Tubertini Giuseppe

Tubertini Giuseppe

1759 - 1831

Note sintetiche

Occupazione: Architetto

Scheda

Nasce nel 1759 e il suo apprendistato avviene con Giuseppe Jarmorini all'interno dell'Accademia Clementina ove vince per almeno due volte, nel 1779 e nel 1780, il premio Marsili Aldrovandi per l'architettura, a cui vi aveva invero già partecipato nel '78 ma senza ricevere la medaglia. Attivissimo sia nella città felsinea che nel contado circostante, interverrà in alcuni dei cantieri più significativi a cavallo tra sette e ottocento, esemplificando perfettamente il passaggio dal barocco al neoclassico. Il suo primo lavoro a noi noto è quello relativo alla riedificazione di una chiesa della sua città natale, Budrio, eseguito tra il 1783 e il 1789. L'edificio, pur eseguito in età giovanile, mostra già la ricerca di soluzioni architettoniche inconsuete e di gusto neoclassico, mentre gli ornati ancora aderiscono allo stile tardo barocco bolognese.

Le sue capacità tecniche e compositive gli consentirono un immediato salto qualitativo, tanto che viene chiamato a Bologna dove, tra il 1785 e il 1787, esegue la costruzione della cupola di S. Maria della Vita, completando così il Santuario. Il disegno originario era di A. Bibiena ma il nostro risolve brillantemente - in senso ormai neoclassico - l'attacco della base della cupola alle colonne interne che la sorreggono. L'interno viene ornato dalle splendide Sibille di Luigi Acquisti, mentre la copertura esterna, ricoperta di rame, diventerà uno degli elementi caratteristici del paesaggio cittadino insieme alle torri medievali. L’anno successivo gli viene commissionato la realizzazione dell’oratorio di Santa Maria dei Guarini, ove alla decorazione vengono chiamati Francesco Santini e nuovamente Luigi Acquisti. Molti sono i cantieri da lui seguiti per la sistemazione e l'ammodernamento di edifici di culto. Tra questi segnaliamo il rinnovamento degli interni dell’oratorio di S. Giovanni Battista dei Fiorentini (1793), quello di S. Giobbe e l'allungamento della chiesa della SS. Trinità nel 1831, anno della sua morte.

A partire dal 1790 e fino al 1803 ricoprì ininterrottamente la carica di Direttore di Architettura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, ove ne fu anche nominato Presidente nel 1800. Tubertini si trova pienamente inserito nell'ambiente culturale felsineo, ma viene richiamato a Budrio per aggiornare in senso moderno la cappella maggiore della chiesa più importante, S. Lorenzo. Il cantiere si avvia nel 1794 e si può dire completato nel 1797, quando viene collocato il grande dipinto di Gaetano Gandolfi rappresentante L'istituzione dell'Eucarestia, uno dei capolavori maturi del pittore. In realtà l'intervento del Nostro fu anche più significativo, considerato che per armonizzare la cappella maggiore col resto dell'edificio semplificò tutta la struttura dei cornicioni della navata, facendo eseguire i raffinati ornati in stucco ad Antonio Lepori e Giuseppe Leonardi. Demolendo parte degli interventi di Alfonso Torreggiani, Tubertini riesce ad armonizzare barocco e neoclassico, creando uno degli interni religiosi più significativi del contado bolognese. Questo grazie anche alle splendide sculture eseguite da Giacomo De Maria, cariche ancora di vitalità settecentesca. Nella sua città natale gli viene assegnato anche il progetto per la chiesa di S. Agata.

