Monti Bruno

17 Novembre 1904 - [?]

Note sintetiche

Occupazione: Tipografo

Scheda

Monti Bruno nato a Bologna il 17 novembre 1904, si iscrisse al PNF nel 1925 e aderì alla Repubblica di Salò nel novembre del 1943.
Affascinato dai sentimenti che attraversano il neonato fascismo repubblicano, abbandonò il suo lavoro da tipografo de «Il Resto del Carlino», per militare attivamente tra le fila del PFR: il 17 novembre 1944 entrò nella GNR con il grado di sottotenente e dopo un breve periodo al comando di un plotone presso la compagnia territoriale, passò all’Ufficio Politico dell’ispettorato regionale (UPI).
Si macchiò di numerosi crimini, tra i quali la tortura e l’uccisione di diversi partigiani, la consegna di patrioti alle SS e la selezione all’interno del carcere di San Giovanni in Monte delle persone da deportare in Germania.
Bruno Monti venne ritenuto responsabile degli arresti di Carlo Calzoni, Luciano Mantovani e Dante Simoni uccisi il 10/02/1945, di Remo Draghetti ucciso il 20/02/1945, di Francesco Cristofori ucciso il 16/03/1945 e di Giorgio Grotti, prelevato da San Giovanni in Monte il 17/04/1945 e poi dichiarato disperso.
Insieme al colonnello dell'UPI Angelo Serrantini, è stato provato dagli atti processuali che presenziò alla tortura del partigiano Giovanni Martini, al quale venne applicato un cerchio di ferro alla testa e stretto a poco a poco per strappargli notizie sulla sua attività partigiana e successivamente alla sua fucilazione.

Biografia post 1945

Arrestato nel maggio del ’45, fu processato davanti alla Corte d'Assise straordinaria di Bologna e condannato a morte mediante fucilazione il 7 marzo 1946 per 36 capi d’imputazione, fra cui l'accusa di collaborazionismo, di partecipazione nell’arresto, alle torture e all’uccisione di diversi partigiani, alla consegna di partigiani alle SS provocandone la deportazione o la fucilazione, oltre che a vari furti. 
Nel maggio successivo la sentenza fu cassata e Monti fu di nuovo processato a Modena, dove il PM non ammise testimoni d’accusa, ma solo testi a difesa. 
Fu condannato nel marzo 1947 all’ergastolo poi, anche a seguito di amnistie, il 13 giugno 1948, la Corte annullò la condanna per omicidio continuato condonando all’imputato i due terzi dell’ergastolo.
Tornò libero dopo aver scontato solo 10 anni di carcere sui trenta inflitti e successivamente emigrò in Brasile.

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