Le iscrizioni della ex Chiesa del Suffragio di Medicina

Le iscrizioni della ex Chiesa del Suffragio di Medicina

1652 | 1959

Scheda

Un aspetto poco noto della vivacità culturale e sociale della Città di Medicina è la notevole propensione dei suoi abitanti, investiti di cariche pubbliche o semplici cittadini, a lasciare traccia scritta su materiale durevole, di fatti, di persone o di avvenimenti che per svariati motivi sono ritenuti importanti e quindi degni di essere consegnati alla memoria storica della comunità. Propensione che, riscontrabile fin dai tempi più lontani, si può verificare ancora oggi: solo negli ultimi trent’anni sono state apposte, a cura dell’Amministrazione Comunale ma anche di associazioni civili o religiose e persino di privati cittadini, alcune decine di iscrizioni. Leggendo le epigrafi medicinesi vecchie o nuove vediamo passare davanti a noi, in una successione di “spaccati” densi di particolari, personaggi e avvenimenti della nostra storia colti nella loro più viva immediatezza senza la inevitabile mediazione del cronista o dello storico sempre portati, più o meno consapevolmente, a sottolineare, a volte solo con il taglio dato all’informazione o con la scelta delle notizie, alcuni aspetti anziché altri, a dare insomma una propria valutazione o interpretazione degli avvenimenti e dei personaggi.

Nelle iscrizioni invece il fatto o il personaggio è descritto esattamente come lo hanno visto o vissuto le persone vive in quel preciso momento, persone che rendendosi conto di essere testimoni privilegiati di qualcosa di importante, ne hanno voluto “consegnare” anzi “trasmettere” la memoria proprio a noi, loro posteri, scritta su materiale più durevole della carta di una lettera o di un libro. A questo scopo, soprattutto le autorità pubbliche ma anche quelle in possesso di qualche forma di potere economico, civile o religioso, provvedevano a che il “messaggio” venisse inciso su pietra o marmo oppure “dipinto” sull’intonaco esterno o interno di palazzi privati o pubblici, di chiese o comunque di edifici, monumenti od oggetti che per la loro particolare importanza in qualche modo davano garanzia di lunga durata nel tempo. In alcuni casi l’esigenza di lasciare traccia anche soltanto del proprio passaggio o della propria opera all’interno di un edificio, a volte imponente per caratteristiche architettoniche o per la sacralità del luogo, era così radicata e impellente da spingere gli operai che smontavano una campana o riparavano un tetto, i soldati incaricati di un servizio militare, gli artigiani chiamati a esercitare la propria arte etc., a scrivere con carbone o addirittura a graffire con una punta (a volte con un semplice chiodo) il proprio nome o la data o qualche altra notizia, sui mattoni di un muro, sull’intonaco di una cella campanaria, sulle travi del tetto o dovunque si avesse qualche garanzia di lunga durata nel tempo ossia di “sopravvivenza” della scritta al suo autore.

In proposito sembra opportuno qui riportare le illuminanti parole di un illustre antichista recentemente scomparso, il prof. Giancarlo Susini (1927 - 2000), che, tra l’altro, si è più volte occupato di epigrafi medicinesi: “ ...attraverso le iscrizioni noi non ricostruiamo la storia dell’individuo come essa fu, cioè la sua cronaca, come faremmo ascoltando un’ipotetica conversazione registrata oppure leggendo le sue lettere, ma ciò che l’individuo volle essere in rapporto ad una società presente e futura [ ... ] l’epigrafe resta definita come l’atto di chi pensa alla propria morte e crede in qualcosa dopo di essa che rivesta forme concrete: l’interlocutore di chi affida il proprio messaggio all’epigrafe è infatti una presunta società futura che apprezza il messaggio e nei cui confronti chi scrive l’epigrafe desidera affermarsi”. Queste parole benché riferite dal Susini alle epigrafi dell’antichità classica assumono un valore universale e ben possono essere tenute presenti anche durante la lettura, spesso emozionante, di iscrizioni poste in tempi molto più vicini a noi come quelle che si trovano, o si trovavano, negli edifici monumentali di Medicina. Nel passato, e anche oggi, cronisti e studiosi medicinesi si sono dedicati e si dedicano al censimento e alla raccolta, insieme naturalmente anche alla stesura, di iscrizioni nelle quali si concentra una grande messe di notizie relative a tutti gli aspetti della vita cittadina degli ultimi secoli. Ricordo, oltre al Simoni e all’Orlandi nei cui scritti vengono puntualmente riportati i testi delle iscrizioni allora note, anche e soprattutto, il sacerdote don Evangelista Gasperini (1696 - 1772) che insieme a preziosi diari e cronache medicinesi, ci ha lasciato, una accuratissima raccolta, purtroppo ancora inedita, delle epigrafi concernenti il territorio medicinese. Non manca chi, come un altro sacerdote, il canonico Gaetano Dall’Olio (1883 - 1972), in tempi più vicini a noi, superando i confini della storia locale ha conquistato, a buon diritto, un posto tra i grandi studiosi di epigrafia antica e romana in particolare.

