Weisz Arpad

Weisz Arpad

16 Aprile 1896 - 31 Gennaio 1944

Note sintetiche

Occupazione: Allenatore sportivo

Scheda

Arpad Weisz nasce a Solt, in Ungheria, il 16 aprile 1896, da genitori ebrei, Lazzaro e Sofia Weisz. Arpad Weisz gioca a calcio, entrando a 15 anni nel Torekves, con cui esordisce due anni dopo in prima squadra. Quando scoppia la Prima guerra mondiale, parte volontario nell’esercito austro-ungarico, venne catturato dai soldati italiani il 28 novembre 1915 nel corso della 4a battaglia dell'Isonzo sul Monte Mrzli, a nord di Tolmino e internato a Trapani. Finite le ostilità, riprende a giocare nel Torekves e nel 1923 passa al Maccabi Brno, squadra di stelle che gira l’Europa. Colleziona sei partite in Nazionale, tra cui l’amichevole con l’Italia a Genova il 4 marzo 1923 finita 0-0. Nel 1925 è in Italia, ingaggiato dall’Internazionale di Milano, ma dopo 10 partite e 3 reti problemi fisici lo costringono a fermarsi. Torna in campo il 4 luglio 1926 (Inter-Modena 2-1), poi si ritira e la società lo promuove allenatore. Conquista il quinto posto nel 1926-27 e l’anno dopo lancia il giovanissimo Giuseppe Meazza, che diventerà il massimo campione italiano, ma il settimo posto finale gli costa il posto. Arpad torna in patria ad allenare lo Szombathely, squadra della città in cui conosce la futura moglie e che, salpando da Lisbona, guida in una tournée di circa quattro mesi in America Latina, a Cuba, in Messico e a New York. Nell’estate del 1929 lo richiama in Italia la sua vecchia società, diventata Ambrosiana-Inter, che porta allo scudetto. A 34 anni resterà il più giovane allenatore di sempre ad aver vinto il tricolore.
Il 24 settembre 1929 ha sposato in Ungheria Ilona Rechnitzer, anch’essa di origine ebraiche, nata a Szombathely il 7 ottobre 1908. Il suo nome verrà italianizzato in Elena, mentre il cognome Weisz nel clima di autarchia diventa Veisz.

A fine giugno 1930, Arpad pubblica con Aldo Molinari “Il giuoco del calcio”, manuale di straordinaria modernità. Il 7 luglio 1930 Elena dà alla luce a Milano il primogenito Roberto. Conquistato il quinto posto, Weisz passa al Bari: il 16 giugno 1932 vince a Bologna lo spareggio-salvezza col Brescia e al ritorno in Puglia viene portato in trionfo dai tifosi. Tornato all’Ambrosiana-Inter, conquista il secondo posto e perde di misura la finale di Coppa Europa. Nel campionato 1933-34, vinto il girone d’andata, la sua squadra accusa una flessione, col secondo posto finale per Weisz l’avventura in nerazzurro si chiude. Il 26 settembre 1934 viene chiamato dal Novara, in Serie B. Il 2 ottobre 1934, la moglie Elena gli regala la secondogenita Clara. A fine gennaio 1935 Weisz lascia il Novara, ingaggiato dal Bologna. In Emilia conquista nel 1936 lo scudetto impiegando 14 giocatori, record mai eguagliato. Nella stagione successiva vince nuovamente il titolo e il 6 giugno 1937 a Parigi porta il Bologna in cima al mondo vincendo in finale sul Chelsea il Torneo dell’Expo. Nel 1937-38 il Bologna chiude quinto, nel 1938-39 riparte alla caccia dello scudetto, ma le leggi razziali impongono agli ebrei stranieri di lasciare l’Italia. Weisz guida il Bologna per l’ultima volta il 23 ottobre 1938, contro l’Ambrosiana-Inter. Il suo sostituto, l’austriaco Felsner, vincerà lo scudetto. Il 10 gennaio 1939 con moglie e figli lascia Bologna, diretto a Parigi. Il 16 febbraio raggiunge l’Olanda per guidare il Dordrecht, con cui diventa un eroe locale, conquistando la salvezza e due quinti posti nella massima serie. Nel frattempo la Germania ha invaso l’Olanda e le leggi razziali provocano nel settembre 1941 l’espulsione dalla scuola di Roberto e Clara Weisz e il divieto per Arpad di lavorare.

Il 2 agosto 1942 la famiglia Weisz viene arrestata dalla Gestapo. Dal campo di raccolta di Westerbork il 2 ottobre 1942 i quattro vengono caricati su un treno blindato, destinazione Auschwitz, in Polonia. Dopo tre giorni di viaggio in condizioni inumane, Arpad viene dirottato ai lavori forzati nell’Alta Slesia. Elena, Roberto e Clara raggiungono Auschwitz-Birkenau, dove vengono subito eliminati in una camera a gas. Deportato a propria volta ad Auschwitz, Arpad Weisz resiste fino al 31 gennaio 1944, quando muore di stenti dopo atroci sofferenze.

Carlo Felice Chiesa 

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Ebrei e fascismo a Bologna
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Nazario Sauro Onofri, Ebrei e fascismo a Bologna, Editrice Grafica Lavino, Bologna, 1989