Trauzzi Remolo

6 settembre 1895 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Laurea
Occupazione: Avvocato

Riconoscimenti

  • Partigiana/o (19 settembre 1943 - 21 aprile 1945)

Onorificenze

  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare

    Componente del Comando regionale militare dell'Emilia-Romagna, in stretto e continuo contatto col Comando del Corpo Volontari della Libertà, incurante dei rischi che incombevano su di lui concorreva validamente alla costituzione, organizzazione e potenziamento delle formazioni partigiane della regione e provvedeva allo studio dei piani per l'impiego delle formazioni stesse e per la protezione e difesa degli impianti di pubblica utilità della città di Bologna. Grazie ad una sapiente organizzazione, di cui fu anima e vita, concorreva efficacemente a salvare dalla deportazione oltre 20.000 italiani destinati al servizio del lavoro e, con cinque compagni, in una azione audace riusciva a mettere in salvo la preziosa dotazione di radium della clinica universitaria. Condannato a morte in contumacia non desisteva dalla patriottica attività e inflessibile fede e giovanile ardore continuava nell'opera che fu coronata dal glorioso epilogo che ridette alla Patria le concusse libertà.
    Bologna, settembre 1943 - aprile 1945

Scheda

Remolo Trauzzi, da Alberto e Redenta Gradi; nato il 6 settembre 1895 a Bologna; ivi residente nel 1943. Laureato in giurisprudenza. Avvocato.
Iscritto al PRI e al PdA.
Aderì giovanissimo agli ideali mazziniani e fu interventista democratico. Partecipò al primo conflitto mondiale come ufficiale dei bersaglieri e restò prigioniero.
Nel dopoguerra, dopo essere stato smobilitato, aderì al Fascio di combattimento di Bologna e il 5 ottobre 19 fu eletto nel Direttorio provinciale, l'ultimo a maggioranza democratica e antimussoliniana, prima della svolta reazionaria e di destra che gli impresse Leandro Arpinati. Uscito dal Fascio con gli esponenti repubblicani e radicali - quelli che non lo fecero volontariamente furono radiati - partecipò alle battaglie politiche del PRI e dei partiti democratici contro il regime fascista.
Per tutto il ventennio fu un avversario dichiarato e deciso della dittatura. Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu richiamato con il grado di maggiore e l’8 settembre 1943, al momento dell'armistizio, si trovava a Parma per partecipare a un corso di aggiornamento per ufficiali. Tornato a Bologna, aderì al PdA unitamente a numerosi altri esponenti del PRI, perché questo partito era incerto se partecipare o no alla Resistenza.

Fece parte del gruppo dirigente del PdA e delle brigate GL bolognesi. Nel settembre 1944 - quando numerosi dirigenti furono catturati dai fascisti (vedi Massenzio Masia) - sfuggì all'arresto, ma fu condannato a morte in contumacia. All'inizio del 1945 fu nominato rappresentante del PdA nel CLN regionale e mantenne questo incarico sino alla Liberazione.
Il 21 aprile 1945 prese parte all'insurrezione armata e conquistò la sede della questura. Essendo stato designato da tempo dal CLN, assunse la carica di questore e la mantenne per alcuni mesi.
Gli sono state assegnate tre medaglie per meriti di guerra: due in quella del 1915-18 e una di bronzo in quella di liberazione. 
Riconosciuto partigiano, nell'8ª brigata Masia GL, dal 19 settembre 1943 alla Liberazione. Testimonianza in RB1.
Ha pubblicato: Partigiani azionisti, in Storia dell'antifascismo italiano. [O]

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