Un anno di ordinaria criminalità, il 1874

Un anno di ordinaria criminalità, il 1874

1874

Scheda

Bologna, alla fine dell’Ottocento, è una città in pieno sviluppo economico, urbano e sociale. Ma fra le strade della città si moltiplicano le rapine, gli omicidi, i furti e i ferimenti, riportati quotidianamente sui giornali. Gli abitanti, al calar della sera, si rinchiudo nelle loro case per timore, e le strade vengono illuminate dalla flebile luce delle finestre delle abitazioni, che si rinchiudono non appena si odono dei passi furtivi o dei rumori sospetti, lasciando al buio lo sventurato viandante, delinquente o innocente che sia. I lampioni verranno man mano collocati soprattutto negli incroci, già nel 1867 si potevano contare 1534 fanali a gas. Anche negli anni successivi l'illuminazione pubblica crebbe, sebbene ad un ritmo più contenuto, estendendosi lentamente alle zone limitrofe al centro cittadino. In seguito all'adesione al Regno d'Italia si registravano ancora numerose persone in povertà ed era quindi comune essere costantemente fermati per le strade da poveri che chiedevano l'elemosina. Tale attività era proibita per legge ma era anche quasi impossibile farla rispettare. Vi sono quindi a Bologna storie di un passato oscuro e dimenticato. Dalla rivista “Ancora” sono stati riportati una selezione di crimini e furti comuni, accaduti a Bologna nel 1874. Può apparire strano che in città ci fosse questa notevole attività criminosa, ma era ancora normale consuetudine risolvere i problemi ricorrendo alla violenza.

3 gennaio 1874 | Ecco l'ultimo bollettino della Questura: Il primo giorno dell'anno furono arrestati i seguenti individui: uno per furto, uno per porto d'arma insidiosa, uno perché trovato possessore di oggetti di cui non seppe giustificare il legittimo possesso, uno per questua, e tre perché pregiudicati, e possessori di attrezzi vari atti a commettere furti.

4 gennaio 1874 | Gli arresti eseguiti ieri l'altro sono i seguenti: Quattro per reato di mancata invasione a danno di Vicinelli Luigi. Tre per giuoco proibito. Due per oziosità recidiva e vagabondaggio. Uno per truffa. Uno per furto campestre. Uno per oltraggi alla forza non che per avere maltrattato brutalmente il proprio cavallo in pubblico.

8 gennaio 1874 | Ieri l'altro furono arrestati tre individui per reato di furto. Ieri fuori porta S. Donato per gelosia di mestiere due pezzenti raccoglitori di sterco vennero a diverbio. La cagione dell'alterco era un fumante mucchietto di letame. Uno dei due con un colpo di coltello stese morto il suolo il rivale. L'omicida fu arrestato. (condanna, vedi 28 novembre)

9 gennaio 1874 | La solenne inaugurazione dell'anno giuridico fu ieri solennizzata alle ore 11 ant. Presso il Tribunale Civile e Correzionale e all'una pom. nell'aula magna dell'eccelsa Corte d'Appello. (…) L'avvocato Tartufari ha cominciato dalle cifre e per un'ora e un quarto è stato un così fitto fioccare di numeri arabici da perderci la testa. La mole dei processi giudiziarii, vuoi civili vuoi criminali, fu veramente immensa: si contano a migliaia le liti e le quistioni fra cittadini e cittadini, e a migliaia e migliaia i crimini contro le persone, le sostanze e l'ordine pubblico. (…) In materia penale poi i soliti guai e more solito la provincia di Ravenna che si distingue per assassinii e grassazioni. Nella giurisdizione della Corte d'Appello che comprende le provincie di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì, si sono avuti nel 1873 undicimila processi circa in materia penale e si è proceduto contro 13 mila individui circa. (…) Gli omicidi furono 50; i condannati a morte dieci, ma cinque di essi in contumacia.

10 gennaio 1874 | Nel solito bollettino della Questura leggiamo, oltre all'arresto di un individuo per furto e di un altro per contravvenzione all'ammonizione, una preghiera di annunciare, che il sig. Torquato Uccelli ha depositato all'Ufficio Centrale due chiavi a disposizione di chi potrà comprovare d'esserne il vero proprietario. Eccoli serviti tutti!

11 gennaio 1874 | Due soli arresti per contravvenzione all'ammonizione vennero eseguiti l'altro ieri dalle guardie di P. S.

13 gennaio 1874 | Ieri l'altro furono arrestati i seguenti: Numero 2 per ferimento involontario Numero 1 per appropriazione indebita.

