I Coltelli | Orefici a Bologna

I Coltelli | Orefici a Bologna

1834 | oggi

Scheda

Premesso che un tale Bombologno de' Coltelli fu ministrale dell'Arte degli orefici a Bologna nel lontano 1290 (Bulgari, Argentieri Orafi e Gemmari Italiani), non è tuttavia a lui che si può far risalire l'origine della Ditta Coltelli. Il capostipite certo fu infatti LUIGI COLTELLI, di Gaetano, (1805 - 1880) che il 3 Maggio 1834 fondò con altri la "Società di Mutuo Soccorso Orefici ed Arti Affini" che appunto in quell'anno si costituì, erede delle antiche Corporazioni Arti e Mestieri abolite dal governo napoleonico.

Sede della Ditta "all'insegna della Castellata" era in Via Spaderie 6, con bottega al piano terra e abitazione ai piani superiori. Luigi fu a lungo Presidente della succitata Società. Nel 1848 partecipò alla sollevazione popolare contro gli austriaci e fu protagonista dell'episodio che impedì al Prolegato Conte Cesare Bianchetti di consegnarsi agli austriaci a Porta San Mamolo, dove si combattè per evitare che quelli potessero raggiungere San Michele in Bosco, dalla cui cima avrebbero potuto agevolmente bombardare la città. Nel 1859 fu eletto nel primo consiglio comunale post unitario (Bottrigari, Cronaca di Bologna, 1859). Presto gli si affiancò nella gestione del negozio il figlio ULISSE (1827 - 1892), anch'egli patriota appassionato che aveva partecipato alle Guerre d'Indipendenza e che fu più volte chiamato a prestare servizio di Guardia al Pantheon. Nel 1868, con un documento curioso inviato da Firenze, allora capitale del regno sabaudo, ricevettero il Brevetto di "Fornitori della Real Casa" e successivamente, nel 1893 anche quello di "Fornitori della Casa dell'Infante di Spagna S.A.R. Don Antonio d'Orlèans". Nel 1879 Luigi si ritira dalla carica di Presidente della S.M.S.O. e l’anno successivo muore. Ne prende il posto il figlio Ulisse, ma già si affacciano i successori, i nipoti Dante e Michelangelo, che gli subentreranno quando, nel 1892, anche Ulisse viene a mancare. Dante si defila dall’attività, preferendo occuparsi di assicurazioni e della Fonte di Barbianello, una sua proprietà fuori porta Castiglione. Tocca a MICHELANGELO (1857 - 1938) proseguire l’attività orafa. Nel 1902, dal matrimonio di Michelangelo con Ugolina Golinelli Bassi, nipote del martire Ugo, nasce Galileo, futuro successore nell’attività, che nel frattempo si era assicurata l’esclusiva per tutta l’Emilia e le Romagne della prestigiosa Casa Christofle di Parigi. Nei primi anni del ‘900 Bologna è pervasa da una frenesia di modernità. Ne fanno le spese le mura di Bologna, le torri di Piazza della Mercanzia, e anche la bottega Coltelli, espropriata e abbattuta per fare posto all’allargamento del Mercato di Mezzo, l’attuale Via Rizzoli. L’attività si sposta provvisoriamente in un edificio a fianco di Palazzo Re Enzo, presto anch’esso abbattuto e infine nel 1914 la scelta cade sulla Via Indipendenza, l’arteria sorta per collegare  Piazza Vittorio Emanuele (Piazza Maggiore) con la stazione ferroviaria. Qui resta, per un centinaio di anni, a fianco del Grand Hotel Baglioni, il più lussuoso della città. In tutta Europa imperversa lo stile Liberty, presente anche a Bologna con il movimento Aemilia Ars, fondato da Alfonso Rubbiani unitamente al Conte Cavazza. Michelangelo inizia la sua collaborazione con Rubbiani, unendosi con successo alle sue iniziative fino alla partecipazione all’Esposizione Internazionale di Torino del 1902, dove consegue il Diploma d’Onore per la sua innovativa produzione. Il nuovo che avanza lo convince a impegnarsi anche nell’ottava arte: nel 1917 fonda infatti, con Severino Pozzati (Sepo), la Felsina Film, prima e forse unica casa di produzione cinematografica bolognese. Ma l’attività non decolla, e dopo sole quattro pellicole prodotte chiude i battenti. Arrivano gli anni del fascismo: Michelangelo si defila, rifiutando la tessera. Anche l’attività soffre della crisi che colpisce tutto il mondo. Nel 1938 muore e gli succede il figlio GALILEO (1902 - 1997), già attivo in ditta fin dal 1920. Ma la guerra è alle porte. La notte del 17 Ottobre 1944 i partigiani, ritenendo presso l’Hotel Baglioni si stia svolgendo una riunione di gererchi, fanno esplodere una cassa di tritolo davanti all’ingresso. L’albergo ne esce quasi indenne, non così il negozio Coltelli, raso completamente al suolo. Galileo si rimbocca le maniche e subito, a guerra conclusa, ricostruisce pronto a riaprire già nel 1946. Nel frattempo, dall’unione con Jolanda, sono nati Elena e Gian Luigi, quest’ultimo prossimo titolare dell’attività. 

Il seguito è storia recente. Per altri cinquant’anni l’attività prosegue, confortata da buon successo di clientela, sempre in via Indipendenza, non senza qualche disavventura. La notte del 4 Luglio 1980 infatti il negozio riceve la visita della banda del buco, che penetra nei locali entrando dal sottosuolo dell’Hotel, in corso di ristrutturazione. Viene sventrata la cassaforte con l’uso di una lancia termica. Perdite e danni ingenti. Sarà necessaria un’altra ricostruzione, e non sarà l’ultima. Galileo, ultimo Presidente della S.M.S.O, la liquida, devolvendo il ricavato all’Opera Pia Padre Marella. Galileo muore nel 1997 e gli succede GIAN LUIGI (n. 1941), attìvo in ditta fin dal 1970, dopo il servizio militare prestato come ufficiale di artiglieria da montagna. E’ lui che, nel 2009, deluso dal declino di Via Indipendenza trasferisce l’attività in Via D’Azeglio 68. L’avventura prosegue con MICHELANGELO (II) (n. 1971), la sesta generazione in linea diretta, il quale all’attività di gioielliere affianca quella di debunker di fake news (smascheratore di false notizie) con il suo sito internet BUTAC, molto apprezzato sul web.

Gian Luigi Coltelli

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