Unione sindacale italiana (USI)

1912 - 1926

Scheda

Nel periodo prefascista l’USI fu l’organizzazione nazionale delle leghe sindacali controllate dagli anarchici e dai soreliani.
Era nata nel 1912 a Modena, al termine di un dibattito politico-organizzativo che durava dal 1892, anche se aveva assunto una certa consistenza dopo il 1906. Nell’ottobre di quell’anno a Milano si tenne il VI Congresso nazionale della resistenza - con l’intervento di delegati di leghe sindacali di vario orientamento - al termine del quale nacque la CGdL.
Gli anarchici e i soreliani avevano polemicamente abbandonato la sala prima del voto, consapevoli di essere minoranza rispetto ai delegati di orientamento socialista. A distanza di 14 anni si era verificato in campo sindacale - come nel 1892 a Genova in quello politico, con la nascita del PSI - la divisione tra socialisti e anarchici.
Gli anarchici si riunirono in congresso il 3.11.1907 a Parma e si chiesero se era più opportuno entrare nella CGdL per conquistarla dall’interno o costituire una nuova struttura nazionale antagonista.
Il congresso - preparato dal Comitato di azione diretta, un organismo di pretto stampo anarchico non prese decisioni, limitandosi a nominare un Comitato di resistenza e a pronunciarsi contro il «dispotismo politicantistico» della CGdL.
Questo comitato, del tutto uguale a quello di azione diretta, avrebbe dovuto coordinare l’attività delle leghe aderenti, la cui autonomia era assoluta. La sede fu stabilita a Bologna.
Il 12.12.1910 un nuovo congresso del Comitato di resistenza si tenne a Bologna. A maggioranza fu deciso di compiere un passo verso la CGdL per verificare la possibilità di unire i due organismi. Avendo giudicato inaccettabili le condizioni poste dal sindacato riformista, gli anarchici e i soreliani cominciarono a pensare alla costituzione di una confederazione nazionale.
Il 23-25.11.1912 a Modena si tenne un altro congresso del Comitato, che aveva ripreso il nome di Azione diretta. Per gli organizzatori erano presenti i delegati di 200 mila aderenti, mentre, secondo stime più reali, non dovevano essere più di 80 mila.
Amilcare De Ambris - fratello del più celebre Alceste propose la costituzione di una nuova organizzazione, l’USI. Ines Oddone Bitelli sostenne la necessità di entrare nella CGdL o di mantenere l’Azione diretta. A suo parere, la nascita di un sindacato nazionale anarchico, dopo quello riformista, avrebbe favorito la nascita di altre strutture promosse dal PRI e dai cattolici.
Prevalse la tesi di De Ambris con 42.114 voti contro 28.856, più 6.253 astensioni. Nel documento approvato si legge «che un vero organismo di Unità operaia non può esistere in Italia se non si ispira ai principi dell’indifferenza di fronte a tutte le confessioni religiose, della neutralità di fronte a tutti i partiti politici e dell’autonomia sindacale».
I delegati decisero così di dar vita a un «nuovo organismo nel quale, d’accordo con tutte le forze operaie organizzate estranee alla CGdL, sia possibile iniziare seriamente la realizzazione dell’Unità proletaria italiana, sulle indicate basi dell’apoliticismo da partiti e dell’autonomia sindacale». A parere dei dirigenti dell’USI, la CGdL era un «partito parlamentare» e in Italia operavano un «sindacalismo riformista» e un «sindacalismo rivoluzionario».
A Modena intervennero i delegati di 177 leghe bolognesi, in rappresentanza di 10.316 operai. Anni dopo Armando Borghi ha scritto che gli anarchici non ebbero parte nella costituzione dell’USI perché lui era «profugo a Parigi» e altri dirigenti assenti (Conferma anarchica, Aurora, Forlì 1949, p.159).
Tullio Masotti fu eletto segretario nazionale. La sede andò a Parma e il settimanale “L’Internazionale” divenne l’organo ufficiale.
La segreteria dei lavoratori della terra (responsabile Amilcare De Ambris) andò a Modena; quella dei metallurgici (Filippo Corridoni) a Milano e quella dei muratori (Ettore Cuzzani) a Bologna.