14 gennaio 1874 | Un tentativo di furto  avveniva l'altra notte nella residenza dell'amministrazione del Regio Istituto V. Emanuele posta in via s. Alò. La faccenda erasi incamminata abbastanza bene, poiché i signori ladri mediante false chiavi erano riusciti ad aprire e scassinare varie porte; non poterono però compiere la loro opera d'annessione avendo nel seguito dell'operazione trovate difficoltà maggiori di quelle che credevano. Due arresti per furto, ed altro per ozio e vagabondaggio furono i soli eseguiti dai guardiani dell'ordine nelle penultime 24 ore.

15 gennaio 1874 | Lo scassinamento delle cassette postali continua ancora: anche in questi ultimi giorni parecchie di esse sono state sfondate, rubandovi tutta la corrispondenza che contenevano: il ripetersi di questi fatti non è il più bel segno di civiltà per Bologna, e noi ci raccomandiamo alle guardie di P. S., perchè procurino di mettere al coperto questi messeri che cercano di fare sì brutta figura a Bologna la dotta e la cortese. Tre furono gli arresti eseguiti l'altro ieri dalle guardie di P. S., 1 per reato di grassazione avvenuta giorni sono in comune di Castel d'Argile, a danno del birocciaio Ghini Carlo, 1 per furto di biancheria, 1 per scontare una condanna di 5 giorni di carcere.

16 gennaio 1874 | La Questura arrestava ieri l'altro un tal C. G. che aveva commesso varie truffe, spacciandosi or per una, ora per altra persona. Un altro individuo veniva arrestato per contravvenzione all'ammonizione.

17 gennaio 1874 | Un certo signor M......, giorni sono, considerando quanto la tassa di Dazio e Consumo sia vessatoria e gravosa, volle venire in aiuto agli studii di quelli economisti che cercano i mezzi d'abolirla: pensa e ripensa, ed eureka egli trova modo per conto proprio di sciogliere l'intricato problema: uccide in casa sua più di 150 agnelli, coll'intenzione di farli entrare poco per volta in città di contrabbando. Alcune guardie daziarie però, non abbastanza progressiste per conoscere l'altezza di questi studii, gli vanno a fare una visita e gli intimano contravvenzione: il nuovo economista, che aveva ancora in casa tutto il corpo del reato, non sa che rispondere all'evidenza dei ragionamenti finanziarii messi avanti dalle guardie e decide di rimettere la quistione, piuttosto che ai tribunali, alla Giunta: e questa valendosi della facoltà accordatale dalla legge, gli infligge, in benemerenza dè suoi studii, una multa di 8 dazii: oh Giunta reazionaria! Il ricavato della multa, che fu di L. 664, venne ripartito fra le guardie, che erano andate a disturbare il sig. M... nel più bello dè suoi studii.

18 gennaio 1874 | Il bollettino della Questura, dopo il silenzio di ieri, ci annuncia oggi la notizia di 6 arresti, 3 tre quali per ozio e vagabondaggio, 2 per furto ed un ultimo per ferimento.

20 gennaio 1874 | Gli ultimi arresti sono: 2 per furti; 2 per questua ed 1 per ozio. Pochi giorni sono riferimmo di una contravvenzione fatta dalle guardie daziarie ad un tal sig. M...: ora soddisfacciamo un debito d'imparzialità togliendo dal Monitore, giornale che primo parlò della cosa, le seguenti osservazioni comunicategli dal sig. Antonio Mongardi (il M... cui riferisce l'articoletto): 1. che esso signor Mongardi pagò sempre puntualmente la tassa annuale di L. 60 impostagli dalla cessata amministrazione del subappalto per la riscossione del dazio di consumo: 2. Che egli attendeva giornalmente dal municipio avviso per sapere dove, quando e come pagare la tassa medesima alla nuova amministrazione, e che detto avviso non gli pervenne mai, del che può far fede il cursore, signor Righi. 3. che i 166 agnelli erano dentro ad un camerone fuori di porta San felice, destinati a partire per Firenze e che non fu mai nel Mongardi intenzione di trasportarli in città di contrabbando. 4. che il Mongardi medesimo non fu mai imputato di contravvenzione alla legge sui dazii. 5. che egli confida nella giustizia dell'onorevole Giunta municipale, perchè venga esaminata meglio la questione in discorso.

21 gennaio 1874 | Sei arresti per questua, uno per oziosità ed un ultimo per minaccia a mano armata sono quanto leggiamo nel libro nero del 19 corr.