La ristrutturazione della ex Chiesa del Suffragio e il suo riutilizzo come farmacia e sala civica, hanno richiamato l’attenzione dei medicinesi sulle complesse vicende storiche sia dell’antico edificio dotato, a suo tempo, di elementi decorativi interni di alto valore artistico sia della Confraternita di Santa Maria del Suffragio alla quale si deve l’erezione nel 1652 della prima Chiesa. Il magnifico decoro interno della Chiesa è stato purtroppo, in tempi ormai lontani, irrimediabilmente distrutto ma la preziosa sensibilità dell’attuale Giunta Comunale e la intelligente disponibilità dell’ing. A. Guidotti (preposto alla ristrutturazione dell’edificio) hanno reso possibile, attraverso la scoperta di nuove iscrizioni o il fortuito rinvenimento di brani di epigrafi ritenute ormai perdute, il recupero o addirittura la scoperta di preziose informazioni e significative notizie sulla vita civile, religiosa e culturale della nostra Città negli ultimi tre secoli. Sensibilità e disponibilità che hanno incoraggiato chi scrive a raccogliere insieme (aggiungendo - ove necessari - la trascrizione dal manoscritto o la traduzione dal latino e un breve commento storicoantiquario), tutte le iscrizioni che nei tre secoli dal 1652 (costruzione del primo edificio) al 1959 (demolizione del decoro interno), sono state apposte nella Chiesa. Alcune iscrizioni, pochissime, sono ancora leggibili in situ, il testo di tutte le altre è stato ricostruito sulla base delle fonti storiche e archivistiche locali.

Mi auguro che la raccolta, nata con l’intento di mettere a disposizione degli studiosi di storia medicinese le numerose notizie contenute nelle iscrizioni, possa in qualche modo attirare l’attenzione anche dei numerosi cittadini interessati alle travagliate vicissitudini di Medicina e dei suoi tanti edifici monumentali. Molti medicinesi infatti e in particolare quelli che, dopo aver vissuto anche a lungo fuori da Medicina ritornano appena possibile alla Città di origine, dimostrano anche oggi un notevole interesse culturale per le vicende storiche riguardanti i loro antenati, più o meno lontani nel tempo, interesse che forse è insieme il frutto e la radice della loro antica e ancor viva propensione a scrivere su materiale durevole quanto è ritenuto degno di esser consegnato alla memoria storica della comunità. 

Facciata esterna | SACROSANTA LATERANENSIS / ECCLESIA Sacrosanta Chiesa (aggregata alla Chiesa di San Giovanni) in Laterano (di Roma). L’iscrizione, l’unica mai posta all’esterno della Chiesa, fu scritta (probabilmente dipinta) a grandi lettere, sulla facciata sopra la porta principale, nei giorni 20-21 aprile 1729, in occasione delle funzioni religiose e dei festeggiamenti popolari per la concessione, avvenuta il 15 gennaio precedente, dello speciale privilegio pontificio di aggregazione della Confraternita del Suffragio, che nella Chiesa aveva la sua sede, a quella
omonima di San Giovanni in Laterano di Roma.

Controfacciata | D(eo) O(ptimo) M(aximo) / O QVAM MIRANDVM / TANTAM CONSVRGERE / MOLEM! / EX NIHILO TALEM / FECIT IPS IPSE / DEVS A Dio ottimo massimo. O quanto è mirabile l’elevarsi di un sì grande edificio! Dal nulla lo fece sorgere proprio Dio stesso. L’iscrizione fu collocata alla fine del mese di ottobre del 1652 dalla Confraternita del Suffragio nella controfacciata, sopra la porta maggiore, e allude verosimilmente alla “miracolosa” rapidità dell’edificazione dell’edificio. In effetti i lavori procedettero molto velocemente se si considera che la cessione da parte del Consiglio Comunale del terreno e dei fabbricati ivi esistenti è in data 19 settembre 1652 e la benedizione del nuovo edificio, sia pure grezzo, incompleto e in molte parti di materiale provvisorio, avvenne il 24 ottobre. Purtroppo dopo meno di un anno, nel luglio 1653, fu necessario modificare profondamente e migliorare le strutture edilizie e il tetto della Chiesa.

