Trombetti Gustavo detto/a Sergio, Mattia

12 ottobre 1905 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Quarta elementare
Occupazione: Cameriere

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 21 aprile 1945)

Scheda

Gustavo Trombetti, "Sergio", "Mattia", da Ambrogio e Virginia Biavati; nato il 12 ottobre 1905 a Castel San Pietro Terme. Nel 1943 residente a Bologna. 4a elementare. Cameriere.
Su sollecitazione dello zio, Armando Brintazzoli, si iscrisse alla FGSI, il 20 ottobe 1920. Dopo la scissione del PSI a Livorno nel 1921, passò alla FGCI nella quale rimase fino al 1926 anno in cui passò al PCI entrando a far parte del comitato federale.
Il 20 settembre 1927 fu arrestato, incarcerato e deferito, assieme con altri 28 compagni, al Tribunale speciale. Assolto in istruttoria per insufficienza di prove, fu liberato l’11 novembre 1928, dopo 14 mesi di detenzione nei carceri di Bologna e Roma.
Venne nuovamente arrestato e incarcerato per parecchie settimane in occasione della visita a Bologna del principe Umberto. Nel 1930 fu nominato segretario della Federazione provinciale del PCI, in sostituzione di Memo Gottardi.
Nel 1931 dovette espatriare per sfuggire a sospetti della polizia. Dopo tre mesi di permanenza a Parigi, rientrò in Italia come funzionario della FGCI. A Milano, dove fu delegato a svolgere la sua attività, venne arrestato dalla milizia fascista il 14 luglio 1931, assieme a Renato Giacchetti. Accusato di associazione e propaganda sovversiva per l'attività svolta nel 1931 in alcune fabbriche del capoluogo lombardo, con sentenza istruttoria del 23 dicembre 1931 fu deferito al Tribunale speciale.
L'8 aprile 1932 fu condannato a 10 anni di reclusione e a 3 anni di vigilanza speciale. Nella casa penale di Turi (Bari) dove fu rinchiuso intrattenne, per nove mesi, rapporti con Antonio Gramsci che incontrava due volle al giorno al "passeggio". Quando Gramsci si ammalò gravemente e su consiglio medico dovette essere assistito continuamente, dimorò nella sua cella per altri nove mesi, sino a che il capo del PCI fu trasferito a Formia (LT).
Riuscì a portare fuori dal carcere i quaderni che Gramsci aveva compilati durante la reclusione.
Uscì dal carcere nel luglio 1934 per amnistia. Subì una nuova carcerazione, durata più settimane, in occasione della venuta in Italia di Hitler.

L'8 settembre 1943, abbandonò il lavoro, mettendosi a disposizione del partito. Ricercato dalla polizia del RSI ai primi di gennaio 1944, fu inviato a Ferrara come segretario di quella federazione provinciale PCI e per organizzarvi il movimento partigiano. Dopo 10 mesi, ricercato dalla polizia, con il nome di "Sergio", dovette rifugiarsi (assieme agli altri componenti del CLN ferrarese, nel quale era entrato a far parte dopo l'arresto del bolognese Mario Peloni) nelle valli di Campotto.
Ai primi di novembre 1944 rientrò a Bologna dove svolse attività politica per conto della federazione del PCI.
Riconosciuto partigiano nel battaglione Giacomo della 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi con il grado di capitano dal 9 settembre 1943 al 21 aprile 1945. [AR]
Ha pubblicato: In cella con la matricola 7047 (Detenuto politico A. Gramsci), in "Rinascita", settembre 1946; "Piantone" di Gramsci nel carcere di Turi, in "Rinascita", maggio 1965; Il carcere, in Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei, a cura di M. Paulesu Quercioli, Milano, Feltrinelli, 1977, pp.231-40; A Turi in cella con Gramsci, in Gramsci e la cultura italiana, 1987, pp.78-80; Un ricordo in Omaggio a Gramsci, Cagliari, Tema, 1994, pp.101-3. Testimonianza in RB1.

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