22 gennaio 1874 | Sul mezzodì 16 corr. L'usciere di quella pretura sig. Arleri Vincenzo essendosi recato presso Felice Campadelli, allo scopo di eseguire un pignoramento, non avea ancora del tutto compiuto il suo mandato, che il Campadelli dato di mano ad un trombone, glielo scaricò contro. Sviato per buona fortuna il colpo, l'aggressore tentò di menare un colpo col calcio dell'arma sulla testa dell'usciere: questi però trattenne il colpo col braccio, ed aiutato da uno dei testimonii ivi presente potè impadronirsi del Campadelli, che consegnato poco dopo ai RR. Carabibieri venne messo a disposizione dell'autorità giudiziaria, cui dovrà render conto di questa aggressione a danno di un pubblico funzionario.

23 gennaio 1874 | Mercoledì notte lungo le sponde del Reno fuori di porta S. Felice un sinistro galleggiante vedevasi trascinato lentamente dalla corrente. Tra alcuni panni appariva una fisionomia umana: persone tirano a se il galleggiante ferale e sbigottiscono trovandosi fra le mani una testa di donna evidentemente da poche ore spiccata dal busto. Coi capelli sparsi, raggrumati, gli occhi stralunati pareva la testa di medusa. Poco dopo risalendo il corso del fiume si trovò il cadavere mutilato. Ci vien detto che l'infelice così macellata sia una certa Rita S..., d'anni 34 nubile, abitante in via Miola che da due giorni mancava di casa. Ci viene anche detto che l'assassino ha mostrato una abilità da far onore a Sanson, il famoso boia della grande rivoluzione francese. Quale delitto orribile si celi sotto questa carneficina da cannibale, è mistero. Tutto porta a far ritenere che l'assassinio non sia stato commesso nella suddetta località, e che la mutilazione sia stata eseguita per una comodità di trasporto del cadavere.

Ieri l'altro, sul mezzodì, trovandoci per caso alla stazione ferroviaria, assistemmo ad una scenetta veramente originale. Usciva dal cancello, che serve d'ingresso alla sezione merci a grande velocità, un carrettiere col suo democratico equipaggio. Non era giunto alla barriera d'ingresso della stazione, che ecco uscir fuori un viaggiatore, arrivato allora allora, ed apostrofarlo ad alta voce, dicendo che il cavallo, che egli conduceva era il suo e che eragli stato derubato pochi giorni orsono in Ferrara. E ciò dicendo il nostro viaggiatore si riscaldava ed attirava gente intorno alla biroccia. Non contento di questo, egli dava pubblicamente i connotati del cavallo rubatogli, e confrontatili con quelli dell'animale attaccato alla biroccia lì presente, li dichiarava talmente identici da fargli ritenere che quello fosse precisamente il cavallo che gli era stato truffato. Attirate dall'affollamento, che andava ognor crescendo, accorsero sul luogo alcune guardie di P. S. ed udito il caso interpellarono il birocciaio, il quale giurava di non avere rubato nulla e di aver fatto anzi acquisto legittimo del suo cavallo. Però le guardie presero seco il nostro uomo col suo equipaggio e lo condussero in un vicino stallaggio ed ora dovrà dire da chi abbia comprato quel cavallo, sotto pena di andare a meditare in domo petri sui tristi effetti delle annessioni fatte.... senza fanteria, cavalleria e cannoni!! Dalla Questura ci viene comunicato che ieri l'altro furono arrestati tre individui per furto di cavalli commesso in Ferrara lo scorso mese, e ciò sta in relazione con quanto abbiamo detto più sopra; altri quattro per questua ed uno per contravvenzione alla sorveglianza speciale.

