Bando dell'istituzione del Cimitero di Bologna

Bando dell'istituzione del Cimitero di Bologna

1801

Scheda

L’apertura dello “stabilimento cimitero” nell’ex convento della Certosa è attestato da un documento, in forma di manifesto, rinvenuto in copia unica presso l’Archivio Storico Comunale di Bologna. Il documento si è conservato in buono stato fortunosamente, poiché era stato utilizzato come carpetta porta documenti all’interno di un rogito del 1908. Questo rinvenimento ci consente di affermare sia il quando che il perché la Certosa è stata scelta all’interno del nostro territorio. Il perché è illustrato in modo franco dalla necessità di risolvere il problema della pubblica salubrità in relazione alla sepoltura di cadaveri, che fino a quel tempo avveniva all’interno di edifici religiosi e nelle loro immediate vicinanze in cimiteri chiusi da mura, ma pur sempre all’interno dell’abitato. La scelta del luogo, fatta da parte della Commissione di Sanità del Dipartimento del Reno, sotto la Repubblica Cisalpina, cadde su quello che si ritenne avere le migliori caratteristiche per l’uso di cimitero cittadino, l’ex Convento della Certosa nella frazione di S. Giuseppe, come si legge dal testo del Manifesto "...Giace nel centro d’ampia, e deliziosa pianura...”. Il manifesto oltre a darci testimonianza dell’inizio della pratica di sepoltura nell’ex convento della Certosa, la data dello stesso è 12 ventoso anno 9 Repubblicano, corrispondente al 3 marzo 1801, ci fornisce indicazioni precise sul come doveva essere gestito il servizio funebre e chi doveva in prima istanza avere cura dei defunti. La scelta della cura ricade sui frati Zoccolanti del Convento della SS. Annunziata. Da ora in avanti la camera mortuaria nella chiesa di San Rocco accoglierà le salme, dopo il rito funebre. Qui la salma sarà ricomposta e, riconosciuta ufficialmente, le sarà posta al collo una medaglia recante un numero relativo alla fossa che andrà ad occupare.

Successivamente il cadavere sarà caricato su una carrozza, assieme ad altri corpi e andrà verso il cimitero; se taluno lo desiderasse potrà richiedere il trasporto individuale, pagandone un prezzo da concordare con il custode della camera mortuaria. Alla Certosa, dopo una nuova registrazione che si chiama “Permesso di seppellimento”, sarà inumata nel campo assegnatole e dopo alcuni giorni sarà ricoperta. L’indicazione delle salme sepolte avverrà tramite una segnalazione all’inizio e alla fine d’ogni fossa recante il numero della prima salma e dell’ultima. I campi sono individuati nel seguente modo: A-fanciulli, B-fanciulle, C-donne. D-uomini; viene lasciata la libertà alla Comune di indicare altri campi riservati, tanto è vero che sino dall’inizio si aggiungono il Campo E per i Sacerdoti e F per i Carcerati. Il cimitero, istituito in data 3 marzo 1801, viene attivato il 14 aprile e l’inaugurazione avverrà il 22 aprile 1801. Il cimitero apre al pubblico la domenica in Albis, il giorno di San Girolamo, 30 settembre, e la domenica dopo la commemorazione dei defunti.

Trascrizione del manifesto:

