Vanelli Lorenzo detto/a Rubinett

28 ottobre 1902 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Terza elementare
Occupazione: Impiegato

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 21 aprile 1945)

Scheda

Lorenzo Vanelli, «Rubinett», da Paolo e Emilia Lipparini; nato il 28 ottobre 1902 a Bologna; ivi residente nel 1943. 3ª elementare. Impiegato delle FS.
Nel 1919 si iscrisse alla FGSI e nel 1921 passò alla FGCI. Fin dallo scatenarsi dello squadrismo, partecipò a vari scontri con i fascisti. Fu segretario del gruppo giovanile comunista della Crocetta (Bologna) e componente del comitato cittadino. Per la sua partecipazione a scioperi e manifestazioni politiche, nell'aprile 1923, fu licenziato dalle FS.
Impossibilitato a trovare un'occupazione per i precedenti politici, il 17 luglio 1923, munito di regolare passaporto, espatriò in Francia per «ragioni di lavoro». Raggiunta Auriac, trovò lavoro come manovale, occupazione che abbandonò dopo 17 giorni perché l'imprenditore non voleva attenersi al contratto di lavoro. Raggiunse quindi Parigi dove lavorò prima come lavapiatti e poi come mosaicista; nel 1924, dopo l'assassinio Matteotti, fece parte delle Centurie camicie rosse, raggruppamenti militari antifascisti sorti in Francia in previsione di un rivolgimento della situazione in Italia.
Impegnato nell'attività antifascista fra gli emigrati italiani, nel gennaio 1929, dopo aver subito una perquisizione da parte della polizia francese, fu espulso dalla Francia. Passò in Belgio e prese dimora a Bruxelles, facendosi chiamare Mario Calza (pseudonimo che portò fino al 1932). Qui si iscrisse al sindacato socialista dei carpentieri e iniziò il nuovo mestiere; si iscrisse al Partito comunista belga e si impegnò sempre più nell'attività politica. Poco dopo venne chiamato a far parte del comitato direttivo del Partito comunista del Belgio e Lussemburgo; divenne pure amministratore del settimanale "il Riscatto", organo della Lega italiana antifascista.
Nell'estate 1931, sorpreso dalla polizia in una riunione comunista, fu arrestato e pochi giorni dopo accompagnato alla frontiera con il Lussemburgo ed espulso dal Belgio. Due ore dopo rientrò in territorio belga e tornò a Bruxelles, dove, per sfuggire alla polizia, restò senza occupazione per sei mesi, vivendo con i risparmi accumulati precedentemente. In difficoltà finanziarie, rientrò in Francia clandestinamente e, arrestato alla frontiera, scontò un mese di prigione; dopo raggiunse Parigi, ove riprese a lavorare come mosaicista e a svolgere attività politica. Fra il 1932 e il 1936 ebbe il nome di battaglia Jacob.
Nel 1935 fu arrestato e incarcerato due volte per contravvenzione al decreto di espulsione e così un'altra volta nel 1936. Il 28 settembre 1936 alla Casa del popolo di Montreuil capeggiò, con altri, una spedizione di 97 volontari antifascisti destinati a Perpignano e a Barcellona, per andare a combattere a fianco dei repubblicani spagnoli contro i rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco.
Nelle fila del btg prima della brg Garibaldi, poi, durante 28 mesi, partecipò a numerosissime battaglie, con il grado di tenente. Restò due volte ferito (a Casa de Campo e a Huesca) e due volte ritornò al combattimento. Varcò la frontiera dei Pirenei con altri volontari antifascisti il 7 febbraio 1939, per raggiungere i campi di concentramento loro destinati. Fu rinchiuso a Saint-Cyprien, a Gurs e, poi, dopo essersi rifiutato di arruolarsi nell'esercito francese, a Venet d'Ariège.
Nell'autunno 1941, per decisione comune dei garibaldini antifascisti concentrati in Francia, rientrò in Italia: l'11 ottobre 1941 fu sottoposto ad interrogatorio nell'ufficio politico della questura di Bologna e quindi, il 29 novembre, assegnato al confino di polizia - per la durata di 5 anni - nell'isola di Ventotene (LT). Lasciò l’isola, prosciolto, assieme a numerosissimi altri comunisti, il 21 agosto 1943, raggiunse pochi giorni dopo Bologna, reimpegnandosi subito nell'attività politica.

All'indomani dell'8 settembre 1943, iniziò con altri militanti comunisti la raccolta di armi ed esplosivi per la lotta contro i tedeschi. Durante la lotta di liberazione venne chiamato «Monco». Ebbe incarichi nel CUMER e fu ispettore delle brigate Garibaldi della stessa regione e svolse collegamenti con le brigate Garibaldi, 36ª, 62ª e 66ª.
Riconosciuto partigiano con il grado di maggiore dal 9 settembre 1943 alla Liberazione. [AR] Testimonianza in RB1.
Ha scritto: (con L. Arbizzani) Gli antifascisti bolognesi in Spagna, e Dai ricordi di un Garibaldino, in Garibaldini in Spagna e nella Resistenza bolognese, 5° Quaderno de "La Lotta" - Bologna, 1966.

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