Bologna criminale

Bologna criminale

1859 | 1929

Scheda

Bologna, alla fine dell’800, è una città in pieno sviluppo e la sua immagine si sta modificando grazie all’ampliamento dei suoi confini oltre le mura medievali che verranno abbattute per fare posto ai viali di circonvallazione. Fra gli abitanti si annida però del malcontento, le classi povere e operaie combattono per i propri diritti, ma soprattutto cercano un lavoro che gli consenta di mantenere sè stessi e la propria famiglia. Sono anni difficili per l'economia e non casualmente la demolizione delle mura nel 1902 fu attuato anche per dare lavoro a tanti disoccupati. Fra le strade della città proliferano prostituzione, rapine, omicidi, ferimenti e furti che poi vengono spesso riportati sui giornali. Al calar della sera gli abitanti si rinchiudo nelle loro case per paura, e le strade vengono illuminate dalla fioca luce delle finestre delle abitazioni e dai pochi lampioni che man mano vengono collocati soprattutto negli incroci. Finestre che si chiudono non appena si sentono dei passi furtivi o dei rumori sospetti, lasciando al buio il malcapitato viandante, criminale o innocente che sia.

Dopo l'adesione al Regno d'Italia erano ancora moltissime le persone in povertà ed era quindi molto comune essere continuamente fermati per le strade da poveri che chiedevano l'elemosina. Tale pratica era vietata per legge ma era anche quasi impossibile farla rispettare. Enrico Bottrigari nella sua Cronaca di Bologna (Zanichelli, 1960) ricorda come: "non essendo ancora stato provveduto ad un Ricovero per i mendichi, il questore concede a tutti coloro che possono comprovare la loro miserabilità e impotenza a lavoro, di poter questuare per le vie della Città, purchè portino sul petto una lastra indicante il comune ed il numero della ottenuta licenza". Ma ben altri problemi di criminalità stanno colpendo Bologna, tanto che sempre Bottrigari nell'agosto 1861 ricorda come "alcuni furfanti inviano lettere anonime e minatorie a persone agiate della città, chiedendo somme di denaro e minacciando nel caso che le domade non fossero esaudite. Pochi sono i gonzi che obbediscono, mentre altri coraggiosamente si sono recati sul luogo indicato da coloro per la consegna. Disgraziatamente altri, pel ricuso di prestarsi allo sborso, è stato proditoriamente ferito sulle pubbliche vie". D'altronde basti pensare che nell'anno 1860, all'alba dell'unità d'Italia, nella sola area urbana di Bologna furono contate 483 aggressioni a mano armata.

Vi sono quindi a Bologna storie di vicende oscure, di tempi passati, di cadaveri mai trovati, di assassini mai arrestati, storie dimenticate che non hanno più l’eco di un ricordo. Fra vari documenti e racconti sono stati riportati alla luce vari episodi di sangue sulla criminalità comune a Bologna, accaduti fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, che narrano di una città vista nella sua forma più nera. Tramite le dichiarazioni di personaggi che hanno assistito direttamente alle vicende è possibile capire cosa succedesse davvero nella Bologna di quegli anni. Una di queste testimonianze si deve al cavaliere Giovanni Montesoro, testimone del momento più buoi della città, nel complesso passaggio tra Governo Pontificio e Regno d'Italia, in cui fu facile per molti poter delinquere rimanendo impunito: «Nel 1859, nel 1860, nel 1861 i reati crebbero a mille doppi; le grassazioni, le invasioni, si succedevano le une alle altre, e vi fu persino un qualche giorno che si contarono nel numero di 34! Che cosa poteva fare la Polizia? La polizia, signori era dessa la sorvegliata: lo disse il signor Questore Buisson, il quale accertò che ogni atto della Polizia era spiato; che donne e ragazzi, sotto velo di esercitare piccoli commerci, ponevano in stato d’assedio i locali della Questura, e sapevano tutto quanto là dentro si faceva, quante persone vi entravano, quante ne uscivano, e tutto riferivano alla società dei malfattori, la quale sapeva farne suo proprio». (Cav. Giovanni Montesoro, Pubblico ministero della Causa Lunga, cit. in Bologna nera, Alessandro Cervellati, Bologna, Tamari, 1964)

«Che vi fossero associazioni, e che i reati che si commettevano fossero l’opera di una società, e non opera di individui che si riunivano casualmente, lo dimostra il fatto che si conosceva perfettamente tutto ciò che accadeva nelle case dei privati, negli uffici pubblici, tutto si sapeva. La polizia faceva arrestare i malfattori, […] ma ecco che sorgevano altri i quali andavano a minacciare la Questura stessa; ecco che si vedevano malfattori aspettare sulla porta della loro casa e i funzionari pubblici, facendo mostra d’armi e intimando di mettersi in libertà i malvagi che erano stati arrestati. E ciò non bastava. Ogni qualvolta accadeva un misfatto, non bastava che coloro i quali ne erano stati la vittima si contentassero di aver perduto il loro avere, dovevano ancora sottostare allo sgomento, al terrore che veniva loro incusso dai malfattori colle lettere minatorie che si succedevano l’un l’altra; […] Oh che bel vivere, in verità nella nostra Bulgnaza 1860! Intanto i criminali la cui audacia cresceva con l’impunità, cominciano a sparare sui questurini». (Cav. Giovanni Montesoro, Pubblico ministero della Causa Lunga, cit. in Bologna nera, Alessandro Cervellati, Bologna, Tamari, 1964). Un deciso miglioramento si notò proprio con l'esito della celebre Causa Lunga o Grande, che portò alla sbarra 110 imputanti, condannandone la gran parte per i gravi reati che erano stati commessi tra 1859 e 1860. Tra alti e bassi però - allora come oggi - la  criminalità non è mai stata domata. Basta fare un salto avanti nel tempo. Da 'Almanacco del Resto del Carlino 1929' negli 'Avvenimenti cittadini':

Marzo: "La 'cronaca nera' non presenta, anche in questo mese, alcun episodio di particolare rilievo, tranne un pietoso atto della follia: Arturo Buscaroli, capo delle Guardie Municipali di Imola dopo aver ferito di coltello la propria moglie, si uccide gettandosi da una finestra della casa al n. 26 di via Zamboni nella nostra città".

Giugno: "un solo fatto notevole: si costituisce alla Polizia la signora Ines Busi Lercher, colpita da mandato di cattura in seguito a varie denunce per truffe ammontanti ad oltre mezzo milione".

Settembre: "Il mese si chiude con un truce fatto di sangue: in un'abetaia presso Castiglione dei Pepoli; è barbaramente assassinata una giovine donna, Adalgisa Mei, mentre raccoglieva dei funghi per la sua famigliuola. L'assassino è identificato in persona del boscaiuolo Ferdinando Naldi".

Ottobre: "Lungo la via Colunga a S. Lazzaro, è misteriosamente assassinato il colono Venusto Regazzi. Le indagini della Polizia portano all'arresto dell'avv. Raffaele Benni quale mandante in omicidio, e di altri individui quali esecutori e corresponsabili del delitto".

Loredana Lo Fiego

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