24 gennaio 1874 | La città è stata letteralmente funestata dall'orribile assassinio della Rita Spisani. Non si parla d'altro e purtroppo le circostanze del delitto, che vengono a galla una dopo l'altra, aumentano sempre più le tinte fosche di questo quadro di sangue e di mistero. Abbiamo molte informazioni e di tutte possiamo garantire la precisione e l'autenticità. Fu mercoledì sull'imbrunire che ad un birocciaio presso il Ponte lungo sopra Reno fuori porta s. Felice toccò la triste sorte di gettare il primo grido di allarme. Il pover uomo stava caricando il suo biroccio di ghiaia, quando sopra un banco di sabbia vennegli fatto di scorgere in distanza un quid nero cui egli credè un cane morto. Avvicinatosi e stendendo la mano, il suo raccapriccio fu tale che emise urla così disperate da sembrare impazzito. Era un capo di donna divelto dal corpo, col viso rivolto verso terra, ma non una stilla di sangue rosseggiava sul terreno. Si cercò il resto del cadavere e lo si trovò a 77 metri lontano. Accorse gente e accorsero le guardie: il cadavere fu portato all'ospedale della Vita e vi giunse alle 10 ½ di sera. La misera donna assassinata fu ben presto riconosciuta per una Rita Spisani, che da lunedì mattina era scomparsa. Un'accurata autopsia è stata eseguita all'Ospitale della Vita dai più celebri uomini del nostro Istituto medico, presenti i ministri della legge, il Procuratore generale, il Presidente del Tribunale Correzionale ecc. Il taglio della testa è stato eseguito dopo la morte della Spisani. Ogni sospetto di avvelenamento è stato eliminato dai risultati dall'autopsia. La morte fu precisamente causata con colpi di stile nelle spalle e nella schiena. Tre sono le ferite, tutte penetranti in cavità: l'una ha forato il diafragma, il fegato e la cava; l'altra il polmone destro; la terza è di minor rilievo. La prima era più che sufficiente a produrre la morte quasi istantanea. Forse la decapitazione è stata poi suggerita da un calcolo per ingarbugliare la giustizia nelle tracce deld elitto. L'arma di cui l'assassino si è servito deve essere stato un rasoio. Si trovano dei tentativi di disarticolamento della 5. e nella 4. vertebra del collo, ma quelle che furono realmente tronche sono la 2. e la 3. La mano però del carnefice dovea tremare: nelle spalle e nella mandibola si veggono traccie che indicano come il coltello o il rasoio sfuggissero tratto tratto all'esecutore. Una circostanza di molto rilievo ci è la seguente. Tutti i vasi grossi sono assolutamente dissanguati, tanto da far dubitare che il cadavere e la testa siano stati tenuti per parecchie ore quasi in isgocciolo. Negli abiti e nelle biancherie attorno al collo veruna traccia di sangue; così che è da dirsi che la decapitazione sia stata preceduta da un denudamento: solo le tre ferite irrogate nella schiena hanno perforato le vesti. La testa ha capelli nerissimi non molti lunghi, ritti come per intirizzimento: non pendenti alle orecchie. La veste è di lana colore marrone: in tasca si sono solo rinvenute alcune dichiarazioni di ricevuta di gioie appartenenti al sig. T. il vestiario non è quasi affatto gualcito. Dal tutto insieme si hanno dati sufficienti per riabbozzare l'architettura del delitto. La Rita Spisani aveva 40 anni poco meno. Preveniamo una malignità: la Spisani in gioventù fu per qualche tempo suora di carità, ma nella visita fatta anni sono dalla Superiora generale di Parigi essa venne invitata ad abbandonare l'ordine. Ora esercitava il mestiere di sartrice. Lunedì mattina uscì dicendo alle ragazze di laboratorio che sarebbe rientrata dopo pochi minuti e non si vide più. La voce pubblica fa dei terribili almanacchi crica le cause e gli autori dell'assassinio: ma in questo campo solo la Giustizia ha la parola. Quattro arresti per questua e vagabondaggio, uno per furto ed uno per minaccie a mano armata sono quanto si legge sul libro nero del giorno 22 corr.

25 gennaio 1874 | Il giorno 23 gennaio furono arrestati un individuo per borseggio, uno per porto d'armi proibite, due per questua, ed un'ultimo per ozio e vagabondaggio.

28 gennaio 1874 | Ci si assicura che i contorni e i lineamenti degli autori dell'atroce assassinio Spisani cominciano a definirsi attraverso alla nebbia del mistero che fino ad oggi sembrava avvolgerli. La R. Questura ha già il filo in mano: si è perquisito una scuderia; non sappiamo se si sia trovato quello che si cercava, ma certo si è arrestato il cocchiere del sig. ing. barone de Rechter, come ci annunziava ieri anche il Monitore. Il principale autore però disgraziatamente sarebbe già in salvo. Ieri l'altro alla Corte d'Assise veniva condannato alla pena della reclusione per 5 anni e ad altri 5 di sorveglianza un tal Biagini Luigi, ritenuto colpevole di un furto di masserizie di casa per un valore di L. 56, commesso nella notte dal 19 al 20 agosto 1873 a danno di Tommaso Cremonini. Il giorno 26 gennaio furono arrestati i seguenti individui: uno per questua, uno per furto ed un ultimo per reato contro il buon costume.

29 gennaio 1874 | Sull'assassinio Spisani si hanno queste informazioni: mentre il cocchiere dell'ing. De-Rechter subiva l'interrogatorio nell'ufficio del Questore, veniva eseguita nella scuderia dello stesso De-Rechter una minuta perquisizione, che dava risultati tali da potersi ora affermare con fondamento essersi colà consumato l'orrendo delitto. Si trovarono infatti delle macchie di sangue in un mucchio di strame e sopra alcuni cenci; le pareti della stalla erano lavate di fresco e si rinvenne nascosto in un angolo un tavolo evidentemente raschiato, ma che ciononostante appariva qua e là macchiato di rosso. Ma le ricerche degli agenti di questura non si arrestarono qui, ché disfatto il selciato, scesero a frufare ed ispezionare un cunicolo o chiavicotto che sta sotto la stalla, constatandovi la presenza di molto sangue raggrumato. L'analisi del sangue, per constatare se esso sia veramente umano, venne affidata all'egregio prof. Adolfo Casali. Martedì alla Corte d'Assise certa Pesci Celesta ritenuta dai giurati colpevole d'infanticidio commesso il 28 giugno 1873, nella parrocchia di San Donino, veniva condannata a cinque anni di prigionia. Il 27 gennaio vennero messi al coperto 3 individui: due per questua ed uno perchè imputato dell'assassinio Spisani.

