Reali Carabinieri

Reali Carabinieri

1814

Scheda

Il Corpo, fondato nel 1814 da Vittorio Emanuele I con compiti sia militari che civili, fu chiamato “Carabinieri” sia per evitare confusione con la esistente "Gendarmerie" di matrice napoleonica, sia perché, come tutti i corpi scelti dell'epoca, venne armato di carabina.
Durante le guerre per l'Indipendenza italiana si occuparono sia di intelligence che di controllo del territorio, partecipando però anche ad episodi militari (tra i più celebri si ricorda l'epica carica di cavalleria operata da tre squadroni di Carabinieri Reali nello scontro di Pastrengo, nei pressi di Verona, avvenuta il 30 aprile 1848).
Alla proclamazione del Regno d'Italia, i Regi Carabinieri sardo-piemontesi assunsero il controllo del territorio nazionale, assorbendo via via nelle proprie file i corpi di Carabinieri toscani, pontifici, ecc. che avevano compiti simili ai loro. In breve, la loro presenza divenne capillare, con l'apertura (o il mantenimento) di Tenenze e Stazioni anche nei luoghi più sperduti del paese.

Allo scoppio del Primo conflitto mondiale, il 24 maggio 1915, l'Esercito italiano mise in campo 31.000 ufficiali e 1.058.000 tra sottufficiali e truppa, divisi in 4 armate: in zona di guerra vennero inviati non solo i carabinieri mobilitati (180 ufficiali e 6.844 fra sottufficiali e carabinieri), ma anche quelli sparsi in tutto il territorio metropolitano, quelli dislocati nelle colonie, e gli zaptié (militari indigeni arruolati nell'Arma nelle colonie italiane in Africa).
Sull'Arma, anche in questa difficile contingenza, ricadde la responsabilità dei servizi di sicurezza. Ai Carabinieri fu affidata la tradizionale duplice funzione: interna, come forza militare in servizio di polizia, e combattente, per concorrere alla difesa dei "sacri confini della Patria".

Al fronte i compiti affidati all'Arma erano principalmente di scorta ai prigionieri o ai reparti durante i trasferimenti dalle retrovie al fronte e viceversa, soprattutto per controllare le intemperanze dei soldati al momento di attraversare paesi o città; montavano la guardia nelle stazioni, oppure ad obiettivi sensibili come le polveriere.
Nel corso del 1916 reparti di Carabinieri vennero utilizzati dietro alle truppe in linea, al momento dell'assalto, per scoraggiare i soldati a fermarsi in faccia al nemico oppure a rientrare nelle trincee di partenza senza ordini superiori. Per questi reati era prevista la pena di morte.
Compito di polizia militare era anche dare la caccia ai soldati che si allontanavano, pattugliando assieme alla territoriale le retrovie ed i paesi abbandonati. Elementi scelti avevano compiti di intelligence: venivano infiltrati come soldati semplici nelle compagnie nei momenti difficili, quando si temeva una rivolta, per prevenirla ed evitarla. Questi compiti portarono loro, spesso, l'odio dei soldati semplici, che li vedevano non come compagni ma come persecutori.
Durante la ritirata di Caporetto agirono spesso alle dipendenze dei Tribunali Speciali istituiti ai posti di blocco per cercare i disertori, che, se catturati, venivano processati e fucilati. Nel 1918, seguendo gli sviluppi positivi dell'andamento della guerra, le cose andarono meglio anche nei rapporti tra Carabinieri e altri combattenti, tanto che il Gen. Giardino dopo la battaglia del Solarolo (15 giugno 1918) poté affermare che il servizio d'ordine stabilito a tergo delle nostre linee, mi segnala oggi, che, durante l'infuriare delle artiglierie e delle fanterie nemiche nella lunga battaglia, non ha avuto da prendere e ricondurre sulle linee neppure un uomo in tutta l'Armata.
A fine guerra, il 5 giugno 1920, la Bandiera dei Reali Carabinieri fu insignita di Medaglia d'Oro al Valor Militare per il coraggio, l'abnegazione e l'attaccamento al dovere dimostrati nel conflitto.

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Le fucilazioni sommarie nella Prima guerra mondiale