Controverso il suo 'riammodernamento' della Cappella nel Palazzo dei Notai a Bologna, eseguito nel 1792. Il Bianconi nella sua Guida edita nel 1845, scrive che salendo le scale si arriva nell'ampia e bella Sala ornata nel 1792 con disegno di Giuseppe Tubertini, ed alzata approfittandosi de' merli per cui esternamente non poco resta disgustato l'occhio avvezzo a vederli isolati. L'aggiunta volumetrica fu poi demolita da Alfonso Rubbiani, all'inizio del XX secolo, nel complesso dei 'restauri' in stile in voga all'epoca. Tubertini si impegna anche nell'esecuzione di apparati effimeri, difatti collabora con Martinetti e Bassani alla costruzione dell'arco trionfale in S. Felice eretto nel 1805, in occasione della visita in città di Napoleone. La sua attività comprende anche lavori 'minori' quali quello che Tommaso de' Buoi segnala nel suo Diario al 30 aprile 1817: certo Giacomo Rizzi detto Ciavanino, che non poco lucrò nelle vetture e trasporti militari avendo comperato un ampio locale in Porta già ad uso di macelleria, la convertì in comoda Pesciera, e ne fu architetto direttore Giuseppe Tubertini e jeri ne solennizò l'apertura con un lauto pranzo nel locale del medesimo. L'edificio fu demolito nel 1918 per l'allargamento dell'attuale via Rizzoli. Nel 1820 viene chiamato per sovrintendere all’adeguamento e alla sistemazione del Teatro Comunale, sia sul palcoscenico che nei palchi. Anche questo cantiere provoca esiti contrastanti. Il suo lavoro fu aspramente criticato da Antonio Basoli che a causa degli errori del Nostro non riuscì a realizzare delle scenografie soddisfacenti esponendosi così alle critiche da parte del pubblico. Basoli reagirà energicamente in propria difesa e come ricorda nel suo catalogo o promemoria, “solo il signor Senatore non mi rispose perché l'architetto Sig. Tubertini cercò con una risposta, data al signor Senatore medesimo, di discolparsi dell'errore fatto, ma la lettera con prudenza fu tenuta in archivio ...perché forse non gli faceva molto onore nemmeno la sua propria risposta”.

Al 1822 si deve il completamento dell'edificio dello Sferisterio, iniziato nel 1817 e dedicato al gioco del pallone. Dell'edificio a tutti i bolognesi ben noto non è rimasto che lo scarnificato affaccio sulla Montagnola. Sempre nel '22 progetta il monumento funebre della famiglia Cella, collocato nel Chiostro I° della Certosa di Bologna, i cui ornati si devono a Luigi Roncagli. Il suo ruolo nel camposanto bolognese si farà via via sempre più incisivo, sostituendosi anche ad Ercole Gasparini. Esemplare in tal senso il completamento dell'emiciclo del Chiostro V che, diversamente dalla soluzione presentata dal suo predecessore, non terminerà con un loggiato ma con una muratura ritmata da nicchie incassate al muro, alternate da colonne doriche. Era questo un portico che si doveva agganciare senza soluzione di continuità all'Arco del Meloncello e di qui sia al centro della città che al Santuario di S. Luca, collocato in cima all'omonima collina. Il lungo portico troverà così una sistemazione definitiva con il progetto eseguito dal Nostro insieme al giovane Luigi Marchesini, i quali eseguono i due archi neoclassici posti agli estremi dello stesso.

A lui si deve il riadattamento di due delle celle monacali, ora corrispondenti alle Celle I e II del recinto dei Cappuccini, mentre nel 1828 presiede alla realizzazione del Pantheon o Sala degli Uomini Illustri, edificio che Giovanni Zecchi, nella sua Descrizione della Certosa, la descrive come recentemente innalzata con architettura di Giuseppe Tubertini. La soffitta è dipinta a guisa di sfondato: opera elaboratissima di Filippo Pedrini la quale, quando che sia esposta alla vista del pubblico intelligente sarà tenuta in quella estimazione che merita. L'ambiente a pianta ellittica viene risolto in maniera semplice e raffinata con una copertura piana sorretta da quattro coppie di colonne corinzie. Purtroppo l'affresco di Pedrini non è in buone condizioni e l'ultimo restauro ha in parte scialbato la pittura rimasta. Presso l'Archivio Storico del comune di Bologna è conservato il foglio di seppellimento n. 3052 del 7 febbraio 1831, in cui viene dichiarata la morte di Giuseppe Tubertini, figlio del fu Angelo e della fu Rosa Soverini. Di anni 73, nativo di Bologna, era ammogliato con Clementina Nobili. Di condizione ingegnere architetto abitava in via S. Stefano al n. 78 della Parrocchia della SS. Trinità. Morto il giorno 5. Viene sepolto nella Loggia Ovest del Cimitero della Certosa, al pozzetto n.3.