Le più colte, ed illuminate Città d’Italia hanno da gran tempo riconosciuto quanto alla pubblica salubrità, e decenza convenga il seppellire i cadaveri in un solo generale Cimitero. Fu la necessità, fu l’abuso, che ne’ tempi meno felici, o più rozzi introdusse la rea costumanza di riempire i sotterranei delle Chiese di fetido imputridito carcame. Nel riprenderla, e nel detestarla furono mai sempre di concerto i dotti filosofi, ed i santi Padri, le fisiche osservazioni, ed i sacri Canoni, le profane Accademie, e gli ecumenici Concilj. Il fetor grave, che nell’estiva stagione esala dalle arche sepolcrali mal custodite, l’alito micidiale, che nell’atto dell’espurgo si diffonde, e si insinua per ogni lato, le stomachevoli indecenze, alle quali d’ordinario si abbandonano i sozzi fossajuoli, e le nere licenze, che in tali circostanze profanano i recinti più dalla pubblica opinione rispettati, cagionarono in ogni tempo alle menti civilizzate, ed istrutte un sommo raccapriccio, ed orrore. Che se lo stabilimento di un Cimitero universale è per se stesso utile a qualunque Comune povera d’abitatori, senza dubbio è necessario a quelle, che racchiudono una vasta, e foltissima popolazione. Per esse generalmente il clima è più oltraggiato da nocivi vapori, la salute de’ Cittadini è meno robusta, e le cause di contagiose infermità sono e più frequenti, e più efficaci. Gli effluvj tramandati dalle molte officine, da’ frequenti acquedotti, e dalle numerose cloache ristagnano nell’Atmosfera, giacchè una soverchia gravità proibisce, che prontamente si distraggano per gl’immensi spazj dell’aria. D’altronde gl’individui della Classe indigente, i quali costituiscono il maggior numero degli abitanti, si rinserrano in umili, ed oscure case, e sono per la mendicità costretti di vivere sordidamente. Le strade, che mettono a que’ miseri abituri, sono anguste, cupe, e lorde di polve, e di sozzure. I portici disagiati per frammenti di pietre mal connesse travagliano il viandante colle buche, e co’ solchi prodotti dal fango. Guai, se d’improvviso la natura infedele abbandoni i campi in preda alla carestìa, e guai, se questa si sviluppi, ed infierisca in tempo di guerra. Troppo è palese, che dagli orridi ammassi di teschi di tronchi e di busti da sanguinose zuffe innalzati sulle squallide campagne sboccano con larga piena le velenose sostanze aeriformi, e troppo i lineamenti tetri, e ferali, che deformano il volto delle persone afflitte da’ latrati del ventre digiuno, annunziano, che nel profondo delle loro viscere bolle, e fermenta il seme di crudeli malattie.

Se mai per disavventura tutte le accennate circostanze avessero luogo, e si verificassero di presente nella Comune di Bologna, e se ciononostante si scorgesse, che le autorità incaricate di custodire, e difendere la pubblica Salute giacessero stupide spettatrici del fiero pericolo minacciante, qual’ampio titolo, e diritto non avrebbe il Popolo di dolersene, di mormorarne, e di fremere altamente? No, Cittadini. La Commissione di Sanità non ha trascurato un oggetto così importante, e così decisivo. Tranquillizzatevi. E’ giunto il momento, in cui la cura del provvido Magistrato renderà meno frequenti, ed immaturi i colpi, che da sei mesi a questa parte vibra la morte. Fa d’uopo asserirlo, e persuadersene; tutte le descritte combinazioni funeste dominano pur troppo fra queste mura. Anzi la verità esige l’omaggio di una più estesa confessione. Bisogna convenire, che l’istituzione di un Cimitero universale è stata soverchiamente ritardata, e che l’ indugio di poche decadi, e fors’anche di pochi giorni aprirebbe l’adito a tremende incalcolabili conseguenze. Abbondano le chiese fra noi, ed abbondano nelle chiese i Sepolcri. La tumulazione non si pratica nelle sole cinquanta e più Parrocchie. In ogni tempio s’incontrano de’ monumenti, e ad ogni passo si calpestano delle arche. Tutte sono ricolme di ossa, e di putredini. Una somma urgenza vorrebbe, che se ne eseguisse il vuotamento. Ma quale atroce pericolo non soggiacerebbe la sanità, e la vita de’ Cittadini, se le tombe fossero aperte, e se le esuberanti masse di fradiciume venissero agitate in tempo, che un nemico vento sciloccale contamina col fiato umido, e focoso la mal difesa atmosfera? D’altra parte e come, ed in qual luogo dovrebbe ella trasferirsi, e sotterrarsi la sterminata quantità di carne estinta, che in mille luoghi della Comune schifosamente si corrompe, e marcisce? Forse nell’usato Cimitero di s. Giovanni decollato? No certamente. Quello scarso terreno assai mal a proposito destinato ad uso di sepoltura è per tal guisa pieno, e satollo di spoglie cadaveriche, che a tutta ragione può riguardarsi siccome un’impasto di umida terra, di arida polvere, e d’inverminito carcame. E quale sarà a dunque l’asilo degli estinti? Dove la tumulazione verrà esercitata? Molti Pastori d’anime lo chiedono con agitazione, e con impazienza. Le persone, che frequentano le chiese lo attendono ansiosamente. Taluna d’esse vinta dal malvagio odor sepolcrale ha dovuto sortirne, tal altra è caduta in mortale svenimento. Un’istantanea provvidenza è decisamente necessaria.