SANCTÆ MARIÆ SUFFRAGII / CONFRATERNITAS CONFRATESQ(u)E PROFESSI / IN PERENNEM / CANONICÆ SUÆ ERECTIONIS / GLORIAM / CENTESIMO EXEUNTE ANNO / 1752 Al termine del 1752 anno del centenario la Confraternita di Santa Maria del Suffragio e i confratelli professi (posero questa lapide) ad eterna esaltazione dell’erezione canonica (della Confraternita). L’iscrizione, oggi scomparsa, fu posta dalla Confraternita nella controfacciata interna, sopra la porta maggiore, nella ricorrenza del primo centenario della sua costituzione canonica in Confraternita spirituale sotto l’invocazione di “Santa Maria del Suffragio delle anime del Purgatorio” con decreto pontificio reso noto il 14 aprile 1652. Poiché nel medesimo anno 1652 la Confraternita aveva provveduto alla erezione della prima chiesa, la ricorrenza celebrava anche il primo centenario della costruzione dell’edificio. Probabilmente per questo motivo i festeggiamenti furono particolarmente sentiti, infatti oltre che con lo scoprimento della lapide, la ricorrenza fu solennizzata anche con un sontuoso addobbo di tutta la Chiesa, con la celebrazione di numerose messe, con l’esecuzione di musica sacra e persino con lo sparo di mortaretti. La Confraternita del Suffragio prevedeva due livelli di associazione. I confratelli professi, in numero molto limitato, appartenevano alla Compagnia della Stretta e ad essi spettavano tutte le decisioni amministrative o di qualsiasi altra natura concernenti la vita amministrativa e religiosa della Confraternita; tutti gli altri appartenevano alla Compagnia della Larga o dei Cento (così detta perché non potevano appartenervi più di cento confratelli).

OMNIPOTENTI · DEO · AETERNO / IN · HONOREM · MARIAE · NASCENTIS / PIETATIQ(ue) · DEFVNCTOR(um) · ADMISSA · EXPIANTIVM / CAMILLO · MONARIO · ARCHIP(resbytero) · I(ure) · / U(troque) · D(octore) / PETRO · BVTTAZZIO · AEDITVMO / TECTVM · HOC · VETVSTATE · DILABENTEM / A · FRONTE · AD · ARAM · MAXIMAM / PER · ALOISIVM · CASTELLARIVM · STRVCT(orem) · / PARIET(um) / ITERVM · AEDIFICATVM · EST / A · MDCCCLIII A Dio onnipotente ed eterno. In onore di Maria Nascente, Patrona del Suffragio alle anime del Purgatorio. Nell’anno 1853, essendo Arciprete il dottore in diritto civile e canonico Camillo Monari e Rettore della Chiesa Pietro Buttazzi, questo tetto, ormai in rovina per vetustà, fu ricostruito dal capomastro Luigi Castellari dalla facciata fino all’altare maggiore. L’iscrizione (inedita) si trova, in ottime condizioni di leggibilità, nella cuspide della controfacciata, tra il solaio e il tetto, dipinta su una piccola parte, appositamente intonacata, del muro grezzo. La dedica alla Madonna del Suffragio ma anche alla Natività della Madonna, fa riferimento allo stretto legame esistente nella religiosità posttridentina tra la nascita, senza peccato, di Maria e la rinascita alla vita eterna per intercessione della Madonna delle anime dei purganti, ma al tempo stesso vuole ricordare che nella piccola chiesa, in cui era sorta e si riuniva la Confraternita, veniva venerata una piccola immagine (di autore sconosciuto) di S. Anna che allatta la Madonna. Il quadretto - il 24 ottobre 1652 - in occasione della celebrazione della prima Messa nel nuovo edificio sacro, fu posto sotto la pala dell’altare maggiore e ivi rimase fino al 1915, quando la Chiesa fu chiusa al culto. Restaurato nel 1989, attualmente è conservato nella Canonica della Parrocchiale. Vale la pena di sottolineare che nell’epigrafe è correttamente ricordata la “Natività della Madonna” (Maria Nascente) e non l’ambigua dizione “Madonna della Natività” con la quale peraltro il quadretto è noto.

