Tosi Bellucci Luca Antonio

Tosi Bellucci Luca Antonio

15 Giugno 1883 - 7 luglio 1916

Note sintetiche

Causa della morte: Per ferite
Occupazione: Libero professionista

Scheda

Luca Antonio Tosi Bellucci, sotto tenente di artiglieria da fortezza, nato a Modena nel 1883, residente a Modena, morto per ferite sul campo il 7 luglio 1916. Avvocato e Assessore comunale del Comune di Bologna. Ammogliato, lascia un'orfana.


Tosi Bellucci naque a Vignola il 15 giugno 1883, dall'avvocato Giacomo Tosi (già volontario garibaldino a Bezzecca nel 1866). Laureatosi in giurisprudenza all'Università di Torino, nel 1911 assunse la libera docenza di diritto internazionale a Bologna. Avvocato presso lo studio legale di Giuseppe Barbanti Bròdano, all'indomani della Settimana rossa difese un gruppo di ferrovieri colpiti dalla reazione.

Iscritto a Circoli socialisti e quindi al PSI fin dal 1912, si riconobbe nella corrente riformista facente capo a Filippo Turati. Candidatosi in occasione delle elezioni amministrative bolognesi del 1914 nella lista "Pane e alfabeto", risultò eletto: dopo l'insediamento della giunta guidata da Francesco Zanardi, fu nominato assessore con delega al dazio e alle tasse.

Nelle elezioni del giugno, Tosi Bellucci risultò eletto anche alla carica di consigliere provinciale nel mandamento di Budrio (BO).

Neutralista, fu richiamato all'inizio del conflitto: tenente nell'8° Reggimento d'Artiglieria da fortezza, era addetto al trasporto di munizioni e proiettili, sovrintendendo alle operazioni di smistamento degli esplosivi. Il 7 luglio 1916, sul Monte San Michele, si immolò insieme ad un suo commilitone, il sottotenente marchigiano Giuseppe Santanchè, nel tentativo di disinnescare un proiettile austriaco da 305 mm. Trasportato presso la 22a Sezione di Sanità (a quel tempo di stanza a Sagrado), morì per le ferite riportate. Inizialmente sepolta nel cimitero di Romans d'Isonzo (GO), la sua salma fu successivamente traslata nel Sacrario monumentale di Redipuglia.

Dopo la morte di Tosi Bellucci la giunta comunale felsinea ordinò l'esposizione della bandiera “abbrunata” per otto giorni, listando a lutto anche il suo scranno, sul quale fu successivamente inciso il nome in memoria di quel sacrificio. Lasciò la moglie Gianna Bassetti e la figlia Angela, di soli due anni.

Note

Ulteriori informazioni sul sito Storia Amministrativa.

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