30 gennaio 1874 | La Corte d'Assise mercoledì scorso condannava a 3 anni di reclusione e a 3 di sorveglianza certo Venturi Federico autore di un furto di L. 135 a danno del suo padrone Neri Ugo, commesso nel luglio 1873. Ieri l'altro furono arrestati due individui, uno dei quali perchè colto in flagrante furto di legna da fuoco commesso nel forese, e l'altro per questua.

31 gennaio 1874 | Il 29 gennaio le guardie di P. S. arrestarono tre individui, uno per furto e porto di coltello proibito, il secondo per questua, ed il terzo per contravvenzione all'ammonimento.

1 febbraio 1874 | Sull'assassinio Spisani e specialmente sugli autori non si hanno notizie maggiori di quelle date giorni addietro, qualora non si voglia dare il nome di notizie a tutte quelle storielle apprese nella bottega di un tabaccaio o di un barbiere, e che stanno fra loro agli antipodi: dunque su ciò è meglio star zitti e lasciar a chi si deve l'incarico di dipanare l'intricata matassa.

4 febbraio 1874 | Cinque sono gli arresti ultimamente eseguiti: 1 per furto, 2 per questua, 1 per oziosità ed 1 per contravvenzione ai regolamenti teatrali.

5 febbraio 1874 | Giorni sono sulla strada che conduce a San Giovanni in Persiceto veniva tentata un'aggressione a danno del sig. G. B. Garagnani di Crespellano, il quale potè sottrarsi ai malfattori mettendo il cavallo ad aperta carriera. Altra aggressione, e questa volta riuscita, accadeva il 31 dello scorso mese presso la borgata di Casalecchio, ed all'aggredito dott. Raffaele Borzaga medico condotto di quel comune, venivan tolte alcune lire. Sembra però che la Questura siasi ben incamminata sulle traccie dei malfattori, poiché ha già arrestato tre individui sospetti autori dei detti delitti e presso i quali furon rinvenuti ed i denari rubati e le armi di cui erasi serviti a tentare e compiere il misfatto. L'ultimo bollettino della questura reca: 2 arresti per furti, 1 per complicità in grassazione e 1 per contravvenzione alla sorveglianza.

6 febbraio 1874 | Dodici furono gli arresti eseguiti l'altro ieri dai guardiani dell'ordine pubblico, vulgo guardie di P.S.: questi arresti sono così classificati: 7 per ozio, vagabondaggio e sospetti di reati; 2 per furto; 2 per questua; e l'ultimo per disordini pubblici.

7 febbraio 1874 | L'ultimo bollettino della questura non porta che l'arresto di 3 individui per disordini ed oziosità.

8 febbraio 1874 | Un arresto per furto, 2 per mancanza di recapiti ed uno perchè fuggito dall'Istituto Correzionale di Bosco Marengo, sono il risultato dell'opera dei guardiani dell'ordine pubblico nelle penultime 24 ore.

10 febbraio 1874 | Il giorno 8 furono arrestati: tre per questua, uno per disordini ed eccessiva ubbriachezza ed uno per vagabondaggio.

11 febbraio 1874 | Gli arresti eseguiti il giorno 9 corr. furono: 1 per oziosità, 1 per questua, 1 per percosse, 1 per ingiurie ed 1 per furto.

12 febbraio 1874 | Un solo arresto per ozio e contravvenzione all'ammonizione è stato scritto nella ultima pagina del libro nero della Questura.

13 febbraio 1874 | L'ultimo bollettino della Questura è affatto negativo: è un caso da notare ed anche da rallegrarsene, specialmente se si ha in considerazione che simo agli sgoccioli del carnevale.

14 febbraio 1874 | Il giorno 11 andante le regie guardie Doganali della brigata volante di Bologna comandate dal tenente Sala Giuseppe e dal brigadiere Setacci Teofilo operarono l'importante sequestro di quattro casse di Tabacchi di contrabbando del peso netto complessivo di trecentocinquanta chilogrammi.

