Zanelli Ezio

31 gennaio 1903 - [?]

Note sintetiche

Occupazione: Fornaciaio

Scheda

Ezio Zanelli, da Amleto e Antonia Sassi; nato il 31 gennaio 1903 ad Imola.
Sedicenne si iscrisse alla FGSI e, due anni dopo, nel febbraio 1921, passò alla FGCI, all'atto della sua costituzione.
Frequentava la seconda Ragioneria, quando dovette interrompere gli studi a seguito di una pugnalata all'emitorace sinistro, infertagli il 28 maggio 1921, durante un'irruzione fascista alla sede del circolo socialista «A. Costa» (Imola), che lo costrinse a un ricovero in ospedale per venti giorni.
Iniziò a lavorare come fornaciaio; ricoprì la carica di segretario della sezione FGCI di Imola negli anni 1921-22. Dopo aver compiuto il servizio militare a Milano, venne congedato l’8 marzo 1924. Nominato dal Comitato centrale del PCI segretario della zona imolese ebbe tale responsabilità fino al 1926.
La questura il 15 maggio 1925 lo segnalò per una «attenta vigilanza»: in quegli anni di intensa attività politica, subì alcuni fermi di polizia e altre aggressioni, con bastonature, da parte dei fascisti. Per sfuggire ad una retata della polizia nel settembre 1926, durante la quale vennero arrestati circa 100 comunisti imolesi, si rifugiò a Milano, dove visse clandestinamente fino all’aprile 1927.
Latitante, fu stralciato dalla sentenza istruttoria del 13 giugno 1927 che investì 276 membri dell'organizzazione comunista imolese. Assieme ad altri 18 compagni espatriò clandestinamente.
Il 23 luglio 1927 fu condannato dal Tribunale speciale, in contumacia, a 10 anni, 7 mesi e 15 giorni di detenzione, a L. 2.500 di multa e a tre anni di vigilanza speciale. Mentre si trovava a Vienna (Austria), dove era rifugiato, il 10 agosto 1927 fu colpito da un nuovo mandato di cattura per avere «concertato con altri di commettere atti diretti a far sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato, in contatti fra i congiurati, avvenuti a Livorno e altri luoghi fino al 1927».
Nell’aprile 1928 rientrò clandestinamente in Italia: assunto lo pseudonimo di Giulio Lenti, da questo momento, e nonostante le assidue ricerche della polizia non fu mai rintracciato.
Nel corso di un viaggio, nel 1929, a Basilea (Svizzera), fu arrestato, processato e condannato per «uso di passaporto falso e per attività antifascista verso l'Italia» e vi scontò la pena.
Raggiunta l’Unione Sovietica, dove si stabilì a Vsiesviatsk nei pressi di Mosca, si occupò in una fabbrica di letti. Frequentò la scuola politica Zapada ed ebbe responsabilità politiche nell'emigrazione antifascista. Nel maggio 1931 prese parte, in qualità di delegato dei giovani comunisti, al congresso della gioventù comunista italiana, che si tenne a Mosca. Al IV congresso del PCI, svoltosi a Colonia (Germania), venne eletto membro candidato del Comitato centrale; nel 1932 rappresentò la FGCI presso il KIM.
Negli anni fra il 1933 e il 1935, svolse attività clandestina quale funzionario del PCI in varie regioni d'Italia. Il Tribunale speciale il 18 ottobre 1934 registrò una nuova denuncia contro di lui «per aver svolto, quale emissario comunista, attività organizzativa nella Venezia Giulia».
Nel giugno 1937, mentre ormai da un anno era in corso la rivolta capeggiata da Franco contro la repubblica spagnola, munito di passaporto dal quale risultava essere cittadino cubano, raggiunse, in aereo (via Tolosa - Barcellona) Valencia: si recò quindi ad Albacete e poi raggiunse Madrid. Lavorò alla radio clandestina per l’Italia (Radio Milano) e a quella ufficiale della Repubblica spagnola (Radio Barcellona) alla propaganda a sostegno della partecipazione dei volontari antifascisti e garibaldini: come in anni precedenti e successivi, in Spagna fu al suo fianco la compagna della sua vita Giovanna Zanarini, detta Giannina.

Nel febbraio 1939 lasciò la Spagna, entrando clandestinamente in Francia. Fu membro del Comitato italiano nella zona-sud della Francia, dove svolse attività politica nelle fila dell'emigrazione; durante il periodo dell'occupazione tedesca della Francia, partecipò ad azioni di sabotaggio contro le officine che producevano materiale bellico per i nazisti, poi (nel maggio 1944) raggiunse i maquis di Limoges, nella zona del Massif Central, dove fu commissario politico nelle formazioni partigiane costituite fra gli emigrati, le MOI (Main oeuvr imigrés), aggregate ai FTP. Qui partecipò alla preparazione delle condizioni per una «testa di ponte» agli Alleati, un'operazione diversiva, combinata in relazione alla creazione del «secondo fronte» che fu aperto con lo sbarco in Normandia.
Dopo la liberazione di Parigi dai nazifascisti (agosto 1944), fu, dal settembre, membro del CIL) nella capitale francese e, successivamente, segretario generale dell'organizzazione antifascista Italia libera.
Dalla Francia, dove ebbe responsabilità fra gli emigrati, rientrò a Imola, il 28 novembre 1945.
Testimonianza in RB1.
Ha scritto numerosi articoli autobiografici e rievocativi sull’attività antifascista, (specialmente su "Sabato Sera", settimanale di Imola, fra il 1970 e il 1973); fra i piu rilevanti ricordiamo: Ricordi di un garibaldino di Spagna; «Qui Radio Milano Libertà! parla Radio Milano Libertà», in "La Lotta", Bologna, 12 luglio 1956; Lettera quasi amorosa e Il paese della libertà, in II prezzo della libertà. Episodi di lotta antifascista, Roma, ’ANPPIA, 1968, pp164-7 e 190-4; Con il «Maquis» presso Limoges a preparare il «secondo fronte», in "Sabato Sera", 13 febbraio 1971; Nel 1926 una grande retata: in carcere 100 antifascisti, in "Sabato Sera", 19 giugno 1971. [AR]

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