Veglione della Stampa

Veglione della Stampa

16 Febbraio 1901

Scheda

I veglioni rappresentavano, nell’ambito delle manifestazioni promosse per celebrare il carnevale, le occasioni mondane più rilevanti, simboli della civiltà borghese gaudente.

Nel loro svolgimento essi assumevano pertanto gli aspetti di un grande rituale collettivo dove scenografie e coreografie venivano curate in modo particolare: «nel teatro vero e proprio tutti i palchi e le barcacce adorni di fiori, accoglievano quanto di più bello e signorile la migliore “società” del tempo poteva offrirsi per il proprio svago e per il proprio compiacimento; dame bellissime, in sontuose toilettes, in eleganti costumi o in domino sfarzosi; giù nel parterre, a perdita d’occhio, fantastiche creazioni di aiuole, chioschi, con fontane zampillanti, e gente, tanta gente che era difficile circolare, tutti in abiti e sparato gli uomini, tutte in costumi mascherati le donne, e, dalle due gallerie che sovrastavano ai lati la sala costituita dal palcoscenico, due bande si alternavano, suonando ballabili senza tregua, all’impazzata» (R. Giacomelli, 1962, pp. 180-181).

Fra questi particolarmente elegante e ricercato era il Veglione dei fiori, ultimo ballo prima di Quaresima. La sala del teatro Comunale che lo ospitava veniva addobbata con sfarzo e una certa originalità, veniva trasformata creando scenari sempre diversi tanto che nel 1901 si decise di riprodurre un paesaggio olandese: «nel mezzo della platea una grande aiuola fiorita con in mezzo una fontana; più innanzi sulla linea del proscenio un altro parterre verde con piante d’alto fusto e una torre rotonda sulla quale rotano le pale di un mulino a vento: di fianco alla torre precipita in due riprese con dolce fragore una bianca cascata d’acqua». L’allestimento fu affidato al pittore Vincenzo Perazzo il quale, oltre a ciò, realizzò, su incarico del comitato organizzatore, tre fotografie «con luce artificiale al magnesio» dell’ambiente: l’immagine del Fondo Belluzzi del Museo del Risorgimento, che ritrae la «splendida sala dei Bibbiena col molino a vento e le aiole di fiori», è perciò verosimilmente a lui attribuibile (“Il Resto del Carlino” 14-15 febbraio 1901).

Rossella Ropa

Testo tratto da Cent'anni fa Bologna: angoli e ricordi della città nella raccolta fotografica Belluzzi, Bologna, Costa, 2000.

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