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Anzola dell'Emilia (Bo)

1919 | 1943

Insediamento

Schede

Dall’Unità d’Italia sino alla fine dell’8oo, Anzola venne amministrata dalla borghesia agraria e commerciale; non vi furono in questo lasso di tempo avvenimenti di rilievo tranne la terribile epidemia di colera del 1855 che colpì duramente soprattutto la povera gente della campagne.

Fino alla fine del secolo la borghesia cercò di mantenere i suoi privilegi anche grazie ad un’amministrazione comunale che difese sempre i suoi interessi: in fondo alla scala sociale vi erano i piccoli artigiani che con il loro lavoro riuscivano a garantirsi la sola sopravvivenza e i coloni che si occupavano di terreni agricoli in affitto: la classe povera era costituita dai braccianti e dai lavoratori giornalieri della terra.
I primi anni del ‘900 furono caratterizzati dalla nascita del movimento cooperativo e delle prime leghe sindacali: alla fine del 1905 si insediò la prima Amministrazione socialista con il Sindaco Goldoni, nel 1906 fu costituita la prima Cooperativa di Consumo anzolese “SEMPRE AVANTI” e venne installata la prima linea telefonica; è del 1910 la nascita della Casa del Popolo.
Uno degli obiettivi che il sindaco perseguì con tenacia fu la scolarizzazione delle campagne anzolesi portando le scuole nelle frazioni agricole e istituendo corsi elementari serali per adulti accanto ai normali corsi diurni per bambini. Le prime scuole di campagna furono quelle di S.Maria in Strada e di S.Giacomo del Martignone e, in accordo con il comune di Borgo Panigale si costruì una scuola a Lavino di Mezzo che serviva per tutti e due i comuni. Goldoni era un vero autodidatta, era un uomo politico capace, durante le battaglie politiche sindacali e leghiste del 1905-1909 era quasi sempre indicato come mediatore sia dalla parte padronale, sia da quella leghista. Si adoperò ripetutamente per comporre le vertenze sindacali che salvaguardassero gli interessi dei lavoratori in una politica unitaria e dello sviluppo dell'economia del paese.
Quando nacquero le prime squadre fasciste Goldoni fu il primo ad essere preso di mira dai fascisti per la sua ascendenza fra tutta la popolazione che ne conosceva la politica giusta ed imparziale da lui fatta a favore di tutti gli strati produttivi. Il fascismo non gli perdonò di essere stato un sindaco giusto, capace e popolare e quando nel 1920 gli squadristi scacciarono con la violenza le amministrazioni socialiste, perseguitando i dirigenti più prestigiosi, Goldoni, che era uno di questi, fu anch'egli ripetutamente colpito fino a portarlo ad una prematura morte, avvenuta il 17 giugno 1924.
Malgrado la repressione del regime, il funerale di Goldoni si trasformò in una grande manifestazione antifascista. Il paese vi partecipò tutto unito e compatto. L'amministrazione fascista accusò il colpo tanto che non potette sottrarsi al dovere di portarvi il gonfalone del comune. Fra conquiste sociali ed innovazioni tecnologiche, fra disoccupazione e creazione di nuove fonti di ricchezza, si arrivò alla prima guerra mondiale che creò nel paese una pesante crisi alimentare.
Fra le due guerre Anzola continuò ad essere un piccolo comune ad economia esclusivamente agricola, in cui la maggior parte della popolazione era costituita da braccianti e contadini, ma anche da operai che trovavano lavoro nelle fabbriche della cintura bolognese (Ducati, per esempio). Risiedevano nel comune un gruppo di famiglie borghesi che basavano le loro ricchezze sulla proprietà terriera e ad essi si affiancava un gruppo dedicato al piccolo commercio e all’artigianato.
La crisi economica generale si rifletteva pesantemente anche qui: alla grave crisi alimentare l’Amministrazione socialista cercò di far fronte con un controllo dei prezzi e favorendo lo spaccio alimentare della Casa del Popolo. Gli scioperi radicalizzarono nel comune due posizioni: da un lato quella parte di cittadini che oltre a rivendicare salari e condizioni sociali migliori vedeva nel movimento una prova della “rivoluzione proletaria” e dall’altro le componenti più conservatrici del comune che chiedevano soprattutto ordine politico e sociale.
E’ in questo contesto che nel 1921 nacque ad Anzola il primo “Fascio di combattimento”, composto dalla borghesia agraria ma anche da commercianti ed agricoltori che temevano l’estremismo socialista. Le divisioni all’interno della sinistra insieme al pesante clima intimidatorio delle squadre fasciste portarono nel 1923 all’elezione del primo sindaco fascista e ad un assetto politico del comune ( in mano al partito fascista) che durò fino al 1945.
Già nel 1922 un gruppo di fascisti uccise in località Immodena Aristide Toselli, anzolese di simpatie anarchiche. Al suo funerale l’orazione funebre fu tenuta dal capo anarchico Enrico Malatesta. Nel 1930 Mario Mazzoni, giovane dirigente comunista, fu arrestato, seviziato ed ucciso in questura, a Bologna.
A proposito di intimidazioni va ricordato che nelle elezioni del 1929 su 1200 votanti solo 25 persone ebbero il coraggio di esprimere apertamente la loro opposizione al fascismo, tanto il clima si era fatto pesante.
Dopo il 1929 ciò che cambiò profondamente fu la società: il fascio locale cercò di fascistizzare tutta la compagine sociale, sostituendosi a coloro che fino a quel momento erano stati i punti di riferimento: la chiesa e le organizzazioni politiche e sindacali. Vennero intraprese nel comune opere pubbliche come la costruzione della scuola elementare, la realizzazione della piazza: la disoccupazione restò comunque un grave problema ed indusse anche cittadini anzolesi ad emigrare.
Gli anni della seconda guerra mondiale non fecero altro che aggravare i problemi del comune di Anzola: furono anni di pesante razionamento dei già scarsi generi alimentari e di tutto quello che serviva a sostenere le truppe. La costituzione della Repubblica sociale nel 1943 non cambiò nulla nell’Amministrazione del comune che continuò ad essere amministrato dal podestà.