Mons. Camillo Monari (1809 - 1879), Arciprete e Vicario Foraneo, resse la Parrocchia di San Mamante dal 1841 per 38 anni. Dopo la sua morte (27 luglio 1879) i medicinesi gli resero spontaneamente solenni ed eccezionali onoranze funebri: il Consiglio Comunale deliberò all’unanimità che gli venisse data “sepoltura nella Cappella del nostro Cimitero, privilegio a nessun altro concesso né da concedersi”. Fu parroco molto amato e stimato dai medicinesi anche per la sua appassionata partecipazione alle vicende socio-politiche del tempo. In occasione della proclamazione della Repubblica Romana (1849) fece cantare un Te Deum di ringraziamento nella Chiesa Parrocchiale, fatto che gli valse una reprimenda dell’Arcivescovo di Bologna, Cardinale Oppizzoni, il quale gli scrisse di suo pugno, il 3 marzo 1849, “affinchè si ricordi del modo di condursi per qualsiasi funzione” inviandogli anche l’Istruzione di Pio VII del 22 maggio 1808 relativa al divieto alla potestà laicale di indire pubbliche preghiere o peggio di far cantare il Te Deum in occasione del rovesciamento del potere temporale. Partecipò anche attivamente, dal 1853 al 1855, alla contrastata e laboriosa realizzazione, a Villa Fontana, del primo Istituto agricolo-professionale del Comune, denominato “Colonia Agricola Industriale sotto l’invocazione dei Sacri Cuori Gesù e Maria e S. Isidoro”. Il suo concreto ed efficace interessamento per la manutenzione degli edifici religiosi è testimoniato, oltre che dal restauro del tetto della Chiesa del Suffragio, dalla ricostruzione nel 1843, in dignitoso stile neoclassico e con dimensioni più ampie ed adeguate, della Sagrestia della Parrocchiale (attualmente usata come Cappella feriale).

Il sacerdote don Pietro Buttazzi, risulta ancora rettore della chiesa del Suffragio nel 1864 quando anticipa la richiesta (del 1897) del Parroco Franchini, di utilizzare il locale dell’Oratorio soprastante la Sagrestia “per la scuola dei fanciulli”. Il “muratore” Luigi Castellari il 27 aprile 1853 presentò alla Parrocchia due preventivi diversi: uno, di importo più ridotto, per lavori urgenti e indilazionabili e un secondo per un più ampio restauro della chiesa. Non risulta quale sia poi stato scelto ma si sa che i lavori cui si riferisce l’iscrizione furono effettuati in luglio e agosto del
1853.

Aula | (fides) Fede | SPES Speranza | CARITAS Carità | (oratio) Preghiera Sopra ciascuna delle quattro cappelle minori si trovavano quattro nicchie con statue allegoriche, di grandezza superiore al naturale, che rappresentavano, secondo i canoni della comune e diffusa iconografia cristiana del tempo, le tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) e la preghiera per i defunti (Orazione), compito istituzionale della Confraternita del Suffragio. Al di sotto di ogni statua si trovava un cartiglio con il rispettivo nome. Dopo la sciagurata distruzione del decoro interno, ci resta solo la scarna e incompleta documentazione fotografica della statua e del cartiglio della Caritas (che era sopra la cappella minore dedicata a S. Filippo Neri - terza a sinistra entrando), di un parziale scorcio della statua dell’Oratio (sopra la cappella minore di S. Turibio - prima a sinistra) e del cartiglio della statua della Spes (sopra la cappella minore del Sacro Cuore - terza a destra).

Catino della cupola | ORATIO - EST SANCTA - ORARE - PRO / DEF(unc)TIS27 La preghiera in suffragio dei defunti è sacrosanta. L’iscrizione, suddivisa in quattro cartigli, è ancora leggibile nel cornicione alla base del catino della cupola in posizione di massimo rilievo in quanto è visibile, almeno parzialmente, da qualsiasi punto di osservazione all’interno della Chiesa. La frase, ispirata ad un passo biblico, compendia la vocazione e l’impegno alla preghiera per le anime del Purgatorio propri della Confraternita alla quale apparteneva la Chiesa.

Cappella Maggiore |  GIO(vanni) MOLINARO FECE FARE 1704 L’iscrizione si trova in basso a destra nel paliotto di scagliola appartenente all’altare maggiore e riferisce il nome del committente e la data di esecuzione dell’opera. Il testo è riportato anche nel manoscritto del Gasperini; a fianco una mano diversa da quella del resto del manoscritto, ha frettolosamente annotato: frantumato in parti si trova in Municipio L’annotazione è verosimilmente dovuta all’Arciprete Mons. Francesco Vancini di cui è ben nota l’attenzione alle opere d’arte contenute nelle Chiese di Medicina. Nel medaglione centrale sono raffigurate alcune anime tra le fiamme del Purgatorio, verso le quali una figura inginocchiata che rappresenta la preghiera per i defunti, vestita con l’abito dei Confratelli del Suffragio, versa un vaso d’acqua con ingenua ma chiara allusione al “suffragio” o refrigerio procurato alle anime purganti dalle preghiere della Confraternita. Attualmente il paliotto, attribuito a Giacomo Sarti, ricomposto e perfettamente restaurato è conservato nel locale Museo Civico.