15 febbraio 1874 | Dopo due giorni di un grato silenzio, il bollettino della Questura poneva ieri a nostra cognizione, con una calligrafia di geroglifici egiziani, quanto segue: Quattro cavalli derubati  dalle stalle dei vicini paesi, venivano sequestrati in Bologna ed i supposti autori del furto trovasi ora in domo petri. Furono pur anche eseguiti 3 arresti per furto, per questua e per contravvenzione all'ammonizione ed altri 4 per vagabondaggio.

17 febbraio 1874 | Cinque individui, i quali forse leggendo le discussioni del Parlamento sulla circolazione cartacea, avean imparato come si fa a metter insieme dei denari, quando si è in bolletta, vollero giorni sono provarsi di sostituire se stessi al Consorzio delle Banche, e detto fatto misersi a fabbricare boni della Banca Nazionale dal L. 25: le guardie di questura però, le quali, a quanto sembra, aveano pur esse letto gli atti del Parlamento, accorgendosi come questi tali, benchè cinque come le banche privilegiate, non fossero quelli, cui Minghetti e comp. si sono assunti l'incarico di far maggiormente arricchire, pensarono bene di condurli con tutti gli ordegni relativi allo loro industria al Torrone, ove passeranno gli ultimi giorni di Carnevale ed anche la Quaresima, meditando sul loro eccessivo zelo a voler mettere in esecuzione la nuova legge, che deve togliere all'Italia il corso forzoso. Oltre ai surriferiti cinque arresti, ne vennero eseguiti altri due per furto.

18 febbraio 1874 | Domenica e lunedì venivano affissi qua e là per la città cartelli, che mandavano un soavissimo odore di petrolio, e che se non altro per la loro amenità si meritano un posto nel giornale. Eccone dunque un saggio, sfuggito agli occhi e alle mani dei questurini, e che riportiamo tale e quale, e colla stessa forma tipografica e colla medesima ortografia: VOGLIAMO Pane e Lavoro INFAMI! E NON CARNOVALE – ABBASSO IL PRIVILEGIO BORGHESE – MORITE UNA VOLTA INFAMI – NOI a pubblicare le nostre idee non è buon senso, o Sporco Monitore, ma a rappresentare oggi giorno le belle cose che si facevano al tempo degli etruschi, quello è buon senso, POVERI IMBECILI che siete! Unicuique suum: non furono le guardie di questura, che misero in gattabuia quei tali industrianti che cercavano di fare concorrenza alle banche, ma bensì i RR. Carabinieri. Gli ultimi arresti furono tre, e tutti per questua.

19 febbraio 1874 | Ieri l'altro gli arresti eseguiti furono tre: due dalle guardie di P.S. Per furto e per questua violenta, ed uno dai RR. Carabinieri per oltraggi ricevuti nell'esercizio delle loro funzioni.

20 febbraio 1874 | Nella seconda quindicina della prima sessione del 1874 verranno giudicate alla nostra Corte d'Assise le seguenti cause: 23 febbraio – Elefanti Giovanni; furti qualificati./ 24 id. - Fiumi Carlo; furto qualificato./ 25, 26 e 27 – Brunelli Luigi, Gentilini Giacomo, Melini Costante e Cattani Matteo; furto qualificato, grassazione e complicità./ 2 marzo – Bolelli Olimpo, omicidio volontario./ 3 id. - Vicinelli Domenico, ferimento susseguito da morte./ 4 id. - e seguenti – Bertolani Costante, Costi don Giacomo, Lussuardi Giovanni, Lussuardi Giacomo e Lussuardi Vincenzo; omicidio, ferimento e falsa testimonianza.

21 febbraio 1874 | I RR: Carabinieri arrestarono l'altro ieri 3 individui, dei quali uno per furto e ferimento, uno per questua e mancanza di recapiti ed uno per contravvenzione all'ammonizione. Nello stesso giorno le guardie municipali, sussidiate da altre di P.S. Tradussero in carcere 3 individui per disordini ed insulti loro fatti nell'esercizio delle proprie funzioni.

22 febbraio 1874 | Tre furono gli arresti eseguite dalle guardie di P.S. Nelle ultime ventiquattro ore: due individui incolpati l'uno di ferimento, e l'altro di oziosità; il terzo se Salvatore Morelli fosse al nostro posto lo classificherebbe per generosità clandestina.

