Castiglione Dei Pepoli, (BO)

Castiglione Dei Pepoli, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Nel comune era presente da molti anni una forza attiva sul piano sindacale e politico influenzata dai socialisti. Negli anni del primo dopoguerra si rafforzò ulteriormente, a causa dei problemi sindacali e politici posti dalla presenza in zona di una gran massa di lavoratori locali e immigrati ingaggiati per la ripresa su vasta scala dei lavori di costruzione della ferrovia Bologna-Firenze, denominata "Direttissima". Difatti proprio nella frazione castiglionese di Baragazza doveva nascere il fulcro della Grande Galleria, i cui lavori, si prevedeva, sarebbero durati diversi anni. Nel consiglio comunale del 16 marzo 1916 venne eletto a sindaco Mariano Girotti che era già consigliere fin dal 1906. Nelle elezioni amministrative del 10 ottobre 1920 i socialisti ottennero la maggioranza e nella prima riunione del consiglio, tenutasi il 24 successivo, venne rieletto sindaco il Girotti. Nella primavera del 1921, con decreto del Prefetto, venne imposto lo scioglimento del consiglio comunale e la nomina di un Commissario prefettizio. Il 10 agosto dello stesso anno, squadristi di Prato e di Ferrara piombarono a Castiglione ed attaccarono un gruppo di socialisti a fucilate e a colpi di mazza ferrata, ma vennero respinti. Girotti ebbe modo di dire: "Hanno tentato di romperci la spina dorsale, ma non ci sono riusciti". I fascisti mandarono poco dopo un sicario per attentare alla sua vita, ma egli lo affrontò personalmente costringendolo ad abbandonare il paese.

