Amadori Sigfrido detto/a Sigfrido, Ferri

29 settembre 1908 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Licenza scuola media inferiore
Occupazione: Operaio/a

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 21 aprile 1945)

Scheda

Sigfrido Amadori, «Sigfrido, Ferri», da Vito ed Erminia Marchesi; nato il 29 settembre 1908 a Cadoneghe (PD). Nel 1943 residente a Bologna. Licenza di scuola media inferiore. Operaio. Iscritto al PCI dal 1929, il 7 novembre 1930 mentre lavorava come operaio tornitore alle officine Barbieri di Castel Maggiore, venne arrestato quale membro dell'organizzazione comunista bolognese attiva nel 1930 (centinaia furono gli arrestati).
Accusato di ricostituzione del PCI e propaganda sovversiva, con sentenza del 30 giugno 1931 fu rinviato al Tribunale speciale che, il 25 settembre 1931, lo condannò a 3 anni di carcere. Gli furono anche inflitti 2 anni di vigilanza speciale.
Scontò la pena nelle carceri di Roma, di Pesaro e di Parma. Nel 1937 fu di nuovo arrestato e condannato a 2 anni di ammonizione. Nel febbraio-marzo 1943 organizzò e promosse gli scioperi alle officine Maccaferri SAMP dove lavorava.
Nel luglio 1943 passò dal lavoro sindacale a quello militare e dopo l'8 settembre si occupò del collegamento con le formazioni venete.
Dal 5 giugno 1944, come membro del CUMER, tenne i collegamenti con la brg Stella rossa Lupo e il 29 settembre 1944 prese parte ai combattimenti che culminarono nell'eccidio di Marzabotto.
Il 3 ottobre 1944 riuscì a raggiungere Monzuno e a portare al CUMER a Bologna la notizia della strage.
In seguito tentò di mettersi in collegamento con la 63a brg Bolero Garibaldi e nell'ottobre passò alla 7a brg GAP Gianni Garibaldi. Nell'inverno 1944-45 alle dipendenze del Comando di divisione tenne i collegamenti delle brg SAP.
Riconosciuto partigiano nel CUMER col grado di maggiore dal 9 settembre 1943 alla Liberazione. Ha ricordato l'eccidio di Marzabotto nell'articolo Come iniziò la strage e, sotto la sigla S.A., la fine della "infermeria partigiana" nello scritto Scoperta l'infermeria del Ravone, in Al di qua della Gengis Khan. I partigiani raccontano, a cura di R.Barbieri - S.Soglia, Bologna, 1965, pp.57-58 e 93-95. [AR]

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