1 luglio 1874 | Sabato sera poco prima della mezzanotte una brutale vendetta si compieva in via Begatto sopra il signor dottore Enrico Torri. Questi, che, presosi dal Club Felsineo incamminavasi verso la sua abitazione fuori porta S. Vitale, giunto in detta via Begatto incontrava un giovanotto di 16 o 17 anni, che dopo avergli chiesto che ora era, menavagli nel costato destro una pugnalata, e poi se ne fuggiva. Il ferito subitamente trasportato alla sua abitazione da alcuni cittadini, e da guardie di P.S. e RR. Carabinieri, presentossi per tutta la domenica in uno stato piuttosto allarmante: ci si assicura però che nei due giorni successivi è di molto migliorato e tutto lascia sperare una completa guarigione. Varii arresti furono eseguiti fra cui quello di un garzone macellaio, che a quanto sembra fu il feritore per mandato, dicesi, avuto dal proprio padre, che l’aveva col Torri, per aver rifiutato per giusti motivi di rilasciargli un certificato medico.

4 agosto 1874 | Ieri alla nostra Corte d’Assise dibattevasi la causa contro Spinelli Pellegrino accusato: 1° Di ribellione, per avare con arma insidiosa la sera del 4 novembre 1873 nella via Mirasole Grande in Bologna, attaccato gli agenti di Pubblica Sicurezza Selmi Egidio e Bizzarri Ulisse, i quali agivano per l’esecuzione delle leggi e degli ordini della legittima autorità, nell’intento cioè d’impedire un arresto dalle stesse guardie praticato. 2° Di omicidio volontario commesso come mezzo di detta ribellione; per animo di uccidere vibrato un colpo d’arma tagliente (arma insidiosa) alla guardia Selmi Egidio che gli produsse una ferita all’obellico, la quale penetrando in cavità diede luogo ad una peritonite, che fu causa unica ed assoluta della di lui morte avvenuta nel quarto giorno successivo. 3° Di ferimento volontario pure come mezzo di ribellione, per avere nelle stesse circostanze vibrato un colpo colla stessa arma alla guardia Bizzarri Ulisse che gli produsse una ferita guarita nel periodo di giorni 36. 4° Di porto d’arma insidiosa coll’agravante preveduta dalla legge 6 luglio 1871 per essere il prevenuto persona sospetta per subita ammonizione e per condanna di ribellione. Dietro verdetto affermativo, con ammissione di circostanze attenuanti, è stato condannato alla pena dei lavori forzati a vita ed alle pene accessorie.

23 settembre 1874 | Un ben triste spettacolo presentavasi ieri a quanti nel mezzogiorno transitavano dal crocicchio di Porta Ravegnana. Il cadavere di un giovane ventenne orribilmente sfracellato giaceva a terra nel mezzo di via Maggiore, proprio al di sotto della torre Asinelli. L’infelice, che era un tale Oreste A… giovine di bottega della drogheria nella seliciata di Strada Maggiore, era entrato circa alle 11 ¼ nella torre Asinelli, dicendo al portinaio che avrebbe pagato il soldo di entrata, quando ne fosse disceso: ma, buon Dio! Qual discesa fu la sua! Pare che egli giunto alla sommità della torre, abbia deposto a terra il cappello, il bastone, la giubba ed i polsini, che la su si rinvennero; che siasi bendato gli occhi con un fazzoletto rinvenuto presso la testa infranta, e che infine chiusasi la bocca con la sua sciarpa da collo, siasi con un gran salto lanciato nello spazio. Nella saccoccia della giubba si trovò un suo ritratto in envelope, su cui era scritto: Al barbiere Vincenzo che lo metta in negozio e 4 lire in un’altra busta, su cui stava scritto a mia sorella Ernesta. Si dice pure che il disgraziato prima di partire dal negozio comunicasse il suo divisamento con una lettera al padrone assente, il quale apertala pochi minuti prima del fatto corse a più non posso, ma non potè giungere in tempo d’impedire la disgrazia. I motivi che hanno spinto l’infelice al disperato proposito non sono ancora ben noti. Dopo circa un’ora il cadavere veniva trasportato alla Camera Mortuaria, senza che – cosa questa veramente vergognosa per una città civile – si fosse nel frattempo coperto con una semplice stuoia. Da quarant’anni la città nostra non era stata teatro di una simile cosa: nel 1834 su per giù di questi giorni un altro povero infelice dopo aver bevuto, ed aver gettato abbasso il boccale ed il bicchiere tenevagli dietro pur lui andandosi a sfracellare le membra sui merli della piattaforma.

