine delli SS, Maurizio e Lazzaro per opera dello scultore Alessandro Franceschi". Oggi il Monumento è proprietà dell’Istituto Salesiano della Beata Vergine di San Luca di Bologna e lo stato di conservazione è ottimo, in quanto nel 1884, il sepolcro fu tradotto in marmo, ad opera dello scultore Enrico Barberi.

Tiziana Quaglietta

Enrico Barberi, Monumento sepolcrale della famiglia Zambeccari, 1884-1886
Il monumento attuale fu eretto per volontà testamentaria del marchese Camillo Zambeccari, defunto il 30 novembre 1865. Nel testamento, redatto in data 1° maggio 1863, lo Zambeccari nominava erede universale la moglie Marianna Politi, alla quale chiedeva di far tradurre in marmo il monumento di famiglia in Certosa disegnato e modellato in gesso dallo scultore Alessandro Franceschi. Le notizie si evincono dal contratto stipulato a Bologna in data 5 settembre 1884 tra la marchesa e lo scultore Enrico Barberi, a cui fu commissionata la realizzazione fedele al monumento già esistente del Franceschi. Un disegno preparatorio conservato all’archivio privato dell’Istituto Salesiano a Bologna prova che accordi tra le parti erano già avvenuti mesi prima: porta la data del 20 agosto 1884 e la firma di Barberi che si dichiara “assuntore della traduzione in marmo” (ringrazio Giancarlo Calza, a cui devo la conoscenza del documento e del disegno in questione). Non solo: è stata rintracciata nel mercato antiquario la carpetta appartenuta a Barberi e datata marzo 1884, con documentazione varia relativa all’esecuzione del monumento, come piccoli schizzi, corrispondenza epistolare tra lo scultore, e collaboratori vari, decoratori e marmisti nonché il fornitore toscano dei marmi dettagliatamente scelti dalla committenza (i principali: Bardiglio, Ravazzone e rosso Verona), Henreux di Seravezza.

Il monumento, concluso nel 1886, si presenta legato alla tradizione canoviana esattamente come nel progetto originario. Solo piccole varianti ne acuiscono l’effetto scenografico: l’arcata viene ampliata in profondità, a creare una piccola cappella con la volta rivestita in marmo e decorata a cassettoni e motivi floreali, che incornicia un grande cippo poggiante su un alto basamento, con la riproposizione delle due figure ai lati, Speranza e Carità traduzioni fedeli dei gessi originali del Franceschi che, su richiesta della marchesa Politi, vennero conservati e restituiti alla famiglia Zambeccari, probabilmente nel 1887.

Barbara Secci

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Enrico Barberi e la fontana Nettuno
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Benedetta Basevi, Mirko Nottoli; Enrico Barberi e la fontana Nettuno - Il fondo di disegni Barberi nelle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna; Bononia University Press, Bologna, 2018

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