Fuoriuscito/esiliato

Scheda

Così sono chiamati gli uomini politici costretti a lasciare il loro paese o che scelgono volontariamente l’esilio per sottrarsi alle persecuzioni politiche. Dante è uno dei più illustri fuoriusciti, anche se non usò questo termine, che si ritrova negli scritti di Machiavelli, Giannone, Guicciardini, Manzoni, De Sanctis e altri.
Per i patrioti risorgimentali fu usato quello d’esiliati. Quando, tra il 1920 e il 1926 – ma anche dopo, sia pure in misura minore, per la chiusura delle frontiere - migliaia di militanti antifascisti abbandonarono l’Italia per riparare all’estero e sottrarsi alle persecuzioni, il regime riesumò il termine di fuoriusciti.
A differenza di quella risorgimentale, che fu elitaria, l’emigrazione antifascista assunse dimensioni di massa. Anche se erano in maggioranza operai e contadini, non mancarono uomini di cultura e scienziati.
I fuoriusciti ricostituirono all’estero i partiti e i sindacati soppressi in Italia. Stamparono giornali e diressero l’opera di resistenza alla dittatura, in collegamento con i centri di cospirazione politica rimasti attivi in Italia. Non pochi antifascisti in esilio furono privati delle cittadinanza italiana e i beni personali sequestrati in base al decreto n.1.742 del 30.9.1926 e la legge n. 108 del 31.1.1928.
Negli anni della seconda guerra mondiale molti antifascisti furono catturati dai tedeschi in Francia e in Belgio e consegnati alla polizia fascista. Finirono in carcere o al confino. Altri parteciparono alla resistenza armata antitedesca, nei paesi dove avevano trovato asilo, e non pochi furono quelli che persero la vita.
Solo in Francia, secondo Pia Leonetti Carena, furono oltre 600. Di tutti riferisce le circostanze, la data e il luogo della morte, ma quasi mai la città natale.
Nel 1945 la maggior parte degli antifascisti fece ritorno in patria, anche se non furono pochi quelli che rimasero all’estero. La stragrande maggioranza dei fuoriusciti avevano scelto la Francia. Altri andarono in URSS, Svizzera, Belgio, Austria, Tunisia e Stati Uniti.
Durante il ventennio fascista furono 1.136 i bolognesi che espatriarono per sottrarsi alle persecuzioni politiche. [O]

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