Uniforme della Cavalleria Bolognese

Uniforme della Cavalleria Bolognese

1848 | 1849

Scheda

L’uniforme, appartenuta ad Angelo Masini, è composta da giubba, pantaloni e chepì. La giubba – o meglio sarebbe definirlo il ‘Dolmano’, trattandosi di vestiario alla ‘ussara’ – è in panno turchino scuro, con goletta montante aperta, ad un petto imbottito e guernito da sette alamari (brandebourgs) in filato d’argento screziati in rosso, lo stesso che orna la goletta e forma un intreccio a fiore sulla parte inferiore delle maniche; i pantaloni sono in panno rosso ornati lateralmente da due bande di gallone nero; il chepì – o czako – è in cuoio ricoperto di panno rosso con alto gallone in filato dorato per ufficiale superiore, fregio in metallo dorato della Municipalità di Bologna e pennacchio  ricadente in crine di cavallo. L’uniforme si ispira a quella adottata dalla cavalleria leggera della Grande Armée napoleonica, i prestigiosi reparti di Hussard e di Chasseurs a cheval. Venne adottata dal Masini nel 1848 quale uniforme di un piccolo drappello di cavalleria ‘franca’, ovvero «formazione militare spontanea, improvvisa, autonoma, uttuante», composta da circa 30/40 uomini che egli stesso costituì e provvide in parte a sue spese e che si aggregò al Battaglione Alto Reno dello Zambeccari per la campagna militare in Veneto.

Inizialmente denominato Cavalleria Civica Bolognese o dei Cavalieri Alto Reno, combatté valorosamente alla difesa di Treviso e di Vicenza dove capitolò insieme alle altre truppe provenienti dallo Stato Pontificio con l’obbligo di non combattere più contro gli Austriaci per i successivi tre mesi. Il Masini ricostituì il suo drappello nel settembre del 1848, dotandolo di lancia (per cui vennero chiamati ‘Lancieri’) e battezzandolo ‘della Morte’ in ricordo dei tempi della Lega Lombarda, con l’intendimento di mantenersi in armi in attesa degli eventi e, solo se cacciato dallo Stato Pontificio, di raggiungere a Venezia il battaglione dello Zambeccari con il quale aveva combattuto la prima parte della campagna; ne seguirono mesi di tensione con le autorità pontificie, di promesse d’imbarco mai mantenute, sino ad un primo incontro con Garibaldi a Bologna tra l’11 e il 12 novembre ed un secondo a Comacchio il 19, nel quale i due comandanti decisero di unire le forze per tentare di far insorgere le Romagne. Tale atto di aperta rivoluzione fu smorzato dal contegno delle autorità pontificie che decisero di non usare la forza consentendo ai Lancieri del Masini ed ai legionari di Garibaldi di congiungersi in Ravenna la sera del 23 novembre per poi dirigersi verso Roma dove, sotto la pressione del circolo popolare che aveva stabilito le basi per un governo provvisorio e della stessa minacciosa marcia della legione sulla capitale, vennero assoldati al servizio dello Stato. Da quel momento, i Lancieri della Morte condivisero le sorti della Legione Italiana del Sacchi, agli ordini di Garibaldi; combatterono valorosamente a Palestrina, a Velletri ed infine a Roma.

Angelo Masini (Bologna, 1815 - Roma, 1849), discendente di un’antica famiglia di mercanti bolognesi legati all’industria della seta, aveva partecipato giovanissimo ai moti del 1831 in Romagna. Nel 1836 si era recato in Spagna e aveva combattuto contro i carlisti; tornato a Bologna, aveva preso parte all’organizzazione dei moti di Savigno del 1843. Più volte arrestato per la sua attività cospirativa, nella campagna del 1848 aveva combattuto in Veneto aggregato al Battaglione Zambeccari; alla fine di agosto a Bologna era stato tra i promotori del tentativo di destituzione del prolegato pontificio e dell’instaurazione di un governo provvisorio. Ricostituito il suo drappello di cavalieri, come detto sopra, aveva seguito Garibaldi a Roma per difendere la Repubblica Romana, trovando la morte nella difesa di villa Corsini il 3 giugno del 1849.

Uniforme da Ufficiale superiore della Cavalleria Civica Bolognese, 1848-1849. Panno, filo metallico in argento e in oro, metallo, crine di cavallo, cuoio lunghezza max cm 53, lunghezza manica cm 59 inv. n. 655.

Luca Giovannini

In collaborazione con IBC - Istituto per i beni culturali dell'Emilia Romagna.  Bibliografia: Pesci 1906; Cesari 1921; Natali 1935; Nannetti 2000.

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Documenti
Museo civico del Risorgimento (Il)
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Fulvio Cantoni; Il Museo civico del Risorgimento dal 1904 a tutto il 1914, relazione del direttore Fulvio Cantoni al sig. assessore per la Pubblica Istruzione; Bologna, Cooperativa Tipografica Mareggiani, 1916

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