... NOI TROPPO / ODIAMMO E / SOFFERIMMO / AMATE ... / –––––– Il testo dell’iscrizione, ormai sparita, si legge in alcune fotografie dell’interno della Chiesa scattate intorno al 1932 quando l’edificio era utilizzato come Mercato Coperto. Le parole erano dipinte a grandissime lettere, sopra l’altare maggiore, nell’enorme spazio rimasto dopo l’asportazione dell’ancona (dipinta dal Bolognini), conseguente alla chiusura al culto della Chiesa nel 1915. L’iscrizione, probabilmente posta negli anni immediatamente successivi, esprime il diffuso desiderio di pace e di “ricostruzione” anche degli affetti familiari, tipico di ogni dopoguerra ma particolarmente sentito dopo la prima Guerra Mondiale e riporta un verso della poesia di Giosuè Carducci, “Il Canto dell’Amore”.

Cappella di San Turibio (prima a sinistra entrando) | D(eo) O(ptimo) M(aximo) / Evangelistae Gasparinio / ..................................... / ..................................... / ..................................... / veterum patriae monument(orum) / solerti investigatori / A : MDCCLXXII. et suae aetatis LXXVI. / inopina morte percusso / F(rater) FL(aminius) H(eres) P(onendum) C(uravit) A Dio Ottimo Massimo. Il fratello Flaminio, in qualità di erede, pose questa memoria (dedicata) a Evangelista Gasparini ... diligente ricercatore delle memorie patrie, colto da improvvisa morte nell’anno 1772 all’età di 76 anni. La lapide, non più esistente, era sulla tomba del “maggior cronista medicinese”, il sacerdote Don Evangelista Gasperini, sepolto ai piedi dell’altare della Cappella di S. Turibio. Il testo è tratto da un appunto manoscritto del pronipote Mons. Giuseppe Gasparini (o Gasperini), avvocato rotale e a sua volta appassionato raccoglitore di notizie e documenti di storia locale. L’epigrafe che si trovava sul pavimento davanti all’altare, in posizione evidentemente sottoposta a continuo calpestio, aveva già subito gravi danni quando il pronipote Giuseppe volle ricopiarla tanto che tre righe risultarono illeggibili. Nelle righe mancanti verosimilmente erano riportate altre notizie sul defunto e in particolare sul suo stato di sacerdote, di membro professo e Priore della Confraternita del Suffragio. La pala d’altare del XVII secolo, raffigurante Il Beato Turibio di Magrovejo, Arcivescovo di Lima, poi canonizzato, fu lasciata in eredità da A. Vaccari ai Frati Minori Riformati di S. Francesco e attualmente si trova sull’altare della Cappella Feriale (ex Sagrestia) della Parrocchiale.

Cappella del Crocifisso (seconda a sinistra) |  MORIENDO SALUTEM / DONAT Per mezzo della (sua) morte (Cristo Crocifisso) dona la salvezza (eterna). L’iscrizione, non più esistente, era dipinta su un cartiglio di stucco alla sommità dell’arco che incorniciava la Cappella del Crocefisso. In una fotografia della navata sinistra, scattata negli anni ‘20 del Novecento, si vede il cartiglio in cui l’iscrizione era dipinta ma le lettere, forse cancellate da una precedente maldestra dealbatura, non sono più leggibili. Il testo è riportato nel Simoni e nel manoscritto di E. Gasperini dal quale si trae anche l’informazione che la Cappella del Crocifisso era di giuspatronato della famiglia Donadi (o Donati) e che in essa era conservato il Crocifisso utilizzato per la processione del Giovedì Santo. Al di sotto del cartiglio si trovava (ed è ancora ben visibile nella foto citata sopra) un grande Chrismon dal quale si dipartivano - secondo la diffusa iconografia dell’epoca - dodici raggi. Sulla parte frontale dell’altare sottostante, che conteneva le reliquie di Santa Giustina, si leggeva IUSTINA / VIRGO (Santa Giustina vergine). Attualmente il sarcofago di Santa Giustina si trova nella Chiesa del Crocifisso (o dell’Assunta) sotto l’altare di destra.

