Tortura e morte di Giovanni Martini (Paolo) e Ferruccio Magnani (Giacomo)

Scheda

Giovanni Martini (Paolo), vice-comandante del distaccamento di città della 7a GAP, uno degli animatori della principale formazione partigiana operante a Bologna, protagonista di numerose azioni eclatanti, quali la liberazione dei prigionieri politici dal carcere di San Giovanni in Monte e la battaglia di porta Lame, è arrestato in una bar di via del Pratello assieme ad altri partigiani a causa di una spiata.
E' torturato crudelmente per diversi giorni dal tenente Bruno Monti. Un cerchio di ferro gli viene applicato alla testa e stretto a poco a poco per strappargli notizie sui "ribelli". Paolo non fa rivelazioni, se non per sviare i suoi aguzzini.
Muore il 15 dicembre per le torture: il suo cadavere viene gettato presso l'ingresso principale della Certosa e qui lasciato come monito. Sarà insignito della Medaglia d'oro al V.M.
Il 5 dicembre era stato ucciso anche il vice-commissario politico della 7a GAP, Ferruccio Magnani (Giacomo): ferito dai fascisti al torace e all'addome, era morto poco dopo all'ospedale Sant'Orsola. In clandestinità dall'agosto 1944, Magnani era stato fino all'ottobre commissario politico della Brigata Stella Rossa, poi era passato con lo stesso incarico alla 63a Brigata Bolero.

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