Il testo della lapide recita: IOSEPHO . ANGELI . F . TVUBERTINIO / DOMO . BVTRIO . CIVITATE . BONONIENSI / SODALI . CLEMENTIN . ET . PONT(…) . BONIS . ARTIB . EXCOLEND . / ARCHITECTO . ORD . MVNICIP . / CVRATORVM . BASILIC . PETRONIANAN . / VIRI . VIRVM . (...) / LAVDEM . SIBI . INGENII . ET . HONORIS . PROMERVIT / VIXIT . A . LXXI . M . II . D . II . / PIO . PROBO . ABSTINES . OFFICIOSVS / DECESSIT . PR . N . FEBR . A . MDCCCXXXI / PHILIPPVS . MISEROCCHIVS . EQ . COR . FERR . / ALOISIVS . MARCHESINIVS . DOCT . MATE(…) . / ARCHITECTI / PRAEPOSITO . SVO . BENEMERENTI / LOCO . PVBLICE . DATO / PECVNIA . CONLATA . GRATI . ANIMI . ERGO . POSVERVNT

Roberto Martorelli, Claudia Vernacotola

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Documenti
Descrizione del Cimitero di Bologna
Tipo: PDF Dimensione: 14.21 Mb

Descrizione del Cimitero di Bologna (Description of the Certosa cemetery), fascicolo XLI, ultimo della Collezione. Giovanni Zecchi, Bologna, 1829. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Bibliografia
Arte e storia nelle chiese di Budrio. San Lorenzo e Santa Maria del Borgo.
Caprara Francesco, Servetti Lorenza
2006 Bologna Editrice Compositori
Collezione dei Monumenti Sepolcrali del Cimitero di Bologna
Zecchi Giovanni
1828 Bologna Giovanni Zecchi
Descrizione del Cimitero di Bologna. Fascicolo XLI. Ultimo della collezione.
Zecchi Giovanni
1829 Bologna Giovanni Zecchi Calcografo
Guida del forestiere per la città di Bologna e suoi sobborghi
Bianconi Girolamo
1845 Bologna
Guida di Bologna
Ricci Corrado, Zucchini Guido
2002 Bologna Minerva Edizioni
La Certosa di Bologna. Guida turistica.
AA. VV.
2001 Bologna Compositori
La Certosa di Bologna. Immortalità della memoria.
AA. VV.
1998 Bologna Compositori
Atti dell’Accademia Clementina. 1789 – 1804. Verbali Consiliari e indici generali. Volume IV
Boni Michela, d’Agostino Emanuela, Questioli Stefano (a cura di)
2006 Bologna Minerva Edizioni
Competere in arte. I concorsi Fiori e Marsili Aldrovandi dell'Accademia Clementina.
Giumanini Michelangelo
2003 Bologna CLUEB
Discorso detto nella grande aula della Pontificia Accademia delle Belle Arti in Bologna. In occasione della solenne distribuzione de' Premj.
AA. VV.
1821 Bologna Tipografia del Governo
Fogli sepolcrali
AA. VV.
0
Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, vol. 1
AA. VV.
1844 Bologna San Tommaso d'Aquino
Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, vol. 2
AA. VV.
1847 Bologna San Tommaso d'Aquino
Sant'Agata di Budrio. Storia, arte, restauro.
Zappi Dario (a cura di)
2000 Bologna Costa editore
Tommaso de' Buoi. Diario delle cose principali accadute nella Città di Bologna dall'anno 1796 fino all'anno 1821.
S. Benati, M. Gavelli, F. Tarozzi (a cura di)
2005 Bologna Bononia University Press