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Settanta celebrita' dimenticate

1827 | 1964

Schede

A Villa delle Rose, in una ristretta area delimitata da una fitta ed alta siepe che occlude la vista ai passanti, settantun teste di uomini illustri riposano da più di quindici anni. Sono quelle di Giosuè Carducci, di Giovanni Pascoli, di Laura Bassi, di Olindo Guerrini e di numerosi altri grandi del mondo della scienza, delle arti figurative, della musica. Sono i settantun busti, ora orribilmente deturpati, sfigurati da mani vandaliche, che un tempo si offrivano allo sguardo di coloro che passeggiavano lungo i vialetti della Montagnola. Ora, si diceva, sono a Villa delle Rose dove il custode si è premurato di allinearli l’uno dietro l’altro con geometrica cura, nell’attesa che, finalmente, chi di dovere si decida al loro restauro. Un’attesa lunga per una soluzione, che come vedremo, è ancora lontana.

La storia di questi busti, seppure non si perda in un tempo assai remoto, è un po' confusa, Le nostre ricerche infatti hanno quasi sempre cozzato contro il muro della dimenticanza, delle pratiche sommerse dalla polvere; contro un muro eretto da chi si dice oberato da mille e mille problemi di portata ben maggiore di quello dei busti della Montagnola. Tuttavia, le voci raccolte qua e là sono sufficienti per consentirci di tracciare in maniera attendibile, l’odissea degli “uomini illustri”. I busti provengono dalla Certosa. Erano in una vasta sala chiamata per l’appunto, degli uomini illustri. Poggiavano su apposite mensole di forma elissoidale, incastonate nelle pareti ai piedi delle quali riposavano le ossa di alcuni grandi personaggi. Un giorno, nel 1936, questa sala fu visitata da una personalità del tempo che giudicò “sprecata” la presenza dei busti nel luogo e decise di farli trasferire nella Sala d’Ercole a palazzo d’Accursio. E dalla Sala d’Ercole alla Montagnola il passo fu breve. In quegli anni, come molti ricorderanno, il vasto parco che si allarga nei pressi della stazione, fu completamente trasformato mediante lavori di ammodernamento e, per rendere ancor più suggestivi i viali e perché i bolognesi potessero ricordare o conoscere i grandi personaggi che diedero lustro alla Italia, i busti furono collocati tra gli alberi che fiancheggiavano i viali della Montagnola. Ma anche qui non rimasero molto. Una mattina dell’immediato dopoguerra, infatti, qualcuno si accorse che i busti e i pilastri sui quali poggiavano erano spariti. Si indagò a lungo; inutilmente, però. Finchè un fotografo non li scoprì in un angolo appartato dei Giardini Margerita. Fu il comune a togliere dalla Montagnola i busti e il provvedimento si rese necessario poiché i volti erano stati deturpati da bande di giovinastri che, col trascorrere del tempo, avevano letteralmente smantellato la fisionomia dei personaggi. Dai Giardini Margherita, infine, i busti furono trasportati nella Villa delle Rose dove, a quanto pare, rimarranno per chissà quanti altri anni.

Cosa è stato fatto in tutto questo tempo per il restauro dei busti? Nulla. O quasi. Il Comune, molti anni fa, incaricò un gruppo di artisti di svolgere ricerche storico-bibliografiche al fine di trovare fotografie, medaglioni o quadri riproducenti i volti dei personaggi in questione. Bisognava ricostruire la fisionomia degli uomini illustri e, per riuscirci, occorreva, naturalmente, il soggetto. Il professor Vaccari, in particolare, fu incaricato di sovrintendere a tutte le ricerche che, dopo lunghe e minuziose indagini presso l’Archiginnasio e presso la Pinacoteca, si conclusero con il reperimento di tutti i soggetti. Lo scultore stilò anche un preventivo di alcuni milioni dopo di che il Comune si rivolse al Genio Civile con l’intento di farsi risarcire i danni di guerra adducendo, tra l’altro, il fatto che truppe di occupazione rimasero a lungo accampate tra gli alberi della Montagnola. Il Genio respinse la domanda. Nel frattempo il professor Vaccari morì in seguito ad un incidente stradale e, di conseguenza, tutto venne sospeso. Da allora la situazione è rimasta congelata. “Del resto – ci è stato detto – fino a quando la Montagnola non sarà libera dalle innumerevoli manifestazioni che è costretta ad ospitare, dei busti è meglio non parlare. Un tempo si pensò di utilizzare il viale di Villa delle Rose; ma adesso, questo viale non fa più parte del giardino pubblico”. O la Montagnola o niente, dunque. Senonchè il parco che attualmente è ricoperto dagli stands della Fiera, ha bisogno, a sua volta, di essere messo a posto. E non si tratta di lavoretti da poco; infatti, oltre al rifacimento completo delle zone verdi, bisogna riempire gli enormi crateri che si sono formati in seguito agli scavi operati durante la guerra per creare rifugi antiaerei. I vuoti furono colmati con terra da riporto: terra già parzialmente spostata dalle acque che scorrono sotto la Montagnola. “Sarà un lavoro lungo e difficile – ci è stato detto ancora – che comporterà una notevolissima spesa. Una cifra di fronte alla quale i cinque milioni preventivati per il restauro dei busti appaiono una sciocchezza”. Sì, d’accordo, una sciocchezza. Una sciocchezza, però, che non ha impedito al Comune di non fare alcunchè. E ci sembra priva di fondamento la scusante del rinnovamento della Montagnola perché, tanto per suggerire qualcosa, i busti, nell’attesa che il parco di via Irnerio venga risistemato, potrebbero essere collocati tranquillamente o ai Giardini Margherita o in quelli di Porta Saragozza. Ma fino a quando le teste che ora poggiano sull’erba di Villa delle Rose rimarranno prive di nasi o completamente sfigurate, ogni suggerimento diventa inutile. (Trascrizione a cura di Lorena Barchetti)

Attualmente i busti sono conservati nei depositi del Mambo. I ritratti di Giosue Carducci e Luigi Serra sono stati restaurati in occasione della mostra "Luce sulle tenebre" del 2010 ed attualmente sono esposti rispettivamente a Casa Carducci e nella Manica lunga di Palazzo Comunale o d'Accursio. (2020, aggiornamento agosto 2021).