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Libero Nanni

1919 - [?]

Scheda

Libero Nanni, da Tullio e Maria Fabbri; nato il 28 novembre 1919 a Grizzana. Nel 1943 residente a Bologna. Sacerdote.
«Il mio antifascismo maturò in famiglia, si accuì negli anni per i soprusi perpetrati nei confronti di mio padre, di me stesso, dei conoscenti per diventare rivolta con l'eccidio di Pian di Setta di cui fu testimone con altri sopravvissuti».
Nel 1933 a seguito della legge n. 383 dell'8 marzo 1928, riguardante la disciplina dei nomi nella denunzia delle nascite, l'anagrafe gli mutò il nome. Dal 1933 e per tutto il ventennio, don Libero venne registrato all'anagrafe solo con il suo secondo nome Giuseppe «per cui oggi mi trovo parte dei documenti con il nome Giuseppe e parte con il nome Libero con tutte le conseguenze immaginabili».
Nel 1933, maturata la vocazione sacerdotale, entrò nel Seminario a Bologna frequentando il ginnasio Minghetti.
Durante le vacanze estive, per non gravare troppo sulla famiglia, esplicò i mestieri più vari: dal «bocia di galleria», vendendo noccioline nelle sale cinematografìche, al bracciante ed infine correggendo le bozze presso il quotidiano "L'Avvenire d'Italia" dove conobbe Pierraimondo Manzini, Angelo Salizzoni ed altri, venendo a contatto con il mondo resistenziale cattolico e laico.

L'impegno del giovane diacono nell'aiutare, soccorrere tanti fratelli, vittime della persecuzione fascista, si rafforzò dopo l'eccidio di Pian di Setta del 22 luglio 1944 in cui furono uccisi il nonno Carlo e lo zio Guerrino Nanni.
L'orrore di quel massacro, di cui don Libero fu un testimone oculare e al quale sfuggì perché insieme con altri uomini si nascose nei boschi, è rimasto scolpito nella sua mente ed è ancora un ricordo incancellabile.
Dopo la rappresaglia, ritornato con i sopravvissuti «in un paese dove regnava solo il terrore e la morte», incominciò a lavorare intensamente per tutta la giornata per scavare una fossa dove vennero deposti i corpi straziati delle vittime «sotto un sole tropicale e un'aria fetida e l'incubo di nuove rappresaglie». I tedeschi, dopo avere bruciato le case, razziarono anche il bestiame.
Rientrato a Bologna, mentre completava la sua preparazione sacerdotale, incominciò ad affiancare l'attività di don Giulio Salmi a favore dei rastrellati fuggiti dalle Caserme rosse ed ospitati a Villa Salus, attrezzata come dormitorio, con i letti prelevati dal Seminario.
Ordinato sacerdote il 17 marzo 1945, fu inviato come cappellano ad Argelato, dove mantenne i contatti con il gruppo dei cattolici. Liberata la città finalmente «io ed il parroco potemmo celebrare la Messa della Liberazione». [AQ]