Lord Byron a Bologna

Lord Byron a Bologna

1819

Scheda

Dopo aver lasciato Venezia il 2 giugno 1819 con la sua carrozza bianca "napoleonica", fabbricata a Londra dal celebre costruttore Baxter, il 6 giugno Lord George Gordon Byron (1788 - 1824) arriva a Bologna, con l'intenzione di proseguire verso Ravenna, residenza della sua ultima fiamma, la contessa Teresa Guiccioli.

Il "pittoresco veicolo" del poeta, una specie di camper ante litteram, dotato di letto e vettovaglie e seguito da una vettura per la servitù e per i numerosi animali di compagnia, approda all'albergo del Pellegrino, in via dei Vetturini (poi via Ugo Bassi). Nei giorni seguenti, pur oppresso dal caldo, Byron si reca più volte alla Certosa: in una di questa passeggiate descrive l'incontro con il custode Brasa che lo accompagna in una sala dove sono collocati i teschi dei personaggi illustri: “Sono ito al bel cimitero di Bologna, fuori dalle mura, ove ho trovato oltre alla magnificenza del luogo, un originale di custode che mi ha ricordato il becchino di “Amleto”. Costui ha una collezione di Crani di Cappuccini che portano ciascuno il proprio nome scritto sulla fronte e prendendone uno mi disse: “Questo fu frate Desiderio Berò che morì di quarant'anni... uno dei miei più cari amici. Io ne domandai la testa ai suoi confratelli ed essi me la diedero”. La posi allora nella calce, e quindi la feci bollire. Eccola coi suoi denti ottimamente conservati. Egli fu il più arguto compagnone ch’io mai conoscessi.” Il motivo delle sue passaggiate al cimitero fu a causa delle partenze da Bologna della contessa, le cronache descrivono come "rimase ad aspettarne il ritorno in tanta desolata tristezza, che sarebbe stata troppa ad un giovinetto di primo pelo, alla purezza, alla innocenza d'un primo amore. La sua anima era piena di malinconia, i suoi nervi erano ammalati, la sua testa gli dava da temere. Montava ogni giorno a cavallo, recavasi alla Certosa, conversava col guardiano del cimitero, colle giovinette sue figlie, confrontava le loro belle e fresche sembianze coi nudi cranj che gli stavano intorno, pensava a quel che esse erano, a quel che dovevano essere, alla vanità delle cose umane". Le sale coi teschi ritornano spesso nell'interesse di Byron, infatti egli scrive che: “Il guardiano del Campo santo ha due fanciulle assai vaghe, e una soprattutto mirabilissima; allora mi diverto a paragonare il suo volto di quindicenne bella e innocente, coi teschi di cui sono popolate le varie celle, e particolarmente con quella di un teschio, datato '1766', che era una volta rivestito - dice la tradizione - dei più adorabili lineamenti di Bologna nobile e ricca. Allorchè rivolgo gli occhi su quella giovinetta… allorchè penso a ciò che diverrà… io provo le sensazioni che non istimo esprimervi perfettamente. Poco monta ciò che di noi accade, di noi barbuti uomini, ma non si adattarmi all'idea di una donna che dura meno di un bell'albero… meno del suo ritratto… meno della sua ombra.” Durante il soggiorno visita anche la Pinacoteca, dove ammira i dipinti di Domenichino e Guido Reni. La mattina del 18 giugno decide improvvisamente di riprendere il viaggio verso Ravenna.

Lord Byron ritorna a Bologna il 10 agosto, preceduto di poco dalla contessa Guiccioli e consorte diretti a visitare alcune loro proprietà nel territorio di Molinella. I due alloggiano a palazzo Savioli, in via Galliera. L'appartamento affittato poco lontano da Milord è occupato dalla servitù. Il poeta vive di fatto a palazzo Savioli con i Guiccioli, sotto gli occhi della polizia pontificia, preoccupata per la presenza in città di un noto libertino e sospetto carbonaro. L'11 agosto assieme ai conti Guiccioli assiste all'Arena del Sole alla rappresentazione della Mirra di Alfieri, riportanto un "soffocante raccapriccio" per la prova dell'attrice protagonista Anna Maria Bazzi. Durante il suo soggiorno, il “Lucifero inglese” incontra "il fiore della società intellettuale" bolognese. Alcuni dei protagonisti frequentano il salotto letterario di Cornelia Rossi Martinetti, come Paolo Costa - il professore in seguito darà ospitalità ai due amanti nel suo rifugio di Firenze e a lui Byron dedicherà il poemetto The Bride of Abydos - Francesco Rosaspina e Antonio Basoli, apprezzati pittori e incisori, l'ingegnere Giambattista Giusti, il poeta Marchetti, il conte Francesco Benedetti, assiduo di Dante e assessore dell'Accademia Felsinea. E' assente invece da Bologna il critico e letterato Pietro Giordani, caro amico della Martinetti e di Canova, conosciuto da Byron a Venezia. Tra gli incontri di Milord, molto apprezzato è quello con il cardinale Mezzofanti, definito un "portento glottologico". Il 15 settembre Byron e la Guiccioli lasciano Bologna e si separano dal conte Alessandro. Tornano verso Venezia, e lungo il percorso visitano Arquà e i colli Euganei. Milord sarà a Bologna un'ultima volta nell'ottobre 1821, di passaggio per Pisa. Nella "City of Sausages" farà ancora visita al cimitero della Certosa e al suo incredibile custode-cicerone Germano Sibaud, circondato di teschi.

George Gordon Byron fu spesso ospite dai conti Guiccioli a Ravenna e spesso coinvolto nelle "merende" - le riunioni segrete - dei Cacciatori Americani, testimonierà nelle sue memorie la delusione dei patrioti romagnoli, costretti nell'ottobre del 1820 a rinunciare all'insurrezione, perchè "piantati in asso" dai bolognesi.

In collaborazione con 'Cronologia di Bologna' della Biblioteca Sala Borsa. Bibliografia: Opere edite ed inedite di Giuseppe Nicolini, Volume 2, Fireze, Le Monnier, 1861; A. Cervellati, Certosa Bianca e Verde, Tamari, Bologna, 1967; R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.

Leggi tutto

Persone

Altro

Luoghi

Eventi

Documenti