Il 29 agosto 1921 fu organizzata una nuova aggressione armata ai socialisti di Baragazza. Nel corso degli scontri restò uccisa incidentalmente la madre di un fascista del luogo che faceva parte del gruppo degli aggressori. Gli squadristi incendiarono anche numerose case di operai e bruciarono i pagliai di contadini socialisti. Per il fatto vennero denunciati 72 abitanti di Baragazza e dell'attigua frazione di Roncobilaccio. Due anni dopo, 42 dei 72 denunciati, tra i quali erano i consiglieri comunali della frazione eletti nel 1920, nel corso di un processo "monstre" con l'accusa di strage, vennero condannati a complessivi 495 anni di galera. Nel dicembre del 1922 si svolsero le nuove elezioni amministrative nelle quali furono presentate le sole liste fasciste. Il consiglio così eletto dette inizio alla gestione totalitaria del comune. Le violenze continuarono. Nel marzo 1923 a Castiglione un gruppo di "fascisti uccidono certo Venturoli Giuseppe, che li aveva rimproverati di aver gettato una bottiglia di inchiostro contro il muro della propria casa" (Matteotti, 60). Durante gli anni del regime, Giuseppe Baldi (classe 1893), operaio, che aveva avuto una pena di 15 anni di reclusione per i "fatti di Baragazza", ma, nel 1928, era stato rimesso in libertà, fu immediatamente assegnato al confino per 5 anni. Prosciolto per condono nel 1932, militò poi nella brigata "Stella rossa" e restò ferito (Confinati e Dizionario).
Tra gli espatriati per ragioni politiche o per lavoro in Francia ed in altri paesi d'Europa, diversi castiglionesi svolsero attività politica e sindacale fra gli emigrati italiani. Allo scoppio in Spagna della rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, tesa ad abbattere la repubblica e ad instaurare un regime reazionario, sei castiglionesi attraversarono i Pirenei e si arruolarono nelle file degli internazionali antifascisti: Arturo Fogacci, Fiovo o Fiobo Masi, Giuseppe Poli, Giovanni Cerbai "Giannetto", Francesco Gasperini e Giuseppe Degli Esposti. I primi tre caddero in terra iberica: Fogacci, al suo primo combattimento a Morata de Tajuna; Masi sul fronte di Saragozza e Poli a Casa de Campo (Spagna). Il Cerbai (classe 1912, nato a Camugnano, ma diventato poi castiglionese), dopo l'esperienza spagnola e dopo essere stato rinchiuso in un campo di concentramento in Francia, tornò in Italia, fece il gappista, il comandante partigiano e fu catturato il 4 dicembre 1944 nel corso di un rastrellamento, poi rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte a Bologna. Di lui non si ebbero più notizie. Si presume che sia stato prelevato dal carcere il 10 febbraio 1945 e fucilato alle Fosse di San Ruffillo (v. Bologna). Gasperini, che aveva preso parte allo scontro di Baragazza con i fascisti e per questo era stato condannato a 20 anni di reclusione, combatté a Monte Pelato. Il Degli Esposti, dopo aver partecipato a diversi combattimenti, nel 1938, infermo, fu rinviato in Francia e più tardi partecipò alla resistenza in Corsica, dove risiedeva.
In seguito all'occupazione tedesca della Francia, quattro castiglionesi combatterono nelle file della resistenza francese: Cesare Luccarini (classe 1922) fece parte della brigata gappista che nel 1943 giustiziò il comandante tedesco di Parigi, Von Schaumburg e, pochi mesi dopo, Julius Ritter, quindi fu catturato e fucilato; Domenico Fabbri (classe 1907), catturato per rappresaglia, fu torturato e fucilato a Metz, il 13 gennaio 1944; Pietro Poli (classe 1898) cadde il 25 agosto 1944 durante la battaglia per la liberazione della capitale francese e Giuseppe Mattei (classe 1924), in esilio in Francia con la famiglia, fra il 1941 e il 1943 partecipò alla resistenza nella regione di Arras, dove fu arrestato e seviziato fino a morire il 23 aprile 1944. Sua madre, Elisa Giusti, fu arrestata e carcerata, poi deportata in Germania dove morì (Dizionario).
I giovani di Castiglione che scelsero di "fare il partigiano", si aggregarono a diverse brigate, ma prevalentemente alla "Stella Rossa".
I fatti più clamorosi che accaddero in territorio castiglionese e contermine, furono quelli che si verificarono nell'estate 1944 nella frazione di Baragazza, a breve distanza dal Passo della Futa e in relazione alla costruzione della Linea Gotica.