L’USI non ebbe mai un chiaro indirizzo politico-sindacale perché i dirigenti provenivano da esperienze diverse: Borghi ed Enrico Leone erano anarchici, i De Ambris e Corridoni seguivano la linea soreliana, mentre Michele Bianchi e Edmondo Rossoni provenivano da altra esperienza ancora.
La convivenza delle varie anime fu difficile, come risultò al primo congresso di Bologna del 4-6.12.1913, presenti i delegati di 1.003 leghe per un totale di 90.037 iscritti. Ma fu solo l’anno dopo che esplosero le contraddizioni interne, quando l’USI dovette pronunciarsi pro o contro la guerra.
Al consiglio nazionale dell’USI, riunitosi il 13-14.9.1914, prevalse la tesi neutralista, sostenuta da Borghi. De Ambris, Corridoni, Bianchi, Rossoni e Masotti se ne andarono, diedero vita all’UIL (Unione italiana del lavoro) e conservarono il controllo del “L’Internazionale”.
Borghi, eletto segretario dell’USI, trasferì la sede a Bologna presso quella della Vecchia CdL, in Mura di Porta Lame. Il 17.4.1915 cominciò a uscire il nuovo organo ufficiale “Guerra di classe”.
Negli anni del conflitto l’USI svolse una modesta attività, anche perché Borghi finì al domicilio coatto in un comune del meridione.
Nel dopoguerra - mentre la CGdL conobbe una forte espansione - non riuscì a ricuperare il peso politico-organizzativo, per altro non grande, avuto un tempo. Ebbe un ruolo modesto in occasione dell’occupazione delle fabbriche nel 1920 e fu praticamente assente da tutte le principali vertenze, in particolare quelle agricole. Alle lotte dei metallurgici l’USI - che nel dopoguerra mutò il nome in Unione italiana del lavoro (UIL), da non confondere con l’omonima UIL interventista nata nel 1914 - dedicò grande attenzione durante i lavori del 3° congresso, riunitosi a Parma dal 20 al 23.12.1919, nel corso del quale furono denunciati 300 mila iscritti.
La sede nazionale fu trasferita a Milano e Borghi confermato segretario. Nell’ottobre 1920 i membri della segreteria furono arrestati a Bologna, alla vigilia di una riunione, e rilasciati poco dopo. Il sindacato anarchico subì un altro duro colpo il 23.3.1921, quando Borghi e quasi tutti i dirigenti anarchici finirono in prigione, dopo l’attentato al ristorante Diana di Milano.
I suoi dirigenti non ricercarono mai un’intesa con la CGdL, per dare una linea unitaria alle lotte sindacali, anche se miravano a un accordo con i socialisti massimalisti per eliminare la componente riformista maggioritaria.
Sul piano internazionale non ebbe una linea chiara. Dopo avere salutato con favore la rivoluzione sovietica, Borghi mutò radicalmente parere all’indomani di un incontro con Lenin a Mosca. Il sindacato anarchico s’isolò dal mondo del lavoro, dopo il 4° congresso, l’ultimo, che si svolse a Roma il 10-13.3.1922, quando furono respinte la proposta di aderire all’Internazionale di Mosca e quella di stringere un patto unitario con la CGdL.
Dopo essersi isolata dai socialisti e dai comunisti, si estinse lentamente e praticamente non esisteva più nel 1926, quando il fascismo soppresse le libertà costituzionali. Borghi andò in esilio in USA e dopo la Liberazione anche perché era nata la CGIL unitaria l’USI o UIL, come si chiamò negli ultimi anni, non fu ricostituita.
A Bologna, dopo la Liberazione, la maggioranza dei dirigenti dell’USI, a cominciare dall’ultimo segretario provinciale Clodoveo Bonazzi, aderirono al PSI ed entrarono nella CGIL. [O]

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Persone

Bibliografia
Anarchismo e sindacalismo nel pensiero di Armando Borghi (1907-1922)
A. Andreasi
1970
Breve storia dell’Unione sindacale italiana
U. Fedeli
1957
Congresso costitutivo dell’U.S.I., (Modena 1912)
V.B. De Dominicis
1923 Milano
Da Langhirano a Modena. La costituzione dell’Unione Sindacale Italiana (1912)
U. Sereni
1975
Il sindacalismo rivoluzionario italiano
G.B. Furiozzi
1977 Milano Mursia
Storia del sindacalismo italiano
I. Barbadoro
1973 Firenze La Nuova Italia
Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’intervento, 1911-1915
A. Pepe
1971 Bari Laterza
Tra anarchismo e sindacalismo rivoluzionario: Armando Borghi nell’U.S.I. (1912-1915)
G. Landi
1982 Bologna
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