FRANCISCVS / ANTONIVS / DONADVS / EX DEVOTIONE / FIERI IVS(sit) / AN(no) 1698 Nell’anno 1698 Francesco Antonio Donadi (o Donati) per (sua) devozione volle che fosse eretto (questo altare). L’iscrizione, che documenta il giuspatronato della famiglia Donadi (o Donati) sulla Cappella, si trovava sulla parete a destra dell’altare mentre sulla parete a sinistra si trovava l’“arma” o stemma della casata. Il testo è tratto dal manoscritto di E. Gasperini. 

Cappella di San Filippo Neri (terza a sinistra) | DE / EXCELSO MISIT IGNEM / IN OSSIBVS MEIS / IER(emias). THREN(os). I Dall’alto dei cieli mandò il fuoco nelle mie ossa. Geremia, Lamentazioni, I. Il testo dell’iscrizione, riportato dal Simoni e da E. Gasperini è, con qualche difficoltà, leggibile anche in una delle foto citate sopra, degli anni ‘20 del Novecento. Caso unico in tutta la Chiesa, l’iscrizione, e il cartiglio in stucco sul quale era dipinta, non sono stati distrutti nel 1959 al momento del riutilizzo dell’edificio, evidentemente perché rimasti coperti e nascosti da sovrastrutture murarie. L’iscrizione è riapparsa pertanto, in cattive condizioni ma ancora leggibile, durante i recenti lavori di ristrutturazione dell’edificio. Le parole tratte dalla Bibbia alludono ad un famoso episodio della vita di S. Filippo Neri (1515 - 1595): una notte mentre pregava nelle Catacombe di Roma, lo Spirito Santo discese nel suo cuore infiammandolo d’amore e lasciandolo ripieno di celeste sapienza. Il cartiglio con l’iscrizione si trovava sopra il quadro raffigurante S. Filippo Neri in contemplazione della Vergine attribuito alla pittrice medicinese del ‘700 Isabella Sandri Orfei. La pala è attualmente conservata nella Chiesa dell’Osservanza, sul primo altare a sinistra. 

Cappella del Sacro Cuore (terza a destra entrando) |  PRIVILEGIATUM / QUOTIDIANUM / PRO OMNIBUS (Christi fidelibus) / IN PERPETUUM (Altare) privilegiato ogni giorno e per sempre per tutti (coloro che hanno fede in Cristo).

Cappella di S. Antonio da Padova (seconda a destra) | SEPVLTVRA DELLE DONNE / DEL SVFRAGIO DI MED(icina) / L’ANNO 168V [sic] Nel 1685 (è stata predisposta questa) sepoltura delle donne (della
Confraternita) del Suffragio. Il testo è tratto dal manoscritto di E. Gasperini. L’iscrizione, che conferma
la presenza femminile all’interno della Confraternita, si trovava sul pavimento della chiesa “vicino alla Capella di S. Antonio di Padova”.

Sagrestia | D(eo) O(ptimo) M(aximo) / IL SIG. GALEAZZO FORNASINI VNO DE P(adri) CONSCRITTI / DELLA COMVNITÀ DI MEDICINA NEL DI LVI TESTAMENTO / ROG(ato) P(er) IL SIG(nor) LVDOVICO GIACINTO SALANI E CODICILLI / RISPETTIVAMENTE ROG(ati) PER IL CARLO FRAN(ces)CO / BENAZZI E FRAN(ces)CO DALLA VALLE NOT(ai) INSTITVI' EREDE / VNIVERSALE LA CONFRATERNITA DI S(anta) M(aria) DEL / SVFFRAGIO CON OBLIGO DI FONDARE ED ERRIGERE / VN OSPITALE PER GL’INFERMI E DI FAR CELEBRARE / TRE MESSE LA SETTIMANA IN PERPETVO PER ESSO E SVOI / DEFONTI E QVESTE OGNI LVNEDÌ MERCORDÌ E VENERDI' / CON DARNE PERO’ PRIMA VN SEGNO A DOPPIO CON / LE CAMPANE MORÌ LI 16 NOVEMBRE 1693 / IL PRIORE E CONFRATI IN SEGNO DI GATITVDINE / POSERO LA PRESENTE L’ANNO 1719

