Tomba Ballarini

Tomba Ballarini

1909

Scheda

Dal 1806 il Chiostro dell'Ossaia o delle Madonne, situato nel cimitero bolognese e splendido esempio dell'architettura monastica del Trecento, ospita al suo interno e negli ambienti attigui immagini di Madonne (da cui il nome) salvate dalle demolizioni delle vecchie case popolari del centro storico. Fra tutte spicca l'affresco della Beata Vergine gravida di Bartolomeo Cesi, figura eminente della pittura cinquecentesca bolognese. Nell'angolo nord - orientale si apre la cappella del capitolo, una piccola e semplice aula fra gli edifici più antichi del monastero, stilisticamente degli inizi del XVI secolo. Di fronte all'ingresso un'ancona in arenaria policroma e dorata, scolpita in maniera formiginesca (da Andrea Formigine, architetto e scultore del Cinquecento), racchiude una Madonna col Bambino, portata in Certosa, stando ad Angelo Raule, il 28 novembre 1808. Detta anche Madonna delle Asse, poiché era precedentemente collocata in una chiesetta fatta di tavole di legno addossata a Palazzo Comunale, è circondata da una decorazione a palmette, fiori e foglie di acanto. In alto l'iscrizione in latino «QUASI CEDRUS EXALTATA SUM IN LIBANO» è seguita, sotto il dipinto della Vergine, da «QUASI PALMA / EXALTATA SUM IN CADES». Tratte dal capitolo 24 del Siracide, libro sapienziale dell'Antico Testamento, sono paragoni vegetali della sapienza personificata ma sono anche allusioni agli appellativi biblici della Vergine (cedro del Libano, palma in Cades).

Sotto l'ancona, nella posizione dell'altare, si trova ora la tomba della famiglia Ballarini con il busto in marmo di monsignor Carlo scolpito da Silverio Montaguti. Fu acquistata nel 1873 dal padre Giuseppe con la clausola che il dipinto, il fregio e l'ornato, che sul Foglio sepolcrale si ricordava essere «lavoro del 1500», rimanessero di proprietà del Municipio. Obbligo dell'acquirente era inoltre non alterare la struttura limitandosi alla collocazione di una o più lapidi nel luogo ove era l'altare. Il lavoro di Montaguti, realizzato in seguito alla morte dell'abate, avvenuta il 12 febbraio 1909, nella semplicità della mensola e nella linearità del busto, si inserisce degnamente senza snaturare la struttura preesistente. Il forte realismo del volto evidenzia la serenità, la nobiltà di modi e la generosità, espressione dell'animo di monsignor Ballarini. Figura forte e rigorosa ma allo stesso tempo caritatevole e dolce godeva della stima e venerazione di quanti lo conoscevano. Si intratteneva spesso in piacevoli conversazioni, quasi sempre di soggetto filosofico, con l'amico Carducci, del quale beneficiava la massima simpatia. Nato a Budrio il 13 marzo 1833, venne mandato in collegio dai Padri Gesuiti a Loreto. Durante i primi moti del 1848 fu costretto a ritirarsi presso lo zio arciprete a San Martino in Argile dove frequentò il Seminario Arcivescovile. Ottenne nel 1855 la laurea ad honorem nella Pontificia Università di Bologna e il 22 dicembre venne nominato sacerdote. Otto anni dopo divenne abate di San Giuliano e nel 1879 iniziò l'insegnamento in Seminario della filosofia e successivamente della teologia morale. Preside del Collegio Teologico, esaminatore prosinodale, si assicurò la stima del cardinale Svampa che gli procurò l'onore di Prelato Domestico di Sua Santità e dell'arcivescovo monsignor Della Chiesa.

Sulla lapide: «MONSIGNOR CARLO BALLARINI / PRELATO DOMESTICO DI SUA SANTITÀ / ABATE DI SAN GIULIANO IN BOLOGNA / NELLA VIRTÙ DEL SACERDOZIO / NELLA SAGGEZZA DEL PASTORE BUONO / NELLA SAPIENZA DEL MAESTRO / PRIMEGGIÒ ED ECCELSE / TRAENDO LUME DI PENSIERO E DI OPERA / DALLE MAGGIORI DISCIPLINE / DI ARISTOTILE E DELL'AQUINATE / A LXXVI ANNI / NEL DÌ XII FEBBRAIO MCMIX / CHINÒ LA FRONTE MAESTOSA / E SI ADDORMÌ IN PACE».

Federica Fabbro

Testo tratto da: F. Fabbro, Silverio Montaguti (1870 - 1947), Bononia University Press, 2012. Fonti: Bologna, Archivio del Cimitero Comunale della Certosa, Foglio sepolcrale Ballarini Giuseppe del 1873. Bibliografia: Monsignor Carlo Ballarini, “L'Avvenire d'Italia” 13 febbraio 1909. Il lutto a Budrio, “L'Avvenire d'Italia”, 14 febbraio 1909; A. RAULE, La Certosa di Bologna, Bologna, Nanni, 1961, p. 88; La Certosa di Bologna. Immortalità della memoria, a cura di G. PESCI, Bologna, Editrice Compositori, 1998, p. 290.; F. FABBRO, Silverio Montaguti un artista ritrovato, tesi di laurea, relatore Prof. M. DE GRASSI, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2007 – 2008, pp. 60 – 62.

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