Golinelli Lidia detto/a Vienna

1 Luglio 1925 - 14 Dicembre 2002

Note sintetiche

Scheda

Lidia Golinelli, fu Enrico. Nata a Bentivoglio il 1 luglio 1925 ed emigrata a Bologna il 13 novembre 1940, con nome di battaglia "Vienna", fu il caso che probabilmente creò maggior scalpore e indignazione a Bologna.
Staffetta della 7° GAP, dopo l’arresto, avvenuto a metà dicembre 1944 con il partigiano Formica passato subito per le armi,  divenne ausiliaria della GNR e operò al servizio dell’UPI (Uffico Politico Investigativo) acquistando una triste fama.

Come la spia “Vienna” che, dopo aver tradito i compagni di lotta, visse riparata dentro alla Facoltà d’Ingegneria uscendone solo per indicare i partigiani ai repubblichini. E’ stata responsabile della cattura di numerosi partigiani e antifascisti, come Aldo Ognibene, Otello Spadoni e Francesco Cristofori, uccisi nel gennaio 1945.

Biografia post 1945

Il 26 maggio 1945 tra Brescia e il lago di Garda viene arrestata assieme al suo amante e al comandante provinciale della GNR Onofaro e un altro gruppo di fascisti in fuga.

Quella che segue è la trascrizione degli atti processuali che la riguardano:


Archivio di Stato di Modena

Fondo Corte di Assise di Modena Sezione Speciale

Busta 1945-1946

Fascicoli Esecuzione delle Sentenze

Anno 1946

 

Accusata di delazione alla GNR e alle SS germaniche provocando il 3/1/45 la cattura di Cristofori Francesco 5/1/45 la cattura del patriota Battista (Aldo Ognibene) marzo 1945 aver partecipato con la BN, la GNR e le SS tedesche al rastrellamento di Castelmaggiore con l’arresto di due uomini e una donna.

 

Condannata a 30 anni di reclusione

Inizio: 26 maggio 1945

Scadenza: 26 maggio 1975

Scarcerata li 1 luglio 1946 per amnistia

 

 

“ [ ... ] La Corte negava, poi la concessione  delle circostanze attenuanti richieste dalla difesa adducendo che la Golinelli non era meritevole perché tutto il male derivato dai fatti di causa ebbe origine dalla sua delazione. La Corte di Cassazione a cui tutti gli imputati ricorrevano, con sentenza 19 ottobre 45, mentre respingeva i ricorsi del Quintavalli e dello Scaramagli, accoglieva quello della attuale imputata, relativamente alla mancata concessione della dette [sic] attenuante osservando che la sentenza impugnata aveva considerato solo l’alevamento [sic] obbiettivo della gravità del fatto, omettendo del tutto quello della personalità del reo di cui deve essere tenuto massimo conto, e rinviava le cause per nuovo esame esclusivamente sulle attenuanti generiche, alla Corte di Modena.

Invero le circostanze che attenuano le responsabilità della Golinelli sono emerse dalle risultanze sotto vario aspetto. Essa agiva quando aveva appena diciannovenne [sic]; cresciuta in un ambiente senza padre, mentre la madre fu prelevata al tempo del di lei arresto senza che ne abbia più avuto notizie. Essa aveva fino al suo arresto, esplicata zelante attività fra i partigiani ed aveva visto uccidere al momento della cattura il suo amante. È logico ritenere, come afferma di essere stata indotta alle numerose e gravi delazioni dalle minaccie fattele in caso di rifiuto, mentre, per tutto il tempo che lavorò per i militi repubblicani, fu tenuta bene custodita e tentò, invano di fuggire per sottrarsi alla sorveglianza di essi. Sembra adunque equo con la concessione dell’attenuante dell’art. 62 bis C.P., degradare la pena, infliggendo per il delitto a lei ascritto, di morte in quello di anni trenta di reclusione ... “.

 

Modena 13 maggio 1946



Dopo la condanna a morte dell’agosto 1945 e la successiva amnistia tornò in libertà dopo appena un anno di carcere, anche se per alcuni giorni, rifiutò di uscire dal carcere per paura di essere vitima di vendette come riportò un gionale dell’epoca.

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