D(eo) O(ptimo) M(aximo) / IL SIGN(or) GIACOMO ZANI VNO DEI P(adri) CONSCRITTI / DELLA COMMVNITA’ DI MEDICINA LASCIO’ EREDE / VNIVERSALE LA VEN(erabile) CONFRATERNITA DI S(anta) M(aria) / DEL SVFFRAGGIO CON OBLIGO DI FARE CELEBRARE / DVE MESSE LA SETTIMANA PER ANNI CENTO / COME NE COSTA DAL SVO VLTIMO TESTAMENTO / ROG(ato) PER IL NOT(aio) SIG(nor) GIACOMO PRANDI / MORI' IL DI' PRIMO GIVGNO DELL’ANNO 1700 / IN MEMORIA DI TANTO BENEFATORE POSERO / LA PRESENTE IL PRIORE E CONFRATELLI / L’ANNO 1719

D(eo) O(ptimo) M(aximo) / PER LEGATO DI CARLO FERRI / COME NEL SVO VLTIMO TESTAMENTO / ROG(ato) PER IL SIG(nor) GIACOMO PRANDI NOT(aio) / LA CONFRATERNITA DI S(anta) M(aria) DEL SVFFAGIO / E' OBLIGATA FAR CELEBRARE DODICI MESSE / L’ANNO IN PERPETVO P(er) LA DI LVI ANIMA / ET IL RESSIDVO DELL’ENTRATA DI DETTO / LEGATO DEVE ERROGARLO IN TANTA CERA / PER L’ESPOSIZIONE DEL VENERABILE / IN OCCASIONE DELLE 40 HORE / SI COMINCIO' AD ESSEGVIRE / DETTO LEGATO L’ANNO 1711

Nella Sagrestia della Chiesa, corrispondente al locale al pianoterra sottostante l’Oratorio, vi erano due porte nella parete sud che davano accesso al presbiterio e due nella parete nord che immettevano nel campanile e nei servizi. Il Simoni riferisce che sopra le porte si trovavano quattro lapidi in marmo nero “con lettere aurate” in memoria di quattro dei benefattori dell’Ospedale degli Infermi. Le quattro epigrafi non esistono più ma nel manoscritto di E. Gasperini figurano tre epigrafi (riportate sopra), poste nella Sagrestia, nelle quali si ricordano lasciti a favore della Confraternita e dell’Ospedale, di tre benefattori: Galeazzo Fornasini, Giacomo Zani e Carlo Ferri. Domenico Galeazzo Fornasini (1614 - 1693), proclamato – nell’iscrizione n. 18 – fondatore dell’Ospedale degli Infermi, era uno dei Confratelli fondatori anche della Confraternita del Suffragio. Risiedeva nella Parrocchia di S. Martino del Medesano “ove operosamente esercitava la fabbricazione di povere solfurea” e ivi morì il 14 novembre 1693 dopo aver accumulato notevoli sostanze. Nel suo testamento nominò la Confraternita del Suffragio erede universale dei suoi beni con l’espresso obbligo di “impiantare un ospedale per gli Infermi poveri del Comune” entro dieci anni dalla sua morte (avvenuta il 14 novembre 1693). Sette anni dopo (il 1° giugno 1700) moriva anche il benefattore - citato nell’iscrizione n. 19 - Zani Giacomo di Ganzanigo “di ricca e spettabile famiglia”, già console della Comunità nel 1662 e Priore in carica della Confraternita del Suffragio, il quale con testamento nominò erede universale la Confraternita, vincolando un cospicuo lascito “in beneficio della Compagnia ereditiera, et Chiesa, et Ospedale da erigersi dalla Comfraternita [sic] del Suffragio alla forma del testamento del fu Galeazo [sic] Fornasini”. Nell’iscrizione n. 20, relativa al benefattore Carlo Ferri (morto prima del 1711), del quale peraltro nelle fonti archivistiche locali non esiste traccia, non si fa alcun cenno ad un lascito a favore dell’Ospedale degli Infermi. Nelle disposizioni testamentarie ricordate nell’iscrizione infatti viene solo definito il numero delle messe di suffragio che la Confraternita era obbligata a far celebrare dopo la morte del testatore e anzi si precisa che l’eventuale maggiore disponibilità finanziaria doveva essere utilizzata per l’acquisto di “tanta cera”, ossia di altrettante candele, da accendere in chiesa durante le Quarantore. Della famiglia Ferri si hanno tracce a Medicina solo dalla fine del Seicento.