Cittadini, essa è unica, essa è pronta. Consiste appunto nell’immediata attivazione di un Generale Cimitero. Voi lo vedrete eseguito a colpo d’occhio. Il luogo, la distanza, i regolamenti, i metodi, le discipline, tutto è dettato dalla più matura circospezione, e tutto è degno del vostro plauso, e del vostro aggradimento. Per la seguita soppressione de’ maggiori Conventi, e Monasteri sono passati in dominio nazionale alcuni Edifizj, che sembrano dalla natura, e dall’arte destinati a benefizio, e giovamento della Popolazione. La Commissione di Sanità bramosa di ergere finalmente un Cimitero a comodo de’ suoi Concittadini non ha omesso di visitarli ad uno ad uno, e di sottoporli alle più minute, ed opportune censure. Dal confronto, e dalla discussione è ad evidenza risultato, che l’unico totalmente, ed assolutamente atto, ed acconcio al grande oggetto lo è quello dell’abolito Monastero della Certosa. Giace nel centro di ampia, e deliziosa pianura. L’aria, che lo investe, e ravviva è per ogni lato libera, mossa, ed irrequieta. I raggi solari largamente discendono, e giù penetrano nel seno di quelle coltivate campagne. Le bagna un torrente copioso d’acque, che coll’assiduo suo moto agita, e rimescola gli eterogenei vapori, a quell’ammirabile equilibrio riducendoli, che costituisce non meno respirabile che sana l’atmosfera. La distanza non può dirsi nè soverchia per lo trasporto, nè scarsa per l’adunamento de’ Cadaveri, e la strada, che conduce a quel maestoso, e tacito recinto, è d’ogni tempo agevole, comoda, e spedita. A procuragli un totale, e definitivo addattamento non rimane, che di rendere declive il suolo attualmente orizzontale, e che per indole sua è di fondo arenoso. Allora le acque di ciel cadute, che presentemente ne inumidiscono la superficie, trascorreranno rapide ad immergersi nella fossa, che è pronta, e che di per se stessa le attende. Scelto cosi, e stabilito il luogo, ecco sopra di quali basi, e precauzioni generali viene a formarsi il necessario, e sospirato Cimitero Comunale. La chiesa della cessata Confraternita di s. Rocco, la quale costeggia le mura della Comune, serve di Camera Mortuaria. Il Cimitero esiste nel terreno racchiuso, e circoscritto da’ venerandi, e spaziosi chiostri della Certosa. I frati [....]olanti, che oggigiorno dimorano nel Convento della ss. Annunziata fuori [....] Porta s. Mammante, si trasferiscono ad abitare nella Certosa, e godono di un Ospizio in s. Rocco. Addivengono per tal guisa i Custodi della Camera Mortuaria, e del Cimitero. Agli estinti della Comune vengono fatte nelle Chiese Parrocchiali le esequie prescritte dalla privata pietà. Compiuti in ogni loro parte i riti Ecclesiastici, i Cadaveri decentemente coperti sono trasportati alla Camera Mortuaria non prima del tramontare del sole, e non dopo l’ora di notte. Il Religioso Custode della Camera nell’atto di riceverli, appende al loro collo una Medaglia portante il numero della fossa, entro la quale saranno tumulati, e ne tiene memoria in un apposito Registro. La dimora de’ Cadaveri nella Camera è minore, o maggiore secondo che lo esigono le varie malattie, che hanno cagionato la morte. In qualunque stagione dell’hanno i Cadaveri sono recati dalla Camera al Cimitero un’ora prima del giorno. S’impiegano nella traslocazione alcuni funebri carri, entro i quali i Defunti sono riposti con esatta separazione, e con inesprimibile decenza. Se taluno amasse, che il trasporto seguisse a parte, e con mezzo diverso, non ha che a prendere gli opportuni concerti col Custode della Camera tanto per la sicurezza del trasporto stesso, quanto per la spesa emergente. Giunti i Cadaveri alla Certosa vengono sotterrati nelle distinte fosse preparate a norma delle molte discipline da praticarsi g[....]sta i migliori regolamenti. Ogni fossa è contrassegnata con pietra, sopra la quale è inciso il numero corrispondente a quello della Medaglia. Il Sacerdote Custode del Cimitero ne tiene egli pure in particolare registro. Così ad ogni o criminale, o civica, o devota occorrenza potranno ad un tratto rinvenirsi, e disotterrarsi le ossa di un estinto. Il Cimitero ha varie separazioni di terreno. Le determina, e le prescrivono il sesso, l’età, ed altre circostanze.

