Benassi Cleto detto Vecchietti

9 ottobre 1882 - [?]

Note sintetiche

Occupazione: Dipendente FF.SS.

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 21 aprile 1945)
  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 21 aprile 1945)

Scheda

Cleto Benassi, «Vecchietti», da Giuseppe e Luigia Bertocchi; nato il 9 ottobre 1882 a Vergato. Ferroviere.
Anarchico, poi iscritto al PSI.
Nel giugno 1914 fu «considerato dimissionario» dalle ferrovie - dove lavorava da anni come operaio - per aver partecipato allo sciopero della settimana rossa. Lo stesso anno fu schedato.
Mobilitato all'inizio del conflitto, fu inviato al fronte dove restò sino al 1916 quando fu riassunto nelle ferrovie.
Dopo la guerra, quando si iscrisse al PSI, divenne dirigente del Sindacato ferrovieri italiani, fu eletto nel comitato centrale e nel 1920 fece parte della delegazione che trattò con il governo Nitti la vertenza dei ferrovieri. Alla fine del 1922 venne eletto nel comitato esecutivo dello SFI, il massimo organo dirigente del sindacato.
Nel 1922 fu sospeso dal servizio per tre giorni per aver festeggiato il 1° maggio. Per avere partecipato allo sciopero nazionale dell'1 agosto 1922, promosso dall'Alleanza del lavoro, nel luglio 1923 fu licenziato dalle ferrovie con la formula dello «scarso rendimento di lavoro», in base al decreto n. 143 del 28 gennaio 1923.
Nell'agosto 1923 fu processato, per avere violato l'art. 182 del codice penale e l'art. 58 della legge ferroviaria - sospensione del servizio - e condannato a 3 mesi di sospensione dal servizio e 500 lire di multa. Essendo già stato licenziato, la condanna era una sanatoria a posteriori del provvedimento, ritenuto illegittimo, perché applicato con valore retroattivo. Durante il ventennio fascista gli fu impedito di lavorare e gli venne pure negato il passaporto, quando chiese di andare in Austria dove aveva trovato un'occupazione.
Nell'ottobre 1926 fu arrestato per motivi precauzionali alla vigilia della visita di Mussolini a Bologna. Fu il primo di una lunga serie di arresti. Nel 1927 fu classificato di “3a categoria”, quella delle persone considerate politicamente più pericolose.
In occasione della visita di Hitler in Italia nel 1938 restò in carcere quasi un mese. Il 29 maggio 1940 fu arrestato e diffidato a frequentare il caffè San Pietro, in via dell’Indipendenza, «dove si abbandonava con altri a discorsi di carattere antifascista e disfattista».

Nel corso della lotta di liberazione ricopri numerosi incarichi di responsabilità, sia nel settore militare che in quello politico. Fece parte della segreteria del partito e fu uno degli organizzatori della brigata Matteotti Città. Dal giugno al novembre 1944 fece parte del Comando piazza di città, l'organizzazione militare che era stata costituita in vista della liberazione di Bologna.
Dalla fine del 1944 alla Liberazione fu uno dei principali aiutanti di Gianguido Borghese il responsabile del Comando unico delle tre brigate Matteotti del bolognese e ufficiale di collegamento tra la brigata Matteotti Città e il comando regionale. Organizzò, prima della Liberazione, un corpo di polizia partigiana costituito da numerosi ex carabinieri.
Il 21 aprile 1945, al comando di un battaglione della brigata Matteotti Città, occupò la sede della prefettura - allora era in via Zamboni 13 - e insediò Borghese, il prefetto designato dal CLN.
Riconosciuto partigiano dal 9 settembre 1943 alla Liberazione. [O]

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