24 settembre 1874 | Relativamente al suicidio dell’infelice Oreste Amadori, che, sembra, sia stato spinto al disperato proposito da una inconsiderata passione amorosa, la Gazzetta di ieri pubblicava una dichiarazione del conduttore della drogheria, ove l’Amadori era garzone; e la Patria riportava una lettera, che il disgraziato scriveva al proprio padre; dichiarazione e lettera che a titolo di cronaca noi pure riportiamo: “Dolentissimo pel fatto accaduto questa mattina per parte di un mio ministro, mi sento indotto a notificare che la sua attività ed abilità meritavano ogni elogio; però per giusti motivi, tre mesi or sono gli dissi che avesse cercato occuparsi in altro negozio, ma che l’avrei tenuto presso me fino a che non avesse provveduto alla sua posizione. Ieri mi chiese il mese anticipato e disse che alla fine del mese in corso egli sarebbe escito dal mio negozio avendo già trovato una occupazione; di più mi chiese il permesso di assentarsi quest’oggi per andare in campagna, ciocchè io gli accordai volentieri. Luigi Fergnani”. Ecco la lettera testuale: “Caro padre, non mi maledite perché non lo merito, compiangetemi è quello che dovete fare. Troncai giorni che mi sarebbero diventati troppo infelici. Vi amai e vi ringrazio di tutto quello che avete fatto per me. Non cercate il motivo che mi ha indotto a fare questo passo perché sarebbe inutile. Vi unisco il ritratto affinché qualche volta rivolgiate un piccolo pensiero al disgraziato Oreste. Abbracciate per me mio fratello e mia sorella. e sono Oreste."

27 ottobre 1874 | Domenica sera poco prima della mezzanotte presso il caffè dell’Arena del Sole succedeva un violento diverbio, che finiva con una scena di sangue. I fratelli Pietro e Luigi Tinti, fiaccherista l’uno, facchino l’altro venivano mortalmente feriti da un tale finora sconosciuto, che subito dopo l’orribile fatto davasi a fuga precipitosa. Antiche inimicizie credesi siano state il motore del diverbio, che fu poi causa della morte quasi immediata dei due fratelli Tinti. Una buona preda veniva fatta domenica da due guardie di P.S., che nelle vicinanze di Corticella riuscivano a scovare dal suo nascondiglio un tal Zecchi Nicandro individuo pregiudicato, ed uno dei componenti la piccola banda, che da qualche tempo scorrazza qua e là commettendo grassazione. Il malandrino seguito dalle coraggiose guardie stava per essere raggiunto, quando voltosi addietro tentò di sparare la sua rivoltella contro gli agenti della pubblica forza, ma il disperato espediente riuscì a suo danno, poiché una delle guardie con grande sangue freddo gli fu addosso, e gli sollevava il braccio in modo, che il colpo partito dall’arma colpì l’assassino alla testa, ferendolo non però mortalmente. La Questura è ora sulle traccie dei compagni del Zecchi, e sperasi che quanto prima potrà dare ricovero ospitale ai componenti la microscopica banda.

7 novembre 1874 | In luttuoso avvenimento avveniva ieri mattina circa alle 9 nella casa in via Borgo Paglia N.2316 dirimpetto all’Accademia di Belle Arti. T. Gaetano di professione fornaio, incontrata nel loggiato a pian terreno di detta casa la moglie di un tagliapietre certa Filomena P. d’anni 40, la distendeva morta al suolo con un colpo di coltello, e poscia salito al secondo piano della casa gettavasi da una finestra nel sottostante cortile, restando informe cadavere a pochi passi dalla sua vittima. La causa che spinse il T. ad un duplice delitto dicesi sia stato una vendetta per non aver potuto ottenere dalla disgraziata Filomena il permesso d’amoreggiare colla sua sedicenne figliuola.

28 novembre 1874 | Ieri alla Corte d’Assise dibattevasi la causa contro Degli Esposti Adolfo accusato: 1° Di omicidio volontario; per avere nel giorno 8 gennaio 1874 fuori di porta di S. Donato di Bologna, vibrato, con intenzione di uccidere, un colpo di coltello a Russi Pietro producendogli una ferita che fu causa unica e necessaria dell’immediata sua morte. 2° Di porto d’armi vietata; per var portato nelle circostanze di tempo e luogo un coltello accuminato e con lama tagliente fermata mediante ordigno al manico. 3° Di ribellione; per avere nelle sopraddette circostanze di tempo e luogo dopo commesso l’omicidio, usato violenze e vie di fatto contro la guardia daziaria Denti Gaetano nell’atto che procedeva al di lui arresto. Dietro verdetto dei giurati che hanno esclusa la ribellione, è ritenuto colpevole il Degli Esposti dell’omicidio volontario e porto d’arma, ammettendo in suo favore la provocazione grave e le circostanze attenuanti, è stato condannato alla pena di relegazione per anni 7, alla rifazione dei danni ed alle spese.

 

 

 

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Bologna post unitaria
Bologna post unitaria

Quadro socio politico della Bologna post unitaria nel periodo 1859-1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Articoli di argomento vario: Touring Club, esplorazioni, cultura funeraria, criminologia e brigantaggio, miniere di zolfo, fusione delle campane, eloquenza, pedagogia, scultura. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906

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