San Bruno certosino penitente visitato dagli angeli

San Bruno certosino penitente visitato dagli angeli

1695 | 1699

Scheda

Pervenuto insieme alla Santa Rosalina di Villeneuve alla Pinacoteca con le soppressioni del 1797, questo dipinto non fu però realizzato da Giovanni Maria Viani per i locali bolognesi della Certosa. Esso infatti è citato per la prima volta da Luigi Crespi, nel 1769, in questi inequivocabili termini: “Viani […] pure dipinse il s. Brunone in una grotta, che si vede nell’altare della cappella privata di que’ Religiosi nella loro Grancia a Sala, ed io più volte ho fatto premurosa istanza a quel superiore, acciocchè volesse far trasportare in Bologna questo superbo quadro a vantaggio e comodo de’ professori, e dilettanti, che vanno continuamente alla Certosa per vederlo, e a beneficio del quadro medesimo, che sarebbe più custodito, ed in accrescimento finalmente della superba galleria di quadri, che hanno in chiesa: ma fino ad ora ho perorato con mia pena invano”. Il San Bruno arrivò nel cenobio di San Girolamo, dal territorio dell’odierna Sala Bolognese, solo dopo il 1772, ma prima del 1776. Nella Guida di quell’anno, infatti, la tela è finalmente ricordata per la prima volta a Bologna, poiché vi si legge: “Entrando poi nel Capitolo […] Nel muro a destra v’è un bel S. Bruno nella grotta di Gio: Viani, trasportato ultimamente da una Cappella a Sala”. Il trasferimento avvenne certamente per volontà del priore Sigismondo Guastuzzi, che resse il monastero dal 1754 al 1776. Il priore Ildefonso Jobbi, completò anche il lavoro del suo predecessore in San Girolamo, in quanto “nel Capitolo fece fare dal famoso Sig: Ubaldo Gandolfi Pittore de’ più rinomati in que’ tempi la Tavola esprimente S. Francesco di Paola in atto di ricevere per mano di S. Michele Arcangelo lo stemma della sua Religione, collocata poi di rimpetto all’altra Tavola del famoso Giovanni Viani rappresentante il P.S. Bruno entro la sua Grotta”.

Databile come la Santa Rosalina di Villeneuve verso il 1698-1699 o poco prima e quindi in parallelo alle grandi tele raffiguranti San Pellegrino Laziosi sanato dal crocifisso e San Filippo Benizi portato in gloria dagli angeli del figlio Domenico Maria nelle chiese di Santa Maria dei Servi, rispettivamente di Bologna e di Imola, il dipinto in questione ci si presenta come una delle opere meglio riuscite di Giovanni Maria Viani. Rispetto al più delicato e concentrato raccoglimento della figura di santa Rosalina, quella di san Bruno si dispiega in un ampio gesto, enfatizzato dallo sguardo volto verso l’alto e dalla posa del braccio sinistro proteso in diagonale verso il robusto e planante angelo in volo, che occupa tutto l’angolo superiore destro della tela. Il dinamismo gestuale del santo è a sua volta enfatizzato dal più potente chiaroscuro che, calibrato in ben disposti piani luministici, coinvolge tutto lo spazio del dipinto. Neocarraccesco nel recuperato naturalismo un po’ terragno e nell’impianto generale dominato da un ben ponderato equilibrio anche nel delicato uso della gamma dei colori bruni, ora purtroppo parecchio consunti e in parte reintegrati, il San Bruno, come la Santa Rosalina, si proietta appena velato da raffinate eleganze barocche, verso la garbata elegia di tanta pittura del Settecento italiano ed europeo.

Dalla scheda di Alessandro Zacchi, in Pinacoteca Nazionale di Bologna. Catalogo Generale. 4. Il Seicento e il
Settecento. Pubblicata anche nel catalogo Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, Bologna, BUP, 2010

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Chiesa di S. Girolamo (La)
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Antonella Mampieri, Armanda Pellicciari, Roberto Martorelli; La Chiesa di S. Girolamo della Certosa di Bologna; Comune di Bologna, 2006. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.