La "Linea Gotica" tedesca, che correva lungo una linea ideale di 320 chilometri dal Mar Tirreno al Mare Adriatico, dalla foce del fiume Cinquale in provincia di Massa alla foce del fiume Foglia presso Pesaro, era costituita da un sistema di fortificazioni poste a cavallo dei passi e dei valichi appenninici, sui greti dei fiumi e nelle zone collinose più aperte. (Al generale Kesselring il 28 agosto 1944 verrà comunicato che la "linea" consisteva in 2.375 nidi di mitragliatrici, 479 postazioni per cannoni, 3.604 trincee e ridotte di vario genere, incluse 27 caverne, 16.606 postazioni per tiratori scelti. Lungo il percorso erano state collocate 72.517 mine anti-tank e 23.172 mine antiuomo. Erano stati inoltre disposti Km. 117,370 di reticolati e scavati Km. 8,944 di fossati anticarro. Erano state completate cinque torrette "Panther", altre diciotto erano in costruzione e sette in progettazione. Erano pronti, inoltre, diciotto fortini fatti con torrette di panzer più piccole, adatte per mitragliere). A Baragazza era collocato il comando dell'Organizzazione Todt incaricata della costruzione delle fortificazioni per una vasta sezione. Il comandante del settore era il colonnello Fenn che si era allogato costruendo un bunker personale in loco. A fine maggio i tedeschi avevano proceduto all'arresto di un grande impresario edile e di venti impiegati di una ditta che costruiva una strada per l'accesso al sistema fortificato della "linea", sul Monte Tavianello, fra la località Serraglio e il Santuario di Boccadirio. Gli arrestati, tutti accusati di connivenza con i partigiani per avere fornito loro dei viveri tedeschi destinati alle spettanze di lavoratori, furono carcerati in sette a Montepiano e, gli altri, a Castiglione dei Pepoli. Il colonnello Fenn tentò di avere il sostegno di una parte dei lavoratori per le sue accuse agli arrestati.
II 4 giugno un gruppo di oltre venti partigiani della Brigata "Stella rossa", d'intesa con alcuni lavoratori, assaltarono i magazzini degli attrezzi e dei viveri del cantiere ed asportarono tutto. All'indomani nel cantiere nessuno lavorò, mentre molti degli scioperanti si raccolsero a Baragazza per chiedere la liberazione degli arrestati. Il comandante tedesco promise di rimetterli in libertà e fece esporre avvisi dove "invitava il comandante della Brigata per un accordo circa la ripresa del lavoro degli operai. Ciò non veniva fatto, e lo sciopero è continuato". Nella mattinata del 6, parte della popolazione di Baragazza, fra cui i parenti, si riunì in piazza richiedendo che gli arrestati venissero rimessi in libertà. Verso le 15 corse voce che la scarcerazione era imminente. La piazza si riempì nuovamente di popolo e gli operai del cantiere, avvertiti, sospesero in massa il lavoro per partecipare alla manifestazione. Anche altri lavoratori, occupati presso varie ditte, si accodarono al corteo, dal quale salirono gli "evviva i partigiani" e, da parte di un gruppo, il canto dell'Inno dei Lavoratori. Scioperanti e manifestanti furono valutati dalle 560 alle 600 persone, molte delle quali accolsero entusiasticamente gli ex arrestati che, caricati su un autocarro della Todt, furono portati in corteo fino alle loro case.
Mentre a Baragazza si festeggiava, a distanza di alcune decine di chilometri, in comune di Monte San Pietro, i partigiani della "Stella rossa" venivano in possesso di planimetrie relative proprio alla linea fortificata lungo l'Appennino. Nel diario di attività della formazione partigiana, infatti, sotto la data del 6 giugno si legge "Causa rastrellamento la Brigata si sposta a Monte Pastore. Entra in azione catturando una macchina del Comando superiore tedesco. In essa vengono rinvenuti i piani di guerra difensivi della linea "Gotica" ... 1 componenti della macchina: 1 maggiore con un capitano, 1 maresciallo e 1 sergente uccisi". (Le planimetrie furono poi trasmesse agli Alleati e, secondo una notizia che non abbiamo potuto controllare, il gen. inglese Alexander ringraziò per i preziosi documenti consegnati servendosi di un volantino lanciato dagli aerei in data 29 agosto 1944). Due mesi e mezzo dopo, nel corso di una puntata dei partigiani della "Stella rossa" oltre i confini della provincia, a Pietramala (Firenzuola), venne colpita una macchina proveniente dalla Futa, sulla quale viaggiava il colonnello Fenn. Il 25 settembre, undici tedeschi in completo equipaggiamento di guerra, entrarono nella Centrale idro-elettrica di Santa Maria e, con le armi in pugno, agli operai ed ai tecnici fecero fermare le turbine, i generatori, ecc., e interrompere i collegamenti con le condutture; quindi collocarono un ordigno fra le macchine, si allontanarono stendendo 250 metri di filo magnetico portatile ed azionarono il detonatore. Un enorme boato, che scosse tutta la vallata del Brasimone, accompagnò la distruzione dell'impianto. Nelle prime ore del pomeriggio scoppiò una nuova potente deflagrazione: i tedeschi scesi 10 chilometri più a valle avevano fatto saltare anche la Centrale idro-elettrica delle Piane. Castiglione dei Pepoli venne liberato dagli Alleati il 28 settembre 1944. Subito dopo fu costituita una Giunta comunale che ebbe quale sindaco il dottor Giuseppe Girotti.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998  

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Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

Monte Sole da Il Resto del Carlino
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I fatti di Monte Sole - Strage di Marzabotto descritti in data 11 ottobre 1944 dal quotidiano Il Resto del Carlino di Bologna.

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