Marchetti Ada

[?] - dicembre 1944

Note sintetiche

Causa della morte: Per ferite
Occupazione: Casalinga

Scheda

Ada Marchetti, nata a Vergato nel 1897. Casalinga.
Il 13 dicembre 1944 fu catturata dai tedeschi, in località Boschi (Vergato), con altre 10 persone mentre, molto presumibilmente, stavano attraversando la linea del fronte per raggiungere la zona dell'Alto Reno già liberata dagli alleati.
Quando i tedeschi uccisero i civili, tra i quali il marito Ettore Bortolotti e la sorella Emma, restò gravemente ferita. Allontanatasi dal luogo dell'eccidio, riuscì a scrivere una lettera a una parente a Bologna, alla quale giunse molti mesi dopo, quando la città venne liberata.
Dalla lettera - pubblicata parzialmente il 15 maggio 1945 dal quotidiano "Rinascita" - si apprendono particolari orribili dell'eccidio. Dopo essere state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, le 11 persone si mossero in gruppo e a piedi verso sud, per attraversare la linea del fronte.
«I tedeschi» - si legge nella lettera, anche se non si comprende a quale località si riferisce la Marchetti - «erano venuti a prendere maiali. Erano quattro soldati e, senza motivare parola, a colpi di pistola ci hanno freddati tutti all'infuori di me, rimasta gravemente ferita. Io, semiviva, dopo parecchie ore che giacevo nel sangue, mi sono decisa con sforzi sovrumani e con l'aiuto divino, ad alzarmi e a recarmi nella cantina dove giacevano ancora nel letto, ma freddi, due mie cari. Li ho soltanto accarezzati: la mia bocca disfatta non è riuscita a dare loro l'ultimo bacio. Ho preso loro le borse dei danari e le ho messe nella sportina di pelle e dopo parecchie cadute e riprese di svenimenti, mi sono incamminata, passo passo, verso un bosco dove dovevo trovare ancora una donna sfollata. Dopo pochi passi mi sento chiamare e sparare ancora. Mi lascio cadere a terra di colpo, come morta. I tedeschi mi si avvicinano, mi presero tre borse e mi lasciarono convinti che io fossi morta. Appena potei, con l'aiuto divino, mi alzai e giunsi a Cuio trascinandomi a terra moltissime volte, sotto la pioggia e senza scarpe. Passai la prima notte in questa casa senza cura. La mattina presto questa donna sorreggendomi mi portò verso il Comando lontano 4 chilometri, ma mi lasciò sola a mezza strada. Vi giunsi a stento; di là mi trasportarono all'ospedale di Roffeno Musiolo con la Croce Rossa. Giunsi, a sera, irriconoscibile».
Qui termina la lettera. Morì, nonostante le cure ricevute in ospedale, per le gravi ferite riportate, alla fine del dicembre 1944. [O]

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