Palazzo Merendoni

Palazzo Merendoni

Scheda

Il fabbricato appartenne prima alla famiglia Bonfiglioli, poi ai Dolfi (1758) e dal 1769 al cantante Giuseppe Manfredini. Acquistato nel 1773 dai conti Merendoni venne interamente rifabbricato, su disegno di Raimondo Compagnini, intorno al 1774. La facciata è in stile neocinquecentesco.

Il trionfale scalone progettato da Compagnini vede all'opera per le parti scultoree Domenico Piò affiancato da Giuseppe Lipparini e Giacomo Rossi. La volta è decorata con un affresco dedicato al Carro di Diana, realizzato da Gaetano Gandolfi tra 1775 e 1782. Il piano nobile è suddiviso in due appartamenti. Quello affacciato su via Galliera viene decorato verso il 1785 anche dai pittori Giuseppe Jarmorini (sala con Flora e Zefiro, sala con Venere e Cupido e altro ambiente minore) e Giuseppe Valiani. L'appartamento rivolto verso l'interno è di gusto più neoclassico ed alcuni ambienti sono affrescati probabilmente da Luigi Cini, che dedica due sale ad Apollo e Ulisse e Penelope.

Così viene descritto nella rivista 'Il Comune di Bologna' dell'aprile 1927: "Segnato N. 574 in via Galliera, ora n. 26, è di S. E. Il conte dott. Luigi Aldrovandi Marescotti ambasciatore a Berlino. I fratelli conti Merendoni rifrabbicarono questo palazzo nel 1773, poi divenne di proprietà Insom. Nel 1819 era del conte Carlo Merendoni del fu Gaetano e della marchesa Lucrezia Montanari Bellegarde. La vendita al sig. Cristoforo Insom, banchiere e possidente, avvenne nel 1820. L'appartamento che, per conto del Byron la Guiccioli, che era la dea del luogo, provvide ad ammobiliare, è in fondo al loggiato a sinistra. La decorazione ne è in stile impero. Consta: di un ingresso col soffitto a rosoni, di una camera grande che mette sul giardinetto e che ha soffitto e rifascio affrescato con ovoli, due di sopra ed uno a ciascuno dei quattro angoli, di una camera da pranzo ovale con affresco e capitelli corinzi, guarda sul giardinetto. Con tutta probabilità questo appartamentino, che servì al Byron da Buen Retiro, fu indicato dal Rangone che ben conosceva Carlo Merendoni.

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