Tre posate con stemma Chiaramonti

Tre posate con stemma Chiaramonti

sec. XVIII | ottavo decennio

Scheda

Le tre posate in mostra, di forma elegantemente sobria – parte di un servizio da tavola composto da 36 pezzi (12 coltelli, 12 forchette e 12 cucchiai) in argento – perfettamente in carattere, cioè, con lo snellimento delle linee dettato dallo stile neoclassico – recano inciso alla base dell'impugnatura lo stemma alle armi Chiaramonti, qui caricato dello stemma di papa Pio VI, che lo precedette sul soglio petrino (1775-1799). Lo stemma è presente su ogni singolo pezzo di cui si compone il servizio. Gregorio Barnaba Chiaramonti fu eletto vescovo di Tivoli nel 1782 e preconizzato vescovo di Imola e cardinale nel 1785. Il numero di nappe dispari (1-2-2) che notiamo pendenti dal galero, la dignità episcopale ne prevede sei per parte (1-2-3), è senza dubbio un “errore” araldico (il numero dei fiocchi da utilizzare per ogni singola dignità fu regolamentato in un apposito documento, pubblicato nel 1832 dalla Sacra Congregazione Cerimoniale). Anche se non di immediata lettura – purtroppo i punzoni e i camerali presenti sulle posate del servizio risentono dell'ossidazione del metallo e di una non perfetta definizione ab origine – sul retro dell'impugnatura di un cucchiaio si ravvisa il punzone dell'orafo romano Vincenzo Belli col monogramma “VB” (Bulgari, 1958, p. 126; Bulgari Calissoni, 1987, p. 88), accompagnato dal marchio camerale di garanzia probabilmente usato nel corso degli anni 1785-1787 dal bollatore dello Stato Pontificio in Roma (scudo semirotondo capovolto, profilo liscio; le chiavi di San Pietro sotto l'ombrello liturgico). Vincenzo Belli è il capostipite di una grande famiglia di argentieri; a Torino, dove nacque nel 1710, iniziò la sua carriera presso noti argentieri, eseguendo lavori anche per i Savoia. Trasferitosi in seguito a Roma, ebbe alle sue dipendenze oltre venti lavoranti. A buon diritto può essere considerato uno dei migliori artisti del suo tempo; lo stile elegantissimo ed aggraziato che caratterizza la sua produzione è evidente anche nel servizio Chiaramonti oggetto di questa scheda. Alla morte di Vincenzo la bottega passò al figlio ed ai nipoti, tra i quali citeremo Gioacchino (1756-1822), figlio di Vincenzo I: rinomatissimo, lavorò per Pio VII (sua è la magnifica residenza eucaristica realizzata su commissione del pontefice nel 1816, per essere poi inviata alla chiesa imolese) e per il patriziato romano. La bottega cessò la sua attività con la morte di Vincenzo II, avvenuta nel 1859. Ignorando lo stemma – la confusione sul numero delle nappe e il fatto che non sia policromo, cosa che aiuterebbe a stabilire a quale dignità faccia riferimento – la variante del camerale romano incussa sul cucchiaio in mostra, data la realizzazione del servizio tra l'elezione al cardinalato di Chiaramonti (1785) e il biennio successivo. Come detto, mons. Chiaramonti fu preconizzato vescovo di Imola e cardinale il 14 febbraio 1785 e fece il suo ingresso in diocesi il 5 agosto; probabilmente la committenza del servizio fu assegnata al Belli da Chiaramonti prima della sua partenza alla volta di Imola, ovvero durante gli ultimi sei mesi di permanenza a Roma. 

Vincenzo Belli (Torino, 1710 - Roma, 1787; patentato 1741); sec. XVIII-ottavo decennio (1785-1787), Tre posate con stemma del cardinale Chiaramonti, argento fuso e cesellato, cm 20 (coltello) e cm 18 (forchetta e cucchiaio). Collezione privata.

Testo tratto dal catalogo della mostra a cura di Marco Violi, 'Tavole di cardinali e pellegrini e santi in cammino', Imola, CLAI, 2016.

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