Appena attivato il Cimitero Comunale le tombe sparse per le chiese, e che fin sotto i portici della Comune si chiudono, e cessano per sempre quelle sorgenti funeste di perniciose, e ferali esalazioni. I Depositi, i Monumenti, e le Lapidi sepolcrali sono religiosamente rispettate. E’ lecito a’ Proprietarj rispettivi di levarle, e di trasferirle sotto archi luminosi, ed augusti, che cingono, e coronano il Cimitero, entro i quali frattanto alcuni Mausolei di pubblica appartenenza ritroveranno un’opportuna, ed eccellente collocazione. In appresso potrà ognuno inesivamente a’ metodi da stabilirsi far colà travagliare lo scalpello, e la squadra per onorare la memoria de’ trapassati. Le stesse pubbliche Rappresentanze avranno cura, che que’ Chiostri maestosi si adornino in avvenire di monumenti consecrati alla virtù, ed alla riconoscenza. I Scevola, i Curzj, gli Attilj, i Decj Cisalpini non moriranno ignobilmente. In un sol luogo riuniti, ed i[....]i leggerà i loro nomi la tarda posterità ammiratrice. Il sacro fuoco dell’emulazione serpeggierà per le vene de’ Cittadini favoriti de’ doni di natura, ed agevolmente si svilupperanno le due grandi passioni della patria, e della gloria. Il giorno, in cui la tumulazione de’ cadaveri cesserà nelle chiese della Comune, ed incomincierà nel Generale Cimitero, sarà annunziato al Popolo con particolare avviso. Bologna dalla Residenza della Commissione suddetta nella Casa della Comune li 12. Ventoso anno 9. Rep. (3 Marzo 1801. v.s.). LUIGI PISTORINI Presidente Claudio Ferrari Segretario. In Bologna nella stamperia del Sassi

William Baietti

Luglio 2012. Bibliografia: Archivio Storico del Comune di Bologna, Comune, Manifesti,1801. Testo tratto da: R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia,catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.

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Traslocamento al locale della soppressa Certosa
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Dispacci dell'Amministrazione Dipartimentale del Reno ai Religiosi Minori Osservanti inesivamente allo stabilito loro traslocamento al locale della soppressa Certosa, 1801. Trascrizione del testo, pdf 0.1 mb