Magnani Ferruccio

Magnani Ferruccio detto Giacomo

20 gennaio 1909 - 5 dicembre 1944

Note sintetiche

Causa della morte: Per ferite

Riconoscimenti

  • Partigiana/o (10 settembre 1943 - 5 dicembre 1944)

Scheda

Ferruccio Magnani, nome di battaglia "Giacomo", da Alessandro ed Erminia Musiani; nato il 20 gennaio 1909 a Bologna; ivi residente nel 1943. Calzolaio tagliatore. Iscritto al PCI.
Negli anni della dittatura fu uno dei principali dirigenti del suo partito, per incarico del quale svolse un'intensa attività politica all'interno dei sindacati fascisti.
Nel 1937 venne arrestato e subì 40 giorni di carcere prima di essere dimesso perché nulla era emerso a suo carico. Fu nuovamente arrestato nel gennaio 1938, con una cinquantina di antifascisti bolognesi, e deferito al Tribunale speciale per "organizzazione comunista". Nel rapporto della polizia si legge che "Sfruttava, ai fini della propaganda comunista, il metodo così detto dell''attività legale', cercava, cioè, di dilatare i malumori per la disoccupazione, di far sorgere discussioni e reazioni apparentemente leciti, di esercitare azione disgregativa e di sfruttare tutto quanto sotto l'aspetto apparentemente legale potesse servire ai fini di partito".
Il 26 novembre 1938 venne condannato a 8 anni di carcere per costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda. Ebbe anche 3 anni di libertà vigilata. Scontò la pena nelle carceri di Bologna, Roma, Civitavecchia (Roma) e Spoleto (PG). Durante la lunga detenzione acquistò e lesse numerosi libri di storia.
Il 31 luglio 1939 venne denunciato nuovamente al Tribunale speciale, ma il procedimento non ebbe seguito.
Tornò libero nell'agosto 1943 e rientrò a Bologna.

Subito dopo l'inizio della lotta di liberazione organizzò squadre armate in città. Nella primavera 1944 fu tra i promotori degli scioperi che si tennero nelle aziende meccaniche di Castel Maggiore e nella zona Saffi (Bologna).
Nell'estate 1944 venne incaricato dal CUMER di assumere la funzione di commissario politico della brigata Stella rossa Lupo, con Agostino Ottani come vice. Nonostante l'ostilità che Mario Musolesi - il comandante della brigata - aveva sempre mostrato nei confronti dei commissari politici nominati dal CUMER, alcuni dei quali erano stati rifiutati, riuscì a conquistarsi la stima dei partigiani della formazione. In settembre venne retrocesso a vice commissario.
Nella seconda metà di ottobre lasciò la brigata avendo ricevuto dal CUMER l'ordine di aggregarsi ai reparti della 63a brigata Bolero Garibaldi che, dalla collina, dovevano spostarsi verso Bologna per partecipare a quella che si riteneva l'imminente insurrezione per la liberazione della città.
All'inizio di novembre venne nominato vice commissario politico della 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e il 7 novembre prese parte alla battaglia di Porta Lame. Il 5 dicembre 1944, mentre transitava in via Borgonuovo, fu riconosciuto da alcuni fascisti e ferito. Trasportato all'ospedale Sant'Orsola vi decedeva lo stesso giorno per ferite al torace e all'addome.
La notizia della sua morte - e quella di Giovanni Martini, avvenuta in quei giorni - venne data da un volantino del comando della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi in data 27 dicembre 1944. Vi si legge tra l'altro:
"Lottò tenacemente negli anni più duri della reazione fascista; condannato dal famigerato tribunale speciale sopportò con fermezza parecchi anni di galera fascista e ne uscì più ferrato, più temprato, più irremovibile nel proposito di combattere fino alla distruzione del fascismo e dell'hitlerismo. Si distinse prima nelle formazioni garibaldine partigiane; passato poi alla nostra 7a brigata GAP vi apportò il contributo della sua preparazione, del suo spirito combattivo, della sua fede nei destini della Patria".
Il suo nome venne dato alla 6a brigata di città e a un battaglione della la brigata Irma Bandiera Garibaldi. Riconosciuto partigiano, con il grado di tenente colonnello, dal 10 settembre 1943 al 5 dicembre 1944. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna.
[Nazario Sauro Onofri]

E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.

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Bibliografia
Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919- 1945)
Albertazzi A., Arbizzani L., Onofri N.S.
1985 Bologna ISB