Dietro la nicchia dell'Oratio | Dopo l’abbattimento di un doppio muro dietro la nicchia della statua dell’“Oratio” (sopra la Cappella di S. Turibio, prima a sinistra entrando) è stato rinvenuto un brano del quadrante di una meridiana verticale (o meglio di un orologio solare) dipinto con colori a tempera sull’intonaco. Lo gnomone non esiste più ma sono ancora leggibili i nomi di tre segni dello Zodiaco: TAURUS - GEMINI - CA(ncer) Toro - Gemelli - Cancro Sotto la parola “Gemini” è ancora ben visibile la raffigurazione di due figure umane abbracciate. La “Linea di orizzonte” si intravede, sotto la raffigurazione del sole, insieme alla scritta: ORÌZONTALE (te)MPO Si distinguono anche numerose linee orarie con le ore indicate in numeri romani. A sinistra si legge a fatica la parola: Poiché dopo l’ampliamento della Chiesa effettuato nel 1680 la parete non era più visibile occorre concludere che l’orologio solare era preesistente alla costruzione dell’edificio sacro e quindi doveva trovarsi su una parete dell’antica Rocca sui ruderi della quale la Chiesa fu costruita. Inoltre la inconsueta esposizione (a est) dell’orologio solare, che lo rendeva fruibile solo per una parte del giorno, induce a ritenere che, come in altri casi analoghi, sul muro adiacente rivolto a sud vi fosse un altro quadrante: ciò avrebbe consentito la lettura dell’ora per quasi tutta la giornata.

Graffiti e scritte varie | Nell’edificio in occasione della ristrutturazione accennata in premessa sono riapparsi numerosi graffiti e scritte dei quali si dà di seguito sommaria indicazione. Sull’iscrizione riportata al precedente n. 4 sono state aggiunte tra le righe, a matita o usando un pezzo di carbone, alcune scritte probabili testimonianze dell’utilizzazione nei primi anni del XX secolo, dell’edificio come alloggio per militari. Alcune sono ancora decifrabili: Cocciarelli Gernobbio di Bevagna Antonelo [sic] 17 - 5 - 17 / Pataseca Pietro, Soldato Antonio Nel sottotetto e precisamente nell’estradosso (verso est) della cupola in posizione tale da essere visibile solo dopo l’asportazione di macerie e altro materiale di riempimento è apparso un graffito inciso con un chiodo, probabilmente sull’intonaco grezzo ancora fresco, da due muratori che al termine del loro lavoro hanno voluto lasciare le proprie firme precedute da un fiero “Io” e seguite, sotto la data, da uno sproporzionato svolazzo, forse indice dell’entusiasmo per il compimento dell’opera. Io Giovan(n)i Giovan(n)ini / 1692 Io Lorenzo Baltramini Nel sottotetto su una putrella di ferro, posta in opera evidentemente negli anni ‘50-’60 del Novecento a rinforzo delle travi di legno preesistenti, con una punta, sono state incise le parole: COOPE(rativa di) MEDICINA Nel sottotetto, su una trave in legno, inserita nell’antica capriata che sorregge il tetto, che probabilmente sostituisce una trave più antica, sono state tracciate, verosimilmente con un pezzo di carbone, le parole: (Questa trave) fu (ac)comodata / nel mese di agosto 1961 Nel campanile, sulla parete interna sopra le finestre della cella campanaria si trovano due scritte tracciate con vernice nera usando un pennello grossolano. Purtroppo gli agenti atmosferici hanno sbiadito alcune lettere e gli evidenti lavori di ripristino delle crepe nelle pareti hanno cancellato o ricoperto alcune parole. Sopra la finestra rivolta a ovest: Li 11 marzo 1916 / Turtura Virgilio Fabbro / Con l’aiutante Mascagni (Luciano?) / Smontarono queste Campane Sopra la finestra rivolta a est: D(?) Giuseppe (Muzzarelli?) / Li 12 giugno (?) / RISTAURO AI FINES / TRONI C(?) 1883 

I graffiti e le scritte di tipo “privato” come quelle elencate sopra hanno forse minor valore storico e artistico delle epigrafi “pubbliche” o “ufficiali” di cui, come abbiamo visto sopra, la Chiesa del Suffragio era sorprendentemente ricca. Certo però anche queste “firme datate” sono il frutto della consapevolezza di esercitare la propria arte o professione in un edificio di grande valore architettonico e di grande rilevanza sociale per la comunità di Medicina, un edificio che ha sempre dato a chi vi entrava una istintiva garanzia di lunga durata nel tempo e quindi di “sopravvivenza” agli autori delle scritte. Garanzia che nella Chiesa del Suffragio, nonostante la malaugurata distruzione delle decorazioni interne, ha trovato piena conferma.

Raffaele Romano Gattei

Testo tratto da "Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi", Associazione Pro Loco Medicina, n. 1, ottobre 2003.

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Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi, Associazione Pro Loco Medicina, n. 1, ottobre 2003. © Associazione Pro Loco Medicina.

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